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dello stesso autore Favole - Racconti

 

 

 

 

  

Nebbie

                                                        
Una mano si stringe intorno alla tua
              e credi che insieme si vada per sempre.
All'altro doniamo scintille d'amore,
              ma sono fiammelle gia' pronte a morire.
Si guardano, i visi ; si cercano, gli occhi:
              ma noi non vediamo, non c'incontriamo.
E' persa la vista, oltre la mano,
              e sguardi oscurati si cercano invano.
Impegni e promesse son vuote parole,
              ad arte ammantate da dolci carezze:
il tempo fugace di batter di ciglia,
              e cuore d'amante rimane piu' solo.
Artigli feroci, discesi all'interno,
              li senti strappare le gioie piu' dolci;
illusi eravamo, e che pena proviamo
              al solo pensiero di amore perduto.
Padroni violenti, per nulla colpiti
              da grida d'aiuto per tante ferite,
intrecciano danze per vano valore,
              e cantano inni per dono d' inganno.
Guerrieri del niente, oscuri predoni
              di buio vestiti: son dentro di noi.
Diamo  il potere a chi non possiede
              la gioia di dare, una vita d'amare.
Se dare e' pienezza di cuore arricchito
             le offerte alla vita son povere urne:
e se amare vuol dire guardarsi nell'altro,
             il cieco di fato ha vista migliore.

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Montagne


Rileggi da tempo quel ch'e' gia' scritto:
             rigiri le frasi provando a capire;
il nesso ti sfugge , e insisti a frugare
            nei dedali stretti di buie certezze.
Non lasciano entrare spiragli di luce
            porte sbarrate a chi non ha occhi
e chiavi di latta son armi penose
            per chi come noi vorrebbe sapere.
Di legno massiccio son esse ben fatte
            immuni e sicure da tarlo forante
provando a bussare gli enormi battenti
            ritrai le braccia per vana fatica.
Danzano in noi astuti folletti
            pronti a rubare intenti promessi
sviando ricerche coperte d'affanno
            lasciandoci soli coi nostri perche'.
Confondono vie credute sicure
            vie che altri han gia' calpestato
con muri di piombo chiudono il passo
            orme non viste ricalca il ritorno.
Ma sguardo tenace si erge lontano
            con piedi posati su dolci colline
la vetta lontana di bianca montagna
            e' piccolo sforzo: si puo' proseguire.
Sempre per gioco s'inizia l'ascesa
            su altre colline misuri lo sforzo
con passo sicuro ed animo lieto
            ti senti gia' pronto per grandi scalate.
Osservi  la vetta sempre lontana
            e senti cambiare l'impegno in timore
s'alza la china del bianco gigante
            e teme, il coraggio, che pavido arranca.
Vizi osannati da vite confuse
            non son di sostegno al passo dolente
virtu' oltremodo portate in trionfo
            son pesi di cui disfarsi al piu' presto.
Lontano, i tempi di feste e bagordi,
            si perdono gli echi di mille silenzi,
e solo, nel bianco bagliore accecante,
            risenti una voce mai tanto ascoltata.
Piccola nata tra orrendi crepacci
            incerta e sperduta ti chiede soccorso
del cibo le serve, per crescere, poco,
            quel tanto che basta per esser d'aiuto.
E tu le regali quel poco che hai
            quel niente che altri t'han dato a fatica
credendo che dare, ha valore di perso;
            adesso quel niente riacquista vigore.
Ritrovi un'amico su strade scoscese,
            su irti pendii giammai solcati
pronto a deviare abbagli mortali,
            tracciando la via su neve profonda.
La tenera voce chiede ora riposo
            si sente piu' stanca dello stesso viandante.
Non puň sostenere il viaggio da sola,
            non ancora cresciuta per mirare alla vetta.
Di prati fioriti  il cor si riempie;
            a vaste pianure vorrebbe tornare.
Ormai paventando il certo abbandono,
            e sforzo e fatica i suoi consiglieri.
Ritorna  la voce d'impegno promesso;
            la via e' tracciata: bisogna salire.
E cima ghignante attende paziente
            l'arrivo del piccolo passo pesante.
La schiena piegata col viso alla neve
            sale la china con nuovo vigore
con piccole orme vicine e profonde:
            tanti puntini su pagina bianca.
S'alza trionfante la testa contrita,
            il mostro di ghiaccio ha perso la lotta,
a nulla son valsi i segni presagi
            di orrida fine, di gelida morte.
Vorresti gridare agli spazi maestosi
             l'immensa vittoria ai piedi giacente
ma vista mostruosa uccide la gioia:
             cento muraglie di liscio cristallo
piu' alte del cielo, piu' larghe del mare
             oscurano il sole: e il buio t'acceca.
Risate infinite d'infinito candore
             son spade taglienti e dardi roventi.
Il cuore non regge a tanta perfidia,
             e scoppia sconfitto in mille diamanti.
Immane fatica richiede la vita
             se tale e' la meta di sforzi profusi.
Conviene calcare le dolci colline
             e nulla pensare, se non di mentire.

