Giovedì 31 ottobre 2002

 

Accompagnato dal sempre disponibile nonno multimediale, mio padre, con la vetusta Thema, che avrebbe dovuto sostituire, dopo qualche giorno, per raggiunti limiti d’età, arrivo di prima mattina al Marconi di Bologna, dove faccio la conoscenza di [1]Dario Pavanini e chiedo notizie del collega [2]Massimo Barbari, il quale è già partito da alcuni giorni per New York. L’intesa con Dario è immediata; di Massimo, che già conosco,  si può parlare solo più che bene. Aspetto di giungere a destinazione per chiamarlo al numero americano che mi ha dato. Noi tre! Tre Emiliani a New York!! L’attesa in aeroporto sarà lunga e mentre attendo faccio alcune telefonate, le ultime, prima di partire. Voglio citare [3]Ugo Montanari, spiritoso come sempre e in grado di percorrere i 42,195 Km di una maratona…solo con la macchina!!

 

Ma andiamo con calma:

 

Parto da Bologna, con Lufthansa, Via Francoforte e raggiungo New York alle ore 19,30 locali. La giornata era iniziata presto e per un problema, legato alla prenotazione del viaggio verso Francoforte, rischio di prendere il volo successivo, intorno alle 14.00. In ogni caso in tempo utile per imbarcarmi, alle 17,00, per la Grande Mela. Non me la prendo più di tanto anche se mi rendo conto che con Alitalia avrei potuto essere negli Stati Uniti già dalle 15.30 ora di New York. Da tempo volevo provare l’efficienza tedesca e attendo di salire a bordo con curiosità, ma con il dubbio, che forse sarebbe stato preferibile utilizzare la compagnia di bandiera italiana e giungere a destinazione con quattro ore d’anticipo! Noi podisti siamo una razza a parte e ne ho un ulteriore conferma, quando un compagno di viaggio scusandosi per non aver rispettato la fila al check-in, si risente, scatenando un “putiferio” quando gli faccio presente che l’importante è stargli davanti a New York nella maratona! Sorrido divertito e mi riprometto di osservare molto e di valutare i comportamenti di chi mi sta intorno. Chiudo gli occhi un istante e mi dico che ci siamo, che non c’è più tempo per i ripensamenti e che fra qualche giorno, per la terza volta, parteciperò alla maratona di New York. La metà di settembre avevo rinunciato a partire per un problema al piede destro che mi aveva costretto ad uno stop forzato di quindici giorni e alla conseguente modifica degli allenamenti, nell’importantissima fase finale degli stessi. Mi sembra incredibile essere oggi in condizione di partire. Bene, saliamo a bordo!

 

Torniamo un attimo indietro:

 

Sia [4]Andrea Mussini sia [5]Roberto Corsini mi hanno consigliato di avvalermi delle capacità professionali di Sacchi Giuliano, massaggiatore e fisioterapista del Riacef di Modena.         (www.riacef.it) Roberto mi ha accompagnato, mi ha introdotto e consegnato nelle sapienti mani di Sacchi. Sicuramente senza le cure di Giuliano la maratona di New York l’avrei vista solo in televisione! Ricordo anche come la mia voglia di riuscire nell’impresa sia passata da cose che ai più possono passare inosservate. Penso a [6]Michela Fiorellini la quale, sapendo del mio obiettivo, e all’oscuro del problema fisico, mi inviava per posta elettronica l’incitamento a non mollare. E io che m’attendevo delle risposte,alle quali non potevo che rispondere personalmente, uscivo dall’ufficio per l’allenamento serale (8-ott), avvisando [7]Massimo Parmigiani che avrei corso per circa 7 km da solo per poi rientrare in Fiordo ed unirmi, nel prosieguo dell’allenamento, sia a lui che a [8]Gianluca Scarabelli. Il fatto fu che non rientrai affatto, ma sentendo le gambe girare bene non posi fine all’allenamento continuando oltre le due ore, incurante delle preoccupazioni di Massimo e Gianluca, i quali rientrati in Fiordo dopo la loro corsa, pensando mi fosse capitato qualcosa, si misero a battere tutti i possibili itinerari che avrei potuto percorrere. Quando mi avvistarono per poco non mi investirono loro!! Gianluca urlava come un pazzo, la testa fuori dal finestrino, che avrebbe voluto stirarmi con la macchina!!  Per uno strano caso quando raggiunsi il magazzino della Fiordo dove solitamente faccio la doccia trovai la porta chiusa con le mie chiavi dentro e dovetti attendere il custode Giuseppe Baroni. L’attesa non mi pesò perché ero letteralmente euforico. Avevo corso per oltre 29 km ( 18,0236 miglia) in 2 ore e 24 minuti e la gamba pareva rispondere bene! New York, mi dissi , aspettami che ce la posso fare!!

