Una
bellissima giornata
Era davvero una bella
giornata. A voler essere proprio pignoli, si poteva dire che il
canto degli uccelli era leggermente disturbato dal rumore del
traffico. Per il resto tutto era perfetto. Il sole. I cassonetti
dell'immondizia, svuotati appena l'alba aveva fatto capolino, e
subito dopo, questione di
5 minuti, mica tanto, lavati dal lavacassonettisterilizzante,
comperato
dal comune non più di 10 mesi fa. Le strade si movimentavano
ordinatamente. I bar erano già affollati e i vassoi dei
cornetti che si svuotavano precocemente, e i cappuccini caldi,
spruzzati di cacao amaro, facevano
la felicità di ognuno, prima che la giornata entrasse nel suo
vivo, appena gli scolari, e gli impiegati, e gli insegnanti,
sarebbero entrati nei templi del loro lavoro quotidiano. Ma si
sa bene, e chi può negarlo, ogni società,
se vuole essere civile, a sapere che cosa significa!, include
nel bilancio preventivo, sacrifici e ordine, che tutto possa
essere prevedibile,
molto tempo prima che accada. E infatti, questo lo sanno tutti,
l'imprevedibile, mettiamo un omicidio, uno che ammazza un altro,
semmai perché la marca di sigarette che fuma non
gli piace, o una rapina in banca, il rapimento di un bambino,
per venderlo
al pedofilo, o a quello che cava gli organi per trapiantarli ai
ricchi, o semplicemente per insegnargli il bel mestiere di
ladruncolo, viene
punito dalla legge, e quel che è peggio, dalla morale, ammesso
che si trovino i colpevoli, e l'imprevedibile che viene dal
cielo, e in tal caso si
chiama fatalità, mettiamo un fulmine che colpisce un albero, e
sotto l'albero
ci sta proprio un poveruomo, che di fulmini non se ne intende
per niente, o mettiamo un terremoto, o un ciclone, o un treno
che deraglia, per una frana inaspettata, o una centrale
nucleare, che salta in aria perché un
bottone rosso si è inceppato, o un ponte che crolla per un
piccolo errore di calcolo, colpa, certo, del computer, o un
soldato che si impicca nella caserma, perché non gli piace il
rancio o non gli piace l'aria che respira, o un ragazzo ucciso
nella comunità che doveva recuperarlo, o una
galleria sotto il monte più alto del mondo, che diventa un
barbecue per automobilisti un poco sfortunati, o un ministro che
ruba, o un governo che a causa del debito dei paesi più poveri,
deve aumentare le tasse e lo stipendio agli onorevoli, o un uomo
trovato morto per il freddo, sulla panchina del
parco, fiore all'occhiello (il parco) del popolo gaudente,
o il manicomio che lega alla catena i suoi ospiti, e di tanto in
tanto il manicomio va a fuoco,
e qualche pazzo ci rimette la pelle, e tutti restano commossi,
anche se, poverini, quelli erano solo un peso per la famiglia e
la comunità, o il sindaco affarista, che ha scambiato la
tangente per un buono premio di
un viaggio all'estero, o un aereo che cade, appena si è alzato
di un metro
da terra, provocando 300 morti e nessun ferito, o l'alluvione,
che porta fango e detriti, a causa del tracimare del fiume, che
mai aveva dato preoccupazione, tranne qualche piccolo segno di
inquinamento, a causa di una fabbrica alimentare, che scarica
proprio lì, e grazie a una vecchia
legge, ha ancora 20 anni di proroga per mettersi in regola con
la nuova legge,
e tutto questo imprevedibile, detto anche fatalità, è
imponderabile, e subito, ogni volta che accade, viene affidato a
una commissione d'inchiesta che deve ponderare e trovare subito,
massimo 25 anni, la soluzione.
La società civile, e chi non può essere d'accordo!, è
questa.
Dunque, era una giornata bellissima, direi perfetta.
Immaginarsi che la sera prima, anche il premier, quello
che chiamano
capo del governo, un certo Belly Sapiente si era affacciato al
telegiornale, come se fosse la finestra, o un piccolo balcone,
che si apre su una grande piazza, e aveva detto che, nonostante
i disoccupati erano aumentati, nei suoi primi 100 giorni da
governatore, aveva mantenuto tutte le promesse che aveva fatto
prima di essere eletto democraticamente. Così aveva detto
Astuzia Bill, proprio così. Astuzia Bill, così lo chiamava il
popolo,
che lo amava. Praticamente un soprannome. Per prima
cosa aveva fatto la legge che permette al padrone di licenziare
il dipendente, che come si capisce con la logica, significa
creare un nuovo posto di lavoro. La seconda cosa era la legge
sulle pensioni, che funziona più o meno così, i posti di
lavoro sono pochi, allora facciamo lavorare tutti fino a 80
anni. Capire questo è un po'
meno semplice, ma certo ha la sua ragione. Terza cosa, aveva
aumentato gli stipendi agli onorevoli, che, povera gente, si
sacrificano per gli
altri, e ne avevano proprio bisogno. Quinta cosa, c'erano tanti
altri piccoli progetti, che stava per realizzare e minuscoli
problemi da risolvere,
come il conflitto di interessi con le sue aziende, roba da poco,
bastava cederle alla figlia di 3 anni e tutto era a
posto.
Infine aveva detto che la pace e la libertà, regneranno
sovrane e guai a fare casino.
