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Michael Santhers

FOGLIE MORTE

NUVOLE

LA SPERANZA

OFFENSIVO E' IL TEMPO

TUTTO NORMALE

L'IMPOSSIBILE

I MIEI PENSIERI

E...!! LE ROSE PIANGONO AL TRAMONTO NOI POVERI
PICCOLE SCRITTURE QUELLO STRANO PASSANTE
NOTTE DI LUNA LA TREBBIA

HO VISTO

IL CANCELLIERE TEGOLA
IL CALABRONE IO FINTO GESU'
PANCHINA D'AUTUNNO PICCOLE ALI
ORA SCENE D'AUTUNNO
VADO A TROVARLI (OGNI TANTO)
L'AVVOCATO FURGONE IL BUE
GIA' .... ADULTO..!! PREGHIERA DI UN ATEO
I MALVAGI
OGNI DOLORE VITE SCONTATE
LUNEDI' IL RAGIONIER CIPOLLA
   

 

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La mia moto

volano i pistoni
della mia moto

come un'aquilone
il mio cuore al vento

rincorro le mie gioie
sui sentieri
dei passi normali

salutano le foglie
e avvinghiano i ricordi

c'è rabbia nel motore
per i cavalli ammutoliti
dal traffico indecente

ora la strada è dritta
e c'è il traguardo
di lasciarsi la stupidità
alle spalle

rallento e poi mi fermo
mi vince la pietà
dei pistoni
che si sono sostituiti
all'anima
 

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Una vita fatta di numeri
numeri che avevano divorato la sua fantasia
 
ogni evasione gli sembrava un errore
aveva un unico diversivo
che spesso gli sembrava una colpa
il sabato mattina andava a pesca
ma anche quì c'erano i numeri
numeri di pesci sfuggiti,abboccati
peso specifico,calcoli di probabilità
 
lo chiamavano il ragionier Cipolla
per quel velo che si formava sui capelli
unti da uno strano intruglio
di un'antica ricetta
aveva il viso tondo e liscio
proprio come una cipolla
 
una mattina d'autunno di nebbia
mentre lanciava lontano
l'amo si impigliò in un ramo all'indietro
e con i piedi scivolò nel fiume
mentre i pesci curiosi gli danzavano intorno
 
non fu mai più ritrovato anche perchè il mare
non era molto lontano
 
ogni tanto su quella sponda c'è un mazzo di fiori
che nessuno ha visto mai posare
 
qualcuno dice che sia una donna che ravviva il ricordo
chi un cane,chi addirittura un pesce sfuggito a quell'amo
 
io l'altro giorno ho incontrato uno che sosteneva
che più volte in quel posto aveva sentito una voce
contare
 
di certo quella morte ebbe bisogno di numeri
i carabinieri misurarono la profondità dell'acqua
i passi all'indietro per la rincorsa del lancio
la lunghezza del filo
il tempo dell'agonia

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piccola vita che crescevi dentro di me
poi d'un tratto pezzo d'ingombro
che alimentavi le mie paure
 
corda legata ad un cielo
opprimente, abbassato
che mi impediva quel salto nel vuoto
per farla finita
 
un prezzo alto di un piacere breve
figlio intruso
mi sbarazzai di te e ti lasciai dai falchi
che mi imbrogliarono
facendo finta di cullare la tua piccola morte
 
ora mi servi piccolo fiore
a cui mancava l'ultimo sole per sbocciare
e io ti lasciai in un luogo senza tempo
 
non posso piangere sul tuo cimitero
che è dentro di me e non vedrò mai
però sento le voci del tuo piccolo scheletro
vedo i fantasmi del tuo piccolo volto
fermato a metà
 
anima mia lo sò che non merito pace
ma vorrei che il mio dolore ti giungesse lo stesso
 
in un luogo da designare costruirò la tua piccola casa
per tenerti a riparo dai peccati del mondo
e mi trascinerò fino allo stremo per venirti a trovare
per portarti i tuoi giochi rubati
 
piccole ali non sò se avete potuto volare
verso un cielo lontano
o siete cadute nel posto più brutto
e per questo dubbio che non mi basta il dolore
e non c'è pena che io possa scontare
 
non c'è volto che costruisco
che mi possa chiarire
come potresti essere adesso

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stanco
vecchio
con passo forzato
con la coda
presa in giro
dalle mosche
con gli occhi torvi
coperti dal sottile velo
dell'addio
prossimo
il bue
in silenzio
supplicava
le fatiche
sotto un aratro
che scorticava un'arida terra
 
fu rimpiazzato
 
provai grande dolore
quando lo caricarono
 
ci guardò
con perdono
capì
che non l'avevamo tradito
si rese conto
e fù contento
di andare al macello
per ridurre seppur di poco
la nostra miseria
 
io bambino sussurrai
quando avrò i soldi
in tuo onore
porterò
solo scarpe di gomme

