Home 

 

Franco Santamaria

note biografiche dell'autore

Non dimentichiamo
Partita truccata
Legame
Un folle sperare
Con noi il vento
Andiamo lungo il fiume
Nuovi obiettivi di guerra

Non gode la morte

dello stesso Autore ... Racconti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non dimentichiamo (non vogliamo) le stelle
uncinate dai cieli della speranza
per montagne di ossa e di cenere
in campi elettrospinati – era tornata
la storia al via della pietra scheggiata
al gutturale comando di bestia.

Non dimentichiamo (non vogliamo) i fiori
recisi e gettati
nel buio che annera ogni altro colore,
fuorché il rosso del sangue – ha ripreso
la storia il suo orizzonte a ritroso.

Non dimentichiamo (non vogliamo) le morti
a mucchi montate sui carri
che corrono ognora sulle rotte dei venti –
di questa storia non vogliamo essere noi.

 da "A radici perdute"

Torna all'indice dell'Autore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PARTITA TRUCCATA

Si vorrebbe credere che lui
non c'entri in tutto questo:

che la forza d'improvviso esplosa
dal liquido potere delle acque
e dalla rapida durezza delle valanghe,
dal fondo stordimento del tempo
che alla partenza più non s'allinea;

che la notte geneticamente spiegata
dalla insistenza della fame e del dolore,
dall'ampiezza putrefatta dei cadaveri dispersi
in rosari sgranati e in vortici di segmenti
schiumosi:

fosse tutto questo non per colpa sua.

Ma i suoi artigli distintamente si vedono,
che esplodono lampi sempre più
a fondo
nella carne sconfitta
giocando col tempo una partita assurdamente
truccata.


 da "A radici perdute"

Torna all'indice dell'Autore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LEGAME


Ho legato il cuore ai tuoi alberi,
così scheletrici,
che invano puntano pungoli di lebbra
da ogni parte,
alle nude
costruzioni delle timpe e dei calanchi
che rifiutano orme umane durante la pioggia,
alla muffa e alle lacrime delle case
che soffocano nel fumo di paglia
senza il soffio degli emigrati
non si sa dove
in nuvole di speranze randagie.
Salgo alla radice di fiumi
che dormono in letti
scavati e pietrosi alle mani
dal colore del giorno freddo, viola.

Nella grotta del convento, così in alto,
è prigioniero un piccolo nido d'acqua
che sul marmo abbandona
fasci di croci circolari estinguendosi.
Qui, a piangere si nascondono angeli
ribelli,
stanchi di chiudere in piccole celle di terra
frantumi di anime e bestemmie
nell'attesa lunga
di un nuovo diluvio.

Ho lasciato il cuore alle tue forme
così degradate.

A me rimane
niente più
che il colore del sangue e il gemito delle ali spezzate,
l'affanno soffocante della fuga dopo l'esplosione.


(da "Echi ad incastro")

 

Torna all'indice dell'Autore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN FOLLE SPERARE

Mi sono fatto speranza d'una terra-fanciulla
uscente da antiche caverne
per solo gioire dei colori del giorno.
Mi sono fatto speranza di bui sentieri
d'ubriacarsi di luce,
speranza di scoscese pietraie
di polirsi a vene d'acqua pura,
speranza di roventi deserti
di nutrire radici di vita.

E' stato un folle
sperare un profumo di abbracci redenti.

E la mia voce più non ha senso,
più non è canto né cuore
di ciò che esplodere voleva
in fiore e frutto e seme nei riverberi del giorno pieno,
in rapidi guizzi ed estesi abbandoni marini.

Sono finiti i sogni della colomba
nel rosso delle macerie e dei campi minati,
nel liquido infetto umidore della terra che muore
senza difesa.

 da "A radici perdute"

 

Torna all'indice dell'Autore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con noi il vento

Nasce con noi il vento
nelle capanne delle foglie secche
sugli stagni,
nei ruderi della cenere
spenta
dai brividi dei vecchi e delle vedove,
sulle strade dei cenci e delle elemosine contate.

