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La mia moto
volano i pistoni
della mia moto
come un'aquilone
il mio cuore al vento
rincorro le mie gioie
sui sentieri
dei passi normali
salutano le foglie
e avvinghiano i ricordi
c'è rabbia nel motore
per i cavalli ammutoliti
dal traffico indecente
ora la strada è dritta
e c'è il traguardo
di lasciarsi la stupidità
alle spalle
rallento e poi mi fermo
mi vince la pietà
dei pistoni
che si sono sostituiti
all'anima
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Una
vita fatta di numeri
numeri che avevano divorato la sua
fantasia
ogni
evasione gli sembrava un errore
aveva
un unico diversivo
che
spesso gli sembrava una colpa
il
sabato mattina andava a pesca
ma
anche quì c'erano i numeri
numeri di pesci sfuggiti,abboccati
peso
specifico,calcoli di probabilità
lo
chiamavano il ragionier Cipolla
per
quel velo che si formava sui capelli
unti
da uno strano intruglio
di
un'antica ricetta
aveva
il viso tondo e liscio
proprio come una cipolla
una
mattina d'autunno di nebbia
mentre lanciava lontano
l'amo
si impigliò in un ramo all'indietro
e con
i piedi scivolò nel fiume
mentre i pesci curiosi gli danzavano
intorno
non
fu mai più ritrovato anche perchè il
mare
non
era molto lontano
ogni
tanto su quella sponda c'è un mazzo di
fiori
che
nessuno ha visto mai posare
qualcuno dice che sia una donna che
ravviva il ricordo
chi
un cane,chi addirittura un pesce
sfuggito a quell'amo
io
l'altro giorno ho incontrato uno che
sosteneva
che
più volte in quel posto aveva sentito
una voce
contare
di
certo quella morte ebbe bisogno di
numeri
i
carabinieri misurarono la profondità
dell'acqua
i
passi all'indietro per la rincorsa del
lancio
la
lunghezza del filo
il
tempo dell'agonia
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piccola vita che crescevi dentro di me
poi
d'un tratto pezzo d'ingombro
che
alimentavi le mie paure
corda
legata ad un cielo
opprimente, abbassato
che
mi impediva quel salto nel vuoto
per
farla finita
un
prezzo alto di un piacere breve
figlio intruso
mi
sbarazzai di te e ti lasciai dai
falchi
che
mi imbrogliarono
facendo finta di cullare la tua
piccola morte
ora
mi servi piccolo fiore
a cui
mancava l'ultimo sole per sbocciare
e io
ti lasciai in un luogo senza tempo
non
posso piangere sul tuo cimitero
che è
dentro di me e non vedrò mai
però
sento le voci del tuo piccolo
scheletro
vedo
i fantasmi del tuo piccolo volto
fermato a metà
anima
mia lo sò che non merito pace
ma
vorrei che il mio dolore ti giungesse
lo stesso
in un
luogo da designare costruirò la tua
piccola casa
per
tenerti a riparo dai peccati del mondo
e mi
trascinerò fino allo stremo per
venirti a trovare
per
portarti i tuoi giochi rubati
piccole ali non sò se avete potuto
volare
verso
un cielo lontano
o
siete cadute nel posto più brutto
e per
questo dubbio che non mi basta il
dolore
e non
c'è pena che io possa scontare
non
c'è volto che costruisco
che
mi possa chiarire
stanco
vecchio
con
passo forzato
con
la coda
presa
in giro
dalle
mosche
con
gli occhi torvi
coperti dal sottile velo
dell'addio
prossimo
il
bue
in
silenzio
supplicava
le
fatiche
sotto
un aratro
che
scorticava un'arida terra
fu
rimpiazzato
provai grande dolore
quando lo caricarono
ci
guardò
con
perdono
capì
che
non l'avevamo tradito
si
rese conto
e fù
contento
di
andare al macello
per
ridurre seppur di poco
la
nostra miseria
io
bambino sussurrai
quando avrò i soldi
in
tuo onore
porterò
solo
scarpe di gomme
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Lisa
un
nome rubato al vento
carne
morta
che
continua a vivere
discarica ambulante
di
noia, istinti e vizi
di
animali timidi, feroci
spugna per parole volgari
anima
in superficie
passamano levigato
di un
teatro che replica
uno
spettacolo
per
ascolti finti
occhi
nel vuoto
dove
ognuno convinto
vi
trova uno sguardo
esclusivo
giovane
ma
vecchia puttana
ora
giaci in un fosso
con
un trucco di fango
come
finto gioiello
rubato e scagliato per rabbia
nel
posto più brutto
e che
nessuno reclama
corpo
su cui non cadrà
nessuna preghiera
quei
fiori di pochi illusi
sono
tutti seccati
io
unico cane
ho
vergogna e paura
di
abbaiare...............