 

Ancora Giovedì 31 ottobre 2002

 

Eccomi a bordo, senza abbandonare il mio zainetto, pieno di piccole tasche dove ho stivato due bottigliette di acqua, dei Pocket Coffee da gustare quando il caffè espresso sarà solo un ricordo, gomme da masticare, blocchi note e qualche biro da utilizzare durante il viaggio per passare il tempo scrivendo la “poesia” natalizia, da recitare durante la cena con i colleghi di lavoro, prima di Natale, fazzolettini di carta per ogni evenienza, un paio di ciabatte di stoffa per proteggere i miei piedi quando ad alta quota è consigliabile togliersi le scarpe, del ghiaccio chimico in caso si dovesse riacutizzare il problema al piede, succhi di frutta, la maglietta e i calzoncini che utilizzerò in gara. Prendo possesso del posto assegnato e mi ritrovo vicino all’oblò ma non ne sfrutterò la visibilità perché sia la partenza che l’arrivo avverranno senza l’ausilio della luce solare. Sono ancora solo e attendo di vedere chi occuperà i sedili di fianco al mio quando due ragazze tedesche si materializzano nella loro imperiosa altezza. Scoprirò poi che una di loro lavora come Hostess nella Lufhtansa stessa e si reca a New York in gita premio. Godo e beneficio di tutte le attenzioni che le colleghe riservano a lei anche quando sopra l’oceano Atlantico si presentano vestite da conigliette con la torta per festeggiarne il compleanno. Una vera sorpresa! Più di una volta devo rifiutare vino e birra, accettando, sotto l’occhio severo di chi non comprende come si possa vivere senza alcolici, solo acqua o aranciata. In ogni caso la traversata è tranquilla e suscito la curiosità delle mie vicine, quando, armato di penna e foglio, continuo a scrivere le rime per la composizione natalizia. Non si parla troppo e a volte non dispiace nemmeno, preso come sono con le cuffie in testa e avvolto nella musica che ho scelto fra i canali disponibili, mentre mi sforzo nella creazione di rime appropriate, specialmente per Marilena, “l’aggressiva” centralinista della Fiordo! Non dormo mai, mi sforzo di restare sveglio il più possibile per assorbire il fuso orario brevemente mentre tento di scacciare dalla mente la tensione e le preoccupazioni per l’imminente maratona. Faccio calcoli su come affrontare la gara, su come sia importante dosare la fatica per evitare di rimanere senza benzina con il traguardo ancora troppo lontano. Ci sono momenti dove mi prende l’angoscia per lo sforzo che so di dover affrontare e altri dove l’ottimismo prevale. Sento attenuarsi il rumore dei motori rendendomi conto che sta iniziando la discesa verso il JFK International Airport (http://www.panynj.gov/aviation/jfkframe.HTM) e ne ho la conferma quando deduco che il Comandante sta effettivamente informando i passeggeri in tal senso. Mi preparo all’atterraggio sistemando le mie cose nello zainetto, calzando nuovamente le scarpe e controllando il passaporto e le carte da presentare in dogana. Dopo aver fatto la fila con i documenti da vistare ho la sfortuna di incappare in un funzionario pignolo che mi rimanda indietro a ricompilare tutto solo perché ho sbagliato una riga!! Va bene, torno indietro e dopo aver compilato le dichiarazioni richieste mi ripresento per il visto, avendo ben cura di schivare il pignolone di turno! Ci siamo, eccomi sul Pullman diretto all’albergo, e la mia tensione ricompare. Mi palpeggio continuamente la gamba destra; vorrei che mi parlasse, che mi rassicurasse circa la tenuta. Vorrei anche conversare con Gianluca ma non c’è. Mi ha lasciato solo!! Beh non sarà qui ma però si è allenato sempre con me. Anche ieri mi ha accompagnato nell’ultimo  percorso di 5 km (3,1075 miglia). Ecco in lontananza Manatthan e mentre ci avviciniamo sembra di entrare in un video gioco. Quante luci! Mamma mia quante luci!! Eccoci all’albergo, ancora una volta ho scelto il Metropolitan che si trova fra la cinquantunesima e la Lexington Avenue al 569.( Metropolitan Hotel New York - Hotel Directory) Prendo possesso della camera e faccio la conoscenza della persona che la dividerà con me. Si tratta di Giuseppe Calì da Catania. Complessivamente la convivenza ha funzionato ma chiaramente con Gianluca Scarabelli saremmo andati alla grande. Mi sforzo di restare ancora sveglio, di non abbandonarmi subito sull'invitante letto e per evitare tentazioni esco a farmi una passeggiata nel “centro del videogioco” Che caos ordinato!! New York mi fa sempre un effetto inebriante e cerco di abbracciare con gli occhi quanto più posso. Ho imparato a riconoscere i diversi tipi di sirena e allora dichiaro prima a Calì cosa sta arrivando. Ora gli eroici pompieri, adesso un’ambulanza…ecco adesso una pattuglia della Polizia. Faccio un figurone!! E ora a nanna! Come sono stanco. Gabriele riposati….domenica 3 novembre si deve correre.

