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Fascisti
ammazzati
Il libro di
Luca Telese racconta la gioventù nera
Sono tante le
vergogne del Novecento. Vergogne nate da azioni
che non troveranno mai giustificazione, nemmeno
nell’odio. Gli “anni di piombo” sono più che una
vergogna. Sono gli anni del mistero,
dell’alienazione umana, dell’insoddisfazione
politico-istituzionale, delle manifestazioni
“contro”. “Contro” chiunque fosse di Sinistra.
“Contro” chiunque fosse di Destra. Una lotta
armata e violenta che ha lasciato strascichi di
morti in tutto il territorio nazionale. Morti di
Destra e di Sinistra. Quel periodo – grossomodo
gli anni Settanta – è l’apoteosi delle stragi
insensate: Piazza Fontana a Milano (1969); Piazza
della Loggia a Brescia (1974); strage
sull’espresso Roma-Brennero (1974); strage della
stazione di Bologna (1980). Tanto si è detto e
tanto si è scritto.
Ma ci sono dei
morti che hanno rischiato la dimenticanza. «Colpa
dei democristiani» ha sostenuto qualcuno.
Sicuramente colpa di chi “ha scritto” la storia.
Sono ventuno i
morti “fascisti”, tutti vicini al Msi di Almirante
e al Fronte della Gioventù i cui responsabili a
livello nazionale erano dei giovanissimi
Gianfranco Fini e Gianni Alemanno. Ventuno morti,
tutti giovanissimi – il più piccolo era Stefano
Mattei, 7 anni, morto nel rogo di Primavalle
insieme al fratello Virgilio. Ventuno morti e un
unico filo di sangue, quello nero. Ventuno morti e
due verità inconciliabili, quella della Destra e
quella della Sinistra, tramandate in parallelo nel
corso degli anni senza incontrarsi mai.
C’è voluto un
giornalista di sinistra, Luca Telese, 35 anni, per
far luce su quelle stragi dimenticate. “Cuori
neri” è il titolo del suo libro-inchiesta che ha
shockato anche i “cuori rossi”. Edito da Sperling
& Kupfer , è un vero dossier. Quasi 800 pagine e
35 colonne dei nomi in indice. Non si legge d’un
fiato, va digerito, anche se la lettura è
scorrevole e decisa. Scorre per immagini e
situazioni. Sembra di assistere a un dossier
televisivo dei tempi di Mixer.
È un libro
importante dal punto di vista storico e politico.
La ricostruzione dei fatti è scientifica:
interviste, atti giudiziari, testimonianze,
giornali e inchieste televisive hanno riaperto la
piaga dei giovani camerati dal cuore nero, in
un’Italia in cui «ammazzare un fascista non era
reato». Il libro è per tutti. Aiuta le nuove
generazioni a comprendere ciò che accadeva intorno
alle sezioni missine, a quei tempi ghettizzate.
Aiuta a comprendere la gioventù nera, di quei
giovani che, isolati, nutrivano spazi culturali,
sogni ed esperienze al pari dei loro coetanei di
sinistra. Eppure come ricorderemo, e come è ormai
risaputo, Giorgio Almirante ed Enrico Berlinguer,
uno nero e l’altro rosso, che furono avversari
rigorosi, si videro spesso e in grande segreto per
sedare animi e guerre civili, eppure si
continuava a uccidere per un’idea , per un colore
o per un nome, o magari, com’è accaduto ad una
delle ventuno vittime, per la forma della tomaia
di un paio di stivali.
La guerra civile è
finita il 2 febbraio del 1983, quando cadde
l’ultimo “ragazzo nero”. Si chiamava Paolo Di
Nella, 19 anni, ebbe un destino particolare: in
ospedale, al suo capezzale mentre era in agonia
giunse a fargli visita il presidente “partigiano”
Sandro Pertini. Destra e Sinistra, due cuori, ma
una sola comunità nazionale.
E come disse
Walter Veltroni nell’ottobre del 2005, durante la
cerimonia di intitolazione di una via di Roma a Di
Nella, «questa strada non serve a Paolo. Serve a
ricordare che lo scontro politico c’è stato e che
è stato anche assurdo e folle. Serve a noi, per
ricordare che non esiste una bandiera, un colore,
un ideale, che possa giustificare l’annullamento
della libertà altrui». Molti cuori neri e rossi
hanno applaudito il sindaco dei Ds; mentre Roberto
Cotroneo sulle pagine de l’Unità , a
proposito, così si espresse: «La via intitolata a
Paolo Di Nella rompe un tabù insensato: un tabù
tutto dentro la sinistra. Veltroni non è stato
coraggioso a intitolare una via a Di Nella: è
stato giusto e così doveva fare». La storia è
anche questa. A Luca Telese il merito di avercelo
ricordato.
Dalla rubrica culturale Macondo
del quotidiano regionale Calabria Ora del
20 gennaio 2007
Caterina
Provenzano
Giornalista
Calabria Ora
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