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Da una intervista‚
fatta dall’autore a Lucia Apicella di Cava de’ Tirreni‚
in provincia di Salerno‚
nel 1980
LUCIA APICELLA
[Mutter
der toten] (1)
di
Franco Pastore
VOCE –
Nella
cittadina di Cava Dei Tirreni, in provincia di
Salerno, viveva Lucia
Apicella,
più nota come " MAMMA LUCIA.
Era una donna che apparteneva a quella parte di
Popolo che fa della saggezza,
della pietà e dell'altruismo, l'unica grande religione.
(2)
Magra, vestita di nero, recava negli occhi il
fascino di uno sguardo penetrante,
abituato a scrutare nell’anima, negli anfratti oscuri,
tra i cespugli, tra le zolle riar-
se dei campi di battaglia.
Torniamo indietro nel tempo! L’azione dei secondo
conflitto mondiale si sposta
nel Meridione d'Italia; a Salerno avviene lo sbarco
degli alleati è l’epilogo di una
grande tragedia.
( Esplosioni, fischi di pallottole, ordini di
ufficiali tedeschi, sventagliate di mitra ).
VOCE - Lucia vive tutto questo con lo
sbigottimento e la paura di tutti. Intanto,
l'odio degli uomini scava in lei una profonda pietà per
il genere umano, per i morti
di
tutti i popoli e, come una grande madre, freme per i
figli più sfortunati, inghiottiti
dal mostro crudele della guerra.
(Voce
di MAMMA LUCIA- registrazione)
VOCE
- Quando l'eco dell'ultima bomba si spense,
iniziò l'avventura del dopo-
guerra e la lotta contro la miseria. Nel 44 i Tedeschi
avevano raccolto i loro caduti in
cimiteri improvvisati, ma quanti morti rimanevano
insepolti e che sfacelo nei cimite-
ri
di guerra!
GIORNALISTA – Il gelo, i predoni ed il vento avevano
frugato tra le pietre tombali, tra
le
ortiche e la fanghiglia. L’uomo aveva profanato la
morte, rubando scarpe, anelli e
Crocifissi d'oro. La miseria aveva indurito il cuore e
l'umanità non aveva più paura
dei
fantasmi, né aveva pietà per le membra dilaniate di
poveri giovani, sottratti allo
amore
delle loro donne e delle madri, che ancora aspettavano,
all'ombra delle case
distrutte.
(continua giornalista)
Ma
San Giacomo guardava dalla sua chiesa e mandò un
angelo, un cuore di mam-
ma a
salvare quel sacro recinto dalla furia delle iene.
(Voce
di MAMMA LUCIA: registrazione).
Voce
- l lampi squarciavano il cielo e la pioggia picchiava
sui tetti sconnessi, sui vetri
delle imposte coperte ancora dalle tende del
coprifuoco.
Nei fossi e
lungo le scarpate corpi avvizziti nutrivano i vermi
della follia. Tra pietosi
Cespugli, figli
di mamme lontane guardavano, con le orbite vuote,
verso la propria
terra. La porta
al pian terreno cigolò, si aperse, sbatté con forza
contro il muro grigio.
Lucia APICELLA, sobbalzò, scese le scale e, per
un lungo istante contemplò quell'in-
ferno di tuoni e lampi. Ad un tratto, avvertì un
coro di amenti che sembravano mate-
rializzarsi nel buio: era come se la terra
vivesse l'ultimo rantolo prima di morire.
(Lamenti,
invocazioni di aiuto, molteplicità di voci angosciate, poi
ancora qualche tuono, lamen-
ti
funebri, invocazioni in diverse lingue. Rumore di passi).
VOCE - Dio mio! - gridò.
Corse nella notte con la sola vestaglia che la
ricopriva e si arrampico su per la collina,
senza tregua. Era il 24 maggio del 1946.
L'alba già
imbiancava le case, nel silenzio del mattino e Lucia si
fermò ansante, seden-
do sul basso muricciolo del piccolo ponte sul
torrente.
Quanti arbusti
scendevano giù, a valle, con una infinità di altre cose;
ad un tratto, una
scarpa attirò la
sua attenzione: era uno scarpone militare, seguito da un
povero corpo
a brandelli,
tenuto insieme da una divisa lacera, infangata.
I resti del
cadavere, si fermarono contro un grosso ramo ed
affiorarono col tronco.
La mano si
muoveva coi braccio senza vita, sotto la spinta della
corrente e sembrava
chiedere pietà;
le ossa delle dita senza carne ed il grosso buco nella
zona dei petto,
non
impressionarono Lucia che corse verso quel figlio, che era
nato per morire.
