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Davide Riccio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POESIE PER UN CANE

                       

 

 

                        A Ulisse

 

Delle mille e più volte ogni anno

che ho messo al collo il guinzaglio

e sceso i due piani precipitando,

per passeggiare con ogni tempo,

paletta e una mano in tasca

anche stanco e svogliato dopo il lavoro,

in giardinetti, viali e controviali,

o al parco la domenica mattina…

 

Del buon mangime in scatoletta,

gli integratori e le crocchette,

dei bocconi golosi dal mio desco

e l’acqua sempre fresca e minerale,

le vaccinazioni puntuali e la detartrasi,

la profilassi della filariosi in tavolette,

delle ossa dentifricie e quelle in pelle di bufalo

(non ce ne vogliano quel giorno

 i bufali come i manzi i polli e i tacchini

 e tutto il bestiario finito per te in bocconi e paté)…

 

Dei giochi giocati e la tua pallina da tennis,

dei bagnetti e il deodorante per cani,

la bella ampia cuccia nell’entrata,

il cappottino impermeabile

rosso chiaro in caso di pioggia,

delle vacanze compartecipi

e delle tante carezze pancia all’aria…

poiché quasi certamente

prima di me ahimè vi andrai,

di questo e tutto il resto ricordati Ulisse

nella mia ora postrema.

 

Oltre i nove fiumi,

non Xolotl, Oc, Itzcuintli o Anubi,

vieni tu sulla Gnossienne di Satie

a guidare la mia anima

nell’aldilà. Sapendovi così

ancora un posto per tutti e musica

(o non può esserci aldilà),

non esiterò a pensarlo un buon posto,

e da subito a procedervi abbozzando un sorriso

anche allora dietro la tua buffa andatura

sghemba e scodinzolante.

 

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ULISSE

 

Mi svaga l’ora calma

del passeggio con Ulisse,

il mio cane che grufola

 

nei colletti dei lampioni

e in ogni altro dove

rigrufola presenze nuove

 

col suo lungo odore

come l’ulisside neoterico

quale io essere vorrei.

 

Mi allevia rincasare

sgambando anche se affranto

e sulle vecchie scale

 

quel già sentirlo guaiolare:

dietro la porta annaspa,

raspa la specchiatura

 

e non sta più nella pelle

al dindonare a distesa

in do diesis maggiore

 

quando così gli sciolgo

le campane alla sua voglia

di festa concitata

 

che mi oltreporta

dritto al cuore…

E addio ad ogni Santippe!

 

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SOLLAZZI DI UN ISTANTE

 

Ulisse è una sfinge canina

Dagli occhi semichiusi: si concentra,

Il naso gli freme quarantaquattro

Volte più del mio quando legge il libro

Illimitato degli odori in calma

Di vento o nella brezza mutevole.

Mi propone l’enigma insolubile

Di quel che lui solo sente in sinfonia.

L’invidia per questa sua qualità

Non mi potrà bastare a possederne,

Prima o poi, in egual misura. Pertanto

Mi vendico consumando il piacere

Di una dolce anguria sotto il gazebo

O la sera, dopo cena, una tazzina di nocino.

 

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SALVA CON NOME

 

Col vento di belle giornate fredde,

strano come lo sterco di vacche lontane

odori nella metropoli…

e sa di buono in confronto.

 

Senza nuvole, a somigliarvi

nell’azzurro uniforme,

solo scie di Tornado

e i Ghibli di supporto.

 

Anche dell’alto e potente

si sfilaccia e svapora

il segno d’ogni passaggio.

Non mi consola né mi compunge.

 

Sul divano, scaldato da una lama di sole,

alla mia mano abbandonata

il cane fa testine e naso umido.

E c’è ancora vita.

 

 

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ANTEPRIMA

 

Pregusto la terza età –

Non è detto infatti che io vi arrivi –

Giocando a bocce e a scopa

Fumando sigarette ultraleggere

Tra le rose del giardino

L’adorato bastardino

 

Ho ricordi più nitidi d’infanzia

E previsioni orrende sulla patria

Perché sono a metà

In cui si han tutte le età

 

Non è triste l’invecchiare

Al solitario

Ma la fragranza estiva di un viale

D’ibridi platani dopo la pioggia

 

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DRAMA

 

 

Ho stretto una zecca tra le unghie

I motori dei carri si sono accesi

L’ho strappata dall’orecchio del cane

Migliaia di ordigni a pressione

Un guaito di fastidio e spavento

Bombe a frammentazione e anticarro

La zecca zampetta sulla battuta di cemento

Leopard 1 Challenger Scimitar M113

Io la brucio con il mozzicone di sigaretta

500 villaggi kosovari da ricostruire

e Fipronil in soluzione esterna

 

 

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MORTA LA PERIFRASI (divertissement)

(25 dicembre 2002)

 

Odo festante un botto

che pur detonando rallegra

e nessuno uccide,

ma in fuga mette

dal mio fido amico d’amor costante

gli alati silenti fratelli

Morfeo, Fobetore e Fantaso:

spaurito e ignaro si ridesta

ed ambe le orecchie,

che drizzate avea da prima,

cader lascia seduto e sgomento

là dove i potenti di Persia

sedevano un tempo…

 

Insomma, un petardo scoppia

e spaventa il mio cane

che si drizza sul divano.

 

Però, morta la perifrasi

- balaibalan dei sacri vati insuperabili -

come farci ancor di poco o niente una poesia?

 

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pubblicato il 02 Marzo 2001

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