Nasce con noi il vento
nei cumuli dei saperi infetti e distanti,
nei funghi di petrolio
e sui rami dalle croci di ghiaccio.

In torri scarlatte,
a bocca di ingorda emovora
allinea la sua forza metallica a spingere macigni
sull'alba dei cuccioli ancora ciechi,
a scavare larghe depressioni
nella mia anima
crocifissa e piangente
come gli olivi sulla via di Samaselle.

Vorrei ascoltare canti
di fiori giovani
alle carezze di ali prodigiose e trasparenti,
di ramarro che sonnecchia
nutrendosi di color verde
su radici, ubriaco di luce;
ascoltare il cuore triste del tempo
quando universi
necessariamente
interrompe e rimuove
da costruzioni metafisiche e pure libertà di voli.

Il vento è con noi;
con zoccoli di bestia selvaggia
martella ogni angolo
scovando,
con denti di cane scatenato morde e divora
granelli, piume, e le forme indifese
delle ombre che
insistentemente
chiedono alle porte di vivere.

E’ tutta un'armata che preme
di boati,
di motori e di cingoli, di catene che avvincono spenti prigionieri.

(da “Echi ad incastro”, poesie inedite)

Torna all'indice dell'Autore

 

 

 

 

 

 

Andiamo lungo un fiume

Andiamo lungo un fiume
di acque lunari,
di ombre a specchio
senza dimensione e sangue,
senza spiagge e sentieri di terra promessa.

Andiamo lungo un fiume
di braccia affondate,
di ruderi smarriti
senza ricordi e misteri di ansie sopite.

Andiamo lungo un fiume
in piena,
di argini tagliati,
di case sommerse,
di cadaveri naviganti su tronchi di mimose
alla deriva.

Andiamo lungo un fiume
cercando voci e canti
di un’alba finalmente tenera per folletti atterriti
lungo il nostro fiume
di barche e reti
morte.

Andiamo lungo un fiume
dove vecchio cadenza in code di aquiloni
annegati vascelli
e trattiene un po’ di luce
tra fili di giunco
depressi - per finire, poi,
completamente
lungo il nostro fiume
dai pontili in attesa.

(da “Echi ad incastro”, poesie inedite)

 Torna all'indice dell'Autore

 

Nuovi obiettivi di guerra

 

Questa notte così lunga,
il buio ha annerito le ali dei pipistrelli sanguinari,
ha spento ogni luce con soffi imperiosi,
ha risucchiato nel ventre misantropico e impuro
i colori dell’innocenza.

Ridursi foglio di carta contro le pareti,
granello di cemento tra le rovine agli ultimi
palpiti,
stringere come propria difesa una stretta catena
di paura e di sangue, tutt’insieme: invisibili
ultrasuoni proiettano fuoco sottratto
ai vulcani
con i denti della scienza di morte.

Non fa differenza
che in cerchio vorticoso schizzi a pezzi
un fiore, un albero, un’opera necessaria,
un neonato, un giovane, un vecchio centenario.
Non fa differenza
che esploda il sangue di tutti,
il solo che pulsa nelle vene dei monti e delle acque.
La morte ha abbandonato l’antico arnese
non si sa dove
per più abbondantemente mietere
senza fatica, senza distinzione,
senza più patteggiare un conveniente scambio,
con maggiore intelligenza di morte.

Nei tempi di messa a punto,
i mostri rapaci si beccano in carezza le ali,
si scambiano doni di alleanza e di fuoco.

E poi fuoco, fuoco!
fuoco che non sgorga dall’ansia della terra,
inaspettatamente inesorabilmente,
essi infuriano
sui comuni nemici innocenti:
neonato virgulto assetato di sole
albero generoso di forza e d’amore
farfalla che veste l’arcobaleno
sorgente sonora sui monti.

