Delusione
Mi disturba
il blaterare assassino
di mia madre,
mentre cappucci
mi coprono impedendomi
di distinguere
disconosciuta io
dalla chiarezza
e blasè, ma mica tanto poi,
vado avanti.
Una lampadina
s'è fulminata nell'accendersi;
sono stata al gioco
con ingenuità e con malizia un po'
per poi espormi senza veli
dinanzi a una maschera
che, ahimè! non sarà mai gettata
e d'altronde chi la raccoglierebbe
lorda di sudore
roba da pattumiera?
Non complice
né amante
stringerò forte nel pugno
il giglio
che la malvagità altrui
non riconosce,
ma come potrebbe
una goccia d'acqua
lavare via montagne
di sporcizia?
Come fico d'india maldestro
ho fatto spuntare foglie
al posto delle spine
ed ecco che la siccità
mi colpisce implacabile.
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Fiori
Mercenari
e infausti
negli spettacoli di nozze
e negli sceneggiati
delle camere ardenti
pretestuosi
rimangono dritti
se porti alle amanti
tradite o infedeli,
oggetti da mercato
insultati
nella loro innocenza.
Nei campi senza macchia
sui grezzi muretti
nelle ostentate ville
si parlano
quieti
illibati
senza lamento al vento
che li picchia
deridendoli.
Cantano muti
la meraviglia
brindano svegli
alla vitalità
e si estinguono
verso l'infinito:
cede la bellezza
senza spezzare l'incanto.
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Non
parlarmi d'amore
Non parlarmi d'amore stasera:
saresti il mio incubo stanotte.
Non parlarmi d'amore domani:
saresti il problema del mio giorno.
Non parlarmi d'amore poi:
non ti crederei!
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Affanno
Sboccio dalla penombra
e sono pietra dura al sole battente.
Forte. Forte.
Rinasco ogni giorno,
ad esso consegno lo spirito ombroso.
Provo. Riprovo.
E sempre più roccia io sono.
Erosa. Erosa. Mai distrutta.
Sogno.
Mi sveglio.
Sogno.
Mi brucia amaro il respiro del tempo vano,
cercando caduche le cose.
Disgusto.
Il mondo!
Ci vivo da straniera,
senza osservarlo.
Ed esso neppure mi guarda.
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Mezzanotte e
mezza
(31
luglio 2004)
Domani.
Domani sfiorerò col medio
l'ala del gabbiano
e prenderò una manciata di stelle
e le butterò sul capo di mia madre;
sarò libera e pur sempre figlia.
Domani.
Domani ruberò con la mente
il mistero del sole
e raccoglierò goccioline di pioggia
e le porgerò a un chicco di spiga;
sarò sapiente e pur sempre umile.
Domani.
Domani mi innamorerò di me
e mi concederò un ballo sgargiante
e suonerò i colori della Terra
e canterò il pianto del neonato.
Mezzanotte e mezza...Domani è già!
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Stupore
La calma del gregge
la gioia che schemi non sa
di un bambino qualsiasi
ed ecco che emerge
un desiderio infinito
di ritorno:
infanzia impetuosa
vive di stupore innocente
da pecora
e assorbe indifeso il bimbo
il mondo.
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L'incertezza conosciuta per uno sconosciuto
T'inchini docile
alla mia fortezza
e io m'inchino forte
alla tua docilità
non senza sospetto.
Una chiarezza infernale
accende il mio cellulare spento
e lo fa sorridere freddo
di fronte al tuo proporti
che non districa se e ma.
Nei sogni tumultuosi
passi confuso
ed io apro piano la porta
in maniera incerta
sfuggendo l'onirico e il reale.
Spiccherò il salto
dal ciglio del burrone
e giungerò all'empireo
o cadrò giù nello specchio per le allodole,
chi può dirlo?
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Plenilunio
(A Biagio, mio "primo amore")
Ascolto per caso
Mina: l'ultimo giorno con te.
Che coincidenza esemplare
plenilunio!
"E' autunno più che mai"
e come foglia secca
cadevi piano anche tu,
la mia mano incerta
tratteneva e lasciava andare
l'ultimo vibrare del tuo calore;
"E come stai laggiù senza di me?",
ora che ottobre
versa sui muriccioli
campanule violacee,
ora che hai spento fiero
la suite
e nel retrobottega
se qualcosa o qualcuno ti aspettava
io non posso sapere.
L'eco nebbiosa
negli anni
ha fatto sempre il suo gioco
senza offuscarti,
plenilunio!
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