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Avremo dita da intrecciare
e tuffi di respiro
tra i capelli arruffati
dal salso
Sveleremo il colore segreto
dello sguardo di luna
nascosto nel vetro del
nulla
Sarà
l'onda a bussare
su
bocche assopite
a invocare morsi di luce
e graffii di cera
iCarpirà ritaglio di
carezzail
gorgo del cielo
da
avvitare nel vento
pelle di breve scintilla.
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E cerco parole per
strada
Ascolto uno stupito silenzio
ignaro il libeccio marino
vortica fogli e cartacce
e morde la coda
al mulinello avvitato.
Mille passi ripercorsi all'indietro.
Mille ombre di scarpe
stregate di nuova magia.
Spruzzi sospesi d'onda
nel pianto affidato al vento
sputato da soffi sul viso
e mute parole piegate
alla scelta sbucata dal buio.
Scuote il battito in gola
quest'aria violenta di marzo
e cerco parole per strada.
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Stanza al
buio
Il tuffo della luce
nel buio
spegne gli occhi
la sera
e li adagia
stanchi sul letto.
Pietoso
li svuota di oggetti
sfrattando il superfluo
alla stanza.
E in punta di piedi
s'affaccia il bisibiglio
di concavi spettri.
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Pelle
di serpente
Ed eri lì
dietro l'angolo
selciato di nuova idea
che percorri altri passi
con cadenza di tacco
spalancata alla gioia
di scoprire attonita
tonda anima tintinnante.
Dove pelle di serpente
s'impiglia nel rovo
d'ottuso labirinto
e scuoia fresco colore.
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In riva
al cuore
Un affaccio di blu.
Sfora dal vento
il pensiero di lei
e monta
di colpo l'onda
sulla calma piatta
del nulla.
Spruzza carezza
attraversa la fronte
fruga l'anima
tra agli occhi
artiglia d'unghie
la schiena.
S'accende lo sguardo
lì accanto:
in riva al cuore
la battigia perpetua
culla
e distende d'alga
un rotolar d'amanti.
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Poesia
Certa mia poesia
scavalca il balcone
e corre in strada
dietro
a un passo frettoloso.
Insegue il tacco
che aguzza la notte.
Cerca un volto
questa mia poesia.
Torna a casa
delusa
scalando la grondaia.
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Il bianco
Esser preso per la mano
che sento fredda
distesa di piazza
può servire a gremirlo
il bianco della solitudine.
Eppure, oggi,
le passeggio sole
queste mani
nelle tasche.
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Lo scontrino
Due caffè fuori orario
fuori zona.
Chiodo
geloso e puntuto
per appenderla storta
quella tua verità
lo scontrino rimasto
nell tasca della giacca.
Fotografa sciocco
il fumo del bar
l'angolino di luce soffusa
le dita smaltate di lei.
Una tragica
prova fiscale
che ignuda tremore
di voce.
Che abbassa gli slip
al rossore del volto.
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L'arcobaleno
Farsi leccare da tristezza
proprio quando l'arcobaleno
murato nel caveau della banca
s'incurva in abbraccio
d'orizzonte.
Così tardi
impigliata nei miei occchi
ti affacci
sui giorni del nulla
ragazza di secondo sguardo.
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Un
giorno di pioggia
Ogni cosa
può accadere
in un giorno come questo
quando piove anche nel cuore.
Potrebbe attraversare il mondo
un amico
e comparire d'incanto
tra i clienti del salone.
Potrebbe essere
per me
sulla scrivania laggiù
vuota per ferie
il telefono che squilla.
Che mi coglie di sorpresa
col nodo in gola
e frasi farfugliate.
E tre lettere insieme
potrei trovare
nella cassetta
da tempo vuota.
Può accadere
tutto
in un giorno di pioggia.
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Le tue notti
Sento
le tue notti
scavalcare la collina.
L'alba
ti sorprende ansimante
profumare
nel sogno del mio abbraccio
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Non amo i vostri amori
Non amo i vostri amori
né il perverso fine che vi tiene uniti;
angusti sono i sentieri,
le vostre mete hanno cattivi odori
e sapori effimeri i nutrimenti:
dunque, che ci faccio in mezzo a voi?
