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Emme Ti

Più bello di averti...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Più bello di averti...


 ".Ma più bello di averti è quando ti disegno.niente ha più realtà del
sogno."

(Roberto Vecchioni)

"Se almeno riuscissi a mettere per iscritto e a bloccare il corso dei miei
sensi e del mio cuore...se la scrittura potesse curare questo mio
intenerimento, questa perdita di razionalità, questo accecamento.
Lassù nel cielo sicuramente qualcuno mi comprende, ma qui  giù si tratta di
incontrare un miracolo, la grazia dell'indifferenza, dell'annullamento delle
passioni...chissà, magari il mio Dio ha un piccolo miracolo per me.
Scriverò e forse distanzierò lui e i miei pensieri, li farò appartenere a
qualcun altro, ad un altro lui, ad un'altra me, e finalmente tutta questa
mia vicenda interiore sembrerà quasi ridicola e lontana, diventerà solo la
trama di un romanzo che poi scivola via, mentre ne restano immagini, odori,
suoni e non più palpitazioni."


Tali erano i pensieri di Marianna , quando era ancora dentro ad uno stato
febbrile quotidiano per potersi  consolare con la scrittura: questa l'
avrebbe fatta concentrare troppo su quella febbre e, piuttosto che guarirla,
avrebbe  rischiato di aggravarla.
Ora invece che non lo vede  più ("ahi, come fa male."), si sente libera di
pensarlo, di immaginarlo, di sentire come potrebbe essere un suo bacio o un
suo abbraccio o, semplicemente, di sognare di guardarlo per un paio d'ore,
senza che nessuno se ne accorga.  Sì, perché prima non poteva nemmeno
indugiare a sognarlo: l'entrata in quell'aula, il giorno successivo, sarebbe
potuta essere disastrosa.

Marianna sa che è molto difficile raccontare una vicenda del genere  a
qualcuno, senza scatenare anche nella più cara amica riprovazione,
scetticismo, riso e, nel migliore dei casi, invidia...
Proprio per questo, il nostro incontro sul pendolino le è sembrato
provvidenziale, un'occasione irripetibile: poter raccontare di sè ad una
sconosciuta che probabilmente non vedrà mai più, poter alleggerire i suoi
pensieri e vederli a distanza.   Quel giorno in treno mi ha detto di aver
intuito in me una sensibilità curiosa nei suoi confronti e mi  ha chiesto se
volessi ascoltarla.  Alla fine del suo racconto, era anche chiaro che prima
o poi avrebbe scritto di quest'amore,  perché voleva impedire che il tempo
riducesse all'essenziale tutte quelle emozioni che il suo cuore, nei
prossimi vent'anni, non avrebbe potuto ricordare nei minimi particolari.
Forse non saprò mai se lei ha lasciato davvero sulla carta tali ricordi, ma
ci ho provato io, perché mi ha meravigliata l'argine interiore che questa
donna ha cercato di opporre alla sua passione, una ricerca così
controcorrente  in tempi in cui è sempre più difficile stupirsi di
qualcosa.e mi è venuto il desiderio di capirne la causa più profonda: era un
freno morale o paura di soffrire?
E  poi, ho voluto scrivere la sua storia  perché gli amori non vissuti sono
i più autentici ed esigono una memoria perenne.



-Ciao Giuseppe, buone vacanze. Mi prometti che quest'estate leggerai almeno
un libro? Anzi, gli altri ne leggeranno uno e tu invece due.
-Sì, leggerò quel romanzo di John Fante che ci ha consigliato. Però lei deve
promettermi una cosa.
-Quale?
-.Che se l'anno prossimo rimane con noi, ci accompagnerà in gita.
-Va bene, promesso.

Mentre Marianna ancora si chiede perché, purtroppo, Giuseppe ogni tanto si
faceva tagliare i capelli, mettendoci poi il gel e impedendole di guardare
quei riccioli biondi, nei  momenti in cui non poteva accorgersene, ad
esempio quando scriveva o consultava  il vocabolario, quando si voltava
dietro di sé verso un compagno. mentre si sofferma su tutto ciò, cerca di
riafferrare l'inizio inevitabile e fatale di una passione insana e
bellissima, come tutte le grandi e irresistibili passioni.

