“Marciapiedi di follia”
Avvicendarsi di follie su marciapiedi di follia.
Deliri vagabondi rivolgono al mondo sordo il proprio
saluto.
Concentrati di ottundimento e speranza e disperazione
snodano e riannodano il gomitolo caduto della redenzione
in fuga su cemento slivellato
–inseguito, atteso, respinto, calciato!-
su selciati dalla ragione respinti.
Follie deluse, dolenti, zoppicanti.
Vivono il giorno e col giorno muoiono ogni giorno
in sacchi a pelo affastellati da infrequenti mani non
sorde.
Cercano di fermare la lana srotolata della loro vita
nell’illusione ubriaca dei sensi sfilacciati
che li contorce e l’incatena
all’accogliente tentacolo di cemento.
Follia e filo si contendono la strada,
la percorrono e ripercorrono,
gareggiando fino all’attimo prima di spezzarsi,
rincorrendo l’esistenza,
tapis roulant che scorre
- e consuma e cancella -
orme di suole bucate sotto pensieri e cieli caduti.
Torna all'indice Autore
“Bistrot”
Ti aspetto da
un’ora a questo tavolo,
sessanta
minuti di vuoto,
tremila e
seicento secondi senza tempo.
Ti aspetto da
un’ora in questa sala fumosa,
annebbiata
dall’intrico di pensieri che vivono
in volute per
morire sulla volta d’acero.
Ti aspetto da
un’ora e sorseggio
liquori che
sanno troppo presto di stantio,
come orologi
di un uomo in ritardo.
Ti aspetto da
un’ora infinita e silenziosa,
con i miei
compagni, Ricordo e Speranza,
fedele l’uno,
volubile l’altra.
Ti aspetto da
un’ora nervosa,
che mi
distrae con i passi circolari
di chi scava
solchi su parquet consunti.
Ti aspetto da
un’ora e da sempre,
in questo
bistrot del Tempo,
e da sola
assaporo la tua assenza.