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AD UN BIMBO
NON NATO.
Bimbo,
non dovevi
morire,
prima di
schiudere,
le tenerissime
iridi
alla luce.
Tu non hai mai
assaporato
il materno
amore.
Tu ignori
il tepore del
latte
che la natura
stava
preparando
nel seno di
mamma
per nutrirti
e per
proteggerti
ad ogni
batterio.
I tuoi occhi
non conoscono
la rosea
bellezza
dell’alba
ed il
vermiglio
splendore
dell’occaso.
Ignori
le limpide
acque
oceaniche
dove vivono e
giocano
gli ilari
delfini.
Non intendi
la freschezza
della sorgente
che avrebbe
lavato il tuo
viso.
Non hai
contemplato
l’azzurro
infinito
del firmamento
ove brillano
tutte le
costellazioni
e governa
l’astro
incandescente.
Tu, anche,
i balocchi
ignori.
Certo,
un giorno;
non so
per quale
motivo,
la tua giovane
mamma,
nel suo
ventre,
non più volle
reggerti:
t’abortì.
Con il
trascorrere
del tempo,
la madre si
struggerà
in un pianto
amaro
dal rimorso
e dal dolore
per aver
ucciso,
prima della
vita,
il suo
frugoletto:
particella di
lei.
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BOLOGNA
SPAVENTATA:
1981.
Era un caldo
giorno estivo,
molti turisti
attendevano il
treno
nell’immensa
stazione
bolognese.
I genitori
sorridevano
al
figlioletti,
sognando
vacanze
spensierate e
felici.
Ecco, il
fischio
del treno
che stava
avanzando
e ognuno
s’alzò
con un sospiro
di sollievo,
dopo una lunga
attesa.
Ma quella
gioia,
ben presto
svanì.
Si udì
un feroce
scoppio di
bomba.
Nella grande
stazione di
Bologna
non si videro
altro
che macerie
cadere,
similmente,
ad una pioggia
di frammenti
ferrosi;
non si
sentirono
che grida
di bimbi
innocenti
e morenti
sotto le
rovine.
A Bologna,
quella
mattina,
si respirava,
soltanto,
olezzo di
tracce
sanguine.
Quella strage
bolognese,
compiuta dai
terroristi,
che non
provarono
una briciola
di pietà,
nemmeno un
istante,
prima di
distruggere
molti dei loro
simili.
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AL PARTIGIANO
FRANCO CENTRO.
Giovinetto,
ancor imberbe,
che la ferocia
nazista
innalzò
sull’altare
dei martiri
e degli eroi.
Tu eri il
beniamino
dei tuoi
compagni
combattenti
per la libertà
della patria
italiana.
Un figlio eri;
un fratello,
un soldato
fidato
per Lince:
tuo intrepido
comandante
che trepidava,
pur, sapendoti
in pericolo.
Ma tu
detestavi
il riposo
e da animosa
staffetta
oltrepassavi
le linee
nemiche,
sempre pronto
a portare
ordine;
a dar
informazioni.
Non avvertivi
la stanchezza,
ignoravi la
sosta,
ed il tuo
giovanile
cuore
non conosceva
la paura.
Molti dei tuoi
compagni,
avvisati, da
te,
scamparono
d’agguati,
ruppero
il cerchio
nemico,
ed a te
dovettero
la vita.
Persino,
il tuo amato
genitore,
arrestato dai
nazisti,
fu da te
libero,
nel momento
più inatteso.
Ma l’intensa
tua giovinezza
fu stroncata
nell’attimo
più bello,
il tuo
sacrificio
fu sublime:
vincesti le
torture,
non ti domò il
dolore
a chi ti
voleste
delatore.
Chiedesti
che ti
fucilassero
con la stella
di partigiano
sul cuore
e come
d’incanto,
prima che la
morte
ti celaste gli
occhi,
una stella
vera
t’apparve sul
petto
che il tuo
sangue disegnò
e si tinse di
rosso.
Giacesti
immobile
sulla neve
d’aprile
che avvolge
d’un tiepido
calore
il tuo corpo
di valente
coraggio.
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TROVATELLO.
Non ricordi
d’aver avuto
una mamma
che al suo
seno
ti strinse?
No.
Quando
ti sei accorto
della vita,
ti trovasti
rinchiuso
in un
orfanotrofio,
insieme ad
altri
trovatelli
come te.
Mai avrai
udito
un aggettivo
materno,
dolce e
carezzevole.
Avrai,
soltanto,
sentito
verbi freddi e
poco
amorevoli.
Infelice bimbo
abbandonato,
senza rispetto
e senza
rimpianto.
Chi sarà, mai
stata, la tua
vera mamma?
Forse, un
giorno,
arriverà una
nuova madre
che t’adotterà
per amore;
non per caso,
ed avrà cura
di te.
Mentre Dio
punirà
la tua madre
naturale
per averti
concepito
senza alcun
affetto,
lasciandoti,
poi, solo al
mondo,
senza nessun
rimorso,
senza nessun
dolore
e tanto
menefreghismo!
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DESIDERIO.
Desidererei
vivere
in una
graziosa
e candida
villetta
dalle imposte
e dall’uscio
verdi,
con il tetto
rosso
ed il camino
fumante.
Mi piacerebbe
stare
comodamente
seduta
accanto al
focolare
ed udire
dolci ed
affettuosi
aggettivi
che fanno bene
al mio cuore.
Sarei lieta
di vedermi,
soltanto, nel
sogno,
in una casetta
antica,
custodia
d’amore,
d’unione e di
solarità.
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