Tra le vetrate e
i profili fotogrammi di vita...
Cinepresa veloce e spietata il bus
raccoglie fasti e miserie della città che vive:
primedonne, comparse, reietti sono il cast del
quotidiano film
E ad ogni fermata, un palcoscenico,
inconsapevoli attori ad entrar e uscir di scena.
Nell'inesorabile,
afono scorrer del tempo
autisti distratti traghettano ombre
tra giornate in divenire
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Le praterie dell’anima
Non
lasciatevi ingannare
da
ordinarie apparenze:
l'occhio ignaro non coglie
le
praterie dell’anima…
In
lei è il the nel deserto,
le
spezie d'oriente e l'aurora boreale,
la
forza generatrice di dorsali oceaniche,
l'humus di alte praterie,
l’assenzio e l’incenso.
E’
nido d'uccelli,
dura
corteccia,
fiore di loto
e
impeto di vento.
La
più alta vetta e il mio sogno proibito,
l'altezza che spaventa,
il
seme che dà vita,
la
fiamma che arde in una lacrima.
E’
la mia vertigine
il
mio rifugio
il
mio orizzonte raggiungibile
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Diamanti
L'ora venne
e il
cielo lacerò le grigie vesti
per
mostrare la sua pelle di diamanti.
Sparsi brandelli di nubi tra gioielli splendenti.
Ne
fece cadere uno,
fertile seme per l'arcobaleno del domani.
Ore
che non dormo.
Ore
che ti penso.
Il
silenzio è alto tra le quattro mura amiche,
e
nel buio della notte
chiudo gli occhi,
ma è
come se li aprissi:
il
ricordo di te è luce novella,
più
soave,
sì
che per un fiato d’infinito il sopor mi è dolce
come
mai prima d’ora.
Vedo
il volto tuo sereno
(ahimè come sembra veritier questo imago!)
i
tuoi occhi fissi su di me,
due
perle d’indicibile purezza,
tutto ciò che mi rimane di un oceano di dolore.
Sarei morto cento volte con gli occhi tuoi lucenti sopra i
miei;
ora
le mie lacrime bagnano un sepolcro,
e le
mie labbra tremano di pianto
cercando inutilmente le tue.
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Un
albero:
(proprio lui fra tanti)
laggiù radici,
sotterraneo groviglio di vermi in crescita;
dalla corteccia,
vecchia, virile testarda torre di Babele,
rami,
sconcertanti arterie a cielo aperto,
e
come fosse in cielo
-
foglie foglie foglie in ogni dove -
un
verde manto di riflessi dorati.
Quiete.
Tra foglia e foglia un merlo;
(macchia scura, canto solitario)
all’improvviso
un
ramo vuoto oscillante
un
ballo frenetico nell’azzurro
due occhi rapiti di un instancabile romantico.
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Il
cielo di Novembre
Che meraviglia il cielo di novembre!
poesia senza carta ne' parole
e tutto l'universo innanzi a me.
Nelle sue stelle vedo gli occhi di tutte le donne del mondo
ed e' visione troppo grande per il mio cuore.
Mi guarda e non so dir niente
piccolo uomo stordito,
disperso nell'infinito.
Dopo il tempo del lutto
dell'errare perduto
è bastato, in quel cielo terso
un pensiero diverso
e scoprire che, in fondo,
non sei uscita dalla mia mente
Tu comunque il mio universo
Tu comunque il mio mondo
Tu per sempre presente
pensiero giocondo.
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