Aveva paura di entrare in quella classe, forse perché era la prima volta che
insegnava in un liceo classico, per giunta  al penultimo anno, a ragazzi già
abbastanza grandi.e poi portava dentro di sè questo mito del liceo classico,
LA SCUOLA  per eccellenza, il sacro luogo della cultura . Immaginava già
domande puntigliose, mirate a sondare la sua preparazione.insomma, sapeva
che doveva stare all'erta.  Appena vide i suoi futuri alunni, la paura
diventò terrore puro: alcuni di loro le sembravano già troppo grandi, un po'
troppo alti, con le facce un po' troppo sveglie, le voci maschili troppo
adulte, l'atteggiamento già troppo smaliziato.  In realtà, quasi subito, si
rese conto che, tra quei venti alunni, pochissimi consideravano sacra la
cultura e quindi  il suo mito del liceo classico cominciò a sgretolarsi pian
pianino, perché solo tre o quattro di loro meritavano davvero tutte le sue
apprensioni e l'ansia di fare ogni giorno una 'bella figura'.

Ma rimaneva in lei un'inquietudine costante, prima, durante e dopo che
entrava in quella classe.
Soprattutto quando sapeva di iniziare le lezioni con loro, era agitata, si
svegliava prima del solito, arrivava a scuola, poi  dietro alla porta di
quell' aula, avvertendo palpitazioni e un certo sudore freddo alle mani.

Fu dopo averlo sognato una notte, fu allora che Marianna capì quello che le
stava succedendo.  Accadde più o meno dopo le vacanze di Natale: non poteva
sbagliarsi, si trattava proprio di lui, era davvero lui che abbracciava e
baciava.  Fu un risveglio dolcissimo e molto agitato, ma era tutto più
chiaro e finalmente capiva perché lo temeva, perché evitava che le stesse
troppo vicino, perché lo rimproverava dieci volte al giorno, perché la
infastidiva la sua strafottenza. Cominciava a rendersi conto che in realtà
avrebbe voluto (e vorrebbe ancora) accarezzare quei suoi riccioli biondi,
sfiorare con due dita le sue guance o guardare per ore le sue braccia,
quando sollevava le maniche del maglione(soprattutto quello rosso, colore
che gli dona tanto), o perdersi in quegli occhi verdi maliziosissimi e
bellissimi, che più di una volta guardavano là dove non dovevano guardare.
Era come morire ogni giorno, si logorava di tenerezza e desiderio e la cosa
più struggente era che anche se l

ui avesse ricambiato questa sua follia, non avrebbero potuto nè avrebbero
dovuto andare oltre.

Marianna  ha sempre pensato che quel che resta di più bello e
indimenticabile di ogni grande passione è il desiderio.ed io credo che sia
autenticamente romantico quel  freno interiore che non le consentiva di
vivere davvero una simile storia d'amore e al tempo stesso amplificava le
sue emozioni: se avesse lasciato liberi i suoi istinti, senza inibizioni,
probabilmente i suoi sentimenti per Giuseppe avrebbero cambiato corso e
natura e il loro ricordo non avrebbe quella magia che adesso conserva.  Il
suo era (ed è), fortunatamente, un desiderio frustrato e frustrante,
soffocato e messo in discussione da paura, da sensi di colpa e da un soffio
di immoralità che le aleggiava intorno, quando era in classe o con le
colleghe.qualcosa che avvertiva solo lei naturalmente, perché era tutto
nella sua mente e nei suoi sensi.  Sensazioni che l' hanno accompagnata fino
alla fine, fino agli scrutini, quando l'ha difeso per evitare la sua
bocciatura.perché, sì, glielo volevano bocciare.  E forse se