 

Venerdì 1 ottobre 2002

 

E’ notte a New York ma non in Italia e io mi sveglio troppo presto. Mi costringo però a rimanere coricato. Sono presente ma tengo gli occhi chiusi e la prima cosa che faccio è toccarmi la gamba. Tutto a posto! Penso alla gara e se l’angoscia mi prende vado subito a ricordare gli allenamenti più lunghi effettuati, per scacciare il nervosismo e convincermi di essere in grado di correre bene. Quando scendo per fare colazione apprezzo il fatto di potere mangiare di più. Devo fare rifornimento di energie e posso servirmi liberamente nel fornitissimo buffet. Mi manca il caffè italiano e sono costretto ad utilizzare oltre 6 bustine di zucchero per rendere bevibile il the che ho richiesto. Ma che razza di zucchero hanno questi americani? Osservo i commensali e vedo tanti italiani con i quali approfondisco la reciproca conoscenza. Quasi tutti sono qui per la prima volta e quando scoprono che ho già corso questa gara due volte, in parecchi mi chiedono consigli e informazioni sul percorso. Passiamo così delle ore a parlare di esperienze, metodi di allenamento, problemi fisici e soprattutto del fascino di questa manifestazione. Nella mattinata mi reco al centro maratona a confermare la mia presenza, a ritirare il pettorale e a visitare gli stand tecnici del businness legato a questo sport. Produttori di scarpe, di abbigliamento, di integratori, di strumenti di misurazione e diavolerie di ogni genere cercano di accattivarsi i potenziali clienti con gadget e dimostrazioni pratiche. Quanti siamo!! File interminabili e multietniche che pazientemente attendono il loro turno per accreditarsi e a controllare la funzionalità del chip elettronico da applicare ad una scarpetta. Questo dispositivo rileverà il tempo impiegato ai 10 Km (6,2150 miglia), alla mezza maratona 21, 097 km (13,1119 miglia) , ai 32 km (19,8881 miglia) e all’arrivo 42,195 km (26,2244 miglia). Per quanto riguarda la segnalazione della strada percorsa mi spiace che i km vengano indicati solo ogni cinque. Sapere quanto tempo trascorre km dopo km è fondamentale nell’economia di una maratona. Bisogna gestire lo sforzo e io mi sono ripromesso di partire più piano delle volte scorse perché voglio arrivare in condizioni accettabili e non calare troppo vistosamente negli ultimi 10 km. Forza Gabriele, la vigilia è vicina!