GIORNALISTA - Quelle furono le prime ossa da custodire
con la prima piastrina.
Seguirono scavi
tra le tombe disfatte, sulle colline dei salernitano.
La donna scavò
con le mani,
lavò i teschi sotto le fontane, strappò, con le lunghe
dita, gli ultimi lem-
bi di carne,
preservando gli scheletri dalla distruzione con lavaggi di
alcool.
VOCE - Le città erano un deserto di pietra,
dove i valori giacevano sepolti sotto le ma-
cerie. Sulla terra bruciata, uomini mortificati
nell'anima, s'apprestavano a ricostruire la
vita, dimenticando i morti e, disprezzando
l'opera della Grande Madre.
Lucia' 'non aveva rancori, non aveva odio per
alcuno seguitava solitaria la sua strada,
senza curarsi di chi derideva il suo cuore, il
suo lavoro e le sue mani sante.
(Voce
di MAMMA LUCIA: registrazione).
GIORNALISTA - Sei anni Lucia Apicella
trascorse, frugando tra i cimiteri improvvisati, sul-
le colline, tra le scarpate; e ne ritrovò cento
di figli, poi, altri cento ed altri cento ancora.
Ed a chi chiedeva, rispondeva con calore:
- Queste sono le mie ossa, le ossa dei miei
figli, perché anche, la morte ha una mamma –
VOCE - Nessuno l’aiutò e qualcuno le disse
di pensare ai vivi. Un giorno che si ritirava,
al tramonto, con un carico di venti cadaveri,
un drappello di militari la fermò:
- Dove andate? - le chiese il tenente,
- Vado per i fatti miei – rispose Mamma Lucia
Scoprirono i cadaveri e l'ufficiale chiese
sbigottito:
- Chi sono
questi? –
- Sono morti - risposte la donna.
- Morti? - chiese ancora l'ufficiale,
incredulo.
- Sono morti ... come voi - rispose Lucia. - E
dove li portate? - le fu chiesto ancora.
Dove possono riposare in pace! - fu la
risposta della Signora dei caduti.
(Voce di MAMMA LUCIA: registrazione).
Voce - Per
lunghi anni la donna persiste nella sua missione,
seppellendo cadaveri di
ogni colore,
raccogliendo le ossa e procedendo alla loro
identificazione. Mai la forza
le venne meno;
anzi, una fede sempre maggiore la sostenne, nella ricerca
affannosa
delle salme,
tra le pietre, e gli sterpi delle campagne.
Un giorno,
dopo di averne avuto visione in sogno, si recò sopra un
monte e vi trovò
tre soldati
legati ciascuno ad un albero, erano tre cadaveri senza
testa ed i crani guar-
davano la
terra con i vermi che giravano nelle orbite vuote. La
donna si inginocchiò,
pianse e
pregò. Tolse la carne ancora attaccata alle ossa, che lavò
nelle acque di un
torrentello e
portò tutto a valle. Erano altre tre salme che si
aggiungevano alle
800 già
rinvenute.
(Voce
di MAMMA LUCIA: registrazione)
VOCE
- Nel suo
abito nero, parlava a quelle vittime della guerra in un
eterno solilo
quio. Esse non avevano nome e Giovanni, Friz,
Raul, Charles diventavano tutti "figli "
da custodire in cassette di zinco,
che faceva costruire a sue spese e non era ricca se
non di povertà.
Giornalista - Le note di “
Lilì Marleen” appartenevano oramai al passato e molte
madri
avevano atteso invano i loro fìgli; il sole
continuava a splendere sulla grande tragedia.
VOCE - Un vociare concitato, un correre di
passi frettolosi un grido:
- Antonio, figlio mio! -
Altre mamme, meno fortunate, piangevano
spazzolando da anni il medesimo vestito.
Lucia di Cava viveva questi drammi, uno per uno,
abbattendo con l'amore le barriere
del l'odio e dell'egoismo, insegnando agli uomini
che solo l'amore partoriva i fiori più
belli della vita: la speranza e la fiducia nel
domani.
Passa MAMMA LUCIA! - la piccola folla
mormorò scostandosi.
La donna procedeva in fretta, stringendo sul
petto un involto. Nei pressi di casa, affret-
tò i
passi e, nell'atrio, depose quel venerabile fardello,
adagio, quasi per non fargli male.
Entrò in casa per ripulirsi e non fece caso al
temporale che si andava preparando.
(Prime gocce di
pioggia, ticchettio, poi uno scrosciare prepotente sui
tetti, sulle case e sui vetri).
VOCE - Andò a letto all’imbrunire ed il sonno
subito vinse il corpo stanco. Nella notte,
fu svegliata dai tuoni e si ricordò delle ossa, sotto la
pioggia.
