CHI SEI
TU?
Chi sei tu
che approfittando del buio
di notte cadi sul mio corpo
mi sussurri all’orecchio ed io
lievito sopra nuvola statica?
Chi se tu
che al canto del gallo
mi baci sulla bocca
e
mi lasci intontito
ubriaco di desiderio
con il cuore che mi batte in
gola?
Chi sei tu
che mi doni l’oro del sole
senza nulla chiedere, chi sei?
Sono un essere che vive di
riflesso
la tua presenza mi è
indispensabile
come l’acqua all’assetato
come il pane all’affamato
come la vita a chi ama
perdutamente
Ed io, mi sono accorto
che ti amo, ti amo
immensamente.
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L’ATTIMO PIU’ BELLO
La
vita sta per andare e non ho dato
l’amore che avrei voluto far
nascere.
Rimane
il
rimpianto delle tue labbra
infuocate
del
corpo
flessuoso e desideroso di
offrirsi.
Solo
pensieri
accompagnano i miei passi
ormai
lenti e discordi verso
la
cima innevata
tu
cogli occhi al cielo implori
ancora, amore,
perché sai che vivrà insieme al
mondo solo
la
vita va…
per
chiudere il cerchio aperto al
primo vagito.
La
vita
sta
per andare e solo gli occhi
vedono
la
luce immensa e viva: Amore!
Non
più avrò
rimpianti di labbra infuocate
non
più vedrò
l’offerta del corpo rovente.
Almeno non sentirò parlare di
guerra
non
ascolterò bugie da tumide labbra.
In
verità
ho
dato sempre a piene mani
sei
stato tu, preso da vanagloria,
a non
saper afferrare l’attimo
più
bello
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SE PROPRIO DEVO ANDARE
Se proprio devo andare voglio
indossare
una camicia pulita. Non voglio
portare
come una bandiera questa camicia
che sa di fango,
di sudore e di sangue; di polvere
di pietra macinata
con i denti per aprire nuove vie;
di spine tolte alle rose strappate
dalle mie mani ma penetrate nel
cuore.
Se proprio devo andare
voglio indossare una camicia
pulita.
L'uomo non ha capito e ...
Se devo andare
datemi per favore
una camicia pulita.
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LA SETE DI
TE
La sete di te arde nell'anima
in questa notte di fame e lieve
la mano si leva fino a cingerti la
vita.
Sete di terra riarsa.
Sete di sole cocente.
Sete di pulizia.
Sete di vita come avide radici.
In questa notte di fame vagano gli
occhi
alla ricerca dei tuoi che nel buio
selvame
di questo lago inquinato
vanno chiamando i miei.
Ti attendo impavido e assetato!
Sei piena di luce,
quella che avvolge i miei sogni
e di ombre piena, sono quelle
che racchiudono le mie speranze.
Mi segui come la luna la terra!
Ti cerco come le stelle la notte!
Intanto la sete brucia
l'anima e incendia il corpo
perché il tuo già arde.
Notte
serena, cielo quasi bianco
tanto
la Luna è splendida e pulita.
Sono
corso col mio mezzo cuore
come un
giaguaro insegue la preda.
In cima
all’Everest c’è un fantoccio
solo
nel ghiaccio eterno accartocciato
piange
l’ho abbracciato stretto stretto
speranzoso di liberarlo dalla morsa
ghiacciata forte ma senza promesse.
Quando
il ghiaccio si è sciolto l’essere
mi ha
detto sottovoce «sono Amore».
Son
corso a valle l’ho gridato agli
uomini
ma non
mi hanno creduto; preferiscono
saperlo
tra i ghiacciai lontano dai cuori
per non
sentire l’anima in tumulto.
In cima
all’Everest ora vivono
Amore
e il
mio mezzo cuore malandato.
C’E’ ODORE BUONO
C’è odore buono stamani nell’aria
e le nuvole danzano un valzer
suonato da allegri fringuelli
usignoli sempre innamorati:
giunta è la signora profumata.
