Accompagnato dal sempre disponibile nonno
multimediale, mio padre, con la vetusta Thema, che avrebbe dovuto sostituire,
dopo qualche giorno, per raggiunti limiti d’età, arrivo di prima mattina al
Marconi di Bologna, dove faccio la conoscenza di [1]Dario Pavanini e chiedo
notizie del collega [2]Massimo Barbari, il quale è
già partito da alcuni giorni per New York. L’intesa con Dario è immediata; di
Massimo, che già conosco, si può parlare
solo più che bene. Aspetto di giungere a destinazione per chiamarlo al numero
americano che mi ha dato. Noi tre! Tre Emiliani a New York!! L’attesa in
aeroporto sarà lunga e mentre attendo faccio alcune telefonate, le ultime,
prima di partire. Voglio citare [3]Ugo Montanari, spiritoso
come sempre e in grado di percorrere i 42,195 Km di una maratona…solo con la
macchina!!
Ma andiamo con
calma:
Parto da Bologna, con Lufthansa, Via Francoforte e
raggiungo New York alle ore 19,30 locali. La giornata era iniziata presto e per
un problema, legato alla prenotazione del viaggio verso Francoforte, rischio di
prendere il volo successivo, intorno alle 14.00. In ogni caso in tempo utile
per imbarcarmi, alle 17,00, per la Grande Mela. Non me la prendo più di tanto
anche se mi rendo conto che con Alitalia avrei potuto essere negli Stati Uniti
già dalle 15.30 ora di New York. Da tempo volevo provare l’efficienza tedesca e
attendo di salire a bordo con curiosità, ma con il dubbio, che forse sarebbe
stato preferibile utilizzare la compagnia di bandiera italiana e giungere a
destinazione con quattro ore d’anticipo! Noi podisti siamo una razza a parte e
ne ho un ulteriore conferma, quando un compagno di viaggio scusandosi per non
aver rispettato la fila al check-in, si risente, scatenando un “putiferio”
quando gli faccio presente che l’importante è stargli davanti a New York nella
maratona! Sorrido divertito e mi riprometto di osservare molto e di valutare i
comportamenti di chi mi sta intorno. Chiudo gli occhi un istante e mi dico che
ci siamo, che non c’è più tempo per i ripensamenti e che fra qualche giorno,
per la terza volta, parteciperò alla maratona di New York. La metà di settembre
avevo rinunciato a partire per un problema al piede destro che mi aveva
costretto ad uno stop forzato di quindici giorni e alla conseguente modifica
degli allenamenti, nell’importantissima fase finale degli stessi. Mi sembra
incredibile essere oggi in condizione di partire. Bene, saliamo a bordo!
Torniamo un attimo indietro:
Sia [4]Andrea
Mussini sia [5]Roberto Corsini mi
hanno consigliato di avvalermi delle capacità professionali di Sacchi Giuliano,
massaggiatore e fisioterapista del Riacef di Modena. (www.riacef.it) Roberto mi ha accompagnato, mi ha introdotto e consegnato nelle
sapienti mani di Sacchi. Sicuramente senza le cure di Giuliano la maratona di
New York l’avrei vista solo in televisione! Ricordo anche come la mia voglia di
riuscire nell’impresa sia passata da cose che ai più possono passare
inosservate. Penso a [6]Michela
Fiorellini la quale, sapendo del mio obiettivo, e all’oscuro del problema
fisico, mi inviava per posta elettronica l’incitamento a non mollare. E io che
m’attendevo delle risposte,alle quali non potevo che rispondere personalmente,
uscivo dall’ufficio per l’allenamento serale (8-ott), avvisando [7]Massimo
Parmigiani che avrei corso per circa 7 km da solo per poi rientrare in Fiordo
ed unirmi, nel prosieguo dell’allenamento, sia a lui che a [8]Gianluca
Scarabelli. Il fatto fu che non rientrai affatto, ma sentendo le gambe girare bene
non posi fine
all’allenamento continuando oltre le due ore, incurante
delle preoccupazioni di Massimo e Gianluca, i quali rientrati in Fiordo dopo la
loro corsa, pensando mi fosse capitato qualcosa, si misero a battere tutti i
possibili itinerari che avrei potuto percorrere. Quando mi avvistarono per poco
non mi investirono loro!! Gianluca urlava come un pazzo, la testa fuori dal
finestrino, che avrebbe voluto stirarmi con la macchina!! Per uno
strano caso quando raggiunsi il magazzino della Fiordo dove solitamente faccio
la doccia trovai la porta chiusa con le mie chiavi dentro e dovetti attendere
il custode Giuseppe Baroni. L’attesa non mi pesò perché ero letteralmente
euforico. Avevo corso per oltre 29 km ( 18,0236 miglia) in 2 ore e 24 minuti e
la gamba pareva rispondere bene! New York, mi dissi , aspettami che ce la posso
fare!!