Si disperò, corse, lacerò un lembo della camicia
e ricoperse in tutta fretta quei resti che già
fuoriuscivano dalla carta bagnata; come se quel cranio,
sfondato da una pallottola di novantuno potesse sentir
freddo, per l'umida pioggia:
- L'amore per i morti è amore per la vita, e,
quest'ultima è un dono del signore.
Con tali pensieri si riaddormentò e sognò
eserciti di giovani che la chiamavano e le chiedevano:
- Salvami, per mia madre ! – Sulla fronte sudata
un cenno di assenso.
All'indomani, si rimise all'opera con una fede
ancora più grande e, tra gli arbusti di una trincea, in
una delle tante sue stazioni di calvario ( Monte Castello,
Monte S, Liberatore, Monte Sant’ Angelo, Monte S. Croce,
Badia, di Cava, Pineta la Serra, Monte Demanio, Monte
Pertuso) trovò ì resti di un giovane.
GIORNALISTA – Sembrava un bambino, il piccolo
Franz, in uno dei taschini della giubba
custodiva una fotografia con un doppio nastro bianco,
frangiato d’oro, dove, in tedesco era scritto: -Dai
genitori a nostro figlio, benedizione della tua mamma -.
Lì si erano conclusi i diciott’anni di Franz e la morte
aveva disfatto tutta la sua bellezza.
VOCE – Erano quelle le ossa che Mamma Lucia
amava di più:carezzava quel cranio come
fosse un bambino ancora in fasce, al quale, con un
bacio, cercava di trasmettere una seconda vita.
Due giorni dopo, era ancora alla ricerca dei suoi
“tesori”. Ad un tratto si fermò. Corse giù verso la
scarpata: si intravedeva qualcosa che somigliava ad una
divisa. Fece spazio tra le fronde e guardò bene tra i
cespugli, non si era sbagliata: era lì,a braccia aperte e
le orbite verso il cielo. Cercò la piastrina e guardò
nelle tasche della giubba, alla ricerca di qualcosa che
ne aiutasse l’identificazione: un portafoglio con pochi
soldi custodiva una tessera ed un foglio sporco ed
ingiallito. Lo spiegò con cautela e lentamente, come se
recitasse una preghiera, lesse:
“
Cara mamma, sento che la guerra sta per finire e che
presto ci rivedremo. Rassicura la mia bambina, dille che
il papà sta bene e che le racconterà ancora delle
favole. Tu prega Dio che mi risparmi la vita, io… non oso
più farlo, con questo cuore oppresso dall’ orrore
di questa guerra…”
qualcosa aveva costretto
il giovane a fermarsi ed a riporre il foglio, forse con il proposito di
continuare successivamente ma, il tempo era scaduto.
(Stormire,
di fronde, cinguettii di uccelli).
VOCE
- Mamma Lucia conservò la lettera e pregò a lungo in quel
luogo solitario.
I folti rami
filtravano i raggi del sole, un passero saltellava
sull’estremità di un ramo. La Donna guardò verso l’alto e
vide una bambina dalle treccine bionde, che correva sulla
strada della vita, cercando il suo papà e le favole che
non avrebbe mai più raccontato.
GIORNALISTA
-
Nel
1952, Lucia Apicella è afflitta
da un grave lutto: la morte della sua piccola
assistente, colei che, per centinaia di volte, l'aveva
accompagnata
per i campi ed i colli della misericordiosa ricerca: la
nipotina. Sempre negli anni cinquanta, Mamma Lucia si
reca in Germania.
Fu un
trionfo
per la " MUTTER DER TOTEN ". Alla
frontiera fu inutile il passaporto,
le strade furono pavimentate
di fiori; mamme tedesche, che non avevano più rivisto i
loro figlioli, le resero omaggio. Mamma Lucia pianse,
pianse per il loro lutto.
Pianse in casa Wagner, dove si recò per portare i resti
del loro
figliolo
Josef,
trovato sul monte San Liberatore.
Nel dicembre di quello stesso anno, la Madre dei Caduti è
a Roma, dove riceve l'omaggio dell'Ambasciatore di
Germania., Intanto Radio Stoccarda trasmetteva:“ Un popolo
che ha saputo dare al mondo una MA'MMA LUCIA merita tutto
il nostro amore, tutta a nostra gratitudine, tutto l'onore
di cui siamo capaci ”.
