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Lenka, la ragazza di Praga Avra’ avuto
venticinque anni ed era straordinariamente bella; Luca interruppe la
lettura del quotidiano al suono della sua voce. Non era italiana, forse si, no, decisamente no. Parlava Italiano, ma l’accento era ceco, si ceco penso’ Luca da poco rientrato da un viaggio di lavoro da Praga. Quei momenti sembravano lunghi come iati, non riusciva a distogliere lo sguardo, ma non riusciva neanche a parlare. Lei si accorse di lui e sorrise. Poi ando’ via e prima di farlo, sorrise di nuovo, come per eliminare qualsiasi atteggiamento oblativo. Luca e Lenka, non si rincontreranno piu’. L’insieme delle cose che non faremo e che avrebbero potuto cambiare la nostra esistenza, penso io e probabilmente con me loro due. “”””Semplici episodi che non influenzano l’esistenza pensano invece gli Aristotelici””””
I barbieri come gestori di ecosistemiI programmi TV erano li a ricordare a tutti che le ideologie erano finite. Era l’epoca delle immagini e Luca si domandava cosa potesse seguire a questa epoca; la sua risposta fu che nulla potra’ ormai far posto all’epoca delle immagini. Del resto anche lui era rimasto abbagliato dalla ragazza di Praga quella mattina e l’”Io” di quella ragazza era apparso a lui come la sua stessa immagine, allora perche’ stupirsi del suo assoluto senso di vuoto dei programmi TV? Qualcuno suono’ alla porta e i suoi pensieri si arrestarono. D’altro canto, Paolo, ora vedeva nel barbiere una diga, si una diga che non argina un fiume, ma mitiga la sua somiglianza con l’”Io” che aveva in mente. I suoi capelli in quel modo non lo rendevano simile all’”Io” che aveva dentro, gli specchi di una discoteca avrebbero mostrato lui una persona che non sarebbe piaciuto a nessuna ragazza, lui sentendosi insicuro non avrebbe parlato con nessuna persona quelle sere da li in avanti, magari avrebbe anche lavorato male; “Oh” , penso’ Luca, “i barbieri, garanti dell’immagine e se l’attuale epoca e’ governata dalle immagini, i barbieri costituiscono i garanti dell’attuale ecosistema”, sorrise.
I niňos dell’ArgentinaEra un giorno festivo e Luca si trovava nei pressi di Campo de’ Fiori. Campo de’ Fiori e’ una delle Piazze piu’ belle di Roma, quel pomeriggio c’era piu’ gente del consueto, ma si sa, nessuno e’ in grado di obnubilare la piazza che mostra con orgoglio l’inclito Giordano Bruno. Ad un certo punto - quanto amo questa frase!, si aziona un evento scatenante che fa da prologo ad un corso di eventi inattesi; a scanso di equivoci, sto ironizzando, a mio avviso gli eventi che cambiano realmente lo stato delle cose accadono senza preavviso, senza “ad un certo punto”, quel punto non e’ mai cosi “chiaro” e soprattutto “certo”- comunque, ad un certo punto, tra le vie adiacenti alla piazza si creo’ un gran tumulto: dei bambini, non so dire se delle periferie romane o extracomunitari, con delle scatole di panettoni nelle mani, erano rincorsi da una nuvola di folla inferocita. “Che succede?” chiese Luca a un passante che non rispose, era anche lui impegnato nell’inseguimento tra le splendide piccole arterie che irradiano il cuore della citta’. Di nuovo, “che succede?”, finalmente un uomo con la barba “alla Marx”, rispose: “hanno rubato dei dolci che devono servire per la manifestazione di solidarierieta’ che avra’ inizio nella Piazza fra pochi minuti: interverranno segretari di partito, intellettuali, cantanti!”. “Soliderieta’ per cosa?” ribatte’ Luca, ma l’uomo dalla folta barba era gia’ alcuni metri avanti. “Per i niňos Argentini” rispose una signora elegante che era a due passi “e quei ragazzini maleducati hanno agito con una improntidudine inaudita, Oh che angheria” prosegui’ la signora. L’apparente superficialita’ spiazzante, la sintesi stilizzata, la frase di Marco. Una citta’ abituata a tutto e a tutti: due amici al bar, uno si gira e vede il Papa che passa a pochi metri: “An’ vedi c’e’ er Papa!”, lo stupore dura una quantita’ di tempo decisamente breve, perche’ negli istanti successivi si volta e dice all’amico: “come lo vuoi sto caffe’, macchiato?”. L’evento relativo alla presenza del Papa, ad esempio, viene registrato, assimilato e smaltito in una manciata di secondi, una sorta di atarassia collettiva. Come l’atterraggio a Roma del marziano nel racconto di Flaiano appunto, la prima settimana una grande bagarre, spinte e botte per vederlo, dopo: “a Marzia’ te scansi?”.
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