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Reno Bromuro

Chi sei tu?

L'attimo più bello

Se proprio devo andare

La sete di te

Il mio cuore è amore

Il canto dell'usignuolo

Per anni amore

Mano amorosa

Mi amerai sempre?

Cantavi l'inno alla vita

Mi tormenta una fanciullezza

Mi chiedi

Inno alla pace

Ieri a Ciampino

Mi Piacque il tuo canto

C'è odore di buono

 

 

dello stesso Autore .... Racconti .... Teatro .... Momenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CHI SEI TU?

 

Chi sei tu

che approfittando del buio

di notte cadi sul mio corpo

mi sussurri all’orecchio ed io

lievito sopra nuvola statica?

 

Chi se tu

che al canto del gallo

mi baci sulla bocca

e mi lasci intontito

ubriaco di desiderio

con il cuore che mi batte in gola?

 

Chi sei tu

che mi doni l’oro del sole

senza nulla chiedere, chi sei?

 

Sono un essere che vive di riflesso

la tua presenza mi è indispensabile

come l’acqua all’assetato

come il pane all’affamato

come la vita a chi ama perdutamente

Ed io, mi sono accorto

che ti amo, ti amo immensamente.

 

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L’ATTIMO PIU’  BELLO

 

La vita sta per andare e non ho dato

l’amore che avrei voluto far nascere.

Rimane

il rimpianto delle tue labbra infuocate

del corpo

flessuoso e desideroso di offrirsi.

 

Solo pensieri

accompagnano i miei passi

ormai lenti e discordi verso

la cima innevata

tu cogli occhi al cielo implori ancora, amore,

perché sai che vivrà insieme al mondo solo

la vita va…

per chiudere il cerchio aperto al primo vagito.

 

La vita

sta per andare e solo gli occhi

vedono

la luce immensa e viva: Amore!

 

Non più avrò

rimpianti di labbra infuocate

non più vedrò

l’offerta del corpo rovente.

 

Almeno non sentirò parlare di guerra

non ascolterò bugie da tumide labbra.

 

In verità

ho dato sempre a piene mani

sei stato tu, preso da vanagloria,

a non saper afferrare l’attimo

più bello

 

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SE PROPRIO DEVO ANDARE

 
Se proprio devo andare voglio indossare
una camicia pulita. Non voglio portare
come una bandiera questa camicia che sa di fango,
di sudore e di sangue; di polvere di pietra macinata
con i denti per aprire nuove vie;
di spine tolte alle rose strappate
dalle mie mani ma penetrate nel cuore.

Se proprio devo andare
voglio indossare una camicia pulita.
L'uomo non ha capito e ...

Se devo andare
datemi per favore
una camicia pulita.

 

 

 

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LA SETE DI TE

 

La sete di te arde nell'anima

in questa notte di fame e lieve

la mano si leva fino a cingerti la vita.

 

Sete di terra riarsa.

Sete di sole cocente.

Sete di pulizia.

Sete di vita come avide radici.

 

In questa notte di fame vagano gli occhi

alla ricerca dei tuoi che nel buio selvame

di questo lago inquinato

vanno chiamando i miei.

 

Ti attendo impavido e assetato!

 

Sei piena di luce,

quella che avvolge i miei sogni

e di ombre piena, sono quelle

che racchiudono le mie speranze.

 

Mi segui come la luna la terra!

Ti cerco come le stelle la notte!

 

Intanto la sete brucia

l'anima e incendia il corpo

perché il tuo già arde.

 

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IL MIO CUORE E AMORE

 

Notte serena, cielo quasi bianco

tanto la Luna è splendida e pulita.

Sono corso col mio mezzo cuore

come un giaguaro insegue la preda.

 

In cima all’Everest c’è un fantoccio

solo nel ghiaccio eterno accartocciato

piange l’ho abbracciato stretto stretto

speranzoso di liberarlo dalla morsa

ghiacciata forte ma senza promesse.

Quando il ghiaccio si è sciolto l’essere

mi ha detto sottovoce «sono Amore».

 

Son corso a valle l’ho gridato agli uomini

ma non mi hanno creduto; preferiscono

saperlo tra i ghiacciai lontano dai cuori

per non sentire l’anima in tumulto.

 

In cima all’Everest ora vivono

Amore

e il mio mezzo cuore malandato.

