Home  

 

Angelo Maggioni

Dagon

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dagon

«Scrivo in uno stato di tensione intollerabile. All'alba non esisterò più. (...) mi getterò, dall'alta finestra di questo abbaino, nella squallida strada sottostante. Eppure, non sono un debole».
H.P. LOVECRAFT - "Dagon", prologo.

1.

Trattenne a stento uno dei suoi sorrisi, tristi, malinconici.
Non le riusciva di non pensarci, trovava impossibile allontanarne il ricordo, che sgorgava imperioso dai
"come si dice? ... Ah, sì..."
meandri della memoria.
«È stato solo un film - si disse ad alta voce -, una stupida trama che ora, nella realtà, si squaglierà come neve al sole».
Raccolse la borsetta dalla mensola ove l'aveva abbandonata la sera precedente e con la mano si riavviò i capelli; li portava corti, ora, ma il gesto le era entrato nel sacro gotha delle buone abitudini...
Uno spruzzo lieve di Chanel

(Dio mio, Elizabeth, quanto te ne sei messo? La prossima volta non metterlo, ti prego. Mi fa venir la nausea)

e si ritrovò sotto il porticato, la porta richiusa alle sue spalle. Scese i pochi gradini che la separavano dal selciato accompagnata dalla nenia dei soli quattro suoni che il figlio dei vicini, Richard

(un bravo figliolo, Elly. Dico sul serio... Quante volte mi ha aiutato a falciare l'erba, senza nemmeno pretendere la mancia)

, sapesse ottenere da un pianoforte.
La musica non sortì altro effetto se non quello di accentuare la di lei malinconica camminata.
"Trentadue anni - il succedersi dei ricordi l'ebbe vinta sulla sua pur notevole forza di volontà - ... Trentadue anni e poi... Poi tutto così miseramente crollato... Come... Sì, come nel salone di un cinema, quando si riaccendono le luci mentre sullo schermo ancora girano i titoli di coda..."
«Buongiorno, Signora Harold. Il solito?»
«Sì... sì, grazie, signor Merril». Una mano le allungò una copia del N.Y.Times che ripose lesta nella borsetta. No, non poteva leggerlo, puranche solo di sfuggita

(Non li sopporto i giornali disfatti; dovresti saperlo, Elly)

. Pagò il dovuto, e riprese ad inanellare passo con passo ad un ritmo insospettabile in una persona della sua età. I suoni, gli odori, gli umori della strada erano immutati. Lei no. Ora non poteva più fermarsi a far quattro chiacchiere con la Signora Lyz, dirimpettaia del negozio di frutta e verdura, o fermarsi ad ascoltare il musicista ambulante all'angolo di Covery Street per spingersi sino al tentare qualche timido passo di danza... No, non poteva. Aveva ben altro da fare. Stava andando da lui, ora, nevvero? Al diavolo la signora Lyz ed il musicista, allora. Si sarebbero visti, sarebbero stati insieme anche quell'oggi, no? Allora, al diavolo tutti quanti...
Accelerò, per quanto ancora le era possibile, il ritmo dei passi. Non sopportava oltre la vista di quei muri, quelle vetrine; nel selciato invaso dalla luce astrale le pareva di scorgere le orme del suo John...
"Che fesserie stai pensando?" udì, e riconobbe quella voce come parto della sua mente. Cercò di scacciarla rivolgendo lo sguardo al cielo ed alla massa sfuocata-infuocata del sole, ma l'unico risultato apprezzabile che ottenne fu di offendersi le pupille. Superò una coppia con un bambino in lacrime, e ne udì il padre, o comunque una voce maschile, che, con incredibile sforzo atto a mantenerne calmo e pacato il tono, diceva: «Dopo, Billy, vedrai... Dopo... Te lo prometto, quando ripassiamo...». La parte inconscia della sua mente, quella che non le riusciva di neppur minimamente controllare, si chiese quale oggetto del desiderio puerile fosse causa di quella frase: un gelato? Un'automobilina? Bah! Roba da ragazzini. Seppure lei e John non avessero avuto figli, era convinta che...
Una volante della polizia era sbucata da una strada laterale ed ora le stava venendo incontro. Un raggio di sole rimbalzò sui vetri lucidissimi dell'auto e le ferì la vista.
"Dio mio, fa che no!, non mi vedano".
Istintivamente rallentò e torse il busto come stesse guardando le vetrine.
L'auto prese a rallentare.
Voleva piangere; si trattenne.