 

Sabato  2 ottobre 2002 la vigilia

 

Il mio fisico si adatta al fuso orario in modo particolare, specialmente per quanto riguarda l’alimentazione. Non riesco a desiderare di mangiare la sera. La mattina abbondante prima colazione alla quale faccio seguire rigeneranti tranquille passeggiate in Central Park letteralmente invaso da noi maratoneti. Non prima delle 14.30, insieme a Giuseppe Calì, cerchiamo un posticino dove poter mangiare, comodamente seduti, della pasta e del riso. Trovato il locale, del quale non ricordo il nome “vado in crisi”. Faccio fatica a mangiare, la testa presa dallo sconforto e dalla paura di non riuscire a terminare la gara. Non riesco a scacciare la tensione e la paura mi avvolge. Sono angosciato e mi domando cosa ci faccio qui! Perché sono tornato sulla decisione di non partecipare che avevo già formalizzato. Sto male e trovo conforto chiamando con il cellulare i miei cari. Questo è il ricordo più brutto della mia avventura. Giuseppe non si rende conto del mio travaglio interiore anche perché non faccio nulla per renderlo partecipe. Non è giusto caricarlo delle mie problematiche. Anche lui deve correre e allora preferisco dare la colpa al fuso orario e alla poco fame. Lo sguardo assente continuo a pensare.

 Questa mattina ci siamo fatti circa 30 minuti di corsa leggera e personalmente non ho avuto problemi. Vorrei fosse già ora di partire! Attendere domani mi rende nervoso ma non c’è niente da fare. Bisogna aspettare.  Ho sentito al telefono un paio di volte Massimo ma non ci siamo ancora incontrati. Lui alloggia, insieme a Dario, nel New Jersey. Riusciremo a vederci?

 

 Dopo il pranzo passeggiamo lungamente, senza meta,  decidendo di fare un’ulteriore sosta per prendere un “biberon di caffè” che come ho già detto, devo addolcire con tantissime bustine di zucchero. Ogni volta che ci fermiamo allento le scarpe nel tentativo di evitare qualsiasi stress alle gambe che sembrano perfette. Alle ore 18.00 Roberto Fedeli, responsabile della www.eistours.com ha organizzato per gli atleti interessati, una riunione tecnica con [9]Laura Fogli proprio nel nostro albergo. Alle 17.00 siamo già nella Hall e prendiamo posto nell’american bar in attesa di salire al piano di sopra ad ascoltare la Fogli.

 

Non ci andammo e vi spiego perché.

 