Eccomi a bordo, senza abbandonare il mio zainetto,
pieno di piccole tasche dove ho stivato due bottigliette di acqua, dei Pocket Coffee da gustare quando il caffè espresso sarà solo un
ricordo, gomme da masticare, blocchi note e qualche biro da utilizzare durante
il viaggio per passare il tempo scrivendo la “poesia” natalizia, da recitare
durante la cena con i colleghi di lavoro, prima di Natale, fazzolettini di
carta per ogni evenienza, un paio di ciabatte di stoffa per proteggere i miei
piedi quando ad alta quota è consigliabile togliersi le scarpe, del ghiaccio
chimico in caso si dovesse riacutizzare il problema al piede, succhi di frutta,
la maglietta e i calzoncini che utilizzerò in gara. Prendo possesso del posto
assegnato e mi ritrovo vicino all’oblò ma non ne sfrutterò la visibilità perché
sia la partenza che l’arrivo avverranno senza l’ausilio della luce solare. Sono
ancora solo e attendo di vedere chi occuperà i sedili di fianco al mio quando
due ragazze tedesche si materializzano nella loro imperiosa altezza. Scoprirò
poi che una di loro lavora come Hostess nella Lufhtansa stessa e si reca a New
York in gita premio. Godo e beneficio di tutte le attenzioni che le colleghe
riservano a lei anche quando sopra l’oceano Atlantico si presentano vestite da
conigliette con la torta per festeggiarne il compleanno. Una vera sorpresa! Più
di una volta devo rifiutare vino e birra, accettando, sotto l’occhio severo di
chi non comprende come si possa vivere senza alcolici, solo acqua o aranciata.
In ogni caso la traversata è tranquilla e suscito la curiosità delle mie
vicine, quando, armato di penna e foglio, continuo a scrivere le rime per la
composizione natalizia. Non si parla troppo e a volte non dispiace nemmeno,
preso come sono con le cuffie in testa e avvolto nella musica che ho scelto fra
i canali disponibili, mentre mi sforzo nella creazione di rime appropriate,
specialmente per Marilena, “l’aggressiva” centralinista della Fiordo! Non dormo
mai, mi sforzo di restare sveglio il più possibile per assorbire il fuso orario
brevemente mentre tento di scacciare dalla mente la tensione e le
preoccupazioni per l’imminente maratona. Faccio calcoli su come affrontare la
gara, su come sia importante dosare la fatica per evitare di rimanere senza
benzina con il traguardo ancora troppo lontano. Ci sono momenti dove mi prende
l’angoscia per lo sforzo che so di dover affrontare e altri dove l’ottimismo
prevale. Sento attenuarsi il rumore dei motori rendendomi conto che sta
iniziando la discesa verso il JFK International Airport (http://www.panynj.gov/aviation/jfkframe.HTM) e ne ho la conferma quando
deduco che il Comandante sta effettivamente informando i passeggeri in tal
senso. Mi preparo all’atterraggio sistemando le mie cose nello zainetto,
calzando nuovamente le scarpe e controllando il passaporto e le carte da
presentare in dogana. Dopo aver fatto la fila con i documenti da vistare ho la
sfortuna di incappare in un funzionario pignolo che mi rimanda indietro a
ricompilare tutto solo perché ho sbagliato una riga!! Va bene, torno indietro e
dopo aver compilato le dichiarazioni richieste mi ripresento per il visto,
avendo ben cura di schivare il pignolone di turno! Ci siamo, eccomi sul Pullman
diretto all’albergo, e la mia tensione ricompare. Mi palpeggio continuamente la
gamba destra; vorrei che mi parlasse, che mi rassicurasse circa la tenuta. Vorrei
anche conversare con Gianluca ma non c’è. Mi ha lasciato solo!! Beh non sarà
qui ma però si è allenato sempre con me. Anche ieri mi ha accompagnato
nell’ultimo percorso di 5 km (3,1075
miglia). Ecco in lontananza Manatthan e mentre ci avviciniamo sembra di entrare
