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Roberto Menconi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La vecchia estate di San Germano


Quando l’alba
disperde le nebbie
rimbalzano i rintocchi
sulle selci dell’aia
e gli usci delle corti
scricchiolano
s’apre sul paese antico
il caldo dì.
Van verso l’acqua
allora con ampi cappelli
di paglia intrecciati
vestiti d’ameni colori
i pescatori di rane.
Punture d’insetti
e l’esca che deve durare
son brevi pensieri
per superare l’umida calura.
Silenzio e cicale
al tocco
invadono l’aria imbandita di sole.
Un po’ di vita
sotto gli archi bassi
fra il parlar d’anziani
e ciancicar di tabacco
le storie di giovani emigranti
Tornan ricurvi
da lungo le cascine
mondine e pescatori
col carico che non sa più gracchiare.
Rimbomba dalla torre
l’ora del vespero
e dopo il desinar s’apre la sera.
La fila di careghe dall’altana all'aia
per via delle zanzare
si fa in cerchio all’interno
ove il lume s’abbassa
e più picciol diventa il gomitolo di lana.
 

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La duecentoquarantatrè

La luna è tornata
a lambire amore
trastullando i tuoi nei
e la mia bocca storta
da noi, elusi
ad una notte ladra
nauseabonda
ci ha proiettato giù
quello spiraglio
che non si storce mai
che segna sentieri e vie
a chi salpa nel buio
a chi s’incammina
fra montagne ardite
greve di trascorsi
affardellati d’amore.
Poi, un mattino di pioggia
ci ha scoperto pregni
di umori mischiati
a guadare le vite
a pescare il futuro
in paludi sublimi
d’una camera viola,
annientati da quel ciao
di amanti lontani, inzuppati
di silenzioso languore
con i sensi sconvolti
fra barbagli di luce
a contemplarci
le mani, a fiutarle
per ritrovare qualcosa
di noi strappati fuori
dalla duecentoquarantatrè
 

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Ai cavatori di Carrara

Ai Caduti per lavoro

Come meteore

illuminano i cieli

e svaniscono

in un bagliore surreale

nel mistero delle stelle.

Però erano uomini

e nessuno se n’era accorto.

 

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La tigre di cartapesta

( La tigre di Giuseppe)

  • dedicata al prof. Giuseppe Dell'Amico

 

 

Giuseppe, ho sognato la tigre!

Nel tuo giardino, e noi

seduti sul marmo

della vecchia casa.

Ho sognato

la tigre nella cava

aveva occhi di sangue

il bianco dirupo!

la teleferica rotta!

il filo d’acciaio strappato.

Nascosto

dietro il muro di casa

avevo ascoltato tutto!

a te però avevan detto

"..il babbo è in Africa

è lui che l’ha cacciata"

l’hanno imbalsamata

per te….! ed io,

io sono stato zitto.

Ho rivisto

la giardinetta vuota

sul capo di due donne

un velo scuro.

Due bimbi

uno biondo e uno moro

stavan giocando

d’uccidere la tigre

amici per sempre.

Avean deciso.

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Pelle di luna


Arrivano così
come le rondini
sotto la nube scura
rincorrendosi
i pensieri selvaggi
cappelli neri, pesanti
nella sera
d'una giornata amara
non sincera.

Mi resti tu
dentro il letto
dolcemente a scivolare
liscia la pelle, chiara,
a ritrovare
l'anima distratta, poi
sul remoto ricordo
a levare
quel dolce bosco
l'auto blu
e nuda tu
sotto la luna.
La bimba
voluta così
come si cerca la fortuna.
Il muro dentro me
diventa carta
brucia lentamente
fino a domani
durerà a scaldare
quel che resta
d'un uomo
e del suo amore
.
 

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 METAMORFOSI

E' sera

silenzio e calma

solennemente

sul quartiere

la pelle ferita

del giorno

s'accartoccia

lascia spazio

alle nudità.

Aspetto

il verso della civetta

i pesanti colpi risorti

dal fragore diurno

dei magli lontani

lanciati sulle lamiere

prossime navi

destinate agli oceani.

Ascolto

del mare

il mistero notturno

e la cupa risacca

ti comincio a toccare

per sentirci

per lasciarmi andare

sento carezze su di me

come colpi di vento

sotto il sole d'estate

Ora il giorno è distante.