(Non far vedere agli altri la tua sofferenza, Elly)

"John?"

(Sì...)

"John, John caro, fa che passino oltre, non... non farli fermare, ti prego..."
Udì distintamente il rumore del finestrino che si abbassava.
«Buongiorno, Signora Harold. Possiamo esserle utili?»
Non voleva rispondere.

(Su, forza, Elly. Fallo per me)

"John?"

(Elly, ti prego...)

...«No, grazie. Stavo solamente dando un'occhiata in giro...».
«Allora, ancora buongiorno... E, qualsiasi cosa le occorra, non si faccia scrupoli... Ci chiami».
«Buongiorno».
Rumore di finestrino che si alza, di un'auto che si allontana confondendosi con gli usuali della strada.
Si fermò un istante. La tensione aveva trasformato quella manciata di secondi in interminabili minuti. Avrebbe voluto gridare, gridarglielo in faccia a quei bastardi che no, non aveva bisogno nulla da loro, no!... o forse sì, qualcosa la voleva... il suo John lì con lei, sì, questo sì, non dovevano starsene così lontani, bastardi, dopotutto erano marito e moglie, no? Quei... Era colpa loro se al momento avevano due vite separate, unite per pochi istanti dopo tutti quei chilometri che lei copriva quotidianamente...
"Bastardi..."
Si terse il sudore dalla fronte. Era davvero colpa loro? Altrimenti, perché mai non sopportava più la vista delle loro divise, delle loro auto, dei loro distintivi?... eppure, di questo era sicura, fino ad otto mesi prima

(otto mesi e due giorni, Elly)

"Sì, John, hai ragione, otto mesi e due giorni"
li aveva amati. Due volte la settimana lavava e stirava una di quelle divise. Quella di John. Il suo John. Lo stesso che ora la stava aspettando, distante ancora un paio di miglia.
"È stato uno di voi, maledetti, a dare il via. Ed io per questo vi odio, vi odio, vi odIO, VI OD..."
Il fulmine. Le capitava spesso di rivivere istantanee della sua vita, ma da quando John se n'era dovuto andare, le accadeva un fatto strano; lei lo chiamava il fulmine. In brevi attimi riviveva tutta quella settimana, sì, quella, l'ultima con lei e suo marito ancora sotto lo stesso tetto... eccolo, il poliziotto che dà il via alle danze... «Buonasera, Patrick. Sta guardando la partita. Entra... Entra...»

(Mi stai perdendo, Elly. Perché non l'hai fermato? Perché l'hai fatto entrare?)

"Non è vero, John. Non farmene... io... io non ne ho colpa... No, non ne ho... Che ne potevo sapere? Non era la prima volta che Patrick veniva a casa nostra. Era tuo amico... nostro amico..."

(Dillo pure, Elly. Dillo...)

"... Cosa?"

(... Dì pure "il figlio che vorremmo aver avuto"...)

"Sì, John, chiamalo come vuoi. Io... io... io... Dio, John, tu non hai idea di come mi sento... Lo accompagno in soggiorno, gli offro da bere, me ne vado in cucina. E da lì assisto a qualcosa che ancora oggi non riesco a dimenticare, John. Mi credi?, non ce la faccio... Ho visto Patrick darti quel foglio..."

(La segnalazione)

"Sì, la segnalazione, sì... ... E poi... Oh, Johnny, perd... perdonami per quel che sto dicendo..."

(Pensando...)

"... sì, pensando, ma... Johnny, non era il tuo viso quel che stavo osservando dalla cucina... no, Johnny, non puoi ingannarmi... quel volto... era il volto... Johnny, oh Dio, ..., era il volto della paura".