in un video gioco. Quante luci! Mamma mia quante luci!! Eccoci all’albergo,
ancora una volta ho scelto il Metropolitan che si trova fra la cinquantunesima
e la Lexington Avenue al 569.( Metropolitan
Hotel New York - Hotel Directory) Prendo possesso della camera
e faccio la conoscenza della persona che la dividerà con me. Si tratta di
Giuseppe Calì da Catania. Complessivamente la convivenza ha funzionato ma
chiaramente con Gianluca Scarabelli saremmo andati alla grande. Mi sforzo di
restare ancora sveglio, di non abbandonarmi subito sull'invitante letto e per
evitare tentazioni esco a farmi una passeggiata nel “centro del videogioco” Che
caos ordinato!! New York mi fa sempre un effetto inebriante e cerco di
abbracciare con gli occhi quanto più posso. Ho imparato a riconoscere i diversi
tipi di sirena e allora dichiaro prima a Calì cosa sta arrivando. Ora gli
eroici pompieri, adesso un’ambulanza…ecco adesso una pattuglia della Polizia.
Faccio un figurone!! E ora a nanna! Come sono stanco. Gabriele
riposati….domenica 3 novembre si deve correre.
Sono
seduto con Giuseppe intorno ad un tavolino quando vedo entrare sia Massimo sia
Dario. Anche loro non faticano ad individuarmi e la cosa mi rallegra; sono
arrivati gli amici i quali prontamente occupano i posti vicino a me. Iniziamo a
parlare di domani e l’entusiasmo di Massimo è veramente al settimo cielo. Lo
invidio, preso come sono, dalle mie paure. Decidiamo che più tardi andremo
tutti a farci un bel piatto di pasta, nell’attesa di venire convocati per la
riunione tecnica. All’improvviso una bellissima ragazza (mi meraviglio di non averla notata prima) si avvicina chiedendo se
qualcuno avesse potuto darle una sigaretta!! Una sigaretta a chi corre? Spiacenti,
non abbiamo niente, non fumiamo, la risposta unanime. In ogni caso, non so chi
la invitò, ma aderì prontamente alla proposta di sedersi vicino a noi. Aveva
anche un’amica, bellissima anche lei, che sollecitai a non rimanere sola ma a
raggiungerci. Tamela e Jennifer i loro nomi. Provate ad immaginare degli
italiani a New York al cospetto di due meravigliose ragazze!! In questa
situazione il fatto di non conoscere la lingua inglese è veramente una
penalizzazione difficile da accettare. Massimo la fa da padrone conoscendo
benissimo l’inglese ma io non mi arrendo e quando posso, intervengo, supportato
da Massimo stesso che traduce le mie parole. Sono veramente due belle ragazze e
anche il siciliano Calì si rivitalizza al cospetto di così tanta grazia. Sono
arrivate al momento giusto! Hanno ripulito la mia testa dalle preoccupazioni,
dalle paure per la gara che si correrà domani. Jennifer tiene la scena, quasi
rubandola a Tamela e conversa amabilmente con Dario, Massimo e Giuseppe mentre
io sono rapito da Tamela e la osservo eufemisticamente. Si davvero, la osservo
proprio molto e lei se ne accorge spostando leggermente la mia scarpa dandoci
un colpetto con la sua. Come d’incanto mi ritrovo Tamela sdraiata fra me e
Massimo mentre Jennifer scatta delle fotografie per poi essere sostituita da
Tamela per altre foto. All’improvviso ecco Roberto Fedeli che chiama a raccolta
gli atleti per la riunione tecnica. Quando vede il nostro tavolino si rende
conto immediatamente che non potrà contare sulla nostra partecipazione! Lo
capisce davvero subito! Ad un certo punto chiedo a Massimo di tradurre le mie parole e ottengo l’attenzione
delle due ragazze di Orlando, Florida Usa. Sempre tradotto da Massimo mi
interrogo sul significato di certi incontri. Mi domando perché conoscenze della
durata di poche ore possano lasciare così tanto nell’animo di una persona.
