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La
festa d’estate 1983
Nel
cielo in rivolta, zigzagano i lampi,
rimbombano
i tuoni fra cupi bagliori:
pur
zuppi di pioggia, i coloni nei campi
affrettan
le mosse dei loro lavori.
La
pioggia violenta.Bufera la spinge
Di
qua dai dirupi, frammista al salino,
l’afferra,la
invola, la doma, la tinge
di
tutti i colori del bosco vicino.
Le
nubi più basse s’inciampan nei pini
E
come bambagia ne restano schiave;
soltanto
brandelli bianchissimi e fini
si
staccan talvolta, qual lembo di nave.
La
rosa concede un suo petalo al prato,
serbando
al suo seno il più intenso languore;
il
melo dal vento vieppiù depredato,
osserva
impotente il suo frutto che muore.
Il
turbine sibila, impazza, imperversa,
cancella
i rintocchi del bronzo lontano;
l’ardita
formica non vuol darsi persa,
seppur
trascinata nel grande pantano.
Un
piccol ruscello già solca il selciato,
frammisto
di foglie e di terrei umori
e
reca fra l’onde un sol fiore di prato,
coi
petali biondi dai mille splendori.
Il
piombo del cielo si sbreccia e dirada
filtrando
gli umori del sole cadente,
ma
l’occhio rincorre quel fiore di giada
che
danza sull’acqua e conduce alla mente
pensieri
amorosi, sorrisi e tormenti.
L’incanto
dei sogni ti porta lontano,
ti
strugge, ti avvinghia, ti alluma i momenti
più
lieti e più tristi del vivere umano.
Lo
zefiro bacia le verdi colline,
la
quiete incantata pervade ogni fronda;
le
pozze dell’acqua diventan turchine,
cullando
quel fiore strappato dall’onda.
Il
campo dei ludi è già pronto a Molare
e
attende soltanto dei bimbi il sorriso:
è
bello sentirli vociare e saltare
scrutando
la gioia sul loro bel viso.
Nel
cielo ormai terso, Lucifero accende
L’immensa
spirale di mille fiammelle;
guardando
quel fuoco che in alto si estende,
assorto
e compreso al migrar delle stelle,
ripensi
agli amici qui giunti a giocare
cercando
il perfetto lassù tra le cime,
per
dire ai fanciulli che l’Uomo è da amare
e
sol la bontà può condurci al Sublime.
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