Poesiola
Sfiorisce
la tinta di un'emozione.
Eppure
spendo una porzione
di stupore.
Quel soave gorgoglìo
di una musica
che sale dal profondo,
mi strugge.
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La
fiammella
Fiammella solitaria
sovrasta una bianca cera;
appollaiata su una nicchia.
Illumina la sera.
Lampada votiva,
lasciata da occasionale
e devoto fedele.
Condensa e rende eterna
la preghiera di un peccatore.
Dinanzi a una sacra icona
dimora e rende onore.
Ravviva il fuoco di speranza
di ogni umile cuore.
Il colore di una fiammella
ritempra l'anima più tiepida.
L'agnostico
ha scoperto la lucerna,
venerandola.
L'ateo
l'ha fissata a lungo,
intraprendendo
il duro cammino della conversione.
Il fuoco divino la riempie
tenendola sempre alta sul podio
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Ecclissi
Ecclissi di luna
si interpone
tra la coscienza e il divino.
Fase primordiale
risuona stentorea
di forza bruta.
Ciascun barlume di coscienza
risulta annerito.
Il ruolo della ragione
miseramente sguarnito.
Le controverse emozioni
si ripropongono
in un abito rosso.
Esplodono
i desideri repressi;
infuriano turpi oltraggi,
si riaccendono
antichi rancori
che sembravano assopiti.
Ecclissi: un nero sipario calante,
ad epilogo
di un noioso spettacolo di periferia,
scarsamente affollato.
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Imago
Quel giardino
è una imago crescente
di idee e pensieri.
Lussureggiante e rigoglioso,
svetta il bosco
sulla zolla paludosa.
Resistente fiero e invitto
alla tentazione insidiosa.
Scavalca il piede forte
la trappola vischiosa.
Dolore struggente
si converte in riso a iosa.
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Sussulti
Cercherò, senza fortuna,
di tutelare
una falsa onorabilità.
Quel documento
adagerò in un cassetto.
Nessun altro loco
appare atto
a mimetizzare
quella palude vergognosa.
Densa melma
si appiccica
sul mio volto.
Non trovo gli occhi
per stropicciarmeli;
si arresta
lo slancio vitale degli arti.
Un attacco oltraggioso
bersaglierà
la immacolata vena.
Ho perso
il tramonto
coi suoi toni scarlatti.
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Spirito santo
Colomba bianca vola
indisturbata per immacolati cieli.
Riscalda cuori intorpiditi,
rinsalda corpi indeboliti di speranza.
romba all'improvviso una parte divina
a raddrizzar l'umana mente meschina.
Tanto invocata con fervore,
tanto ossequiata con costanza,
da non negar
amor, conforto e fiducia
a chi si pare a lei
con infantil ingenuità
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La resa di un riso
Vane risa
rotolano
sulla via.
riso inane,
acquistato
da un commerciante a buon mercato:
Lo vendeva a buon costo;
un affare già scontato.
Ma quel riso
era di altra taglia:
non si affacciava sulla bocca.
Provai a restituirtlo.
Il commerciante disse:
"Il riso non si rende;
Il riso si regala.
Io ne produco a iosa.
E la gente paga anche caro
per avere una cosa
che già con sé".
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Il
crepuscolo
Un uomo incastrato sotto il treno,
due braccia piene di buchi,
una madre
vende il proprio corpo
nella notte;
sintomatica effigie
di una generazione
che si è arresa.
Nessuno si interroga
sui propri errori,
molti hanno smesso di pensare,
perché tesi verso il mondo materiale.
Incapaci ormai di comunicare,
condannati alla solitudine.
E' il crepuscolo dell'anima.
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Tedio
In questa giornata
di ferragosto
densa di aria canicolare
un immenso tedio mi assale.
Pericoloso mostro
generatore d'ozio.
Nelle strade deserte
non una foglia si muove;
mentre gli innocenti
dormono il sonno dei giusti
io sono qui a trepidare, cogitare,
alla vita passata,
a una illusione svanita,
come una pianta inaridita.
Non ho animo di festa
solo il travaglio mi desta.
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La
vedetta
Sorride e sgambetta
la piccola vedetta,
mentre corre
per le ridenti valli.
Si inerpica con passo sicuro
per sentieri scoscesi;
arditamente guada, con la barchetta
gli agitati torrenti.
L'accanita guerra
per lei è un gioco;
il fischio delle granate
è solo rumore assordante
che la disturba poco.
