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Furore di John Steinbeck

raccontato da Stefano Solegemello

Un bellissimo album di Bruce Springsteen, "The ghost of Tom Joad" (1995), è stato la molla che ha fatto scattare in me la curiosità di leggere questo romanzo.
Questo disco e in particolare la canzone che gli dà il titolo risentono infatti dell'influenza del libro di J. Steinbeck: Tom Joad è il protagonista di "Furore".
Il mio è stato dunque un percorso musical-letterario, che consiglio a tutti voi: non c'è niente di più bello che scoprire l'arte, in questo caso la letteratura, partendo da una curiosità quasi istintiva e non pilotata dalla scuola o dall'istruzione in generale.
Amo questo libro perchè trovo che sia la somma e la sintesi di molti aspetti della mia formazione culturale e ideale.
"Furore" è' letteratura, è economia, è storia, è denuncia sociale.
"Furore" è un numero : il '29.
John Steinbeck attraverso la storia della famiglia Joad ci mostra un'America dalle mille contraddizioni; un paese diviso tra grandi oppurtunità e triste miseria.
Ci parla senza filtri della Grande Depressione del 1929, delle migrazioni interne lungo la Highway 66 verso la "terra promessa": la California.
La crisi economica del '29, così ben studiata e analizzata poi da quel grande studioso e "scienziato" dell'economia che è stato John Maynard Keynes, è per Steinbeck l'occasione per dipingere a tinte fosche una splendida metafora della condizione umana.
La vita dell'uomo è vista come un viaggio lungo una "strada" interminabile e impervia;
Su questa "strada" , così cara anche ad altri grandi scrittori americani del '900, basti pensare a Jack Kerouac ("On the road"), si alternano le più varie vicende umane: ricchezza, raffigurata dalle grandi e luccicanti automobili che sfrecciano vicino ai "rottami con le ruote" dei poveri Joad , e ancora povertà, illusioni, disilussioni.
La figura di Tom ci dà poi l'opportunità di riflettere sulla natura dell'uomo, sempre divisa tra Bene e Male.
Questo libro così cementato nella realtà economico-sociale degli anni '30 offre, a mio avviso, una grande occasione per riflettere sui nostri tempi ancora troppo spesso caratterizzati da migrazioni, da disagio sociale, da condizioni di lavoro inumane, da diritti calpestati e ridotti a mere enunciazioni .
Come non vedere nei "disperati" della Highway 66 ("la strada" che come fettuccia d'asfalto attraversa tutto lo sterminato territorio degli Stati Uniti d'America), i "nuovi poveri"?, i nuovi disperati, anche loro in cerca, ieri come oggi, di un posto dove fermarsi e sostare, di un fuoco su cui scaldarsi, di una terrà promessa, di un lavoro sicuro?
Non perdete l'occasione di fare questo viaggio, in macchina con la famiglia Joad...
"la strada è viva stasera..."

 

 

 
 
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