In realtà non si era espresso proprio così, il suo
discorso era molto più fine, ma la sostanza era proprio quella
lì. Aveva dimenticato di parlare dei milioni di morti ammazzati
in nome della civiltà e del progresso e delle idee più giuste
e in nome del popolo sovrano, ma sotto le feste non era proprio
il caso di dire cose tristi. Nessun
insetto volerà più nel cielo o sporcherà di piccole cacche la
nostra terra,
aveva concluso il presidente Belly Sapiente detto Astuzia Bill,
tanto per rallegrare l'ambiente e ridare fiducia anche ai più
disperati. Aveva detto proprio così, una conclusione grandiosa.
Grandiosa come la giornata che stava per iniziare. Stavo
leggendo un libro che parla di nostalgia. Ma io non avevo
nessuno per
cui soffrire, e se anche fossi tornato al paese, a chi avrei
potuto
raccontare le mie avventure, e quali avventure?! Ulisse era per
me un personaggio completamente vuoto. Per me dico, non so per
gli altri, e non so per se stesso. Io dovrei ritornare in tanti
luoghi e ritrovare troppe persone, per capire cosa provava
Ulisse. Ma personalmente non mi servirebbe a niente.
Intanto avevo finito di scrivere una poesia. Che come al
solito era la più bella che avessi mai scritto. Scesi le scale,
e al portone
mi ricordai che avevo lasciato aperta la finestra. Ma
all'ottavo piano,
solo l'Uomo Ragno poteva arrampicarsi. E poi c'erano le
mosche che avevo nascosto, per non farle catturare dalla
polizia, che facevano buona guardia, alle mie carte sparpagliate
per casa.
Mi apparvero subito i due grandi grattacieli che
rappresentavano il mondo, in quasi tutte le regioni della terra.
Da qualsiasi parte arrivavi, li dovevi vedere per forza, tanto
erano alti, grossi, ingombranti. Pensai che la Torre di Babele,
doveva sfigurare messa vicino a loro. E entrai nel bar. Nel
vassoio c'erano pochi cornetti, segno che la giornata era già
iniziata da un pezzo. Chiesi il caffè. E in quel momento
realizzai un pensiero profondo. Perché mai Dio, aveva avuto
paura di farsi scoprire! Forse perché non abita in cielo, come
tutti pensiamo. Ha fatto tutto quel casino di lingue, per una
misera torre, che in confronto a queste due, doveva essere una
baracca. Forse a Babilonia, non conoscevano l'ascensore, per
questo fallirono e morirono di fame, seppelliti lassù, in
attesa dei viveri.Che bel pensiero avevo concepito. Intanto
arrivò il caffè. Di questo ero sicuro, a Babilonia il caffè e
i cornetti ancora non c'erano. Ma il nostro premier, invece,
sicuramente ne faceva uso, anche se con moderazione. Caffè e
cornetti, assieme al digestivo.
Mi accorgevo che i miei pensieri stavano diventando troppo
profondi, e non era il caso di rovinare una giornata così
bella, anche perché non sapevo che farmene della nostalgia, di
Ulisse e del discorso del presidente, e non sapevo se avevo in
tasca i soldi per pagare il caffè.
Di sicuro sapevo che a casa avevo le mie poesie, le ultime
mosche rimaste sulla terra, dove le nascondevo, dopo lo
sterminio voluto dalla legge numero 9 bis, che ordinava di
ripulire tutto il pianeta dalla sporcizia, e dalle cose brutte
che infastidivano, e dalla cose che non erano morali, e la legge
in questo era precisa, all'articolo 3 elencava
le sporcizie, all'articolo 4 le cose brutte e al comma secondo
dello stesso articolo, quelle fastidiose, e infine all'articolo
5 elencava tutto ciò che è consentito. Fui sicuro che
Babilonia non esisteva più. Il presidente sorrideva un po'
ebete, da una foto appesa alla parete, come diceva l'articolo 2
della legge, ma non ricordavo cosa dicesse il primo.
Vidi due mosche, dirigersi verso i grattacieli di
mille piani, pieni di formiche operose, invisibili da fuori,
nonostante i due
giganti sembravano fatti di vetro. Non dissi niente, perché
non pensavo
che fossero così fragili, ed ero contento per le due mosche
scampate allo sterminio. Ma appena gli insetti neri, si
poggiarono sul vetro,
i due giganti vennero giù, e fu l'inferno. Povere mosche e
povere
formiche.
Non si salvò nessuno. La polvere oscurò il sole, e
questo rovinò quella bellissima giornata. Fortuna che il bar
era lontano. Li vidi venir giù,
come ricotta fresca e me ne tornai a casa. Senza nostalgia e
senza rimpianti.
Più vuoto di Ulisse, quando incosciente arrivò a Itaca. Mi
dispiaceva per il
sole che non si vedeva più. La bellissima giornata era rovinata
per
sempre,ma io ci avevo guadagnato un caffè gratis, perché
tutti erano scappati via,chi di qua e chi di là, e qualcuno era
anche morto.
Io me ne tornai a casa, a scrivere questo stupido
racconto, mentre i più coraggiosi, ripresesi dalla sorpresa,
organizzavano i soccorsi e le interviste.
Il giorno stesso, in nome della pace, fu di nuovo
dichiarata guerra alle mosche, che tutti pensavano estinte o
chiuse nelle carceri federali. Lo disse il presidente in
persona, apparso di nuovo in televisione, con la faccia triste e
col vestito scuro. Fu di nuovo la guerra, anche se le mosche
ufficialmente non esistevano più, a parte quelle che
nascondevo a casa mia, ma quelle sono mosche leggere, e per
rendersi utili, in cambio della mia immondizia, fanno la guardia
alle mie poesie.Un giorno o l'altro, se avrò due soldi,
ripasserò
dal bar, per saldare il debito del caffè. Ma non aspetterò di
certo che sia una splendida giornata. Anche quando splende il
sole, gli uomini si scelgono il Dio più comodo.
Torna
all'indice Autore |