Ancora io
nell’inestetismo maschile?
Aspiro all’apostolato
sulla viabilità del prato,
tra la camomilla
giallissima.
Non le deroghe alle deleghe
in forestazione,
la tartuficultura per diletto,
m’iniziano ad un cammino
di vita nuova
in cui invoco salvezza,
adesso.
Dal refrigerante a bolle con essenza di rosa
al contrasto termico che vi si sposa,
dal vapore che depura
la lavanda sporca,
l’esser rigenerato in bellezza
così, questa volta,
è una nevralgica svolta
per me
che m’imposta.
Sto sul propilene isotattico,
ben sagomato, sdraiato,
dall’esercizio aerobico
tonificato.
Ma tu… massaggiami, uh; frizionami, mm;
i tuoi cristalli su me, lo sfioramento che c’è!
Oliami col rosmarino, condiscimi col geranio,
spruzzami di timo, posa il cristallo.
Se il vigore del fegato è squilibrato,
per rabbia detenuta
dal surmenage dell’esser nato,
tra incensi e candele accese,
sotto i vortici del pendolino che scese,
io che dreno e smaltisco tutto
non mi sposso
e t’indico un punto:
«chi ti chiese in chiesa
di chiudere la porta
può iniziarti
ad una testimonianza di risurrezione
ancora una volta».
Volano le mosche all’eucalipto via
verso il gelsomino
e la maggiorana stantia.
Ma la vivaistica,
l’acquedottisca rurale,
è più inestetica di me:
ti pare?
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Dal blu di
prussia al dipinto di quest’oggi
L’untuosa suntuosità di chi lucra
su dipinti di boschi da incendiare
forse non ha capito
che prima del prussiato giallo di potassio
fu scoperto
il ferrocianuro ferrico.
Come il gran numero di cobaltiammine
ha portato una nomenclatura
in base al colore
così nel pentolino del caffè d’orzo
cadrà altra cenere della pipa del pittore.
Se tu ti immedesimi troppo
in questo suo quadro di veduta
t’addentrerai veramente
nella chiostra alla paura.
Un chiarore orlerà di brutto
ogni confine,
un caldo asfissiante
ti scomporrà per molto,
condizioni d’aria limpide
sembreranno a te
un lontano ricordo.
Pur da cappe d’aspirazione
a forte tiraggio,
sotto a più ventole
per ricambio d’aria,
senza occhiali di protezione,
la tua sola lastra
di sicurezza
sarà un predicato d’implicazione,
d’equivalenza logica,
che ti distacchi da questa specie
di perspicua finzione illusoria.
Da un altro punto geodetico altimetrico
raggiornati sull’insegne che non t’indignano.
Ti giovi la mia avvertenza eccelsa
l’eminente deputazione
che ti destina ad un compito
di cui sei capace:
stattene buona,
vivi nella morale convenzionale,
con diplomazia negli affari domestici.
Il valore soddisfattorio che trovi nell’arte
prima o poi riparte.
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All’anelata
gioia non paghi staremo sempre
Che effetto incontrarti a spasso,
vederti contento,
energico,
sentirti dire:
«noi giovani siamo rimasti in pochi».
E si che tu hai 86 anni
ed a me
trentatreenne
colpisci.
Io che sono uso a chiedere gazose
quando ti vedo
torno all’ora in cui da te ricevevo
il terzo gelato della giornata,
penso a quanto
mi ha voluto bene tua mamma.
È labile il tempo
con l’affetto che ci unisce
così.
Quando rientrerai dentro casa,
la tua vecchia casa
qui in paese,
non sentirai più le pianelle
che ti si muovevano
sotto i piedi.
Il pavimento rifatto
non è come la metro in città
che ti fa tremare tutto.
Se vieni con me a seder sulla panchetta
dove dipano la lana
parleremo di ciò che ancora ci scontenta,
incerti su chi morrà per primo.
Poi mi ammonirai di evitar le donne viziosette
che fumano in pausa
e lasciano l’aglio in camicia
per non impuzzirsi le dita,
com’è tuo solito.
Nel cielo dei nomi concreti,
primitivi o derivati,
composti o diminutivi,
indeclinabili o sovrabbondanti,
c’è sempre un neologismo indipendente,
accrescitivo o difettivo,
astratto o connettivo,
per dare un appagamento a noi:
sincroni in età promiscue.
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Beccato come da una
pietra ollare
Ammicca dal corteo la cover girl
sdraiata di lato,
spostata
da tante ballerine che le rotolano sotto
vicinissime,
sole su se stesse.
La sua vestigia perfezionativa
sfila,
s’irrobustisce crescendo.
Finalità espiatoria,
offesa alla norma codiciale,
non c’è.
Tutto di traverso neanche non va
alla madrigalista,
come un mannequin
che conquista,
che a due metri da terra
la raggiunge.
I suoi polpacci sorretti da mani,
con altre a far da percorso
sotto la suola,
assorbono clowneschi pianti,
temerarietà vezzose,
dappertutto.
Un prêt-à-porter di bisillabi,
dilatati fino all’inverosimile,
è il guêpière tetro
su cui si allunga lo sguardo
di chi inneggia loro,
spremendosi alle transenne.
Chi si lascia incalzar dalla deviazione
per ritrovarsi tra le due donne
si merita la musica up to date
gli indimenticabili evergreen
che mixano l’attualità più truce
in un format ascoltabile.
Quando io esco da un romitorio
di indiscusso valore storico
e mi vedo certe scene
rientro dentro.
Non faccio rivoluzioni frivole
con l’ardimento che demistifica.
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Giuli e Romi
Giulietta sta in terrazza
appoggiata alla ramazza
e Romeo in motorino
passa a darle un salutino.
O Giulietta che disdetta
mi si è staccata la pipetta!
O Romeo mio amore
mi farai morir di crepacuore.
O Giulietta mia amata
mi si è rotta pure la testata!
In una famiglia
con 13 bimbi,
a scalare di età in età
allegri come conigli,
trasmisero più gioie
che sbadigli.
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