De
profundis
Fiorivano
le prime nebbie
grigi crisantemi su verdi rami
lassù in alto a nord di Milano
s'inerpicavano ai primi colli
recavano omaggio al giorno dei morti
nel camposanto degli amori folli
dolce e flebile il mio richiamo
" amore mio ti amo " si spezzava
come lama sul gelido del marmo
vennero poi sprazzi di sole
tra le fitte erbe in punta di piedi
s'alzarono a curiosare l'ultime viole
piansero a dirotto anche i fantasmi
impauriti fuggirono gli amori falsi
gentile una mano vi posò una rosa.
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Uomini come me
Gli uomini come me
li vedi poco in giro
fragili, delicati, spersi
camminano in fretta
rasentando il muro
a volte umili
ed a capo chino
con gli occhi che urlano
per un amore assassino.
Gli uomini come me
vinti, diseredati dalla vita
sono steli d'erba ingialliti
piegati e sempre in cerca
d'una pozza risorgiva;
si commuovono
per un piccolo animale
o pel sorriso d'un bambino
e vestono sempre eleganti
con cravatte sgargianti
dal nodo che li strozza
e profuma
d'amore ormai finito.
Gli uomini come me
hanno un passato diverso
sono stati sbozzati
dal duro scalpello del destino;
ed ora sono uomini nuovi
dall'animo e dal viso pulito
sono computer resettati
dalle tastiere ansiose
d'esser di nuovo digitate.
E tu donna,
che sai scaldare
questo mio povero cuore
sappi che non è nuovo
e ci vuole così poco
per farlo bruciare
alla luce d'un amore.
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Tacito muto
Fu
lei
a strapparmi la lingua
a trascinarmi negl'Inferi
a violentarmi l'anima
L'amore più grande
- in assoluto -
è quello mai goduto
Ed ora che ha capito
il mio cuore
è per lei
Tacito Muto.
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Paesi del Lario
Mi parlano da lontano
nelle calde sere d'estate
in alto sulla costiera
fuochi fatui di lampioni
per lapidi e croci di case
accarezzate dalla "breva"
e di giorno il sorriso
d'un bastone e zoccoli
che rimano dei versi
i gatti s'allarmano
per una vecchia che s'è persa
nella voluttà della sua gerla.
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Via crucis
Da lontano son'esili fili
lisci come palle da biliardo
da vicino digrignano i denti
sono irte di scogli
ma è al loro rumoroso margine
dove scopri le ombre
( fiori e croci )
non servono a strappare
al tricipito cane
le povere spoglie
E tu madre
o sorella o sposa
illanguidisci
nell'accarezzare la rosa
con le tue viscere doloranti
tocchi la lapide
impassibili ruote sfrenate
si contorcono
come spire d'un serpente;
lancia in alto i dadi
( ah guidatore incosciente )
tu non sai
che il destino
manda avanti i rostri
E si sfilano,
si sgranano
le strade per l'Ade
come grani d'un rosario
e quelle lapidi e croci
non servono all'erario;
mute stazioni del dolore
in quei crocicchi
v'è sepolto ( di madre )
un cuore.
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Le rime
del cuore
I
Una chiesina diroccata
situata in aperta campagna
orfana di pulpito e preti
custode di terribili segreti
II
La luna s'è impietosita
stravolta m'ha gettato la corda
vi s'arrampica la mia bocca ingorda
il fiume in piena si sgonfia
III
Quante corse per i prati
allucinanti sferzate d'ortiche
sopportavano le mie gambe
e quell'orrende cicatrici
respiri mai colti e sfiniti
IV
Il riposo del soldato
con la meretrice disteso sul prato
il pensiero di lei si sfoca
la mia vita è uno zero in condota
V
Scavando tra la sapienza
mi consolai dell'esistenza
e tra le pieghe ingiallite
lenzuola sporche e amuffite
VI
Scaglie d'orgoglio
fioriron tra rose e loglio
si staccava la decalcomania
con la mia vita che fuggiva
VII
Ed ora mastico versi
blatero rime e perdo le vocali
la porta della chiesina s'è aperta
le donne biascicano rosari.
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Vanagloria ( il tulipano )
Io corolla sgargiante
petalo luminare
polline creativo
stame razionale
Io, universo
multinarcisale
Scusate ora scendo
Io colonna portante
fusto da galletto
stelo delicato
oh dolce incanto
Io, verde esperanto
Scendo ancora
Io bulbo naturale
cipolla popolare
trono di re e regine
polpo artificiale
geometria plurispeculare
Adesso scoppio
Io, sire decapitato
in un vaso di vetro
mi sono catarsiato.
Sono ritornato
al mio primitivo universo:
la terra che m'ha generato.