 

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Solo con le stelle




Un pianeta dove il mare
Si scontra con il fuoco

Un?anima che si strappa
fra  bene e male
dolore d?esistere
felicità di poter morire
un grande amore che
non m?è dato di vedere

Negli occhi ho il cuore
della bella dai capelli bruni
ho in tasca la ricchezza
che dà la povertà
nelle mie scarpe stanchezza
d?una vita dimenticata
all?occhiello una stella di primavera.


 

 

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Mendicante



Ho visto su strade che ridono
Mani stanche di chiedere vita
Polsi legati da catene invano
Strappare via di mano un aquilone
Corpi deboli sprecare anime forti
Giovani al capolinea ansare l'ultimo saluto
Amori morti appesi ad un lampione

Sulle strade che piangono ho visto
Cancellare un debito assassino
Occhi sognanti chiedere perdono
Tendere la mano ed offrire un po' di vino
Baciare spose sulla gradinata d'una chiesa
Dare  quel pane quotidiano
Allattare sul tram un piccolino
Far l'amore come gatti
là sull'abbaino

M'illudo sempre della gente
D?un cane amico che mi lecca la mano
Vivo di quel che si può racimolare
in una strada che non è mai uguale
in un castello che pare di cartone
resto per quell'amore che rimane
convivo con un se condizionale
però Dio non mi muore dentro.

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Sui viali di Berlino


Lontano nel tempo
lontano dalla nostra città
in una breve corsa
la piega della tua bocca
come luna infelice
fra nuvole dominate
dai cieli freddi delle notti.
Sulla mia auto che delimitava
il confine del mondo
andava una vecchia canzone
?.Non rien de rien, non ....?
in mezzo ad infiniti viali
e spazi sconfinati
disegnati da luci disperse
 fra sottili brume
come il non essere
?..non, je ne regrette rien??.

Son tornato volando
fra quella bruma
come angelo che piange da solo
ché non trova la sua anima
che non può dire.
Ho cercato sui volti
il dolce fantasma
davanti ad un?insegna
in mezzo ad un incrocio
al ristorante messicano
fra i grigi marciapiedi
ho dato corpo alle orme
di chi non ho avuto
ma che ugualmente  ho perso.


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Quei due spicchi di blu

del mondo hanno verniciato

la vetrinetta della vecchia casa

lo sguardo innamorato d’un uomo

intorno agli angeli la vetrata d’una chiesa

delle tue piccole ballerine un fiocco fra i capelli

nella serata magica in cui t'abbiamo cercato

il cielo fra le stelle e i sogni di tua madre.

I tuoi occhi azzurri cangianti

come il sentir d'amore e il mare

col vento giusto sanno spumeggiare.

Donna che balli sotto un riflettore

quelle tonalità mi vivono dentro

guardando te, accendo le luci dei ricordi.

Se provo a soffermarmi t’ho per mano

insieme stiamo volando

a cavalcioni di vecchi balocchi

fin sopra una cometa blu.

Piccoli e grandi amici, ci chiedono di salire

e noi…. noi li facciamo venire, per far festa

per restare insieme, per essere felici

Alzo gli occhi e tu, torni sugli spalti

fra cobalto e celeste, ed intorno quei volti;

di quando si volava in cima a quella stella

…meno alcuni. Mentre tutto brilla,

fra battere di mani, languore e felicità.

Vorrei.. vorrei ammirarti sempre

gustare in eterno l’incantevole scenario

vorrei, che per nessuno calasse mai il sipario

Fai che tutto sia blu Signore

 

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Ho atteso della notte il silenzio più profondo

Il concerto dei grilli nei campi vicini

Il cantico cupo del mare in burrasca

e quello dell’upupa che non va a dormire

Ho atteso il tuo sonno

per rubarti un sogno d’amore e

quella musica che fischietti sempre

che riposa sopra il tuo guanciale

Ho atteso per insegnare

la ninna nanna alla notte che avanza

con lei la canteranno le stelle

l’ascolterà la luna

parlerà di una principessa

dai bei capelli neri

col cuore leggiadro

che vuole bene al mondo

del languore d’un uomo

ferito dalla vita

di amici da aiutare

dell’immensità del cielo

Finirà all’alba il coro

ma la notte vezzosa, allora

la insegnerà agli uccelli

che la vorranno fischiare

e voleranno in fretta

sanno che la devono portare

ad una donna sincera

al sorgere del sole

le diranno "Principessa

questa ninna nanna è per te

te la manda la notte

te l’ha scritta il tuo amore."

 

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pubblicato il 02 Marzo 2001

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