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Laura Ghirlandetti

Lili

Sopracciglio sinistro
Silenzio e metallo
Quindici e diciotto

Zanzara tigre

Il tappeto rigato
Un angelo suadente

della stessa Autrice ... Racconti - Articoli

 

 

 

 

 

 

 

 

Lili

Tu reagisci come serpe

All’ombra

Tu capisci come muto

Sasso scava

Tu non comprendi

Queste mie parole-vento

Che accarezzano soltanto

L’infinita tua mancanza:


l’assenza e l’attesa

Della sopraggiunta grazia,

contesa e immacolata

così da te ignorata.

Se tu sapessi

In che angolo di cielo

Mi acquatto nel mio volo.

Tu abbracceresti il mondo

In uno spalancare

Braccia e sorriso.

In un esser già deciso

Di voler partire.

Ma tu non vedi

E non ti accorgi

Che per te io sto camminando

Già da qualche tempo.

E in un altro momento

Parallelo te ne vai.

Accanto a me che ti seguo,

e che ti vedo

ahimè

sempre vicino.

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Sopracciglio sinistro

 

Parlami ancora

Dimmi la verità

Quale verità?

La nostra. 

Dimmi che è possibile

Volerla

Fondarla

Lottare e crearla.

Dimmi che si può

Menti per me

Io che ti amo

E rischio

Di vivere

Per un tuo respiro

Un tuo cenno

Io che m’illumino

O cado

Gemo

o mi rattristo

 Per un sol movimento

Del tuo sopracciglio Sinistro

Annientamento non movimento

la pace è restare senza godimento

annientare il dolore

e la radice del male

che sta nell'eterno desiderare

siderale, contrapposto al nostro reale

c'è l'ideale della fantasia

fantastica regina dell'anima mia,

ma poi la fortuna megera e truffalda

richiama la lotta nella vera stanza.

e così dai sogni ti svegli

obeso, servo conteso dalla castità

da questo aver nulla di tutto volere

di questo tendere e non avere.

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Silenzio e metallo

 

Anima glabra

Anima rara

Ottone e rame

La parola della sera

Compita

Decisa

Un numero primo

Solo e reciso

In un campo

Papavero tra

Girasoli.

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Quindici e diciotto

 

Inesauribile tormento mi desti

nella calma apparente di

un muto bacio.

Ma solo più tardi tornasti

indietro e volesti da me

più spiegazioni.

 

Ti dissi tutto quel che sapevo

e non ti bastava.

Mi hai lasciata alle 15: 18

quando non si sa che cosa fare

e anche la banchina del treno è deserta

e urla cupa ossessione.

 

In quel muto tormento

nella calma apparente

di uno sguardo raggelante

mi hai lasciata rivangare

nel tempo

di passate esperienze.

 

Piansi non per un noi mai nato

Ma per le tristi circostanze

In cui spesso ci infiliamo.

Mi hai lasciata credendomi

Distratta e disperata

Oggi mi hai ritrovata.

 

Un solo difetto non ti è apparso

Visibile nella mia nuova raggiante

Sicurezza solitaria.

Ti sei pentito.

E io mi sono voltata chiamandoti per nome

Ma nessun movimento ha seguito questo suono.

 

E anche adesso in questo bar di frontiera

da cui parliamo da due ore

Nulla è cambiato.

Ho chiuso la porta

E ti vedo parlare al di là dal vetro

affannato e straniero.

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Zanzara tigre

 

Uccisa la zanzara

Rimane la tigre

A nitrire risentita

“ma cos’è la vita?”

una puntura d’insetto

che gratta?

È stare insieme

Per la schiatta?

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Il tappeto rigato

Il tappeto rigato

Ha qualcosa da dire

Tra le pieghe

L’importante è affermare.

 

Tutto così evidenziato

Sembra un testo analizzato

Il mio tappeto rigato

È un testo senza lettere

 

Alfabeto di uno sfregare

Piedi nudi e bagnati

Oppure piedi calzati.

 

Lui dei passi e delle direzioni

Si prende soltanto

Gli estremi colori.

 

L’intrigo del tuo pensiero

È un labirinto

Dove un toro danza

A corna basse

E vive e canta

A mezza voce

Il lamento di una croce

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Un angelo suadente

 

Un angelo suadente

nel mattino mi ha svegliato

e con sguardo invadente

qualcosa m’ha svelato.

 

Quel capo inanellato

il naso ben compito

quel corpo magro e vivo

m’han fatto sospirar.

 

“Che angelo suadente

 che angelo sei tu!

Quand’è che ti rivedo

che non ne posso più?”

 

Ma lui scurito a un tratto

come sole che abbaglia

nascosto da una foglia

pentito se ne andò.

 

E adesso io mi chiedo

quand’è che ti rivedo

in tutto il tuo splendor

mio angelo suadente

che perdere non so?

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