Sono seduto con Giuseppe intorno ad un tavolino quando vedo entrare sia Massimo sia Dario. Anche loro non faticano ad individuarmi e la cosa mi rallegra; sono arrivati gli amici i quali prontamente occupano i posti vicino a me. Iniziamo a parlare di domani e l’entusiasmo di Massimo è veramente al settimo cielo. Lo invidio, preso come sono, dalle mie paure. Decidiamo che più tardi andremo tutti a farci un bel piatto di pasta, nell’attesa di venire convocati per la riunione tecnica. All’improvviso una bellissima ragazza (mi meraviglio di non averla notata prima) si avvicina chiedendo se qualcuno avesse potuto darle una sigaretta!! Una sigaretta a chi corre? Spiacenti, non abbiamo niente, non fumiamo, la risposta unanime. In ogni caso, non so chi la invitò, ma aderì prontamente alla proposta di sedersi vicino a noi. Aveva anche un’amica, bellissima anche lei, che sollecitai a non rimanere sola ma a raggiungerci. Tamela e Jennifer i loro nomi. Provate ad immaginare degli italiani a New York al cospetto di due meravigliose ragazze!! In questa situazione il fatto di non conoscere la lingua inglese è veramente una penalizzazione difficile da accettare. Massimo la fa da padrone conoscendo benissimo l’inglese ma io non mi arrendo e quando posso, intervengo, supportato da Massimo stesso che traduce le mie parole. Sono veramente due belle ragazze e anche il siciliano Calì si rivitalizza al cospetto di così tanta grazia. Sono arrivate al momento giusto! Hanno ripulito la mia testa dalle preoccupazioni, dalle paure per la gara che si correrà domani. Jennifer tiene la scena, quasi rubandola a Tamela e conversa amabilmente con Dario, Massimo e Giuseppe mentre io sono rapito da Tamela e la osservo eufemisticamente. Si davvero, la osservo proprio molto e lei se ne accorge spostando leggermente la mia scarpa dandoci un colpetto con la sua. Come d’incanto mi ritrovo Tamela sdraiata fra me e Massimo mentre Jennifer scatta delle fotografie per poi essere sostituita da Tamela per altre foto. All’improvviso ecco Roberto Fedeli che chiama a raccolta gli atleti per la riunione tecnica. Quando vede il nostro tavolino si rende conto immediatamente che non potrà contare sulla nostra partecipazione! Lo capisce davvero subito! Ad un certo punto chiedo a Massimo di  tradurre le mie parole e ottengo l’attenzione delle due ragazze di Orlando, Florida Usa. Sempre tradotto da Massimo mi interrogo sul significato di certi incontri. Mi domando perché conoscenze della durata di poche ore possano lasciare così tanto nell’animo di una persona. Invito le stesse a rincorrere i propri desideri e soprattutto a sognare sempre, per evitare che la mancanza di un sogno, possa significare, come dice il cantante Ligabue, cominciare un po’ a morire. Veniamo invitati ad uscire a cena ma decliniamo a malincuore perché mesi di allenamento non possono essere buttati rimanendo alzati fino a tardi la vigilia della maratona. La proposta prevedeva un ristorante cinese e io le faccio sorridere quando le avviso che domani saranno piene di brufoli e allergie varie. Ci lasciamo come vecchi amici con abbracci e baci uniti all’augurio per una prestazione secondo le aspettative di ognuno. In questo modo abbiamo trascorso oltre due ore e ribadisco che queste presenze sono riuscite a darmi morale, a farmi sentirmi forte e a schierarmi sul ponte di Verrazzano con più convinzione mentale.

 

A cena, più tardi, ci godiamo gli spaghetti con parmigiano reggiano, nel ricordo delle bellissime, invidiando Massimo, non solo perché conosce l’inglese, ma anche perché sarà l’unico che potrà rivederle con una certa frequenza. Si reca spesso negli Stati Uniti e ha anche dei clienti nella città di Orlando.  Alle 22.00 sono già in camera. Faccio fatica a prendere sonno ma non sono preoccupato. Le gambe stanno bene e ho qualcosa da ricordare che impedisce alle paure di presentarsi ancora!

 

 

 

Domenica 3 Novembre 2002

 

La notte mi sveglio spesso e usufruisco dei servizi igienici un paio di volte. E’ una situazione classica che mi prende quando il momento è grave! Mesi di duri allenamenti e rinunce stanno per affrontare l’esame finale! Mi rigiro nel confortevole letto e ancora una volta la gamba non mi delude. Grazie ancora caro Giuliano Sacchi!