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Manaus
come Milano
Mi muovevo indeciso
tra le satire ed i giambi
coi miei gatti
che ballavano i ditirambi.
Avevo completato
la mia katharsis
e mi fu facile discendere
il Rio dell'Amazzoni.
Giunsi al capoluogo
sul fare della sera
e vi trovai una città diversa
dai ricordi di quel che era:
le sparute meretrici
si celavano tra le auto,
timorose vendevano
fiori di campo;
vigili militarizzati
pattugliavano
i canali di Manaus;
il parcheggiatore
era un indios corpulento
dall'accento strano;
solo gli sporchi marciapiedi
e la frenesia della gente
mi ricordarono
la mia vecchia e cara Milano.
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Fresca mattinata senza
rima
Oggi non mi va d'impastar la rima
vorrei solo col mio sguardo
accarezzare il mondo.
Attingo le mani
avide nello scrigno
e le ritraggo grondanti
di gocce d'opale
e di cocci di stelle.
Sono i gioielli
dei rami spogli di noce
e l'ornamento del calicanto
frantumato dalle nebbie.
Oh stagione primaverile!
Così gracile e stantìa
come un pargolo dalle rosee gote
avvolto dalle febbri.
I narcisi hanno già alzato
i loro freschi ventagli di verde;
pendono i fiori del nocciolo
come un religioso senza più fede.
Ed i gusci di lumaca sul prato,
residenze invernali di nani,
giacciono ormai vuote e abbandonate.
E le viole, le viole!
Nostalgiche mi ricordano
il profumo del mio prim'amore.
Qualche primula audace
fa capolino,
muove i primi passi sulla scena.
Un fastidioso attrito d'apatia
logora la mia mano
che inciampa e cade su d'una foglia.
Povero Leopardo!
Steso ed inerte sul piano
del tavolo da lavoro
mi guardi minaccioso.
Ma io t'ignoro, t'ignoro!
Gioco a domino col gatto.
Ecco, da esperto giocatore
lui tira i dadi: cinque e cinque,
in un balzo è sul davanzale,
si sporge dai tasselli,
ingordo divora
il volo breve d'un uccello.
Ha già vinto la partita
ed insieme a lui io volo,
voliamo in alto come i merli.
Un martello pneumatico
che tormenta l'orizzonte
è un grillo
che prova il pianoforte.
Il latrare incessante dei cani
sono cimici impazzite.
Cade lentamente la nebbia
ed agonizza la finzione.
Gli spettatori sciamano dal teatro
come un fiume che pigro
ritorna nel suo letto.
Anche questo rumoroso silenzio
è amore
e tra le frenetiche
schegge di vita io m'inebrio,
m'inebrio col profumo
degl'ingranaggi del mio cuore.
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L'
ultima via di fuga
I solchi appena tracciati
sulla nuda terra
sono abissi invalicabili
paralleli e profondi
come i limiti degli amanti
Eppure sono pieni di speranza
Menù alla carta
mi sazio con l'edera
d'un antico ponte;
geometrie irregolari
e filiformi
le bianche stradine,
i filari dei pioppi,
i sassi rossicci
ed a vista
del vecchio mulino;
i colori nostalgici
di un'antica corte
una donna al ballatoio
Ma io non mi fermo,
vado oltre
Mi bevo i muri
appena sbozzati di lauro,
le sfere effimere dei soffioni,
persino una coppia
che ritorna sui prati dall'alcova
Che abiti lussuosi
questa primavera!
Sembra un quadro
di Francisco Goya
Ed io, ingordo dannato
che mai mi sazio
adesso mi sono fermato:
appoggiato
al parapetto d'un canale
mi godo un'altra via di fuga,
l'ultima, la più vigliacca,
la più sconsiderata
Basterebbe solo un salto
e sarei un puntino là in fondo,
una stella lassù in alto
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Preveggenza
Mi basteranno
lo stormire delle fronde,
i violini dei grilli,
i profumi deliranti
dei fiori di robinie?
I fili d'erba
hanno mille occhi
chissà se riusciranno
a guardare oltre!
Ma anche se lo faranno,
lo so, mute e pietose
le loro bocche taceranno
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Una serata in riva al lago
E' bella questa serata
in riva al lago
una bibita, un gelato
lei che mi parla
mi parla come una radiolina
e forse non vede l'ora
d'andarsene via
Ma ci sono le luci dei monti
il profumo dei tigli
i grandi battelli addormentati
la grande croce illuminata
Non manca nemmeno la luna
eccola! Sta danzando
sulla cresta dell'onda
accanto a due ragazzi
che si baciano sulla diga
Che bella serata
Peccato che la luna
sia solo il riflesso giallo
d'un lampione
Proprio una bella serata!
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