lo sarebbe pure meritato, visto che tra lui e lo studio corrono kilometri.
D'altra parte a lei sono sempre piaciuti gli scapestrati, mai uno assennato,
studioso, con la testa sulle spalle.  Ovviamente, se nel suo destino era
scritto che un giorno si sarebbe innamorata follemente di un suo alunno, non
avrebbe potuto innamorarsi di nessun altro, se non  dell'alunno più
scansafatiche, bugiardo, furbo e per giunta ammaliatore di professoresse!
Quasi certamente lui non avrebbe considerato sconveniente o inopportuno
desiderare una sua insegnante, tutt'altro. Una sua amica impertinente dell'
altra classe di Marianna, in uno di quei  consueti atteggiamenti di totale
mancanza di inibizione, una mattina le  disse che nella classe di Giuseppe
si era formato un suo 'fan club' e che c'era qualcuno che faceva sogni  in
cui compariva la loro insegnante di italiano...
Marianna la rimproverò  per l'eccesso di tali dichiarazioni, cercò di
sminuirne la veridicità, finse di non essere interessata all'argomento
mentre, arrossendo inevitabilmente, moriva dal desiderio di conoscere nome e
cognome del protagonista di tali sogni.
Comunque, glielo volevano bocciare. C'era quasi un accanimento nei suoi
confronti: troppo sfaticato, troppo furbo, troppo vivace e, oltretutto,
figlio di un politico, quindi un privilegiato, un ragazzo già abbastanza
fortunato. Come se fosse l'unico asino in una classe di grandi studiosi. Una
collega insinuò che lei lo difendesse soprattutto per questa appartenenza
famigliare: non poteva immaginare il vero motivo del senso di protezione che
provava nei suoi confronti.   Più di una volta ha indagato dentro se stessa,
per cercare di capire se la professione paterna  influenzasse i suoi
sentimenti e se anche lei, come molte donne, fosse  affascinata dal potere e
dal carisma di alcuni uomini politici.
In realtà  non si era mai interessata alla carriera e alle vicende
professionali del papà di Giuseppe.o meglio, non lo aveva mai fatto prima di
avere suo figlio come alunno.  Sì, perché da alcuni mesi legge con più
attenzione la cronaca politica locale, alla ricerca di "quel"
cognome...Tuttavia è sempre più convinta che se questo adolescente
socialmente avvantaggiato fosse stato bruttino, poco simpatico e non così
seducente, lei non si sarebbe soffermata  tanto a riflettere sul mestiere di
suo padre. In questo caso, i  privilegi sono altri.
Marianna è schiava della bellezza e della giovinezza, non del potere, che
tutt'al più la intimidisce.  Bellezza e giovinezza.che miscela esplosiva
e.che invidia!   La sua età  l' attira e le fa rabbia: troppo pochi questi
17 anni, affascinanti e  insopportabili.
Nel secondo quadrimestre aveva  provato più di una volta questo
intenerimento per lui, l'alunno più rimproverato dalle colleghe, quasi il
capro espiatorio in quella gabbia di matti, sia pure divertenti, che era la
sua classe.   Un giorno -era seduto in fondo all'aula- le disse che alcune
insegnanti, appena sentivano o pronunciavano il suo cognome, cominciavano ad
inveire contro di lui.  Ed era vero, anche lei aveva assistito più volte a
scene del genere: erano in dieci a disturbare, ma era solo Giuseppe ad
essere richiamato.erano in dieci nel bagno del teatro a fumare, ma fu solo
Giuseppe ad essere ironicamente invitato a dire la sua età, per evidenziare
il suo comportamento infantile ; e lui, sfacciatamente e con un'aria
apparentemente candida, rispose che aveva sedici anni...cosa che  fece
sorridere Marianna, perché in effetti non era  poi così grande, ma d'altra
parte stava fumando con i compagni, attività che non è proprio  tra le
preferite dai bambini...
Non è così grande, ma certamente è un grande seduttore  di professoresse
indifese.
A lei, la prof indifesa, è capitato spesso di provare la piacevole
sensazione di riuscire a catturare l'attenzione delle sue classi,
coinvolgendole nelle spiegazioni , magari anche solo per cinque minuti.che
poi è tantissimo, se si ha di fronte un uditorio solitamente piuttosto