2.



«Si sente bene, Signora?»
Come al solito, il fulmine l'aveva scossa, trascinata, sbattuta da lasciarla senza forze. Si era aggrappata ad un lampione.
«Sto... Sto benissimo... Grazie...»
«Mi era sembrato...»
«No, non è nulla... Un capogiro, ma ora è passato, grazie ancora».
Si reincamminò, sentendo sulla nuca il calore dello sguardo del samaritano di turno. O forse era unicamente il sole.
La quiete non durò a lungo. Quando si scatenava, il fulmine dava vita a tremende tempeste nella mente e nel corpo di lei. Non raramente le scariche la spossavano totalmente, tarpandole ogni possibile attività fisica. Puntualmente, successe. Non trovò altro rifugio se non sedersi in un bar, il più tranquillo le fosse riuscito raggiungere. Harvey's poteva andare... Per forza. Si sedette ed ordinò un frullato. Incapace di reagire, si arrese alle ondate d'emozioni che le nascevano dentro, così, senza apparenti pretesti.
"Sto diventando pazza?", si domandò.

(Non sei pazza, Elly)

"Lo so, Johnny, lo so... Ma... se lo stessi diventando? ... Tu, Johnny, tu stesso... la tua voce... Perché ti sento... e non sei qui?"

(Perché?... Oh, via, Elly... Ascolta. Hai sempre capito tutto di me, inutile cercare di nasconderti la più piccola cosa, e quel giorno... Quel giorno sei stata, come al solito, l'unica che abbia capito quel che provavo...)

"Johnny, ti avevo fatto una domanda..."

(Ed io sto cercando di risponderti! No, no, scusa, non volevo esser brusco... Volevo... voglio farti capire che anche quel giorno avevi visto giusto. Chiamale sensazioni, intuito femminile, chiamale come vuoi... ma io effettivamente avevo paura. Paura di perderti, di perdermi, una paura da maledetto... Mancava così poco alla pensione...)

"Lo so. E una volta smessa la tua divisa, saremmo partiti. Quanti posti avevamo sognato, quanti incontri, quanta libertà..."
Le si inumidirono gli occhi e dovette compiere un notevole sforzo, nelle sue condizioni, per scacciare l'incipit delle lacrime.
"Sai, caro, avrei voluto correrti vicino, abbracciarti, carezzarti, coccolarti come avrei fatto con nostro figlio e... e dirti che no! nessuna paura!, niente di cui preoccuparsi!... ... Ma lo vedevo, lui, Patrick, lo sentivo parlare...
«...Non siamo sicuri che si stia dirigendo da queste parti, anche se... sì, anche se è possibile, anzi... probabile. Ma non ti devi preoccupare, avrai tutta la protezione che vuoi...»...
Di colpo ho capito, sai, Johnny. Ho capito, e la tua paura è diventata la mia, centuplicata. Sentivo il bisogno d'averti vicino, vicinissimo, di calmarci vicendevolmente l'affanno, tranquillizzarci, farci forza... Ma la memoria gioca brutti scherzi... Ho rivisto quell'aula, quella giuria, ho sentito riecheggiare le ultime parole della tua testimonianza... e, Dio mio, Johnny... persino le sue assurde profezie, ho sentito. Sì, Johnny, l'ho sentito... Pensavi non me ne fossi accorta? Persino un sordo l'avrebbe sentito, lui, quando prima di sparire inghiottito da una folla di poliziotti ti giurò che i conti li avreste fatti quando sarebbe uscito... ... Quattordici anni sono passati..."

(Qualcosa di più...)

"Che importanza vuoi che gli dia? Lui, quella sera, ERA FUORI. Cinque anni prima del dovuto! Questo sì, Johnny, questo sì ch'è importante! Come diavolo ha fatto ad evadere? Dov'erano le guardie? Dove, la nostra sicurezza?... ... ... Sarebbero bastati altri undici mesi... Undici mesi, Johnny, poi saremmo partiti... Fra tre mesi... Perché? Perché le cose debbono sempre andare in questo modo? Perché?..."