 

E’ ora di alzarsi e mi tuffo nella doccia calda in attesa di scendere per fare colazione. Che colazione! Sono le 6,30 e il via verrà dato alle 11,10. Un piatto di spaghetti, macedonia di frutta, marmellata e pane tostato, due banane, una tazza di the e due pezzi di crostata. Tornato in camera preparo velocemente l’occorrente per attendere, ben protetto dal freddo, (ieri per una decina di minuti nevicava!) l’orario stabilito per la partenza. Sopra gli indumenti da gara, sui quali torreggia il logo di Panaria Industrie Ceramiche, metto magliette, maglioni e una tuta confortevole che poco prima di partire toglierò lasciandola sul prato. Le altre magliette e maglioni le getterò per strada non appena mi sentirò pronto a farne a meno.  Non dimentico nemmeno il sacco a pelo, donatomi da Gianluca Scarabelli, dove cercherò addirittura di dormire, i guanti e il berretto di lana. Scendo di nuovo con Giuseppe incontrando Dario e Massimo giunti molto presto anche loro, dal New Jersey, con un’auto a noleggio. Dopo pochi minuti d’attesa ecco il pullman che ci porterà alla partenza. Mi dico che oggi pomeriggio tutto sarà terminato e che devo concludere dignitosamente, per godermi poi con soddisfazione, i giorni che mi restano da trascorrere negli Stati Uniti, specialmente domani quando andrò a visitare le cascate del Niagara. Il viaggio in Pullman scorre abbastanza velocemente e in breve scegliamo un posticino dove accamparci. Se ti bacia il sole puoi anche abbronzarti ma se non riesci a sentirlo sulla pelle si sente freddo. Io non ho paura, sdraiato e completamente protetto dai vestiti e dal sacco a pelo. Suscito l’invidia degli altri concorrenti meno previdenti ma d’altra parte anch’io il primo anno giunsi meno consapevole. Massimo è uno spettacolo! Il suo entusiasmo è veramente genuino e si riempie gli occhi di una marea di persone. Vorrei essere come lui adesso perché non sa cosa l’aspetta. Io sono più silenzioso e sono preoccupato. Giuseppe ha freddo e allora decido di cedergli il caldo sacco a pelo mentre inizio la prima fila per accedere ai servizi igienici. Durerà 45 minuti! I servizi sono veramente tanti ma noi siamo 32.195! Manca meno di mezz’ora alla partenza e allora io, Massimo, Dario e Giuseppe cerchiamo il camion Ups che l’organizzazione ci ha assegnato per consegnare la sacca dove si possono inserire gli oggetti personali che si desidera ritrovare all’arrivo. Il mio camion è molto distante dal luogo dove hanno consegnato gli amici e sono costretto a correre perché prima di partire devo tornare in bagno. La massa comincia a muoversi verso la partenza e la fiumana di persone, lentamente, ma inesorabilmente non la si può più fermare. Vedo un bagno e mi metto in fila. A Dario, Massimo e Giuseppe dico di non aspettarmi. Se saremo fortunati ci vedremo in gara. Il fatto che debba andare ancora in bagno non deve penalizzare loro e sempre in fila li vedo scomparire. Sono solo. E’ una sensazione già provata. Solo in mezzo a tanti. Esco dal bagno e sento il cannone che sancisce la partenza. Dal colpo di cannone passano quasi sette minuti prima che possa mettermi in moto. Sono contento, finalmente posso esprimermi. Posso correre! Chiudiamo questa pratica! Devo partire bene, non devo andare troppo forte perché, mi ricordo continuamente che la gara è lunga. Per la prima volta riesco a percorrere il Verazano Narrows Bridge dalla parte superiore e l’aria è veramente pungente. Buon per me che pur essendo in calzoncini corti, indosso ancora un paio di magliette extra e un bel maglione di lana. Sotto, nella baia, imbarcazioni antincendio aspirano e sparano acqua “colorata”  che raffigura la bandiera americana. Siamo partiti da poco ma il ponte è già alle mie spalle. Proseguo, ancora non disponibile, a rinunciare al maglione variopinto. Sono convinto però che fra poco ne farò volentieri a meno. Infatti verso