distratto e indifferente.  Insomma si tratta di quei momenti in cui pensa
che il suo mestiere possa essere davvero utile, quando li vede lì che la
guardano e la stanno ascoltando davvero e non sono annoiati!  Sono momenti
di beatitudine per un insegnante...e anche di vanità, perché no.
E naturalmente un senso di compiacimento la invade anche  quando i suoi
giovani ascoltatori la vedono non solo come la loro prof, ma come una donna,
se le dicono che ha un bel taglio di capelli oppure che il maglione azzurro
le sta bene o che è più bella se sorride. In questi casi ostenta
noncuranza, ma sotto sotto è contenta. E se poi le fanno notare che non
dimostra i suoi 38 anni, la  giornata diventa inevitabilmente radiosa!
Quando  Marianna si  ricorda del suo professore d'italiano del liceo, le
riappare nella  mente un'immagine temuta, ma anche così affascinante.erano
tutte cotte di lui, perdutamente e senza alcuna speranza: lui maturo,
sposato, con figli.il loro  amore nei suoi confronti era una adorazione
platonica.
Quindi, si è detta spesso, può succedere che un alunno s'invaghisca di lei,
proprio nello stesso modo, platonicamente, senza speranze, con quello
struggimento tipico dell'adolescenza.  A volte se ne accorge se c'è uno
sguardo diverso, un sorriso particolare.Non le sono nuove certe attenzioni
di qualche ragazzo forse infatuato della sua insegnante.e poi, si sa, le
professoresse d'italiano hanno il vizio di parlare sempre tanto e tra tutte
queste parole ce n'è spesso qualcuna che può raggiungere un'anima, un cuore,
un cervello. Tutto sommato esercitano un certo potere e ne sono
piacevolmente consapevoli.
Ma con Giuseppe è stata una cosa diversa, perché il suo modo di starle
accanto, i suoi sguardi, alcune sue frasi le davano la sensazione che
volesse sedurla.realmente.  O  era solo il  desiderio a far vedere a
Marianna  cose che non esistevano?  Non è così ingenua da non immaginare che
con quei tentativi di seduzione mirasse a raggiungere una sufficienza in
italiano e latino e non si stupirebbe di questo.Ma qualcosa nei suoi
atteggiamenti le suggeriva altro e le piaceva tanto questo 'altro', perché
ormai lui per lei  era già 'altro', non più un alunno.  Si sentiva braccata
e perduta, completamente inerme, come se avesse di fronte un uomo e non un
ragazzo di 17 anni.
I suoi compagni di classe, anche quelli già maggiorenni, le sembravano più
piccoli, più infantili rispetto a lui, che furbescamente  la scrutava,
teneramente cercava un dialogo, un varco tra i  rimproveri e la sua
negligenza o indisciplina, intelligentemente scherzava, ironizzava sul suo
essere troppo gentile. E anche  lei  lo stuzzicava, voleva fargli capire che
non le sfuggivano quei tentativi di adulazione...
E dopo un turbolento inizio d'anno scolastico- si innervosiva troppo spesso
con lui -è iniziata la fase della simpatia.
17 anni e grandi capacità seduttive, per lei  ancora straordinarie.
Già dai primi mesi dell'anno scolastico Marianna aveva notato che, quando
lui doveva chiederle qualcosa, accostava un po' troppo il suo viso : si
ritrovava improvvisamente tuffata in  quei begli occhi, aveva le sue labbra
incredibilmente vicine  e sentiva in modo evidente l'odore di fumo, uno dei
segnali del ragazzino che voleva diventare uomo al più presto.  E ciò la
imbarazzava, si  ritraeva per sfuggire alle sue stesse  emozioni e anche per
fargli capire che non era quello il modo per avvicinarsi ad un'
insegnante.Quasi sempre  inevitabile era il  rossore sul viso, purtroppo
visibile per lui e per i suoi compagni o, per lo meno, lei se lo vedeva
stampato addosso, con un marchio di ridicolo.  Il panico l' assaliva, appena
lo vedeva alzarsi dal suo banco e camminare verso la cattedra, con quell'
aria di strafottenza.  A volte cercava di liquidarlo subito, di rispondere
molto brevemente a domande che le sembravano formulate più per starle vicino
e provocare divertenti reazioni, che per