Sorride e sgambetta
la piccola vedetta,
mentre è inseguita dal nemico:
perfetta tenuta agonistica
di guerriero fanciullo,
brucia sul tempo
chi vuol farlo morire.
Sorride e sgambetta
la piccola vedetta,
mentre reca urgenti ordini
al quartier generale;
salva il battaglione
da completo annientamento.
Ora, una medaglia
più pesante di lei
fa bella mostra
sull'eroico e glabro petto.
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A
Nico
un fulmine
improvviso e deflagrante
ti ha rubato
lo sguardo all'istante.
Mani assassine,
perfide,impietose
hanno premuto quel grilletto
senza esitazione.
Il verdetto è inappellabile
e sembra coprire
per sempre la speranza.
la tua vita
è dipinta di nero;
la scienza medica
ha sentenziato
il suo vero.
Cinque anni rechi con te
e le spallucce deboli
sono coartate
da una croce pesante
che stenti a trascinare.
Colpevole
di un gioco sulla strada;
colpevole
di una vita misera e affamata,
colpevole dei da alcuni additato,
persino di essere nato.
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A
Sergio
Giovane, poco più che fanciullo,
imbottito di ideali e illusioni,
colpito a sangue freddo
da chi ha smarrito
ogni umano lineamento.
Essere di parte avversa è la tua colpa,
così decide la mano stolta.
La tua agonia è un coma profondo,
ma la tua idea non si è spenta.
Un'iscrizione
e una corona alla memoria
suggellano una pagina
scolpita nella storia.
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Incontro
Fissando un
monumento,
prestigiosa opera d'arte;
incontro casuale
con avvenente poetessa;
un'emozione balenante,
pensiero sconvolgente.
Due calde mani si sfiorano
perforando il grigiore di Milano.
Sguardi struggenti
in pupille penetranti.
Foto insieme
immortalante
comunione di artisti.
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Visione
Non mi muoverò
da qui
senza avere tue notizie.
Non staccherò il mio sguardo
dalle tue finestre
finchè
non si chiuderanno per sempre;
non ti lascerò andare
ramingo per il mondo
alla mercè
di mercanti senza scrupoli;
non permetterò
l'ennesimo insulto
alla tua povertà in spirito;
ma sarò sempre al tuo fianco
a vigilare, custodire,
con te soffrire e gioire,
perchè vedo in te
lo spirito di Cristo.
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Guerra
Ahimè che
sciagura ci è toccata!
Dallo storico balcone
un uomo calvo e truce,
che si fa chiamare Duce,
ha annunciato l'inizio del conflitto.
Non so se piangere o ridere istericamente,
strapparmi i capelli o far finta di niente.
Quanta gente plaudente ed esultante.
Ama il Duce? No!
Ama la guerra? No!
tante marionette messe in fila,
agitate da un burattinaio senza scrupoli
che adora Roma e l'Italia
e distruggerà il Paese
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Rima
Rimembranza
nostalgica
Ispirazione innata
Magia di assonanza
Allitterazione frequente.
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Tramonto
Trionfo ed
apoteosi di un giorno assolato
Regno inespugnabile di silenzio e quiete
Assioma di precarietà di ogni esistenza
Mormorio accorato di fauna e natura
Occulto si presenta nei cuori degli insensibili
Notte precorre,in una vita che non si spegne,
ma sempre scorre
Turchese il cielo si distingue secondo un copione
prefissato
Occhio beato, nel contemplar la meraviglia del creato
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Ricco
Ricco
perchè foriero di inventive,
geniale orchestratore,
vulcano di sentimenti
sempre in eruzione;
ricco,
perchè doni
i beni terreni
rimanendo comunque padrone;
ricco,
perchè usi i tuoi gioielli
con rettitudine e moderazione.
Per sempre
sarai rimembrato ricco
quando le tue opere di fede, di carità,
non ostentate, ma silenti
costituiranno
un imponente
peculio celeste
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Vate
versi su versi
crei, svelando un fuoco
di angoscia e d'inquietudine mai circoscritto.
Attore di te stesso,reciti alla perfezione
un mastodontico copione letterario,disegnato
da chi ti ha nominato sua sirena.
Tormenti la saccenza dei colti con messaggi,
pensieri ed opere che minano le fondamenta
del potere.
Esterni in modo elegante tanti sentimenti,
che ognuno possiede, ma non ha la forza
e il coraggio di prorompere.