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Noi....

    ombre vaganti come nebbie al mattino,
                    fuggire veloci ai raggi del sole.
               Vapori leggeri, ne' corpo ne' anima,
                           vuoti e svaněti da un soffio di vento.
               Sguardi perduti, senza luce nel cuore,
                            guardare rapěti lo splendido nulla.
               Vite vissute in frenetica attesa
                           di un premio finale che mai sara' nostro.
               Lotte e conflitti, guerre e battaglie,
                           tutto racchiuso da un pugno di terra.
               Promesse d'amore per tutta la vita,
                           al canto del gallo non piu' ricordate.
               Scambi di fedi in pegno d'amore,
                           e fuori di chiesa un'altra d'amare.
               Muri maestosi alzŕti con cura,
                           con archi rampanti e cornici dorate,
                           cadere all'istante con grande fragore
                           e cio' che rimane, atroci dolori.
               Statue d'argilla ad arte scolpite
                           con visi e sembianze quasi reali:
                           osserva l'artista, e sembra adirato;
                           necessita il verbo, a quanto creato.
              Statue viventi e vuote di vita,
                           nel mare di statue da filo legate.
              Cantori del vago, del tutto, del nulla,
                           di storie fittizie, di false certezze.
              Fantasmi protetti da mille parole,
                           leste a ferire, mai a morire.
              Giochi di luci, inganni di specchi,
                           i tuoi desideri ridotti a brandelli

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Echi


    Rintocchi notturni di voci disperse,
              in strade affollate, in volti vicini,
    son echi lontani, e nebbie sospese
              incrociano i loro mille destini.
    Come bambini, che a sole calante,
              stringono vesti di madre amorosa,
    e cullano in grembo la gioia festante
              di nuove rincorse, mai orbe di posa:
    cosi' nostre ombre, che a far della notte,
              stringono corpi di madri lontane,
    pensando al domani, gia' pieno di lotte,
              per vivere vite sempre piu' vane.

                                     

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                             Erba bagnata

        Con  ritmo crudele, migliaia di onde
                sospinte alla spiaggia da forza maestosa,
        cercano invano la casa su sponde,
                offrendo alla rena vestito di sposa.
        Giochi stupendi, e splendidi incastri
                il mare con esse riporta alla vita.
        E cielo profondo, cosparso di astri,
               osserva smarrito la tela infinita.
        L'onda mai stanca rincorre se stessa
               e l'isola bianca circonda d'amore.
        Forse ricordo d'antica promessa;
               ma tale lambire produce dolore.
        A giochi di spuma lei deve tornare,
               a cerchi piu' vasti, a nuovi frangenti.
        Non deve fermarsi, non puo' riposare:
               e' preda supina, trastullo dei venti.
        Altro non siamo che flutti smarriti
               con vite ricolme di lacrime e stenti;
        tristi ricami su tela, eseguiti
               da fato malvagio, da sorde correnti.
        Folle infinite di stesse formiche
               in fila per dieci, per cento, per mille,
        sempre ricolme di vecchie fatiche,
               cercano, cieche,  le loro scintille.
        E cercano mani, cuori, sorrisi,
               con ansia di chi rincorre la vita.
        Prive di luce negli occhi, nei visi,
               ed  il niente riposa tra fragili dita.
        E cercano ancora, ma sempre lontano,
              in spazi piu' ampi, in larghi sentieri,
        in grandi teatri, in giochi di vano,
              in folli raduni, in posti non veri.
        Con sordi rumori,e luci abbaglianti,
              nuovi padroni di nostri destini
        chiamano a loro gli stanchi viandanti,
              e vendono suoni, balli e festini.
        E questi son ebbri, confusi e felici;
              si danno alle danze, al vino squisito,
        coprendo il vicino con fiumi di baci,
              con ferme promesse, che san di finito.
        Sempre riuniti da vano cercare,
              legati da sogni gia' pronti a morire,
        da grandi silenzi, da muto parlare,
              si vendono al dio del dolce soffrire.
        Intorno alla folla il mondo si chiude.
              Il suono rapisce il cuore, la mente,
        ed esso sospinge in nera palude
              spirito antico, ricerca fremente.
        Amaro risveglio riporta il mattino
              a chi nell'arena cercava risposta.
        Son spente le luci, piu' buio il cammino
              di tenue fiammella, nell'erba deposta.