Invito le stesse a rincorrere i propri desideri e soprattutto a sognare sempre,
per evitare che la mancanza di un sogno, possa significare, come dice il
cantante Ligabue, cominciare un po’ a morire. Veniamo invitati ad uscire a cena
ma decliniamo a malincuore perché mesi di allenamento non possono essere
buttati rimanendo alzati fino a tardi la vigilia della maratona. La proposta
prevedeva un ristorante cinese e io le faccio sorridere quando le avviso che
domani saranno piene di brufoli e allergie varie. Ci lasciamo come vecchi amici
con abbracci e baci uniti all’augurio per una prestazione secondo le
aspettative di ognuno. In questo modo abbiamo trascorso oltre due ore e
ribadisco che queste presenze sono riuscite a darmi morale, a farmi sentirmi
forte e a schierarmi sul ponte di Verrazzano con più convinzione mentale.
A
cena, più tardi, ci godiamo gli spaghetti con parmigiano reggiano, nel ricordo
delle bellissime, invidiando Massimo, non solo perché conosce l’inglese, ma
anche perché sarà l’unico che potrà rivederle con una certa frequenza. Si reca
spesso negli Stati Uniti e ha anche dei clienti nella città di Orlando. Alle 22.00 sono già in camera. Faccio fatica
a prendere sonno ma non sono preoccupato. Le gambe stanno bene e ho qualcosa da
ricordare che impedisce alle paure di presentarsi ancora!
Domenica 3 Novembre 2002
La
notte mi sveglio spesso e usufruisco dei servizi igienici un paio di volte. E’
una situazione classica che mi prende quando il momento è grave! Mesi di duri
allenamenti e rinunce stanno per affrontare l’esame finale! Mi rigiro nel
confortevole letto e ancora una volta la gamba non mi delude. Grazie ancora
caro Giuliano Sacchi!
E’
ora di alzarsi e mi tuffo nella doccia calda in attesa di scendere per fare
colazione. Che colazione! Sono le 6,30 e il via verrà dato alle 11,10. Un
piatto di spaghetti, macedonia di frutta, marmellata e pane tostato, due
banane, una tazza di the e due pezzi di crostata. Tornato in camera preparo
velocemente l’occorrente per attendere, ben protetto dal freddo, (ieri per una
decina di minuti nevicava!) l’orario stabilito per la partenza. Sopra gli
indumenti da gara, sui quali torreggia il logo di Panaria Industrie Ceramiche,
metto magliette, maglioni e una tuta confortevole che poco prima di partire
toglierò lasciandola sul prato. Le altre magliette e maglioni le getterò per
strada non appena mi sentirò pronto a farne a meno. Non dimentico nemmeno il sacco a pelo, donatomi
da Gianluca Scarabelli, dove cercherò addirittura di dormire, i guanti e il
berretto di lana. Scendo di nuovo con Giuseppe incontrando Dario e Massimo
giunti molto presto anche loro, dal New Jersey, con un’auto a noleggio. Dopo
pochi minuti d’attesa ecco il pullman che ci porterà alla partenza. Mi dico che
oggi pomeriggio tutto sarà terminato e che devo concludere dignitosamente, per
godermi poi con soddisfazione, i giorni che mi restano da trascorrere negli
Stati Uniti, specialmente domani quando andrò a visitare le cascate del
Niagara. Il viaggio in Pullman scorre abbastanza velocemente e in breve
scegliamo un posticino dove accamparci. Se ti bacia il sole puoi anche
abbronzarti ma se non riesci a sentirlo sulla pelle si sente freddo. Io non ho
paura, sdraiato e completamente protetto dai vestiti e dal sacco a pelo.
