SPES
Quando nel mare
Il sole porta la luce,
s’incanta il cuore
e infine si spaura.
Ma la certezza, poi,
dell’alba nuova,
miracolosa,
rinnova la speranza.
Oggi, che vedo
già i raggi della luna,
mi fingo in cuor
la mia sera bruna,
mi sveglio all’alba
e scruto l’orizzonte,
la luce del sole
m’illumina la fronte.
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T’HO LASCIATA SOLA
T’ho lasciata sola
nel sudario.
Stanotte, al buio,
non aver paura!
Io ne avrò domani,
quando correrò da te
e tu non ci sarai,
quando vorrò sentire
la tua voce
e la mia disperazione
si perderà nel pianto.
Ritorneranno vuote
le mie braccia al petto
squassato dal dolore,
alla ricerca
di un poco di calore,
nella fredda stagione
della mia vita.
Madre mia!
Ogni tuo figlio
è un pezzo del tuo cuore,
che ti ringrazia
per il grande amore
che gli hai donato.
Sei qui con noi
e lo sarai sempre,
finché
non ti raggiungeremo
tra le stelle,
dove l’amore è eterno
e l’eternità
non ha confini.
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Come un gabbiano
Uno dopo l’altro,
sono scappati via,
come bambini infelici,
questi miei anni,
rubando sogni
alle speranze deluse.
Tra le ortiche
della solitudine,
si spengono le luci
del mio giardino.
Aspetto il sole
del mattino,
Per correre,
con lo sguardo,
verso il mare,
come un gabbiano
con le ali aperte
e senza voce
per cantare
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P O L I C H I N E L L E (*)
Che forza
a navigar controcorrente
ed ignorare il riso,
che si nasconde dietro ogni sorriso.
Una cultura tiepida, globale
che tristemente arranca,
tra il nulla e il virtuale.
Chi sa qualcosa, oggi,
è un Pulcinella,
che fa un po’ pena
e vive sulla pelle
il triste dramma dell’ipocrisia:
avere sogni è solo una follia!
La maschera
la porto in permanenza:
saltello, ridendo a crepapelle,
piango e m’inchino,
facendo Pulcinella.
(*) Il Pulcinella francese
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A N S I A
Lo so
che la vita
è ansia d’attesa:
il giorno che si spegne
nelle ombre della sera
e la notte che attende
le pallide luci del mattino.
Un sogno breve,
una corsa rapida
nel vento,
fino alle porte
dell’eternità .
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SE QUESTI OCCHI(*)
Se questi occhi,
che hanno tanto vissuto
dovessero chiudersi
all’improvviso,
se queste mani
che hanno tanto agito
dovessero fermarsi
d’improvviso,
se questo cuore
che ha tanto amato,
senza mai conoscere
il fuoco devastatore dell’odio,
dovesse cessare di battere
all’improvviso,
tu non piangere,
figlio mio!
Piangeresti sulla mia libertà,
sul mio ritorno al Creatore,
sul mio respiro d’infinito,
dov’è gioia il dolore
e le lacrime
pioggia fitta d’amore.
Se questa bocca,
che ha tanto parlato,
imparato, insegnato,
progettando nei sogni
e discorrendo di pace,
si dovesse chiudere
d’improvviso,
continueresti a sentire
la sua voce,
dalla mia anima alla tua,
giù, nel profondo della tua coscienza,
del tuo sentire,
del tuo essere mio figlio.
Sono ancora qua,
dietro la porta del tempo,
rinato per te…e per me,
che ti amo
più di quanto lo potessi fare
sotto il sole
e sotto le stelle.
_________________
(*) Mio padre, vecchio insegnante, prima di andarsene, mi diede coraggio dicendomi che avrebbe continuato a pensare a me. Su questa certezza ho scritto le parole di cui sopra.
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Come il sole al
tramonto
Perché
questa maschera
di rughe
spietate,
sul viso,
mi stravolge
il sorriso?
Una voce
profonda,
senza note di
gioia,
come il sole al
tramonto,
tra tristezza e la
noia,
non ha voglia di
dire,
di parlare
d’amore?
Quante fitte nel
cuore,
tra sconforto e
vergogna,
d’esser solo
passato,
che non vive né
sogna,
solo tempo ch’è
andato.
Una bimba,
guardando
quella maschera
grigia
tra il collo e
l’orecchio,
grida forte :- C’è
un vecchio
che piange come
fosse un bambino,
sembra, mamma, un
piccino
che ha bisogno
d’amore!-
-Ma non c’è la sua
mamma,
è un vecchio che
muore!-