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Lili
Tu reagisci come serpe
All’ombra
Tu capisci come muto
Sasso scava
Tu non comprendi
Queste mie parole-vento
Che accarezzano soltanto
L’infinita tua mancanza:
l’assenza e l’attesa
Della sopraggiunta grazia,
contesa e immacolata
così da te ignorata.
Se tu sapessi
In che angolo di cielo
Mi acquatto nel mio volo.
Tu abbracceresti il mondo
In uno spalancare
Braccia e sorriso.
In un esser già deciso
Di voler partire.
Ma tu non vedi
E non ti accorgi
Che per te io sto camminando
Già da qualche tempo.
E in un altro momento
Parallelo te ne vai.
Accanto a me che ti seguo,
e che ti vedo
ahimè
sempre vicino.
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Parlami ancora
Dimmi la verità
Quale verità?
La nostra.
Dimmi che è possibile
Volerla
Fondarla
Lottare e crearla.
Dimmi che si può
Menti per me
Io che ti amo
E rischio
Di vivere
Per un tuo respiro
Un tuo cenno
Io che m’illumino
O cado
Gemo
o mi rattristo
Per un sol movimento
Del tuo sopracciglio Sinistro
Annientamento non movimento
la pace è restare senza godimento
annientare il dolore
e la radice del male
che sta nell'eterno desiderare
siderale, contrapposto al nostro
reale
c'è l'ideale della fantasia
fantastica regina dell'anima mia,
ma poi la fortuna megera e
truffalda
richiama la lotta nella vera
stanza.
e così dai sogni ti svegli
obeso, servo conteso dalla castità
da questo aver nulla di tutto
volere
di questo tendere e non avere.
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Anima glabra
Anima rara
Ottone e rame
La parola della sera
Compita
Decisa
Un numero primo
Solo e reciso
In un campo
Papavero tra
Girasoli.
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Inesauribile tormento mi desti
nella calma apparente di
un muto bacio.
Ma solo più tardi tornasti
indietro e volesti da me
più spiegazioni.
Ti dissi tutto quel che sapevo
e non ti bastava.
Mi hai lasciata alle 15: 18
quando non si sa che cosa fare
e anche la banchina del treno è
deserta
e urla cupa ossessione.
In quel muto tormento
nella calma apparente
di uno sguardo raggelante
mi hai lasciata rivangare
nel tempo
di passate esperienze.
Piansi non per un noi mai nato
Ma per le tristi circostanze
In cui spesso ci infiliamo.
Mi hai lasciata credendomi
Distratta e disperata
Oggi mi hai ritrovata.
Un solo difetto non ti è apparso
Visibile nella mia nuova raggiante
Sicurezza solitaria.
Ti sei pentito.
E io mi sono voltata chiamandoti
per nome
Ma nessun movimento ha seguito
questo suono.
E anche adesso in questo bar di
frontiera
da cui parliamo da due ore
Nulla è cambiato.
Ho chiuso la porta
E ti vedo parlare al di là dal
vetro
affannato e straniero.
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Uccisa la zanzara
Rimane la tigre
A nitrire risentita
“ma cos’è la vita?”
una puntura d’insetto
che gratta?
È stare insieme
Per la schiatta?
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Il tappeto rigato
Ha qualcosa da dire
Tra le pieghe
L’importante è affermare.
Tutto così evidenziato
Sembra un testo analizzato
Il mio tappeto rigato
È un testo senza lettere
Alfabeto di uno sfregare
Piedi nudi e bagnati
Oppure piedi calzati.
Lui dei passi e delle direzioni
Si prende soltanto
Gli estremi colori.
L’intrigo del tuo pensiero
È un labirinto
Dove un toro danza
A corna basse
E vive e canta
A mezza voce
Il lamento di una croce
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Un angelo suadente
nel mattino mi ha svegliato
e con sguardo invadente
qualcosa m’ha svelato.
Quel capo inanellato
il naso ben compito
quel corpo magro e vivo
m’han fatto sospirar.
“Che angelo suadente
che angelo sei tu!
Quand’è che ti rivedo
che non ne posso più?”
Ma lui scurito a un tratto
come sole che abbaglia
nascosto da una foglia
pentito se ne andò.
E adesso io mi chiedo
quand’è che ti rivedo
in tutto il tuo splendor
mio angelo suadente
che perdere non so?
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