Suscito l’invidia degli altri concorrenti meno previdenti ma d’altra parte
anch’io il primo anno giunsi meno consapevole. Massimo è uno spettacolo! Il suo
entusiasmo è veramente genuino e si riempie gli occhi di una marea di persone.
Vorrei essere come lui adesso perché non sa cosa l’aspetta. Io sono più
silenzioso e sono preoccupato. Giuseppe ha freddo e allora decido di cedergli
il caldo sacco a pelo mentre inizio la prima fila per accedere ai servizi
igienici. Durerà 45 minuti! I servizi sono veramente tanti ma noi siamo 32.195! Manca meno di mezz’ora alla
partenza e allora io, Massimo, Dario e Giuseppe cerchiamo il camion Ups che
l’organizzazione ci ha assegnato per consegnare la sacca dove si possono
inserire gli oggetti personali che si desidera ritrovare all’arrivo. Il mio
camion è molto distante dal luogo dove hanno consegnato gli amici e sono
costretto a correre perché prima di partire devo tornare in bagno. La massa
comincia a muoversi verso la partenza e la fiumana di persone, lentamente, ma
inesorabilmente non la si può più fermare. Vedo un bagno e mi metto in fila. A
Dario, Massimo e Giuseppe dico di non aspettarmi. Se saremo fortunati ci
vedremo in gara. Il fatto che debba andare ancora in bagno non deve penalizzare
loro e sempre in fila li vedo scomparire. Sono solo. E’ una sensazione già
provata. Solo in mezzo a tanti. Esco dal bagno e sento il cannone che sancisce
la partenza. Dal colpo di cannone passano quasi sette minuti prima che possa
mettermi in moto. Sono contento, finalmente posso esprimermi. Posso correre!
Chiudiamo questa pratica! Devo partire bene, non devo andare troppo forte
perché, mi ricordo continuamente che la gara è lunga. Per la prima volta riesco
a percorrere il Verazano Narrows Bridge dalla parte superiore e l’aria è veramente pungente. Buon per me
che pur essendo in calzoncini corti, indosso ancora un paio di magliette extra
e un bel maglione di lana. Sotto, nella baia, imbarcazioni antincendio aspirano
e sparano acqua “colorata” che raffigura
la bandiera americana. Siamo partiti da poco ma il ponte è già alle mie spalle.
Proseguo, ancora non disponibile, a rinunciare al maglione variopinto. Sono
convinto però che fra poco ne farò volentieri a meno. Infatti verso il 5 km
(3,1075 miglia) mi libero di tutto, gettando gli indumenti non più necessari a
lato, per non danneggiare qualche compagno d’avventura. Ora sono in tenuta da
gara! Canotta con il logo Panaria davanti e il logo Fiordo dietro. Per darmi un
pizzico d’importanza ho fatto stampare anche G.Lanzi dietro la maglietta
ufficiale. Vi ringrazio per la comprensione. Arrivo ai 10 Km (6,2150 miglia) in 1.02.22
ma non mi rendo conto di andare troppo piano. (i minuti che ho perso in questa
prima fase risulteranno fatali nel tentativo di migliorare le mie precedenti
edizioni) Mi sento bene e attendo di giungere alla mezza maratona, 21, 097
km (13,1119 miglia)
dove transito in
2.03.04. Sto accelerando e sto ancora bene. Continuo a tenere d’occhio una
ragazza che procede alla mia stessa andatura. Ha le treccine, la si guarda
volentieri, un bel personale che si valorizza nei calzoncini attillati.