 

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C’E’ ODORE BUONO

 

C’è odore buono stamani nell’aria

e le nuvole danzano un valzer

suonato da allegri fringuelli

usignoli sempre innamorati:

giunta è la signora profumata.

 

Che buon odore nell’aria stamani

anche il mio cuore fa coppia

con le nuvole e il Gabbiano

fermo al centro della laguna

- come scolpito dal pensiero -

ha perduto la sua indifferenza.

 

Ora non sono più solo

la notte non fa più paura

c’è un usignolo che accompagna

col suo canto l’ansia dell’attesa.

 

Sarà breve lo sento!

 

L’Allodola già canta

l’usignuolo dorme ormai.

 

Tu sei in me con la libertà nel cuore

per innalzare ancora una volta

la Croce pietosa verso un cielo

che aspetta il colore del giorno

e l’eterno amore dell’uomo.

 

© - Reno Bromuro da «Musica Bruciata»

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IL CANTO DELL'USIGNUOLO

 

Oggi che il canto dell'usignuolo si fa lamentoso

sento la pesantezza di un sogno non vissuto

e odo ancora il grido della gente impaurita

all’avvicinarsi del treno che aspettavamo ansiosi.

 

Una bambina è risucchiata dall'aria turbinosa,

e nelle mani anchilosate ritrovo

solo un cappuccio e una ciocca di capelli neri.

 

Dalla folla che popola il marciapiedi della metro

grida raccapriccianti, tu ed io tremanti

avvinti in eterno abbraccio, sconvolti e piangenti.

 

L'usignuolo ritorna ogni sera a ricordare...

 

Mano nella mano mi portavi per strade sconosciute

ripide scale, irte salite, nuvole rosa campi sterminati

di papaveri...azzurri, mentre l'usignuolo  cantava alla luna.

 

Oggi che il canto dell'usignuolo si fa lamentoso

mia cara, sento tutta la pesantezza di quel sogno.

Oggi che l'usignuolo piange, ti dicevo, odo

il grido della gente impaurita, mentre raccolgo

il sangue che sgorga prepotente dal mio cuore.

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MI PIACQUE IL TUO CANTO

 

Mi piacque subito il tuo canto
perché la tua voce melodiosa
somigliava alla mia: parlava d’amore.

 

Anche tu vedevi le lacrime di smog
che scendevano dalle statue
e radionuclidi che cadevano dal cielo.

 

Anche a te piaceva sedersi a tavolino
con un bicchiere di vino d’avanti e parlare
col Signore delle cose del mondo.

 

E poi… nel tuo canto sicuro e pulito
c’era il pianto del sole del Sud
e dei fichidindia che perdevano il sapore.

Questo sole che da Astro si trasfigurava
in essere vivente è il canto tuo
che stringe il cuore in una morsa.

 

Subito mi piacque il tuo canto
e lo rivolsi a tutti perché sapessero.

 

Ora ti credo di fronte al Signore
seduto a quel tavolo che avevi immaginato
e con lui parli delle Maddalene
del mondo frustate a sangue
da aguzzini senz’anima e provvedete
per la libertà perduta, per la salvezza

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IERI A CIAMPINO

 

Sai? Ieri quando a Ciampino
sono giunti i corpi dei martiri
di Nassiriya e tutti con gli occhi lucidi
pregavano in silenzio; ho visto il cielo
che piangeva lacrime pure, scevre
di smog, che cadevano sul tricolore.

 

Sai? Ieri a Ciampino ho lasciato
un pezzo di cuore, l’atro era a Nassiriya
che accompagnava i martiri a casa.

 

Li ho visti, prima di morire
ridevano felici: fra due giorni
torneremo a casa e ballavano anche,
ma il ballo fu stroncato da un boato
ed anche le loro anime verso il cielo
andarono in cerca dei parenti.

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INNO ALLA PACE
Ai fedeli «Fanti dell’Arma» martiri a Nassiriya

 

«Fedele nei secoli», giurasti
e lo sei stato anche quando il barbaro
ti ha squarciato le membra;
anche con la bocca piena di polvere
le braccia hai teso per aiutare
chi sanguinava e pregava come te.

 

Hai scritto la frase del tuo giuramento
col sangue innocente gridando Pace.
In te, Giovane, che hai vissuto
nella terra nemica per affermare la Pace
la Patria ha creduto e ti si è affidata:
l’hai difesa con la tua vita e ora
con Dio parli del bene che il barbaro calpesta.