E finalmente, anche il 'popolo italiano riconobbe
ufficialmente l'opera di Lucia Apicella, che fu decorata
con medaglia d'oro e con la seguente motivazione: “
NEL SALERNITANO,
CAMPO DI BATTAGLIA LA POPOLANA LUCIA APICELLA, CHIAMATA
MAMMA LUCIA, CON STRAORDINARIO AFFETTO DI MAMMA SI
PRODIGA DA ANNI E TUTTORA, CON DISINTERESSATO AMORE,
ALLA RICERCA, RACCOLTA E IDENTIFICAZIONE DELLE SALME DI
SOLDATI CADUTI IN COMBATTIMENTO, DANDO COSI' MAGNIFICO
ESEMPIO DI CARITA' CRISTIANA ”.
(.Beniamino GIGLI: "Mamma").
L'8
gennaio del 1952, Beniamino Gigli, al SAN CARLO di
Napoli, canta la canzone " MAMMA ",in onore di Mamma
Lucia. L'omaggio ha un duplice scopo: quello di onorare
la donna che era stata premiata con medaglia d'oro e
quello di creare l'occasione per chiederle di
raccogliere le salme di 25 giovani napoletani,
fucilati e sepolti a Poggioreale senza alcuna
indicazione.
VOCE
- Passò altro tempo ancora nella ricerca affannosa dei
morti della guerra e Mamma Lucia incominciò ad
incurvarsi nelle spalle, incominciò a parlare alla gente,
che nulla aveva appreso dalla grande tragedia. Certamente
la donna sperava che le lacrime e la morte avessero
placato l'odio degli uomini.
Per molti anni ancora, fino al suo ultimo istante di
vita, dall'altare della sua Chiesetta,
parlerà alle folle dell’amore, predicendo
altre“ bufere di morte ” se
l'uomo non cesserà
dalla sua
follia, dimenticando la via dell’egoismo.
Mamma Lucia piange, piange e prega per i carcerati, per
i lebbrosi, per i drogati, per quelli senza cuore. Forse
il suo linguaggio non viene compreso, forse le sue
lacrime si asciugano al vento del nulla, ma è certo che è
stata la sua fede e quelle di esseri come lei a mantenere
uniti i pezzi di un mondo che si va sgretolando sempre più.
Lei, il premio l'ha già ottenuto, quando quel giorno al
tramonto, una visione la turbò fin nelle ossa vecchie e
stanche
(In sottofondo le Note del " Silenzio) :
Due eserciti fantasmi muovevano, da parti opposte,
verso il sole; non avevano' fucili, non vi erano
bandiere, ma fasci di fiori che lanciavano nella sua
direzione. Non udiva le loro parole, ma una sola voce che
recitava, per lei, versi dolcissimi:
“ Tra le
ossa del dolor / le mani stanche, / Signora della morte
/ senza colore /. Non
t’importava / il nome / dei figli tuoi / piegavi le
ginocchia / ad ogni viso. / Negli occhi
/senza
lacrime / un'unica pietà/ per i corpi squarciati / dalla
guerra. / Li ripulivi dal san-
gue, /
dalla terra, / poi, con le mani / unite su ogni capo, /
recitavi lentamente / la pre-
ghiera:
/sempre la stessa, / col medesimo dolore, /Signora della
morte / senza colore ”.
Mamma Lucia, per la seconda volta, pianse e
salutò ad uno ad uno tutti i suoi figli, che scomparvero
col sole all'orizzonte. Chinò il viso ed in grembo vide un
fiore: era una rosa, rossa come il sangue versato dal
mostro della guerra.
(Seguono le ultime note del " Silenzio )
______________
1)
Lucia Apicella, davanti alla quale cantò Beniamino Gigli
e Papa Giovanni Si inginocchiò commosso nacque nella
cittadina
di Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, nel1887.
Nei lunghi anni del dopoguerra, raccolse i resti
mortali di circa mille soldati di ogni bandiera. Per
questa sua opera, fu premiata dal Presidente della
repubblica con medaglia d’oro e fu chiamata dai
tedeschi “ Mutter der toten” : “La madre di tutti i
caduti”, mentre radio Stoccarda annunciava:- Un
popolo che ha saputo dare al mondo una Mamma Lucia merita
tutto il nostro amore, tutta la nostra gratitudine, tutto
l’amore di cui siamo capaci - ( da IL GIORNALE D’ITALIA
del 27 marzo 1952)
“2)
“Nel salernitano, campo di battaglia, la popolana Lucia
Apicella, chiamata “Mamma Lucia”con straordinario affetto
di mamma,
da anni si prodiga e tuttora, con disinteressato amore,
alla ricerca, raccolta ed identificazione, delle salme
dei soldaticaduti in combattimento, dando così
magnifico esempio di carità cristiana”. (
Ass. Naz. Tutela Italaliani all’estero)
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