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Le novelle marinaresche di Mastro Catrame

raccontato da Corinne "La Perla di Labuan" D'Angelo

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Edito per la prima volta nel 1894, presso la casa editrice Speirani di Torino, questo romanzo e’ decisamente “atipico”. Giudizio che non si riferisce certamente al “tema” della narrazione, cioe’ avventure di “mare”, che erano senza dubbio le piu’ congeniali a Salgari, quanto per la struttura intrinseca dell’opera.

Infatti, pur essendoci una “cornice”, una storia di fondo, il romanzo riporta dodici racconti o storie, una per ciascun capitolo (in piu’ c’e’ poi un capitolo “introduttivo”).

 

Innanzitutto, qualche parola sulla trama del romanzo.

Mastro Catrame è un "marinaio d'antico stampo". Ha la barba bianca, i capelli radi, il volto rugoso, e non disdegna una buona bottiglia di vin di Cipro, e ne e’ un indizio il naso rosso rosso da vero bevitore.

Questa sua passione per il buon vino fu però un giorno causa, per lui, di una terribile mancanza. Fu infatti scoperto, ubriaco fradicio, in fondo alla cala del vascello di cui era parte dell’equipaggio.

Ora, la disciplina di bordo vorrebbe una esemplare fustigazione di questo personaggio, ma, in considerazione della sua eta’, Mastro Catrame viene severamente rimproverato dal capitano, che prende spunto dalla punizione che avrebbe dovuto infliggergli, per dilettare se stesso e il resto dell'equipaggio.

Vecchio marinaio, si diceva che conoscesse centinaia di storie di mare ed e’ appunto questa la punizione per Mastro Catrame: raccontare al resto della ciurma le migliori storie di mare che conosca, o in cui si sia trovato protagonista, un racconto per ogni sera, per un totale di 12 sere.

E cosi’, borbottando, ma non potendo certo sottrarsi alla punizione, il vecchio Mastro comincia a raccontare e il romanzo è dunque una raccolta di racconti avventurosi da lui narrati.

 

Molte delle storie raccontate sono delle vere e proprie “credenze marinare”, chi piu’ chi meno hanno tutti degli spunti horror, basta dare un’occhiata ai titoli: “il vascello maledetto”(titolo che sara’ poi dato al romanzo in una successiva edizione, che conterra’ l’aggiunta anche di altri racconti, che nulla hanno a che fare pero’ con l’insieme del romanzo), “i fantasmi dei Mari del Nord, “la nave-feretro sul mare ardente”, e via di questo passo.

 

Avventure davvero molto carine, qualche narrazione puo’ sembrare anche ingenua, ma come sempre non bisogna dimenticare il periodo in cui Salgari scriveva (un secolo fa):  comunque, e’ lo stesso Salgari che, per ogni mini-avventura narrata, fa anche il punto della situazione e, armato delle armi della logica o della cultura, da’ una spiegazione “razionale” dei fenomeni o dei personaggi che si sono presentati nei racconti.

Si puo’ dire, infatti, che in questo volume ci siano “due Salgari”: uno e’ Mastro Catrame stesso, il “lupo di mare” rotto a tutte le avventure ma superstizioso come tutti i marinai; l’altro e’ il capitano del vascello, che, si beffa di tutte le credenze perche’ “sa” che ogni cosa ha una spiegazione nei fenomeni della Natura o nello studio dell’animo umano. L’oscurantismo dei tempi passati, contro la luce dei tempi moderni, si potrebbe anche dire.

 

Oltre a questo, emerge nella narrazione anche quel certo
spirito umoristico che contraddistingue talvolta Salgari, benche’ le avventure siano avvolte prevalentemente da un’aura di mistero, che le rende indubbiamente suggestive e sembra quasi di essere li’, al buio, di  sera, col solo rumore delle onde che si infrangono contro la prua del vascello, riuniti attorno a un vecchio imponente signore dalla barba bianca che racconta storie di fantasmi che fanno correre un brivido lungo la schiena, allorche’ “un urlo ruppe il silenzio della notte”!!

 
 
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