Che buon odore nell’aria stamani
anche il mio cuore fa coppia
con le nuvole e il Gabbiano
fermo al centro della laguna
- come scolpito dal pensiero -
ha perduto la sua indifferenza.
Ora non sono più solo
la notte non fa più paura
c’è un usignolo che accompagna
col suo canto l’ansia dell’attesa.
Sarà breve lo sento!
L’Allodola già canta
l’usignuolo dorme ormai.
Tu sei in me con la libertà nel
cuore
per innalzare ancora una volta
la Croce pietosa verso un cielo
che aspetta il colore del giorno
e l’eterno amore dell’uomo.
© - Reno Bromuro da «Musica
Bruciata»
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IL
CANTO DELL'USIGNUOLO
Oggi che il
canto dell'usignuolo si fa lamentoso
sento la
pesantezza di un sogno non vissuto
e odo ancora il
grido della gente impaurita
all’avvicinarsi
del treno che aspettavamo ansiosi.
Una bambina è
risucchiata dall'aria turbinosa,
e nelle mani
anchilosate ritrovo
solo un
cappuccio e una ciocca di capelli neri.
Dalla folla che
popola il marciapiedi della metro
grida
raccapriccianti, tu ed io tremanti
avvinti in
eterno abbraccio, sconvolti e piangenti.
L'usignuolo
ritorna ogni sera a ricordare...
Mano nella mano
mi portavi per strade sconosciute
ripide scale,
irte salite, nuvole rosa campi sterminati
di papaveri...azzurri,
mentre l'usignuolo cantava alla luna.
Oggi che il
canto dell'usignuolo si fa lamentoso
mia cara, sento
tutta la pesantezza di quel sogno.
Oggi che l'usignuolo
piange, ti dicevo, odo
il grido della
gente impaurita, mentre raccolgo
il sangue che
sgorga prepotente dal mio cuore.
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Mi piacque subito il tuo canto
perché la tua voce melodiosa
somigliava alla mia: parlava d’amore.
Anche tu vedevi le lacrime di smog
che scendevano dalle statue
e radionuclidi che cadevano dal cielo.
Anche a te piaceva sedersi a tavolino
con un bicchiere di vino d’avanti e parlare
col Signore delle cose del mondo.
E poi… nel tuo canto sicuro e pulito
c’era il pianto del sole del Sud
e dei fichidindia che perdevano il sapore.
Questo sole che da Astro si trasfigurava
in essere vivente è il canto tuo
che stringe il cuore in una morsa.
Subito mi piacque il tuo canto
e lo rivolsi a tutti perché sapessero.
Ora ti credo di fronte al Signore
seduto a quel tavolo che avevi immaginato
e con lui parli delle Maddalene
del mondo frustate a sangue
da aguzzini senz’anima e provvedete
per la libertà perduta, per la salvezza
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Sai? Ieri quando a Ciampino
sono giunti i corpi dei martiri
di Nassiriya e tutti con gli occhi lucidi
pregavano in silenzio; ho visto il cielo
che piangeva lacrime pure, scevre
di smog, che cadevano sul tricolore.
Sai? Ieri a Ciampino ho lasciato
un pezzo di cuore, l’atro era a Nassiriya
che accompagnava i martiri a casa.
Li
ho visti, prima di morire
ridevano felici: fra due giorni
torneremo a casa e ballavano anche,
ma il ballo fu stroncato da un boato
ed anche le loro anime verso il cielo
andarono in cerca dei parenti.
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«Fedele nei
secoli»,
giurasti
e lo sei stato anche quando il barbaro
ti ha squarciato le membra;
anche con la bocca piena di polvere
le braccia hai teso per aiutare
chi sanguinava e pregava come te.
Hai scritto la
frase del tuo giuramento
col sangue innocente gridando Pace.
In te, Giovane, che hai vissuto
nella terra nemica per affermare la Pace
la Patria ha creduto e ti si è affidata:
l’hai difesa con la tua vita e ora
con Dio parli del bene che il barbaro
calpesta.
In coro,
diciotto, davanti al tribunale
dei Tribunali avete rinnovato il giuramento
e gli Angeli hanno intonato l’antico canto:
«Pace
in terra agli uomini di buona volontà!»
