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Carlo Bramanti

 

Dello stesso Autore Haiku

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L' Aquilone Blu

(Carlo Bramanti e Morena Fanti)

 

Pegaso ”… è stato bellissimo. Sentivo i tuoi pensieri liberi, che volavano verso di me… come fossero legati al nastro di un aquilone… ”

StellaSenzaCielo ”Certe volte vorrei che tu mi scrivessi di più e mi rammarico di questo. Mi sembra di sapere troppo poco di te. Poi, basta una tua frase per farmi capire che so già tutto quello che mi serve, per volerti bene 

I

  

Fra poco ti vedrò. Mi sto preparando per il nostro primo appuntamento, quello che spero rappresenterà l'inizio del nostro amore. Ansia e timore invadono il mio cuore e l’adrenalina è alle stelle. La paura di non piacerti mi fa fare strane cose. Non so come devo presentarmi.

Prima ho indossato un abito elegante, con i tacchi alti, e mi sono truccata in modo appariscente, per provare a nascondere l'ansia. Così agghindata, mi sono guardata allo specchio e non mi sono riconosciuta. Sembravo un'altra!

Non credo che sia giusto sembrare un'altra persona e non mi sentivo a mio agio, combinata così. Non riuscivo neanche a muovermi.

Poi ho pensato: "Se gli piacessi tanto vestita così? Sarei costretta a combinarmi sempre in questo modo, e a diventare quell'altra, che ho voluto mostrargli la prima volta... e lui, amerebbe quella!”

Allora ho deciso, ho tolto tutto, lavato la faccia e mi sono rimessa i miei soliti jeans.

Mi preoccupo troppo, come al solito, ma vorrei tanto che tu mi trovassi bella, come ti immagini, e che fra noi potesse iniziare un amore, come quello che abbiamo intravisto nascere, in questi mesi di chiacchiere e confidenze. Adesso che si avvicina il nostro incontro, ho mille pensieri che mi turbano: se mi fossi ingannata e non trovassi in te la persona che mi sono abituata ad amare? Se in fondo ai tuoi occhi, non troverò quell'anima che ho creduto di vedere in tutti questi mesi di chiacchiere in chat?

Forse mi sono innamorata di un'illusione. Forse tu sarai in giacca e cravatta, tutto ingessato nella tua compostezza, austero e chiuso in una finta cultura: quella fatta solo di nozioni e non d’emozioni. Allora, sarai tu a non piacermi, perché non ritroverò quella persona che sa far tremare il mio cuore e troncare il mio respiro.

Sogno che andrà tutto bene e che ti vedrò da lontano, in jeans e maglietta mentre, seduto al tavolino del bar, stai leggendo un fumetto di Dylan Dog...  

 

II

 

Nasconderò gli occhi dietro un vecchio numero di Dylan Dog, per mascherare la tensione, quando ti vedrò arrivare. Sto scrivendo intanto che ti aspetto, per calmare i battiti del mio cuore impazzito. So che anche tu sei molto emotiva e la mia mente cerca già modi e parole per farti stare bene. Mi auguro che tu abbia il coraggio di mostrarti da subito per quello che sei, senza troppi fronzoli. Spero che ti presenterai in maniera semplice, come t'ho sempre vista in sogno, magari con una maglietta e un jeans slavato.

L'importante, in ogni caso, è che tu porti quello spirito e quelle ali da angelo che per mesi, in chat, hanno carezzato il mio cuore fino a condurlo in una nuova, magica dimensione. Se la vita ha nuovamente riacquistato i colori d'un tempo è merito tuo e, qualunque sia il tuo aspetto, il tuo sorriso mi allargherà quel muscoletto che pulsa nel mio petto. Sono certo che, quando ti vedrò, un soffio di luce spingerà la mente sulla soglia del cielo più terso, e oltre ancora. Nuoterò in silenzio nei tuoi occhi di mare, fino a bagnarmi di quell'armonia che credevo per sempre perduta.

So le curve della tua anima e un involucro di carne non potrà arrestare certo il mio amore. Potrei non piacerti, questo sì, ma devo soltanto ricordarmi d’essere me stesso, posso soltanto far questo.

Ho appena visto un gatto color cenere fare l'equilibrista sul balcone di fronte; vorrei avere il suo coraggio.

L'aria odora di gelsomino. Quando aspetto che qualcosa di bello accada nella mia vita, non so perché ma sento nell'aria sempre questo gradevole profumo.