Preferisco stare due passi indietro! Faccio uso dei carboidrati liquidi che ho
legati ai pantaloncini e ad ogni ristoro prendo al volo, una volta acqua e una
volta Gatorade. Siamo oltre le due ore e trenta di corsa e ho paura. Sto bene
ma per un attimo ho pensato a quanta strada ho ancora da percorrere. Sono
letteralmente angosciato! Per scacciare il terrore mi metto a recitare qualche
preghiera e invoco l’aiuto della Madonna, nonostante la stessa abbia cose molto
più importanti da fare. Riesco a superare la crisi; le mie preghiere sono state
ascoltate. Continuo alla stessa andatura e attendo di arrivare ai 32 km
(19,8881 miglia), l’inizio
della lotta! Nelle precedenti partecipazioni giunto ai 32 km iniziavo a perdere
tempo; mi sono promesso che questa volta non avrei mollato e allora mi sono
dotato di un ulteriore cronometro che mi deve segnalare appunto i soli 10 km
che mancano alla fine. Ho detto che non devo mollare! Non mollerò! Ecco, sto
per passare al penultimo rilevamento e faccio partire il cronometro. Corro da
3.07.50 e aumento l’andatura. Cara Maratona di New York stavolta non mi freghi.
Ti aspettavi il cedimento e invece io adesso ho la forza di aumentare. Il
cronometro aggiuntivo mi conforta e al termine della gara mi segnalerà che gli
ultimi 10 km sono stati percorsi in 54 minuti e 2 secondi! Se penso che i primi
10 km gli ho corsi in 1 ora due minuti e 22 secondi mi mordo ancora le dita! In
ogni caso ho capito come bisogna affrontare questa gara e sicuramente farò di
tutto per ritornare. Ma torniamo all’epilogo della gara. Non mi fermo mai e ho
già attraversato Central Park. Sono davanti al Plaza e anche se ancora non lo
vedo, so che il traguardo è a meno di 400 metri. Dai Gabriele ci sei.
All’improvviso un crampo tremendo mi colpisce tutta la gamba destra e mi
spavento. Continuo…accidenti sono già arrivato. Solo due passi dai. Non ce la
faccio. Al secondo impulso che mi lancia il crampo sono costretto a fermarmi a
meno di 200 metri e a massaggiarmi. Due sfregate e via. Braccia alzate e in
alto il segno della vittoria. Sono arrivato. Per la terza volta concludo la
maratona di New York. Per la prima volta in condizioni accettabili. Il tempo
finale mi restituisce un 4.01.52. Per superare la mia migliore performance a
New York mi mancano 4 minuti e 35 secondi ma sono contento lo stesso. Gli
addetti al traguardo si rallegrano e io consapevole che in questo momento
“tutto mi è permesso” abbraccio una bella signorina che ripete continuamente
congratulations! Divoro avidamente i generi di conforto che mi consegnano
mentre al collo pende già la medaglia che ho conquistato. Proseguo e vado a
cercare il camion dell'Ups nr 61 e sono contento di non aver gettato il sacco a
pelo. Dio come me lo godo! C’è un freddo che punge e il solo telo che ti
mettono sulle spalle quando arrivi serve a poco. Vado a cercarmi il pullman che
mi riporterà all’albergo e incontro Dario contentissimo per la sua bella gara.
