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Loredana Russo

Il viaggio

della stessa Autrice Futuro- Racconti di Fantascienza

 

 

 

 

Il viaggio.

 

Lo avevano avvertito che sarebbe stato un lungo viaggio, ma aveva voluto intraprenderlo comunque perché … perché gli piaceva il suo lavoro…. Perché era curioso…. Perché…. Forse solo perché era tanto che pensava di andare via per un po’ da tutto e da tutti.

Ad un certo punto, quasi a metà strada, aveva avuto la sensazione che quasi il tempo si fosse fermato ed aveva cominciato a fare sogni strani in cui vedeva parecchie delle persone che conosceva, ma non riusciva a salutarle anzi a dire il vero a lui era sembrato che loro non si accorgessero della sua presenza e che il fatto che si trovassero tutti li in quel posto strano e tutto verde era solo dovuto ad una coincidenza diversa, ma di certo non era per lui visto che poi nemmeno lo guardavano.

Poi ad un certo punto si rese conto di essere troppo stanco per continuare a viaggiare senza fermarsi e cercò un posto dove riposare e dove dormire un po’ sul serio senza sognare, ma quando trovò quello che cercava troppe furono le sorprese per poter perdere tempo prezioso a dormire.

La prima in assoluto fu incontrare un bimbo, era sicuro di conoscerlo ma non ricordava il suo nome. Non che fosse importante anzi la cosa non  lo preoccupava assolutamente ed era proprio questo che lo impensieriva.

Lui sempre così perfetto, sempre così completo ora non si interessava di un particolare così fondamentale come il nome di chi lo stava accompagnando nel posto che doveva ospitarlo?

Era un bel bimbo e si muoveva sicuro nell’intrico delle strade che percorreva veloce, anche se non parlava molto. Per la verità non aveva detto nemmeno una parola. Oppure si? Non se lo ricordava più, ma non importava era troppo stanco e doveva assolutamente riposare al più presto altrimenti non avrebbe potuto continuare il viaggio.

Quando arrivò alla casa sapeva già dove andare salutò sua madre con il solito bacio, solo che questa volta si sentì così felice nel darglielo che si meravigliò da solo e mentre saliva le scale per andare nella sua stanza era così contento che non gli venne da pensare come mai l’aveva baciata in quel modo.

Si spogliò e si buttò sul letto addormentandosi quasi subito e per fortuna quella volta non ci furono sogni a disturbarlo, ora era a casa ed era tranquillo e poi era tanto stanco ed il fatto di essere quasi arrivato alla meta lo aveva rilassato un pochino, quel tanto che bastava per farlo precipitare in un sonno profondo…. Tanto profondo…. Troppo…….

Forse dormì un giorno intero, forse due quello che importava era che quando finalmente si svegliò si sentiva benissimo, riposato, rilassato, pronto per continuare quello che doveva fare.

Ma….. che doveva fare? Certo aveva un compito da portare a termine, ma non se lo ricordava più in quel momento, sapeva solo che era importante per lui finire il viaggio!

E come faceva a continuare un viaggio se non ricordava più dove doveva andare?

Era tutto molto strano, ma niente era in confronto alla calma che provava e al fatto che in fondo non gliene importava niente di quello che doveva fare, l’avrebbe di certo fatto appena se ne sarebbe ricordato e se non se ne ricordava ora significava di certo che non era poi così importante quello che doveva compiere.

Scese, salutò il fratello e quel bimbo strano dallo sguardo triste, diede un bacio a sua madre e fece colazione poi si avviò verso la casa di suo nonno. Ovvio ci andava tutti i giorni da quando era piccolo, era normale che fosse li. Il nonno lo guardò entrare e gli fece segno di sedersi e di prendere un caffè e poi ad un tratto cominciò a parlare, ma era così faticoso ascoltarlo !

“Non puoi restare qui, non puoi continuare a restare qui, devi continuare il tuo viaggio e devi farlo ora perché poi il nostro affetto potrebbe trattenerti e non sarebbe giusto. Segui questo lavoro fino in fondo e poi dopo quando ricorderai tutto e sarai meno stanco potrai anche decidere di tornare se vorrai. Ma non c’è fretta. Noi siamo qui, ti aspettiamo lo sai e ti vogliamo bene”

Vero! Aveva ragione come al solito il nonno…. Lui non poteva fermarsi ora perché aveva una cosa importante da fare, una cosa molto importante e non poteva rinunciare così solo perché li si trovava bene. In fondo quando era andato via l’altra volta non aveva fatto problemi, che motivo aveva ora di comportarsi così?

Passò una giornata bellissima e quando venne sera come faceva di solito tornò a casa, ma stavolta era deciso e quasi come se sua madre gli avesse letto nel pensiero la trovo sulla porta con la sua roba pronta e con un sorriso dolcissimo per salutarlo.

Ricominciò il viaggio, non sapeva più dove andare, ma sapeva che doveva seguire la strada davanti a lui e che  ad un certo punto avrebbe ricordato, doveva ricordare… era troppo importane per lui….

Giorni e giorni di cammino, incontrò tante persone che aveva già conosciuto ed altre che non aveva mai visto. La cosa strana era che tutti partecipavano al suo cammino, non è che andassero con lui questo no, ma gli indicavano un pezzo di strada perché oramai era chiaro che tutti sapevano quello che doveva fare tranne lui!

E arrivò una mattina all’alba… una di quelle mattine luminose che preannunciano un giorno splendido e  quando arrivò ritrovò la stanza verde che aveva visto tanto tempo prima ed era così stanco che si sdraiò sul letto  e  si addormentò e cominciò a sognare…..

C’era suo figlio accanto a lui e lo guardava e gli leggeva un libro. Cos’era? Ma che faceva? Che gli stava leggendo e perché? Asimov! Ecco cos’era! si era uno dei suoi libri preferiti, lo riconosceva nei brani che ascoltava.

Si girò verso di lui e lo chiamò.

Il ragazzo si fermò subito, abbassò il libro e lo guardò.

Ma perché piangeva?

“Papà !! Finalmente sei tornato! Ti ho aspettato tanto…. Io… lo sapevo che non avresti dimenticato la tua promessa….”

Lo avevano avvertito che sarebbe stato un viaggio lungo, molto lungo, ma lui non aveva rinunciato. Perché? Forse solo perché gli piaceva il suo lavoro….. perché era curioso…. o forse perché era da tanto che pensava di allontanarsi un po’ da tutto…. Ma quando la mattina partì una cosa la fece…. Salutò suo figlio, l’unico legame che gli era rimasto, l’unica persona che ancora poteva chiamare “la sua famiglia”, l’unica persona per cui in fondo continuava a rimanere in vita, dopo aver perso tutti gli altri. Salutò il suo ragazzo e ad un certo punto si girò quando già era sulla porta e lo riabbracciò forte e gli disse quasi sussurrando in un orecchio: “ Qualsiasi cosa succeda tu ricordati sempre che non ti lascerò mai senza prima salutarti e non sparirò mai senza prima averti ritrovato fosse anche solo per dirti che ti voglio bene, anche per una volta sola ancora. E’ una promessa del cuore e lo sai che la manterrei a qualsiasi costo. Sta tranquillo io torno!”

Era un sogno strano quello che stava facendo, in verità non era nemmeno sicuro che fosse un sogno…. Oppure si?

Guardò il suo ragazzo e l’unica cos che gli venne da dire quando lui gli  strinse la mano fu: “ Ciao Piccolo…. Ti voglio bene!”

 

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