Novembre
Sento forte la malinconia del tetro autunno.
Osservo dalla finestra,
il color verde cupo dell'erba del prato,
gli alberi spogli gocciolano di fresca rugiada,
i rami rivolti al cielo, come stanche braccia,
sembrano invocare aiuto al grande cielo,
ma invano.
Si ode, perso nella nebbia, il cigolio di un vecchio aratro,
che lavora caparbio in quei terreni desolati;
triste nenia che echeggia nelle immense vallate.
Stormi di rondini corrono lontane nel cielo,
come se scappassero, via, via lontano,
in cieli remoti, verso miti paesaggi.
Cade sul davanzale, ritmicamente, una goccia d'acqua.
Questo ticchettio infinito mi assopisce
in una nube di torpore.
La maestra mi chiama.
Tutto svanisce come uno sbuffo di vapore.
Novembre č inoltrato,
presto si fa sera.
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