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ci
sono vite scontate
sono
soldati che non appariranno mai
nè
sulle pagine della vittoria
nè su
quelle della resa
sono
i manovali della gloria
che
altri prenderanno
sono
atei senza nè ieri nè domani
sono
puttane che non hanno fatto
nè
divertire nè soffrire
sono
nuvole con un'acqua
che
nè serve nè è di troppo
sono
le pause di un discorso
preparato
sono
vite nell'oblìo
....saranno...
milioni di croci
allineate........
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Gli
operai
ripresero il tentativo
di
ridare la pelle
ai
palazzi
nel
lunedì
apparve lo squallore
dei
balconi
coi
mancati affacci
di
vite su misura
per
strada i passanti
tra
gli intrighi scontati
per
non tornare a casa
si
aggiustavano la faccia
nelle
vetrine
che
rendevano cadaveri
aveva
capito tutto
la
ragazza punk
che
gonfiava una gomma
americana
in
quel lunedì
che
era solo un numero
deciso
da
chi aveva voluto dare
un
valore al tempo
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Oh!
Dio prestigiatore dei poveri
quelli che ti hanno riso senza denti
ti
prego,falli cadere nel sogno
in un
sonno senza risveglio
mandali via da questa terra
che
ha eruttato pietre e letame
dal
loro destino scritto
con
inchiostro di sangue
diverso
portali tra le stelle
lontano dai confini che non hanno
potuto mai varcare
ti
prego non dargli un condominio
almeno una villetta a schiera
magari con un albero di ciliegio
con
quell'usignolo che gli hanno sparato
perchè li faceva un pò felici con poco
falli
stare senza pigiama celeste
dagli
due scarpe e un vestito gessato
che
non hanno mai avuto
falli
abbracciare da una donna spogliata
sotto
un lenzuolo di seta
nascondigli il sole impietoso
che
per tutta la vita non ha confuso
con i
riflessi le loro vergogne
le
loro miserie
oh!...pensaci....Signore
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Sono
operai
che
fabbricano lamenti
li
chiamano poeti
appendono parole
al
sottile filo
del
destino
impastano dolori
per
un pane amaro
a una
società
che
ha sete di potere
sono
vele al vento
che
hanno perso il mare
impigliate
nelle
ombre dell'anima
li
chiamano poeti
per
una gara
a
sputar dolori
più
distanti
soavi
con
meno rumore
li
chaimano poeti
custodi
cantori
degli
archivi dei vomiti
pieni
di cuori
che
si fermarono
per
le fatiche
dell'inseguire
un'accoppiamento
fatto
passare
per
abbellire
le
bestialità
per
...... amore.....
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macchie di sangue
sulla
bianca divisa
del
cuoco
fuori
dal ristorante
nell'attesa morta
forzata
di
mestiere
tra
la spirale
delle
foglie
che
tentano
l'inverosimile
del
viaggio inverso
che
finisce
sulle
insegne a tempo
è
l'autunno
della
vita media
bollata
dai
dissensi
dal
disprezzo
di
chi per etica
e
riflessi religiosi
calcolati
o
assorbiti
ha
schifo
di
sapere
che
una bistecca
è
passata per la morte
tra
il colore del sangue
servita a un tavolo
tra
le ciance
di
un'amore
tra
la veglia camuffata
di un
vaso di fiori
sotto
gli occhi
e le
mani congiunte
di un
buddista
è
anche questo
autunno
della
vita
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l'onorevole scaltrezza
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