Chiedo di Massimo e Dario mi informa che dopo il 32 Km si sono lasciati e non
ne conosce la “sorte” Decido di salire sul pullman e mi godo il tepore del
riscaldamento con la speranza di vedere presto Massimo. Eccolo, lo vedo salire
con molta fatica ma con la fierezza di un uomo che ha dato tutto senza
risparmiarsi. Anche lui adesso ha concluso una maratona! Bene ora siamo al
completo (per la verità ancora non ho visto Giuseppe ma secondo le sue
dichiarazioni prima della gara dovrebbe essere già arrivato) e ci dirigiamo al
Metropolitan Hotel. Entro nella Hall e incontro Paola dell’organizzazione Eis
tours la quale si complimenta e mi chiede come ho passato le mie serate a New
York. Rispondo che sono venuto per la maratona e che non sono andato da nessuna
parte. Non mi crederà perché le apparenze mi remeranno contro. Allora, come
dicevo, mentre scambio due parole con Paola, sento chiamare il mio nome con la
tipica inflessione americana. Mi giro e vedo sia Tamela che Jennifer. Stanno
partendo. Fra due ore decolleranno verso la Florida. Orlando la loro città.
Beh, non faccio in tempo a dire una parola che mi abbracciano, si complimentano
e mi stringono a lungo come se fossi un eroe. Che accoglienza! Porterò a lungo
questo ricordo per la genuina spontaneità che lo ha generato e mi rammarico che
il tempo non ci abbia permesso di approfondire la nostra conoscenza. Paola,
defilandosi, rimane un po’ perplessa e mi rendo conto che le riuscirà difficile
credere alla mia “innocenza” anche perché quando, nella tipica curiosità
femminile, “interrogherà” Giuseppe, lo stesso, siciliano come non mai, mi
dipingerà come uno sciupa femmine! Concludo, ringraziando tutti quelli che mi
sono stati vicini, durante la preparazione e le vicissitudini che ho vissuto,
senza dimenticare il Presidente di
Panaria Industrie Ceramiche, Signor
Giuliano Mussini, il quale, oltre al sostegno morale, ha contribuito
considerevolmente a finanziarmi la trasferta. Ciao New York, con la mia volontà
e una buona dose di fortuna, mi auguro di ritornare il prossimo anno, per
l’edizione 2003
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20721 |
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2990 |
3:58:28 |
3:56:43 |
56:35 |
1:55:13 |
2:58:09 |
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AGE |
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Lanzi |
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12534 |
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8960 |
1001 |
4:07:57 |
4:01:52 |
1:02:22 |
2:03:04 |
3:07:50 |
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AGE |
TEAM |
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BIB # |
PLACE |
GNDR PL |
AGE PL |
TIME |
NET |
10K |
HALF |
20MI |
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Massimo |
Barbari |
31M |
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ITA |
17391 |
12964 |
10373 |
4271 |
4:16:08 |
4:14:23 |
56:35 |
1:55:10 |
2:58:11 |
Gabriele Lanzi novembre 2002
[1] Funzionario est europeo Panaria Industrie Ceramiche Spa www.panaria.it
[2] Funzionario per il mercato americano di Panaria Industrie Ceramiche Spa
[3] E’ occupato al reparto campioni di Fiordo Industrie Ceramiche spa ma lo vedrei bene come Ciambellano o come Gran Cerimoniere nell’organizzazione di una festa!
[4] Presidente Fiordo Industrie Ceramiche Spa www.fiordo.it
[5] Allenatore Giovanissimi Regionali Fiorano Calcio
[6] Attualmente impiegata amministrativa Cotto D’Este Antica Ceramica D’Arte Spa. Quando si svolsero i fatti lavorava, sempre in una funzione amministrativa presso la Ditta Menestrello di Sassuolo www.menestrello.it
[7] Amico carissimo e Direttore Commerciale Italia Fiordo Industrie Ceramiche Spa
[8] Amico carissimo insieme al quale corsi la maratona di New York del 2001. Gianluca è responsabile delle lavorazioni esterne di Cotto D’Este Antica Ceramica D’Arte Spa
[9] Competitiva
maratoneta italiana: 2.31.49 New York City 1983 – 2.29.28 Los Angeles 1984
2.27.49 seoul (Corea del Sud) 1988