In un attimo
si abbatte il temuto, l'irreversibile
dolore dell’esperienza non più cancellabile,
non hai tempo di sottrarre te o parte di te,
sfracellata decapitata smembrata disarticolata
carne di cespugli e di fiori spinosi,
nella solitudine delle porte unte dai crociferi,
nel silenzio delle colonne profughe,
nella fragilità affollata delle chiese e degli edifici,
nel buio di questa notte
così interminabile, così lunga,
nell’unico segno nero dell’odio dei mostri.

( Da " A radici perdute"  )

 Torna all'indice dell'Autore

 

 

 

 

 

 

Non gode la morte

Passiamo tra giorni che non hanno
valore, ma solo l’odore
accecante della putredine, la percussione
violenta della caduta.
Non gode la morte, non gode
che non per sua scelta (com’era nel patto)
tant’altre montagne di morti lei conti
ad ogni alba
sporche di bava e di sangue,
del liquido blasfemo della fame.
Sono d’irriconoscibili fossili,
di briciole esplose in scotimenti violenti di terra.

Lì erano
palpiti di alberi verdi: sono fiumi di frane,
di muti deserti di scorie.
Lì erano
mete di sogni in avvio: sono vortici
di polvere in fiamme di fuochi fungosi,
di crateri abissali.
Lì era
luce di acqua sonora, urna d’incanto: è pantano
di ali e di guizzi invischiati in nera marea.

Non amo il dio
che viola della morte le radici,
che assolda schiere
di rapaci in maschera
(di libertà, di pace, di giustizia) - cariatidi d’oro
con sorrisi
decisi nei templi dell’inganno
in misura di potere:
governanti, scienziati, imprenditori,
magistrati, banchieri,
usurai, prelati, mafiosi,
militari, faccendieri.

Tutto in essi è sangue.

E’ sangue dei bambini,
prigionieri dell’argilla e dei telai
o gonfi di antica peste o d’aria.
E’ sangue dei minatori,
che scavano il cuore della terra
come vermi
e masticano coca
prima d’essere fossili di roccia o pezzi di carbone.
E’ sangue dei muratori,
che nuove piramidi innalzano
e cadono.
E’ sangue dei giovani,
traditi dalla nebbia d’una primavera non vera,
e degli ubriachi dementi
che solo trovano fossi nel loro sconnesso andare.
E’ sangue dei poeti e degli artisti
privati
della forza fantasiosa del creato.
E’ sangue dei preganti e degli infermi,
degli accampati in case sulla creta.
E’ sangue della foglia infetta, della goccia opaca.
E’ sangue dei ghiacciai orfani, vaganti.
E’ sangue dei cuccioli, che nessuna
speranza hanno di difesa.
E’ sangue della luna
senza più il canto degl’innamorati.

Non amo il dio
che arma schiere di rapaci
con artigli di vento tonante e di pioggia di fuoco,
a strappare le viscere della terra, innocenti.

Nemmeno la morte gode di tutte
queste stragi.

(da "A radici perdute")

 Torna all'indice dell'Autore

 

 

 


FRANCO SANTAMARIA, nato a Tursi (Matera), risiede ad Afragola (Napoli). Laureato in Lettere Classiche, ha insegnato Letteratura Italiana e Storia negli Istituti Superiori fino a due anni fa, quando, a sua richiesta, è stato collocato a riposo, per dedicare più tempo alla poesia e alla pittura. Ha pubblicato alcune raccolte di poesia, tra cui “Storie di echi” (Ferraro editrice, Napoli, 1997).  Collabora a importanti riviste letterarie, come “Gradiva” (New York), “Poeti e Poesia” (Roma), "Osservatorio Letterario" (Ferrara).
Un’opera, dal titolo “Parola e Immagine: Poesia e Pittura”, costituita da 12 poesie e 39 dipinti, è pubblicata in
http://web.tiscalinet.it/santamariaPoesia.
Come pittore, ha esposto sia in Italia che all’estero.

Torna all'indice dell'Autore

 

 

 
 
Home