Sì, io ho una barca; ma è tanto angusta
che nessuno m'accompagna;
se vaga o al molo stagna, nell'attesa
che riprenda il largo, non si cura;
né si stira il cielo sotto la sua chiglia
che, indolente, all'onda che s'increspa
nel seno che l'accoglie, si abbandona
e sogna la terra non promessa;
cerca dal mare nell'isola un porto
per l'attracco e sabbia fine ove
d'altro uomo il piede non si è posato
né orma alcuna da onda cancellata.
E' proprio bene che io mi avveda:
il vagare per mari non è più male
che qui il restare; e se dal largo
canne vedrò sul molo e pescatori
di somiglianza a voi, per non gridare,
anche un gancio m'infilerò alla gola
o sfonderò la barca per calarla a fondo
con tutto il carico, inutile, che invano
ho cercato, con ogni mezzo e sempre,
di portare altrove magari più lontano.
E' bene ch'io ripeta che non amo
i vostri amori, nemmeno quanti di voi
son morti nei gangli e nello spirito
aspirando veleni dai meati artificiali
o artefatti dagli stupidi che godono
ad apparire candidi come i gigli.
Ma mi affligge sentire dentro il legno
il tarlo che lo rode e l'unghia che lo scava;
agli anni la storia che mi pesa
è zavorra nella stia; è peso
che opprime come opprime
l'insaziabilità della fame
dei dissennati spendaccioni
che in cambio dell'inutile insapore
vendono l'affetto più vicino
al banco dei mercanti dei signori.
Quando non sarò più in grado
di suonare la cornamusa, vivo
mi seppelliranno nel silenzio
che ne segue: pensosi,
si guarderanno intorno
e indulgeranno verso il prossimo
seduto da estraneo in mezzo a loro
come io sono stato finché ho soffiato
dalla stessa canna nella stessa piva
che un'altra mano ha poi suonato.
Quando avrai riempito l'otre
fatto con la mia pelle, finalmente
s'avvierà il tempo di un nuovo canto
verso il loro dio per un altro amore
che amerai soltanto se lo stesso fine,
anche se perverso, terrà voi tutti uniti.
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IL CONFINE
Chi tende
il filo spinato
che limita
il confine
della mia dolcezza?
Perchè
ogni tanto
apre varchi
lasciando entrare
soldati allo sbando?
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Album di
famiglia
Piccole dita di bimbo
pigiano rena, a Mondello,
nel secchiello di latta.
La paletta rugginosa.
E piaghe roventi di sole
che ha morso un segno
sulla schiena di quei giochi.
Un filobus arranca Valdesi
scintillando l'estate.
E carrozzelle tutte nere
di un lutto mai capito
ma sempre stato.
La giardinetta di zio
col legno vinto dal salso.
Quattro pagine fa.
Carezze
al velluto di una candida pomelia.
Un morso
al gelsomino sacrificato nel dolce.
Le narici
per gerani violenti di sete.
E passeggiare senza fine,
viali impazziti di storni,
per dieci lire d'anice
in un respiro d'acqua.
Per una brioche di melone e caffè.
Ed imparare il verbo
di bocche gridate addosso,
gonfie le vene del collo
a convincerti più forte.
L'orrore
dei tonni scannati.
L'occhio sgomento
del pesce spada
la testa mozza accanto alla bilancia.
I capretti squartati
di giudea crudeltà
sul ceppo di legno intriso di sangue.
Sempre attento a non slittare
sulle lastre della Vuccirìa
viscido specchio
di teli rossi
in un mercato
che non conosce sorriso.
Appena fritte,
le panelle,
nella mafalda ruvida di sesamo.
E brucia
la manina.
Fazzoletti ricamati d'addio
leggeri di speranza
agitati dal fischio del treno
Il saluto di Palermo.
Poche pagine fa.
Fiamma del nuovo giorno
infila languida carezza
sul petto ansimante di sogno
e risveglia un battito muto.
Scorri un pensiero su fronte
crucciata dal tarlo
e stira pieghe di sale.