 ottenere davvero delle risposte.
Era sinceramente  convinta che lui facesse tutto ciò per stuzzicarla, per
provare ad esercitare il suo fascino su un'insegnante non ancora
attempata...Ne è convinta tutt'oggi: quell'atteggiamento iniziale nei suoi
confronti era proprio così, provocatorio, e non in modo infantile e
giullaresco, come succede a molti suoi egocentrici coetanei, ma con tratti
più virili.
Inoltre avvertiva in lui un temperamento sanguigno che la soggiogava.  Del
resto il suo segno zodiacale è l'ariete, sempre irresistibile per una
Gemelli...salvo poi scoprire ogni volta che l'attrazione iniziale si
trasforma in catastrofe e incompatibilità totale.  Ebbene sì, alla fine dell
'anno scolastico, Marianna è andata a curiosare sulla scheda personale e
sulla data di nascita di Giuseppe, perché il suo sesto senso le dava dei
segnali quasi infallibili sulla situazione astrologica di quest'
intraprendente alunno.
Insomma, temeva la  sua presenza e quando lui era assente faceva lezione più
tranquillamente, si sentiva quasi rilassata, usciva meno stanca da quell'
edificio scolastico.
Chissà, nel periodo in cui negava ancora a se stessa la verità del suo
cuore, forse lo rimproverava più del dovuto, s'innervosiva per un
nonnulla...Come quando venne a sapere che con un suo amico esterno alla
scuola si era vantato di essere riuscito a fregarla ad un'interrogazione,
visto che non aveva studiato quasi nulla.  Ed era vero che l' aveva un po'
fregata: si era accorta che leggeva le note a piè di pagina.ma lei è un po'
larga di manica...   Comunque stupidamente lo aggredì, suggerendogli di
frequentare amici meno pettegoli, mentre lui, con un tono semiserio,
continuava a giustificarsi, sostenendo che "i suoi genitori gli hanno dato
una certa educazione" e che "non avrebbe mai fatto una cosa del genere."  E
così fu lei a comportarsi in modo abbastanza infantile, cosa di cui in
seguito si rimproverò non poco.
Tuttavia questo episodio aprì una nuova fase del rapporto con lui.
Sembrava quasi che Giuseppe volesse farsi perdonare qualcosa e tentasse di
compiacerla. Nel frattempo, dopo Natale,lei  fece quel bellissimo sogno
rivelatore ed è convinta di aver cominciato, da allora, a guardarlo con
occhi diversi, sicuramente con più attenzione e indulgenza . I suoi
atteggiamenti adulatori la facevano sorridere, lui se ne accorgeva e ci
scherzava su, anzi ne ridevano insieme. La burrasca era passata: appena il
"suo" alunno le faceva una smanceria e lei lo guardava con un velato tono di
rimprovero(che in realtà era già di malcelato amore.), lui tirava fuori la
lingua, per alludere ironicamente alla sua attività di incantatore di
professoresse disarmate.
Marianna avvertiva un  senso di tenerezza e protezione nei suoi confronti,
che aumentavano di giorno in giorno, cominciò a notare che la inteneriva il
fatto che , prima di trasferirsi in città con la famiglia, fosse cresciuto
in provincia, dove aveva frequentato una scadente scuola di base: le
sembrava che questa  origine giustificasse alcuni vuoti nella sua
preparazione e gli desse dei  tratti particolari, quei modi semplici e
genuini che  lo rendevano così simpatico; ma la intenerivano anche il modo
un po' infantile con cui impugnava la penna e quello sguardo al tempo stesso
furbo e smarrito, quando non riusciva a svolgere un compito o a rispondere
ad una domanda.
Nel secondo quadrimestre non ha studiato molto di più, assolutamente.Però
faceva meno assenze, cercava di evitare impreparati o di rimediare a qualche
votaccio, partecipava con più interesse alle lezioni, o per lo meno a lei
così sembrava.
In pratica era sempre più presente in classe ed il tormento della sua prof
era sempre più forte.
Aveva intuito che lui, di mattina, seguiva una specie di tattica che la
terrorizzava: come le prime donne a teatro o ad una festa, entrava sempre in
ritardo, per ultimo, cosa già irritante  per lei, insegnante fissata per la
puntualità, ma anche pericolosa per il suo equilibrio psico-fisico, in
quanto appena lui entrava, magari a lezione iniziata, le causava delle
alterazioni,  pallore o più spesso rossore, uno sguardo diverso, sudore
freddo accompagnato da frasi che le sfuggivano e,molto probabilmente, lui