Per voi, martiri
del giuramento divino
non piango lacrime di rabbia
siete con me per ricordare un Uomo
che tanto tempo fa, attraversò
a piedi l’arido deserto per affermare
Quella Pace che voi avete difeso
Quella Pace che gli uomini vogliono
Quella pace che vive nelle grotte
separata dalla volontà di chi l’ama.
Voi l’avete amata
donando la vita
Noi, fratelli, così vi ricorderemo
«Fedeli nei
secoli»,
dalla nascita.
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Mi chiedi
quando
non ci saranno più guerre?
Quando
l'uomo
cesserà di essere
animale razionale.
Quando
l'uomo
non farà più parole.
Quando
l'uomo
dimenticherà
la sua intelligenza
e ti stringerà la mano:
mano putrefatta
callosa
purificata
dalle sue lacrime.
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PER ANNI, AMORE
Per anni,
amore, abbiamo aspettato
il Nunzio
inchiodati alla
stessa croce.
Il tuo sguardo
rispecchiava
cieli, laghi
remoti, non profanati.
Nelle tue
pupille la gioia dell'estate:
pagliuzze
dorate portate dal vento.
Sole raggiante
nelle tue pupille.
Il sorriso come
lama di Toledo
era nel cuore.
Da anni, amore,
aspettiamo
inchiodati alla
stessa croce.
Tu sempre più
sola! Nella marea
chiassosa,
isolato spirito morente,
ricerca laghi
remoti, pagliuzze
dorate, lame
senza guaine: io.
Novello Ulisse
percorro vie più nuove.
Intanto aspetto
il Nunzio
inchiodato
alla stessa
croce di sempre.
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MANO AMOROSA
Mi conduce
mano amorosa
pietosa al
dolore.
Un Gabbiano mi
guida.
Ala bianca di
Gabbiano
tuo volto.
Mi conduce
mano amorosa
pietosa
a cercare
raccogliere
quella lagrima
nel mare.
Nel mare cerco
quella lagrima
ma la mano
pietosa
non mi trascina
nel fondo.
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MI AMERAI SEMPRE?
Mi amerai
sempre
quando sarò
vecchia
e il tempo
tiranno
avrà scavato la
penna
sul mio volto?
Tu sarai sempre
bambina
ora con questi
versi
ho fermato i
tuoi anni.
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CANTAVI L'INNO ALLA VITA
Cantavi l'inno
alla vita nel seno di mamma,
cucciolo
d'uomo, ed ho pianto.
Gridavi
"Osanna" e non capivo
perché amare
quando è sofferenza?
Ma tu amavi!
Inutilmente ho
sperato al tuo ripensamento.
Oggi ti vedo
festante, occhi neri e profondi
come la vita,
il destino, la bocca di un lupo.
Sorridi felice!
Piango, non so perché.
Aiutami a
capire, cucciolo d'uomo.
La vita non è
male?
Allora, perché
sorridi?
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MI TORMENTA UNA FANCIULLEZZA
Mi tormenta una
fanciullezza, prepotente
mi assilla il
giorno della spigolatura:
solchi
interminabili sotto sole cocente.
Voce robusta e
sfottente m’accompagna:
"non temere
per le mani, principino;
un'altra
spiga lì, dietro, all'inizio del solco.
Dai,
principino, trotta".
Mi tormenta
prepotentemente la fanciullezza:
giorni
d'autunno, vigneti immensi, uva dorata
pane quotidiano
per sfamare giorni di guerra.
Mi trema dentro
questa fanciullezza:
ragazzi già
affamati dilaniati dalle bombe,
giovani morti
tra fiamme e grida di sirene,
bambini
lamentosi prima della nascita
per la guerra e
per il padre sconosciuto;
donne in attesa
di un orgasmo dimenticato.
Mi urla nel
cervello, la saggezza dei nonni
che non
avrebbero voluto la guerra
sfidando con
sguardo fiero chi imponeva
gagliardetti,
camice nere e sfilate.
Quanto mi
tormenta questa fanciullezza!
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