 

In coro, diciotto, davanti al tribunale
dei Tribunali avete rinnovato il giuramento
e gli Angeli hanno intonato l’antico canto:
«Pace in terra agli uomini di buona volontà!»

 

Per voi, martiri del giuramento divino
non piango lacrime di rabbia
siete con me per ricordare un Uomo
che tanto tempo fa, attraversò
a piedi l’arido deserto per affermare
Quella Pace che voi avete difeso
Quella Pace che gli uomini vogliono
Quella pace che vive nelle grotte
separata dalla volontà di chi l’ama.

 

Voi l’avete amata donando la vita
Noi, fratelli, così vi ricorderemo
«Fedeli nei secoli», dalla nascita.
 

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Mi chiedi
quando
non ci saranno più guerre?

Quando l'uomo
cesserà di essere
animale razionale.

Quando l'uomo
non farà più parole.

Quando l'uomo
dimenticherà
la sua intelligenza
e ti stringerà la mano:
mano putrefatta
callosa
purificata
dalle sue lacrime.

 

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PER ANNI, AMORE

 

Per anni, amore, abbiamo aspettato

il Nunzio

inchiodati alla stessa croce.

 

Il tuo sguardo rispecchiava

cieli, laghi remoti, non profanati.

 

Nelle tue pupille la gioia dell'estate:

pagliuzze dorate portate dal vento.

Sole raggiante nelle tue pupille.

 

Il sorriso come lama di Toledo

era nel cuore.

 

Da anni, amore, aspettiamo

inchiodati alla stessa croce.

Tu sempre più sola! Nella marea

chiassosa, isolato spirito morente,

ricerca laghi remoti, pagliuzze

dorate, lame senza guaine: io.

 

Novello Ulisse percorro vie più nuove.

 

Intanto aspetto il Nunzio

inchiodato

alla stessa croce di sempre.

 

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MANO AMOROSA

 

Mi conduce

mano amorosa

pietosa al dolore.

 

Un Gabbiano mi guida.

 

Ala bianca di Gabbiano

tuo volto.

 

Mi conduce

mano amorosa

pietosa

a cercare

raccogliere

quella lagrima nel mare.

 

Nel mare cerco

quella lagrima

ma la mano pietosa

non mi trascina nel fondo.

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MI AMERAI SEMPRE?

 

Mi amerai sempre

quando sarò vecchia

e il tempo tiranno

avrà scavato la penna

sul mio  volto?

 

Tu sarai sempre bambina

ora con questi versi

ho fermato i tuoi anni.

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CANTAVI L'INNO ALLA VITA

 

Cantavi l'inno alla vita nel seno di mamma,

cucciolo d'uomo, ed ho pianto.

Gridavi "Osanna" e non capivo

perché amare quando è sofferenza?

                                      Ma tu amavi!

 

Inutilmente ho sperato al tuo ripensamento.

 

Oggi ti vedo festante, occhi neri e profondi

come la vita, il destino, la bocca di un lupo.

 

Sorridi felice! Piango, non so perché.

 

Aiutami a capire, cucciolo d'uomo.

La vita non è male?

Allora, perché sorridi?

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MI TORMENTA UNA FANCIULLEZZA

 

Mi tormenta una fanciullezza, prepotente

mi assilla il giorno della spigolatura:

solchi interminabili sotto sole cocente.

Voce robusta e sfottente m’accompagna:

"non temere per le mani, principino;

un'altra spiga lì, dietro, all'inizio del solco.

Dai, principino, trotta".

 

Mi tormenta prepotentemente la fanciullezza:

giorni d'autunno, vigneti immensi, uva dorata

pane quotidiano per sfamare giorni di guerra.

 

Mi trema dentro questa fanciullezza:

ragazzi già affamati dilaniati dalle bombe,

giovani morti tra fiamme e grida di sirene,

bambini lamentosi prima della nascita

per la guerra e per il padre sconosciuto;

donne in attesa di un orgasmo dimenticato.

 

Mi urla nel cervello, la saggezza dei nonni

che non avrebbero voluto la guerra

sfidando con sguardo fiero chi imponeva

gagliardetti, camice nere e sfilate.

 

Quanto mi tormenta questa fanciullezza!

 

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