era consapevole di tutto ciò e forse si divertiva un mondo a suscitare
quello che invece  per lei era un terremoto interiore. E con lui,
sicuramente si divertiva anche qualche amico o amica di classe...Questo era
ciò che più l' atterriva.
Temeva fortemente il primo quarto d'ora di lezione, finchè non si assestava
e la giornata prendeva il suo avvio, salvi altri rossori durante lo scorrere
dell'orario scolastico. Giuseppe si affacciava nell'aula solo con la testa o
il mezzo busto, la  salutava e poi andava ad appendere il suo giubbotto all'
attaccapanni fuori, nel corridoio. Il giubbotto rosso, soprattutto. come
Marianna
potrebbe dimenticarlo?  Quando arrivava da loro alla seconda o terza ora e
non vedeva quel giubbotto, tirava un bel respiro lungo, si  sentiva fuori
pericolo, avrebbe fatto salti di gioia.Magari succedeva che lui  sbucava all
'improvviso, scombinando la sua  pace appena raggiunta.  Poi però, negli
ultimi tempi, quando Giuseppe non era in classe, le mancava qualcosa, le
mancavano quel sorriso furbetto, i suoi sbadigli a bocca spalancata ( ma la
mamma gli avrà detto che non si sbadiglia così?), gli occhi verdi intensi e
quella camminata felpata e lenta, silenziosa, una sua affascinante
caratteristica. Un giorno un suo compagno la definì 'passo di gatto'. Si
muoveva con una grazia virile, non era impetuoso come  altri suoi compagni,
ma terribilmente sensuale, non era chiassoso ma irresistibilmente simpatico,
divertente in alcuni suoi atteggiamenti. E tenero, di una tenerezza
infinita...ma quest'ultimo aspetto, probabilmente, era ciò che Marianna
vedeva e sentiva.
Si sta ancora chiedendo se può essersi innamorato un pochino di lei.
A volte, in occasioni di pura beatitudine e indescrivibile terrore, ha
creduto di sì.  Ne coglieva segnali in alcune manifestazioni, espressioni
del viso, sguardi che improvvisamente si abbassavano un attimo dopo che si
erano rivolti verso di lei, tenui rossori, impensabili in un adolescente
generalmente piuttosto audace e impudente, anche se la timidezza  può
mascherarsi dietro le apparenze più disinvolte e sfacciate.
Era il penultimo giorno di scuola e, in un  clima di maggiore rilassatezza,
la nostra prof aveva appena chiesto alla classe di raccontarle qualche
episodio, uno di quei fatti divertenti del loro breve vissuto, che alcuni di
loro sapevano raccontare così bene ; Giuseppe, immediato, le rispose : 'Non
possiamo, noi siamo una classe di timidi.' E lei, divertita: 'Non me n'ero
accorta. questa è la frase dell'anno! Tutt'al più siete riservati.'
All'incirca da febbraio in poi aveva notato un crescendo di sue frasi
carine, gentilezze, inviti per accompagnarli in gita o per fare una vacanza
insieme in estate, e non le sembrava che tutto ciò fosse dettato solo da
piaggeria studentesca.  Se si è trattato di una recita, alla fine dell'anno
avrebbe dovuto dargli nove, invece dello scarno sei, che poi in realtà era
un cinque un po'allargato.
E poi ci sono sempre quelle sensazioni che non si possono spiegare a
nessuno, ma che sono inequivocabili, quando si ha la precisa impressione di
piacere a qualcuno.
Marianna ha delle foto indelebili nella sua mente e nel suo cuore, come
questa :
Giuseppe  entra all'improvviso nell'altra classe dove lei sta facendo
lezione, si avvicina alla cattedra, le sembra che il cervello cominci ad
offuscarsi e che tutti gli alunni guardino solo lei che invece vorrebbe
essere in un altro punto dell'universo, magari sola con lui, ma non lì, con
venti spettatori di fronte.le chiede sorridendo se può guardare sul registro
il voto che ha avuto poco prima.  Fingendo noncuranza, incapace di
rifiutare,  gli dice  di sì, ma sente salire la propria temperatura e teme
che lui possa notarlo.  Nel giro di pochi istanti nota un' alunna pestifera
che  guarda lei, poi guarda lui  e sorride,  vede Giuseppe che sbircia tra
le sue gambe accavallate sotto la cattedra, lì dove la gonna si apre
leggermente tra i bottoni, vede il suo bel viso divertito chino sul
registro, riesce a scorgere il proprio imbarazzo che cresce sempre più.
Immediatamente lo invita a smammare e, mentre lui esce dall'aula con il suo
solito sorriso, lei prova a riacquistare un atteggia