3.


«Perché?», singhiozzò sommessamente prima d'accorgersi di star attirando l'attenzione di parecchi avventori di Harvey's. Inconsapevoli, e non graditi, rivoli liquidi le segnavano le guance rivelandosi amarognoli al contatto con gli angoli della bocca. Pagò di furia, disinteressandosi d'aver lasciato il bicchiere ancora mezzo pieno. Fuori, finalmente, le sembrò che un'aria non viziata prendesse possesso dei suoi polmoni. La temperatura, calda ma non afosa, assolse il compito di ristorarla. S'incamminò, ora lentamente, ora arrischiandocambi di velocità. Non era sicurissima delle sue forze, ogni passo la rincuorava. Non poteva, però, continuare così. Aveva perso la cognizione del tempo; s'affidava alle sensazioni, e queste le confermavano l'impressione di un già considerevole ritardo sull'ora fissata. Come si sarebbe giustificata? Cosa gli avrebbe detto... Sai, Johnny, ho avuto un fulmine per strada...? Naaa, non le avrebbe creduto.
"Chi mai potrebbe crederci? Io no... non ci crederei".
Era un vizio, il di lei senso della diffidenza. Anche allora... non credette alle misure di sicurezza attivate dalla polizia... Non ci credette proprio... Inadeguate e controproducenti, le aveva chiamate. Avevano preso suo marito e l'avevano portato in...
"Portato?... Portato?... Rapito!... Altrimenti, perché lui solo? Mai stati lontani, noi due... MAI. ...Beh, sì, ora, ma ancora per poco, vero, Johnny?"

(Ti prego, fai presto...)

"Tutta colpa di quei bastardi... Ma ci sono, poco meno di un miglio... e ci sono. Ancora una cosa, prima..."
Una - altra - delle sue buone abitudini: fiori. Ne portava sempre con sé un mazzo di quelli freschi, ogni giorno. Le sembrava che lui le sorridesse maggiormente, se ne portava.
«Mi dia quelli. Cinque.», disse alla commessa, sorprendendosi della propria pacatezza vocale.
«Fanno tre dollari e quaranta».
Pagò e trasse un sospiro. Prossima fermata: lui.
Dando però via libera ai ricordi aveva causato l'avvio d'una dolorosa spirale. Non poteva permettersi d'arrivare all'appuntamento in non ottimali condizioni d'animo.
Era come se l'eco dei suoi passi le si ripercuotesse amplificato nel cervello. Strinse i denti. Avrebbe superato anche quella sensazione. Non sapeva come, ma ce l'avrebbe fatta. Da lì a mezzo miglio, un uomo, il suo uomo, aveva bisogno di lei.
"Posso mica tradirlo, come quei bastardi dei suoi amici... Come il... il suo..."

(Nostro)

"...Patrick... Posso mica."

(...)

"Non importa se mi farà male, poi. Sai, John, forse quando avrò finito di visualizzare tutto ciò che mi passa nella mente starò meglio..."

(Credo tu abbia ragione...)

"Ho ragione. ... Ricordo che con te prendesti la pistola..."

(Solo una precauzione, lo sai...)

"Sì, sì, solo per precauzione, dicesti..."

(Elly, ti giuro...)

"Va bene, Johnny, ti credo..."

(Ti giuro...)

"Ho detto che ti credo! ... Ti trasferisti, è proprio il caso di dirlo, armi e bagagli in quell'appartamento della palazzina contigua al deposito d'auto..."

(...messomi a disposizione dal Comando...)

"Grazie tante! È questa la protezione che ti avevano promesso? Un appartamento nella parte desolata della città? Tutto qui? E la scorta? Possibile non avessero nemmeno un uomo da lasciare con te?..."

(Non ne ho voluti. Non ne avevo bisogno...)

"Sì, invece. Quella sera non ti avrebbe permesso di..."

(Sarebbe stato inutile, lo sai...)