                                                                               

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                                        Anima

                    Notte a te, splendida figura immaginaria
                   che sollevi il mio sguardo dalla malinconia
                   per portarmi in luoghi dove tu cammini
                   serena e completa.
                   Notte a te, viso intravisto in un sogno
                   da cui svegliato mi accingo a tracciarne
                   i contorni, ma poso la mano
                   perche' memoria non mi sostiene.
                   Notte a te, piccola sirena assisa su scoglio
                   intenta a coprire col canto le brutture
                   del mondo.
                   Notte a te, voce sicura tra le mie letture
                   notturne, intenta a parlarmi dolcemente
                   delle bellezze che non vedo.
                   Notte a te, compagna assente di tante serate
                   perse ad aspettarti.
                   Notte a te, amica mia, che non oso disturbare
                   nei suoi viaggi alla scoperta del simile,
                   ed attendo il ritorno con nuove promesse.
                   Notte a te, che mi copri con onde
                   da cui non riesco a difendermi,
                   e mi lascio annegare nel mare
                   dei ricordi.
                   Notte a te, vivida luce tra foglie morenti
                   che illumini questi alberi senza linfa
                   e sorvoli queste acque stagnanti lontane dal mare.
                   Notte a te, che  vorresti fermare i nostri passi,
                   sospinti da torbidi venti,
                   ancor piu' vicini ad un cumulo di sassi.
                   Notte a te, anima mia.

    



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                     Ricerca

      L'alba disegna con rossi chiarori
                 il capo reclino su fogli confusi.
     Da tempo lo scritto misura l'impegno
                 di mettere fine a mille domande.
     Da anima stanca fugge riposo,
                e sonno pietoso attende paziente
     che spirito errante ancora mai domo,
                ritrovi giaciglio da tempo perduto.
      Mille colori dipingono il mondo
                e chiamano a vita le ombre perenni,
      il nulla s'avverte  da tanti clamori,
                dando al mattino parvenza di vero.
    Cavalli irretiti da oscuri richiami
              con alti nitriti son gia' sulla via,
    s'aprono al vento, al grande galoppo,
              e loro stalliere invano l'insegue.
    A briglie mai poste, furiosi destrieri
              lasciano polvere al loro passare,
    folle colui che ostacolo pone,
              e in stretti recinti intende guidare.
    Persa speranza di cingere il crine
              a quanto fuggito al chiaro di luna,
    il lento padrone al far del mattino
              riporta mestizia e misere prede.
    I nostri pensieri son simili cose,
              s'aprono lesti un varco alla fuga,
    e crepa sottile su muri cadenti
              diventa portone con ante divelte.
    Mani ansiose con forze residue
             tracciano segni su pagine bianche
    E misere tracce di grandi scoperte,
             che a parto notturno videro luce,
    son cio' che rimane su carta segnata:
            solo il ricordo di quanto fuggito.
    Come l'autunno con lievi cadenze
              posa le foglie al loro patire
    e terra amorosa all'albero spoglio
              di vita novella rinnova promessa:
    l'incerto mattino, con  miti bagliori
              a forze consunte riporta dimora,
     e vaga certezza di nuovi pensieri
              ridona vigore a stanco
    cercare.                                                                                            
    Guida sicura per nostro cammino
              dentro di noi non muove vagiti
    e bozzolo chiuso illude  se stesso
              e mai le sue ali potra' rimirare.
    Cori d'inganno, se ascolti con cura
             in giorni di vita odi all'interno.
    Son' essi  richiami di mille sirene,
             corvi affamati di prede impaurite.
    Ecco scoperti  i nostri padroni
             gran comandanti di fiere legioni
    pronte a ferire, a dare la morte
             a chi in sua vita rincorre risposte.
     Cupo destino per alberi tristi,
              con stille residue di linfa vitale
    sollevano al cielo le braccia imploranti
              per essere poi sol legno bruciato.
    Son cenere sparsa le nostre esistenze
              e vagano in vie sempre affollate
    da muti cantori e tristi buffoni
              che giocano illusi vite sbiadite.
    Grandi silenzi  si danno gran voce
              intrecciano rami in danze spettrali
    vita rifugge da bosco lunare
              da scheletri pieni di vuoto parlare.


    

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                  Miraggi

    Verso mete agognate il cor s'avvicina
              ebbro e felice di mille promesse
    e all'altro si dona e piu' non osserva
              ma guarda un presente a lungo sognato.
    L'onda in attesa arriva furtiva
              colpisce la barca su cui veleggiavi
    frantumi di essa gia' persi e lontani
               ormai un ricordo, il presente passato.
    E tanti presenti si sommano ad esso
               tu credi che sia vita vissuta
    son solo ricordi perduti nel nulla
               fantasmi pungenti restii a morire.
    L'anima in cerca di punti d'approdo
               si perde alla vista di tanto silenzio
    ma un altro presente, un altro miraggio
               son mani protese a nuove speranze.

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