mento serio e composto.
L'ha sorpreso più volte  a guardarle le gambe o a cercare di intravedere il
seno al di sotto di maglioni o magliette, per quel poco che poteva
immaginare...Chissà, magari cercava di indovinare quale, tra le misure più
piccole di reggiseno, lei  portasse?  Pur essendo possibile che realtà e
desiderio in lei si confondano,  generalmente non le sfugge la direzione
degli sguardi, almeno finchè indossa le sue preziose lenti a contatto.
Ecco un'altra foto del genere, incancellabile:
Giuseppe è davanti a lei, insieme a suo padre, per i colloqui primaverili
con le famiglie:
E' un po' imbarazzata, mentre porge la mano a questo papà e comincia a
parlare del suo (di chi?) tesoro. E' un uomo simpatico, dai tratti gentili,
si esprime con una certa gradevole ironia che le piace, che sembra simile a
quella del figlio( forse proietta su di lui i sentimenti che prova per l'
altro? ).     E' questione di un secondo: si  rivolge scherzando a Giuseppe
che sta guardando un punto fisso del  maglione rosso della sua prof, più o
meno all'altezza del cuore...che potrebbe fermarsi, ora, e non battere  più.
Il primo effetto che le  fa, quando se ne accorge, è un senso di
sospensione, accompagnato dalla solita tensione allo stomaco. E poi, non sa
nemmeno più  cosa sta dicendo, a lui, a suo padre. Per fortuna riesce a
recuperare la professoressa che è in lei, per fortuna il colloquio è breve e
si salutano.  Finalmente riprende a respirare, è ancora un po' sudata, ha l'
impressione di aver quasi superato un esame.
Ma dopo, tornando a casa, è contenta, anzi euforica, per varie ragioni che
non nasconde a sé stessa, con un pizzico di vanità: perchè un papà che fa il
politico è venuto personalmente al colloquio e per giunta bendisposto nei
suoi confronti, perché ha scoperto Giuseppe ancora una volta a sbirciare tra
i suoi abiti, perché era più vicina a lui, felice del suo sguardo e dei suoi
sorrisi.
Un'altra istantanea memorabile, questa volta per strada:
E' tornata a casa da scuola, è appena uscita dal suo portone, ha solo
attraversato un isolato, diretta verso il passaggio a livello e verso casa
di sua madre.  All'improvviso le passa accanto un motorino e sente un 'Buon
giorno professoressa, posso darle un passaggio?' : è lui, vede i suoi occhi
impertinenti e il suo sorriso disarmante.  Gli risponde con simpatia
dicendogli 'no, grazie' e, sospesa tra folle esaltazione e serena
beatitudine, nota con piacere che il passaggio a livello rimane aperto e
così non rischia di trovarselo accanto lì, per parecchi minuti, non rischia
di svelarsi troppo.  Del resto,sicuramente lui  ha già capito tante cose di
lei che è un libro aperto, mentre lui è un furbacchione.
Ad ogni modo da allora, appena avverte il rumore di un  motorino o qualcosa
di simile, teme che le sia vicino o comunque pensa automaticamente a lui,
cosa che poi avviene spessissimo quando cammina per le strade del centro
della sua città : la  mente vola libera nella sua direzione, si  sente quasi
in uno stato di grazia , nonché di delirio, mentre il pensarlo e il
sospirare sono una cosa sola.
C'è un altro flash piuttosto breve, ma incancellabile, nella sua memoria:
Si trova dietro la porta della loro aula, stanno terminando una prova
scritta di Scienze.
Qualcuno inizia ad uscire e tra questi c'è lui.  La guarda, ha l'espressione
di chi è distrutto dalla fatica (ogni tanto gli tocca lavorare un po'.), la
saluta con garbo e con un'inevitabile sorriso e le domanda : 'Professoressa,
posso abbracciarla?'  Evidentemente cercava conforto dopo il compito senz'
altro disastroso che aveva svolto.   E' come se qualcuno le avesse strizzato
lo stomaco...Gli risponde : 'Giuseppe, ma cosa dici.'  E' frastornata e,
ripensandoci a casa, è irritata e si colpevolizza.  Si chiede se forse è
poco professionale, se non riesce a creare una certa distanza tra se stessa
e gli alunni, come mai le succede di ascoltare frasi di quel
tipo.sicuramente alle sue colleghe non capita, forse dovrebbe darsi una
regolata, cioè non sorridere mai, spiegare e basta, interrogare e basta.
E' successo qualcosa del genere quando un giorno, alla fine delle lezioni, è
rimasto per ultimo in classe: vuole  parlarle.  Lei diventa già di tutti i
colori, anzi, di uno solo. Mentre prova a rispondere alla sua domanda sulle
medie finali, esce velocemente dall'aula, non vuole che chiunque, anche una
bidella, possa pensare che le piace intrattenersi  da sola con qualche
alunno.Lo liquida in fretta, ma ha l'impressione che lui abbia notato il suo
imbarazzo.  Ne è certa il giorno dopo, quando lui entra in classe con un'
aria di maggiore strafottenza e la guarda fisso dal banco. Nei primi tempi
dell'anno scolastico era così distante, non la guardava molto mentre
spiegava. Questo è uno di quei momenti in cui vorrebbe ucciderlo o, in
alternativa, abbracciarlo.  E' di umor nero, risponde a tutti nervosamente,
quel colloquio a quattr'occhi del giorno prima non doveva accadere.  Si
sente sempre più scoperta, vittima del suo fascino, delle sue arti
incantatrici.
Ancora un'altra bella e tenera immagine :
E' sera, dopo il pomeriggio passato a scuola per gli scrutini della sua
classe. E' stanca e ancora un po' tesa, ha degli scrupoli per quell'
abbondante 'buonismo', perché è stato evidente il suo impegno nel difendere
un alunno scarsamente difendibile; ma, per fortuna, con l'appoggio del
preside e di un paio di colleghi, ce l'ha fatta.non l'hanno bocciato.  Sta
tornando a casa a piedi, è quasi arrivata, quando si sente chiamare : lui è
lì, accanto al marciapiede, sul suo motorino rosso, con un giubbottino
chiaro che rende il suo viso un po' pallido, mentre generalmente ha sempre
le guance rosee.  Sembra infreddolito per il vento fresco che soffia da un
paio di giorni e per il freddo che sicuramente lo attraversa a causa del
motore.  Per la prima volta le appare piccolo e timoroso.chiaramente era
appostato fuori della scuola e l' ha seguita per conoscere la sua sorte.
Tenerezza infinita.  Ha quasi paura di avvicinarsi a lui, potrebbe
balbettare :