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Invidia
Turpe sentimento
che veste l'anima
di abito nero e trasandato;
irreversibile fallimento di un uomo,
angosce per le proprie mancanze,
vuoto incolmabile di pensieri e ideali.
Riconoscimento inconfessato
di possedere
un'aura infausta e negativa.
Mostro senza testa
che tutto corrode e distrugge,
illanguidendo
ogni altrui potenzialità creativa
e destinato
fatalmente
all'autodissoluzione.
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Piazza dei piccoli
martiri
La Morte
abbraccia
una vita volata;
la Morte porta via
una vita segnata.
Un bimbo mansueto
dorme il lungo sonno della Morte,
vittima di atroce sorte.
20 ottobre 1944:
un nero boato,
uno squarcio neltetto;
un ignoto aviatore
regala la Morte,
e ha una medaglia sul petto.
Lugubri sirene
annunciano sinistre
la Morte che viene.
Belati di agnelli,
stritolati dall'acciaio,
straziati dal fuoco,
urlano ancora
all'infame aviatore,
non oblio o compassione,
ma solo giustizia.
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Non chiamarmi
Non chiamarmi
vate:
non mi circondo
d'immensa ispirazione.
Non appellarmi veggente:
non leggo il futuro
in una palla di vetro.
Non dirmi
che sono poeta:
il plettro
con cui presumo
di vibrare le corde della tua anima,
strimpella a vuoto
una canzonetta,
stonata e frivoletta.
Chiamami
buffone:
ridicolo saltimbanco,
ora triste e sofferente,
ora allegro e mattacchione.
Un anonimo
carente di ragione.
Un tipo un po' diverso
che si rispecchia in un verso,
poco incline all'azione.
Gioco con la rima,
per guadagnar vana stima.
Inseguo il grande sonetto
e mi faccio lo sgambetto.
Ma insomma:
chi sono veramente?
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Cristo è risorto
L'agnello
martoriato
giace
nel sepolcro infiorato.
E il terzo giorno
è ormai passato.
Disceso agli Inferi,
annunciata ai morti
la speranza della resurrezione.
E' tempo di uscire.
E' tempo di destarsi
dal breve sonno.
si sposta la pietra
che ostruisce la porta.
Un corpo piagato
alla nuova vita esorta.
Cristo
esce dal sepolcro
in un momento.
I soldati di guardia
impietriti di sgomento.
L'Agnello martoriato
trasvola il cielo glorioso.
Il Padre
ha ascoltato la sua preghiera
nell'orto.
Laudetur Cristo!
Cristo risorto!
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Cantore di Cristo
Un cantore fuori
del coro;
elegia di lode
tessuta da cor solo.
Ad un sol uomo
rivolgo il canto,
a Gesù, Tempio dello Spirito Santo.
Duemila anni
di capi e dittatori,
potenti in gloria
e condottieri caduchi.
Il Figlio di Dio
sempre impera
nei secoli di chi crede
e non dispera.
Il cantore
è riverso a terra inerme,
dai lupi attorniato.
Cristo di fortezza
lo ha equipaggiato.
La voce di chi canta
stecca;
si scorda il testo,
di vergogna
ricopre la sua musica.
Ma un direttore di orchestra
è anche buon suggeritore.
Genera accordo
di suoni e parole
nella testa del cantore.
Presenza immanente
risuona
nell'anima del cantore.
Cristo Crocefisso
risuona
nel suo canto di dolore.
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Tutto tace
Frastornato
da irreale silenzio,
mi incupisce
un solitario pensare.
Calma apparente
scende sulla bocca.
Lontano, vocìo forsennato
mi guarda
e non mi tocca.
Tacciono
le fronde degli alberi.
Tace
il imbo innocente
condannato al patibolo
dell'aborto.
Tace
l'Agnello Santo,
sottoposto da Caino
alla tosatura.
Tutto tace:
anche le lacrime
scorrono
senza far rumore:
complici del silenzio,
demonio implacabile
che mai muore.
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Ombre
Ombre vaganti
nel deserto dei sentimenti.
Ombre brulicanti
nella piazza e nella via;
obbligatoriamente festanti,
vietato il mugugno
e la malinconia.
La consegna:
una forsennata corsa
verso un unico destino
che echeggia di morte.
ombre:
ebbre
di insalubre gaudio;
sclerotizzate
nelle più insane follie,
si fanno beffe
di te.
Sagome spettrali:
non sanno più distinguere
il fulgore dal buio.
Eternamente rannicchiate
in un angolo,
avvolte
di colpevole torpore
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Com'è dolce...