Soffia parole di brezza
su messi di nuova speranza.
Accendi stupiti papaveri
e scava quest'onda di grano
con dita profonde di solchi.
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ACCANTO AL MIO SILENZIO
Stasera
sarò accanto al mio silenzio.
Alle mie unghie da mangiare.
Stasera
sarò accanto
alle mie ginocchia dolenti
al mio naso arrossato.
Stasera
sarò accanto
alla mia barba
ancora più bianca.
Potrò pensare
ai peccati commessi
ed a quanto
ho finto d'ignorare.
Stasera
sarò accanto a me stesso
per capire
una giornata sensa senso.
Non pensarmi.
Non distrarmi
nei momenti dell'uomo.
Lascia fare.
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Paghiamo
il prezzo dell'assenza
cortecciosi bonsai
ricurvi di vento
secchi di pietra
cresciamo
senza fretta
piccole
gocce
di pazienza.
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Tu sei
tu sei
quel fiore
che sboccia all'imbrunire.
Solo una notte
per non spendere acqua.
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Sola
Sola,
nell'ombrello della doccia
scivoli sul ventre le dita
e le anneghi
in un pensiero nascosto.
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La battigia
pacata onda della notte
distendi con pietosa carezza
rughe scomposte di orme increspate
e offri candore
alla battigia stanca
anima affranta
di passi calcati con rabbia
inciampati e sconvolti
nella lunga giornata di sole.
L'alba
accucciata sulla spiaggia
ha trovato carezze
e m'aspetta là in fondo
sulla nuova battigia stirata.
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Bronzi di
Riace
crosta di sale e d'ostrica
l'abbraccio
ricevuto in pegno
d'uno sguardo.
Riprendila
ora
impossibile amore
la tua anima
di vita pulsante.
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Senza
colori, oggi
Non userò il colore
oggi.
Perdonatemi.
Basta solo un po' di nero
a sagomare la notte in autostrada:
un po' di bianco che ti sfiora ai lati
per risucchiarti ipnotico
in tunnel golosi.
Non ha colore
oggi
la desolazione
per cui ho spremuto
quel po' di bianco che avevo.
Resta ancora del nero
nel tubetto....
macchio l'uomo sul viso
d'un lutto moderno:
gli occhiali scuri del pianto.
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Il
coraggio di essere
Siamo anche l'albero
che tende il ramo
alle prime luci dell'alba
alle prime gocce di pioggia
alle zampe del rapace
che viene a raccontarci il sogno della vetta.
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Pizzolungo
Pizzolungo
è una fiaba
racchiusa nel tufo.
Paziente
in fila indiana
si cuoce la noia
dei fichi d'india
che suda in silenzio
e gremisce
un miracolo d'orto
al ferro del sole.
Un faro di moto
scalda gechi sul muro
e corteggia la notte
di luna ventosa.
Si consuma nei sassi
in risacca lontana
il profumo di notti d'agosto.
Lontano da tutti
sullo scoglio inclinato
il nuovo giorno
pesca l'attesa
riflessa sul mare.
Sprofondiamo il faccino
nelle spalle bruciate
e sogniamo laggiù
un mondo d'adulti.
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FERRY BOAT
Ora
che l'attesa
si congiunge con l'evento
potranno
le mani baciarsi
gli occhi giacere insieme
le bocche inghiottire il poi.
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Forte forte
Tutta una notte
nudi
io e te
là fuori sul prato
stringersi forte forte
fino a morirsi
dolcemente dentro
tutte le stille
d'una timida estate.
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Questa mia
anima
Oggi
la spalanco sbilenca
questa mia anima
con due stecche rotte.
Ombrello fradicio
fuori dell'uscio
che lasci affogare
nella sua piccola
pozza d'acqua
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E' questa
dolce confusione
che sorregge i miei pensieri
questo mio profumo
che si confonde col tuo
queste mie mani
che ricalcano nel buio
la forma delle tue
questi miei sogni
soffiati in sordina
nell'arco della notte.
Sotto una coperta
nascosti insieme
rubati allo spazio del risveglio.
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