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Lisa
un nome rubato al vento
 
carne morta
che continua a vivere
discarica ambulante
di noia, istinti e vizi
di animali timidi, feroci
 
spugna per parole volgari
anima in superficie
 
passamano levigato
di un teatro che replica
uno spettacolo
per ascolti finti
 
occhi nel vuoto
dove ognuno convinto
vi trova uno sguardo
esclusivo
 
giovane
ma vecchia puttana
ora giaci in un fosso
con un trucco di fango
 
come finto gioiello
rubato e scagliato per rabbia
nel posto più brutto
e che nessuno reclama
 
corpo su cui non cadrà
nessuna preghiera
quei fiori di pochi illusi
sono tutti seccati
io unico cane
ho vergogna e paura
di abbaiare...............

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ci sono vite scontate
sono soldati che non appariranno mai
nè sulle pagine della vittoria
nè su quelle della resa
sono i manovali della gloria
che altri prenderanno
 
sono atei senza nè ieri nè domani
sono puttane che non hanno fatto
nè divertire nè soffrire
sono nuvole con un'acqua
che nè serve nè è di troppo
 
sono le pause di un discorso
preparato
sono vite nell'oblìo
....saranno... milioni di croci
allineate........

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Gli operai
ripresero il tentativo
di ridare la pelle
ai palazzi
 
nel lunedì
apparve lo squallore
dei balconi
coi mancati affacci
di vite su misura
 
per strada i passanti
tra gli intrighi scontati
per non tornare a casa
si aggiustavano la faccia
nelle vetrine
che rendevano cadaveri
 
aveva capito tutto
la ragazza punk
che gonfiava una gomma
americana
in quel lunedì
che era solo un numero
deciso
da chi aveva voluto dare
un valore al tempo

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Oh! Dio prestigiatore dei poveri
quelli che ti hanno riso senza denti
ti prego,falli cadere nel sogno
in un sonno senza risveglio
mandali via da questa terra
che ha eruttato pietre e letame
dal loro destino scritto
con inchiostro di sangue
diverso
 
portali tra le stelle
lontano dai confini che non hanno
potuto mai varcare
 
ti prego non dargli un condominio
almeno una villetta a schiera
magari con un albero di ciliegio
con quell'usignolo che gli hanno sparato
perchè li faceva un pò felici con poco
 
falli stare senza pigiama celeste
dagli due scarpe e un vestito gessato
che non hanno mai avuto
 
falli abbracciare da una donna spogliata
sotto un lenzuolo di seta
nascondigli il sole impietoso
che per tutta la vita non ha confuso
con i riflessi le loro vergogne
le loro miserie
oh!...pensaci....Signore

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Sono operai
che fabbricano lamenti
li chiamano poeti
appendono parole
al sottile filo
del destino
 
impastano dolori
per un pane amaro
a una società
che ha sete di potere
 
sono vele al vento
che hanno perso il mare
impigliate
nelle ombre dell'anima
 
li chiamano poeti
per una gara
a sputar dolori
più distanti
soavi
con meno rumore
 
li chaimano poeti
custodi
cantori
degli archivi dei vomiti
pieni di cuori
che si fermarono
per le fatiche
dell'inseguire
un'accoppiamento
fatto passare
per abbellire
le bestialità
per
...... amore.....

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macchie di sangue
sulla bianca divisa
del cuoco
fuori dal ristorante
nell'attesa morta
forzata
di mestiere
tra la spirale
delle foglie
che tentano
l'inverosimile
del viaggio inverso
che finisce
sulle insegne a tempo
è l'autunno
della vita media
bollata
dai dissensi
dal disprezzo
di chi per etica
e riflessi religiosi
calcolati
o assorbiti
ha schifo
di sapere
che una bistecca
è passata per la morte
tra il colore del sangue
servita a un tavolo
tra le ciance
di un'amore
tra la veglia camuffata
di un vaso di fiori
sotto gli occhi
e le mani congiunte
di un buddista
è anche questo
autunno
della vita

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l'onorevole scaltrezza