Com'è dolce dormir
sotto erba
inzuppata di rugiada.
Non sentir più la sveglia
che richiama all'obbedienza.
Il corpo
cancella indisturbato
ogni travaglio terreno.
Un fresco ripostiglio
di rovere e abete:
la gioia di non poter
soffrir
fame e sete.
Sciami di vermi
circuiscono
quel corpo supino
per un appetitoso pasto.
E nel campo consacrato
Mano divina
stende
il sudario del conforto
sul cenere
senza favella.
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Resurrezione
Ma non eri finito?
Non eri seppellito?
Tutti ti davano per spacciato,
fatto ormai scontato;
tutto pelle e ossa,
con un piede nella fossa.
Ma ora sei ancora qui,
più in forma ed in gamba che mai,
ad affilare le tue armi,
ad incedere con passo sicuro,
scavalcando ogni invalicabile ostacolo.
Le ingiurie non t'intaccano,
le lusinghe non ti attentano,
le tentazioni non ti prendono.
Sei qui, magicamente,
insostituibile amico,
audace compagno di ogni battaglia,
esempio di una fede,
incarnazione di sublime vir
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Soldato
Soldato di pace,
soldato di speranza,
operatore di giustizia
lontano da ogni mattanza.
Mentre sull'umanità
è scesa la notte,
tu, o soldato, custodisci
l'amore in una piccola lucerna.
Un'ovazione, un sorriso
ti è dato in riconoscenza.
Ingratitudine e rancore
raccogli da chi combatte
per empio furore.
Vai soldato
per la rocciosa montagna,
pianta in vetta
la bandiera universale
dell'onestà.
Morirai per vivere in eterno,
osservando con grande giubilo
l'odio che inalbera
il vessillo di resa
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Piazzale Loreto
testo: Folta torma di dimostranti
si aggira sul piazzale,
plaudente,
festante, sghignazzante.
Rabbia ventennale repressa
esplode ad alto potenziale.
Tanti colpi si susseguono
su un corpo
vestito di orbace
con sinistro scricchiolio.
Quel cranio nudo
è morto giustiziato,
ora pende rivoltato.
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Nufrago
Un naufrago
sta per affogare,
solo in alto mare.
Non ha appigli
cui aggrapparsi,
ma appare all'improvviso
un provvidenziale legno.,
Chissà, penserà,
di essere vivo
son degno,
ma quel legno è maledetto.
Perché quando vuoi sopravvivere,
non guardi
se ciò a cui ti attacchi
è sano
o è marcio.
E navigherai
sano e salvo,
su un legno terlato
dalla stoltezza degli uomini.
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La
solitudine
Guardarsi intorno,
scoprire con stupore e amarezza
un vuoto che annebbia la mente.
Auto che sfrecciano a tutto gas,
motorini
scorrazzano qua e là;
pedoni con passo affrettato inseguono
falsi miti di successo.
Sguardi che s'incrociano,
s'intravedono, non si fissano;
son volti neri carichi di diffidenza,
a volte predomina l'indifferenza
per i tesori che uno racchiude,
per i drammi che lo affliggono.
Son fantocci senz'anima,
smarrito hanno briciole di cuore
nelle fondamenta del malumore.
con immutata foga si aggireranno
per i deserti dedali urbani
e saranno sempre soli,
senza cenni e parole,
colpevoli di aver spento
la fiaccola dell'amore.
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Parole
preziose
Non hai bisogno
di parlare:
l'ho già letto nei tuoi occhi.
Non piangere adesso,
mi renderesti essere inutile.
Vuoi regalarmi
delle lacrime
che io ho versato per te.
All'ombra
di un piccolo giardino,
dinanzi a un tavolino
che sa tutto di te.
L'angoscia padrona,
memore dell'ironia
che vuol sopraffarla,
si camuffa da serenità.
Ho già in tasca
le tue parole.
Son già oro e argento
per il fidato custode.
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Don
Gnocchi
Il Cappellano alpino
si veste di candore
sulle sponde del fiume don.
E' il conforto
di ogni soldato;
il confessore indulgente
del peccatore impenitente.
La guerra è finita.
Scomparsi i soldati,
sostieni i bambini,
dalle penne esplosive
martirizzati.
Lacrime affrante
versa il bambino,
mentre agita con vigore
il moncherino;
abbarbicato sulle spalle
del roccioso Alpino.
devoto omaggio
dianzi ad una bara,
a un combattente
che va al fronte
e non spara.
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