 - Sono salvo?
- Giuseppe, non dovresti essere qui.Se esce qualcuno da scuola e ci vede
qui, dopo gli scrutini,            succede il finimondo!. Hai avuto solo
qualche debito.
- Tre gravi e due non gravi.
- Sì. Devi studiare di più l'anno prossimo, c'è stata una lunga discussione
su di te.
- Si?..Qualcuno è stato bocciato?
- No, ma devi stare zitto!  Non devi dire a nessuno che te l'ho detto!
- Va bene.Lei rimane l'anno prossimo?
- Non lo so...Sparisci!!!
- Buonasera.

La mattina dopo, lo ritrova davanti ai quadri esposti, insieme a due
compagni di classe ed è ovviamente contento.  La guarda  con uno sguardo
quasi divertito e (lei crede) dolcissimo. Sa bene che è stata soprattutto la
prof d'italiano a salvarlo. Gli chiede se andranno a festeggiare e lui
risponde che andrà a studiare.  Poi le dice che ha capito dove abita :
quindi  può citofonarle o deve telefonare per avvisare della pizza con tutta
la classe?  Marianna gli suggerisce di usare il telefono (potrebbe avere un
malore se lo vedesse giù al portone, con la sua bella faccia stampata sul
videocitofono.).
Li saluta, augura a tutti e tre buone vacanze, la ringraziano e lei si avvia
all'interno della scuola.  Lui la richiama, dicendole nuovamente 'buone
vacanze', guardandola dritto negli occhi e sorridendo. Lei ricambia il
sorriso e risponde 'Grazie, altrettanto.', mentre naturalmente il  cuore
accelera il suo movimento.

Non c'è stata nessuna pizza di classe o, per lo meno, non ne è stata
informata.
Ha avuto il trasferimento in un'altra scuola (questo è stato davvero un
miracolo divino.), lo sapeva dal mese di maggio, ma  ai ragazzi non aveva
detto nulla.non sa neppure bene il perché o forse sì. Probabilmente temeva
qualche loro atteggiamento invadente, o meglio, qualche suo gesto invadente,
considerato che lei non è più la sua prof.   Ma può anche essere che non
sarebbe successo niente del genere e che questo timore sia frutto solo di
fantasia.

Adesso le piacerebbe molto vederlo, però chiaramente un eventuale incontro
casuale o voluto la terrorizza.  Desiderio e paura in amore vanno così d'
accordo. Non sa cosa accadrà a settembre e nel frattempo si domanda:
Quale musica ascolta , quali film preferisce, se ha una ragazza (una al mese
o una alla settimana? ), se ha già fatto l'amore,  se davvero sta studiando,
se è andato in Grecia con alcuni suoi compagni, se è partito per il Trentino
con la sua famiglia, se è abbronzato ed è  diventato ancora più bello, se
ogni tanto ha tra le mani qualcosa che assomiglia ad un libro, se la sta
pensando...

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