Sulla sedia sotto il tavolo, per te, ho posato un mazzo di rose rosse e quel ciondolo che ti avevo promesso: un aquilone blu, per legarci tutti i nostri pensieri e lasciarli liberi di volare in cielo ...

per scaricare il racconto completo clicca qui

 

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Racconti brevi


L'Ufficio postale


Entrai nell’ufficio postale consapevole che forse non ne sarei più uscito .
Un’infinità di corpi stretti in un’angusta stanza ; c’erano chiazze nere  sulle pareti dell’ufficio dovute probabilmente  all’umidità; c’era un vecchio , dietro il primo dei quattro sportelli , l’unico attivo , che infilava i bollettini nelle macchine con una media di un conto corrente ogni mezz’ora .
L’attesa : un vero incubo .
La maggior parte della gente sbuffava , qualcuno sorrideva mostrando buon viso a cattivo gioco, qualche altro parlava della Juve o dei  mali della nostra  società.
Un’anziana signora dal culo abnorme si sedette sull’unica sedia a disposizione , ma quando venne finalmente il suo turno non riuscì più a estrarre il grosso sedere dalla piccola sedia  e andò via con essa in un pianto liberatorio.
Le gambe mi si sconocchiavano  , ma era finalmente arrivato il mio turno…vai…
Eccola là : la macchina che ubbidiva ai movimenti sinuosi del vecchio ora si rifiutava di ubbidirgli e sputava fuori la mia  bolletta della luce .
Vidi qualcuno dietro di me preparare con meticolosità un bel  cappio : temetti per la mia salute , poi mi rincuorai nel vedere  che il signore , ormai disperato per la lunga attesa , aveva deciso di impiccarsi.
Preso da un raptus di follia strappai ad un bambino la sua pistola ad acqua e sparai al vecchio due deboli schizzi .
“Questo è matto “, dissero in coro il vecchio e la gente che stava dietro di me .
Finalmente la macchina tornò a funzionare e con essa anche il mio cervello : quando il vecchio ebbe finito afferrai la bolletta e la strinsi forte al petto ; poi ,con gli occhi  di uno che era riuscito
in una grande impresa ,guardai la lunga coda di persone e dopo aver provato pietà per loro uscii trionfante dall’ufficio.
Un incubo era passato , ma ne restava un altro ,fuori , ben più grande….. le solite persone, le solite barriere , le ragazze di cui innamorarsi lontane da me e dal mio cuore di burro ; i ragazzi che sapevano divertirsi , quelli che al momento giusto sapevano farsi una famiglia.
Restava l’ineluttabile  noia , il non saper trovare una vera , anche  fragile ragione di vita .
L’aria , fuori , odorava stranamente di menta .
Andai a casa , accesi la tv ; concessi due minuti al tg di Mentana , due minuti a quello della RAI e alla fine scelsi i cartoni animati di Gatto Silvestro .
Quando la mente non è impegnata cerca sempre un modo per autodistruggersi  : per sfuggire all’incipiente emicrania e ai soliti pensieri tristi preparai un conto corrente destinato ad Azione Aiuto e ,  sbattendo  la porta di casa ,  mi diressi verso
l’amato ufficio postale.

***
"Da qui"


La tenda bianca svolazzava fuori da una porta che qualcuno aveva lasciato aperta , abito di una bella sposa che convolava a  nozze col vento.
Affacciato dal balcone scorsi due ragazzi che si tenevano per mano , dietro di loro un bel tramonto ,così bello che decisi di immortalarlo e di chiuderlo nel solito cassetto .
Che giornata strana....non mi sentivo più depresso ,non invidiavo più nessuno .... nulla aveva significato , il cuore non batteva per niente e per nessuno, non soffrivo.
Ringraziai Dio per questo , lo ringraziai come quando mi diede la forza di bloccare un'ape tra le labbra e di sputarla fuori -se fosse entrata ....Oh , non ci voglio nemmeno pensare ...-.
Mi sentii chiamare e lentamente mi voltai : vidi ,sfuocato, il volto di mia madre che continuava a piangere e a sussurrarmi : " Carlo non è niente ....non è niente ...".
"Non piangere mamma , io sto bene " , lei non mi sentiva , lei non mi sente .

Dietro lo scoglio
bagliori di lucciola :
riaffiora un viso .
***
"Briciole"


19 Febbraio '99 , Augusta

Le due solite ragazze , su e giù per il Viale Italia ,oggi hanno di nuovo guardato il mio amico ; lui invece ha abbassato gli occhi e ha ritrovato la solita timidezza .
Abbiamo superato il mare , il suo odore d'infinito , la Porta Spagnola e le fredde vie della mia Borgata , e rieccoci in piazza ....
le stesse facce , la stessa sensazione di vuoto , la mano sinistra gelata da quest'inverno soffocante che non vuol finire .

21 Febbraio '99 ,Augusta

Maria , quasi quattro anni .
Il macellaio taglia una gallina e lei "No..no ..così le fai male ..." , sbotta a piangere , mi fa tenerezza .
La madre per calmarla :
"Non le fa male , la sta solo accarezzando ...."
Il macellaio ride , gli mancano due denti ... ...mi trattengo ... avrei voglia di piangere anch' io ...


13 Ottobre 2000 , Brucoli

Sarà questo vento di cui parlo spesso che oggi piega gli alberi , sarà il sogno di stanotte in cui una ragazza bionda mi ha baciato , oggi mi sento meglio .
Insieme alla mia famiglia , inginocchiato a raccogliere olive grosse come mele ,lascerò che la mente voli .
 

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