"No, non lo so..."

(Oh, Elly, amore mio... Quante volte dovrò ancora ridirtelo? ...Quella sera me ne stavo lì, solo, nel mio appartamento, e guardavo la televisione. Davano i Jets contro i Lakers. ...È stato allora che l'ho sentito... dapprima sembrava un soffio, poi ha preso via via ad aumentare. L'ho sentito chiaramente armeggiare alla porta. Buffo, credo d'aver rischiato l'infarto: il cuore m'andava a mille. calmo, pensai, devo restare calmo... Del resto, non era il primo... già m'ero trovato faccia a faccia con uomini della sua stessa risma... ... C'è però qualcosa di diverso, dentro te, quando sai di non essere un ostacolo, ma un bersaglio... Lui voleva me... Me. L'armeggiare alla porta s'era fatto più insistente. Presi la pistola, divaricai le gambe, puntai l'arma - braccia tese, testa in linea... posizione da manuale - verso la porta. Fosse riuscito ad entrare non avrebbe avuto il tempo di contare nemmeno sino ad uno... SE fosse riuscito ad entrare... I rumori dietro la porta cessarono. Fu quell


o l'istante, Elly, quello

 Se cerchi qualcuno o qualcosa da incolpare, punta tutto su quell'istante... La mia mente era completamente invasa dall'eventualità che lui entrasse... Non lo fece. Elly... quell'istante... che Dio abbia cura di non fartene provare mai di simili... Mi sentii perso, inutile, fuori posto, come... Hai mai la sensazione d'essere straniero in un paese del quale non conosci la lingua? Ecco... Quel vago timore andava istante dopo istante a rimpolparsi... Probabilmente stava effettuando un giro intorno al palazzo, sicuro!..., un tipo che vuol farti pagare i suoi quattordici anni di galera, certo non s'arrende davanti ad una porta chiusa, non ti sembra?... Magari stava pensando alle scale antincend... Il fulmine! Come accade a te, Elly. Certo, le scale antincendio... Come avevo fatto a perdere tutto quel tempo senza pensarci? Pregai che lui non avesse già terminato il perimetro del palazzo, saltai e vinsi la coppa di miglior discesista di scale antincendio...)

"Non scherzare, Johnny. È già tanto difficile così..."

(...scusa... non volevo... ... Mi ritrovai nel deposito in un batter d'occhio. Mi accovacciai dietro un rottame d'auto tenendo sempre nel campo visivo la finestra dalla quale ero uscito. Scariche d'adrenalina. Adesso ero in vantaggio: fosse arrivato per le scale antincendio, era spacciato; avesse invece ritentato con la porta, e questa avesse ceduto, non ci avrebbe messo poi molto a capire da dove me l'ero squagliata... E si sarebbe affacciato, oh sì, l'avrebbe fatto, forse solo per vedere se ero ancora in vista... Un attimo... Sarebbe stato un attimo... che non dovevo perdere. Ho sempre avuto una buona mira, anche a quest'età, e sarebbe stato sin troppo facile praticargli un bel foro supplementare tra le pupille... come a quel pupazzo al Luna Park, te lo ricordi, Elly?)

"Certo che me lo ricordo, caro..."

(Al tirassegno ero il numero uno... Avevo ancora gli occhi puntati sulla finestra, quando...)


4.


Era ad un tiro di schioppo da lui. Il cuore prese a balzarle al seno, ritmandole il count-down della distanza. Colse al volo istantanee d'una vita che stava ritornando ad avere scopo e validità... Sì, vicina a lui si sentiva un'altra... Le passarono per la mente parole che aveva letto parecchi anni addietro: 'C'è altro, oltre la felicità, nella vita. La vita, ad esempio'. Assurdo. Chi le aveva scritte, non poteva sapere come LEI si sentiva, ora... Captò l'immagine di un'anziana signora che procedeva in senso inverso al suo. Dall'altra parte della strada marito e moglie stavano alacremente discutendo su qualcosa...
"Sono qui, Johnny, sto arrivando..."


