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IL PARCO DEGLI
GNOMI UBRIACHI
Generazione X
E’ una
storia come tante. Ve ne accorgerete! Storia romanzata di un
diario.
Per caso
sono riuscito a raccontarla, forse perché Paolo è un ragazzo
uguale a noi, con i suoi problemi, con la voglia di vincere
qualcosa, anche se seduto in terza fila…su di un treno di terza
o quarta classe: quello della nostra vita.
In breve:
possedere un lavoro, una casa, un amore, tutto è lotta, ingiusta
e non meritocratica. Noi, che viviamo sempre in un’arena,
vecchi e logori combattenti, dipendiamo dal pollice degli altri:
su o giù, vincere o perdere. Avete capito! Paolo siamo noi!
Egli ha
il coraggio di dire ciò che pensa. Noi l’abbiamo? Ciò che vede
lo indigna? C’indigna? Non è "pecora!" E noi lo siamo? Non
massa, non folla, ma mente pensante.
Noi cosa
siamo? Forse delle coscienze stordite o dei ballerini di
spettacoli spogli. Chi vuol riconoscersi, si riconosca. Chi no,
che prenda questo romanzo, groviglio di parole monche e lo
getti a mare. Ognuno è il regista del proprio atto o della
propria sceneggiatura, in un mondo di teatri ambulanti, dove
Arlecchino e Brighella saltellano come dei bambini un po’
cresciuti.
M’intrometto nel racconto con qualche “misera” riflessione
personale, con un “distacco partecipe,” forse rompendo qualche
schema.
Chiedo scusa ai dotti e agli eruditi. Qualcuno disse: “Del
resto i giovani sono dei principianti in tutto.” Paolo
risponde:
“
…Lasceremo qui, sulla terra, titoli e onori…”
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