5.


(... lo sentii, era dietro di me. Come avesse fatto, non so. Ma era lì. Paura. Mi girai di scatto e sparai. Uno... due... tre colpi. Senza esito. Neppure un grido. Avrei voluto sentirlo, il grido di quel bastardo. Avrei davvero voluto sentirlo. Invece ne sentii i passi sulla sinistra... Scaricai un'altra serie da quella parte. Inutile. Già era a destra... Due colpi in quella direzione... Niente. In qualsiasi zona azionavo la pistola, lui era già da tutt'altra parte. Si muoveva con l'agilità e la velocità di un felino... Ne doveva aver fatto, d'allenamento, in carcere... Dietro! Era dietro! Un colpo anche di là... ... I nervi saltavano allo stesso, identico ritmo dei bossoli della pistola. Piangevo di rabbia... Lui era ancora lì...)

"Ne sei sicuro, Johnny?"

(Non lo senti, Elly? Non lo senti? Lui è qui intorno, e mi sta guardando... Mi sta vedendo... VEDE, vede che ho paura... «Vieni fuori! Vieni fuori, bastardo...»)

"Johnny..."

(Non succede nulla. Perché non esce?...)

"Johnny..."

(Non può essere... No... Perché?... Non può...)

"Johnny... Johnny..."

(Vuole farmi impazzire prima di darmi la mazzata finale, eh? ... E va bene, se la metti così...)

"Johnny, no, ti prego. Non sei sicuro..."

(Non sono cosa? Non puoi capire... Tu non sei qui, Elizabeth. Io sì. Non avrò il tempo di ricaricare la pistola, lo so... Mi rimangono due soli colpi...)

"Johnny, aspetta, aspetta, ti prego... Un paio d'ore, forse un'ora sarà già sufficiente..."

(NO! Devo sbrigarmi... Non voglio, Elly, non voglio impazzire... Sto facendo la cosa giusta...)

"Giusta? Per chi?"

(...che può togliermi da quest'incubo. ... Ora mi porto la pistola alla tempia...)

"NO JOHNNY! NON FARLO! Da lì a un'ora ricevetti una telefonata. Era stato riacciuffato. non aveva fatto più di cinque miglia dal penitenziario. Per andarsene lontano aspettava che le acque si calmassero... Non si è mai mosso da lì, Johnny... Johnny, mi senti? Non è lui, sarà qualcos'altro... un animale... Johnny ... Johnny?"

(È tardi, Elly. Sono otto mesi... otto mesi e due giorni che te lo dico. Il dito sta premendo sul grilletto. ... Tra un istante l'avrò battuto sul tempo... perché lui è qui, lo sento, lui è qui, lui è...)


6.


Entrò camminando lentamente.
Non aveva più ragione d'affrettarsi.
Era arrivata. Già lo vedeva in lontananza.
Come sempre s'imbatté, prima di lui, in 'Evelyn BERDEY 1934-1986' e poi lui fu tutto suo.
Una lapide diceva semplicemente 'John HAROLD 1930-1986' e la fantasia dei suoi colleghi, bisognosi anch'essi di trovare spiegazioni, aveva vergato, poco più sotto: 'Caduto Sotto I Colpi Della Paura Umana'.
«Ciao, Johnny, sono arrivata, finalmente».
Alcune foglie ingiallite presero a danzare lì intorno, scosse dall'improvviso, leggero venticello che s'era levato.
«Ti piacciono i fiori di oggi, Johnny?», disse mentre toglieva quelli di ieri per sostituirli.
«Ti ho anche portato il giornale. Non l'ho nemmeno aperto, come vuoi tu...».



Oreno, 9 luglio 1982

«La mia fine è prossima. Odo un rumore sordo alla porta, come se un'enorme mano viscida stesse premendo contro di essa... Ma QUELLA MANO, Dio mio, non mi troverà... La finestra, la finestra!»
H.P. LOVECRAFT - "Dagon", epilogo.

Torna all'indice Autore

 

 

 

Home