il 5 km (3,1075 miglia) mi libero di tutto, gettando gli indumenti non più necessari a lato, per non danneggiare qualche compagno d’avventura. Ora sono in tenuta da gara! Canotta con il logo Panaria davanti e il logo Fiordo dietro. Per darmi un pizzico d’importanza ho fatto stampare anche G.Lanzi dietro la maglietta ufficiale. Vi ringrazio per la comprensione. Arrivo ai 10 Km (6,2150 miglia) in 1.02.22 ma non mi rendo conto di andare troppo piano. (i minuti che ho perso in questa prima fase risulteranno fatali nel tentativo di migliorare le mie precedenti edizioni) Mi sento bene e attendo di giungere alla mezza maratona, 21, 097 km (13,1119 miglia) dove transito in 2.03.04. Sto accelerando e sto ancora bene. Continuo a tenere d’occhio una ragazza che procede alla mia stessa andatura. Ha le treccine, la si guarda volentieri, un bel personale che si valorizza nei calzoncini attillati. Preferisco stare due passi indietro! Faccio uso dei carboidrati liquidi che ho legati ai pantaloncini e ad ogni ristoro prendo al volo, una volta acqua e una volta Gatorade. Siamo oltre le due ore e trenta di corsa e ho paura. Sto bene ma per un attimo ho pensato a quanta strada ho ancora da percorrere. Sono letteralmente angosciato! Per scacciare il terrore mi metto a recitare qualche preghiera e invoco l’aiuto della Madonna, nonostante la stessa abbia cose molto più importanti da fare. Riesco a superare la crisi; le mie preghiere sono state ascoltate. Continuo alla stessa andatura e attendo di arrivare ai 32 km (19,8881 miglia), l’inizio della lotta! Nelle precedenti partecipazioni giunto ai 32 km iniziavo a perdere tempo; mi sono promesso che questa volta non avrei mollato e allora mi sono dotato di un ulteriore cronometro che mi deve segnalare appunto i soli 10 km che mancano alla fine. Ho detto che non devo mollare! Non mollerò! Ecco, sto per passare al penultimo rilevamento e faccio partire il cronometro. Corro da 3.07.50 e aumento l’andatura. Cara Maratona di New York stavolta non mi freghi. Ti aspettavi il cedimento e invece io adesso ho la forza di aumentare. Il cronometro aggiuntivo mi conforta e al termine della gara mi segnalerà che gli ultimi 10 km sono stati percorsi in 54 minuti e 2 secondi! Se penso che i primi 10 km gli ho corsi in 1 ora due minuti e 22 secondi mi mordo ancora le dita! In ogni caso ho capito come bisogna affrontare questa gara e sicuramente farò di tutto per ritornare. Ma torniamo all’epilogo della gara. Non mi fermo mai e ho già attraversato Central Park. Sono davanti al Plaza e anche se ancora non lo vedo, so che il traguardo è a meno di 400 metri. Dai Gabriele ci sei. All’improvviso un crampo tremendo mi colpisce tutta la gamba destra e mi spavento. Continuo…accidenti sono già arrivato. Solo due passi dai. Non ce la faccio. Al secondo impulso che mi lancia il crampo sono costretto a fermarmi a meno di 200 metri e a massaggiarmi. Due sfregate e via. Braccia alzate e in alto il segno della vittoria. Sono arrivato. Per la terza volta concludo la maratona di New York. Per la prima volta in condizioni accettabili. Il tempo finale mi restituisce un 4.01.52. Per superare la mia migliore performance a New York mi mancano 4 minuti e 35 secondi ma sono contento lo stesso. Gli addetti al traguardo si rallegrano e io consapevole che in questo momento “tutto mi è permesso” abbraccio una bella signorina che ripete continuamente congratulations! Divoro avidamente i generi di conforto che mi consegnano mentre al collo pende già la medaglia che ho conquistato. Proseguo e vado a cercare il camion dell'Ups nr 61 e sono contento di non aver gettato il sacco a pelo. Dio come me lo godo! C’è un freddo che punge e il solo telo che ti mettono sulle spalle quando arrivi serve a poco. Vado a cercarmi il pullman che mi riporterà all’albergo e incontro Dario contentissimo per la sua bella gara. Chiedo di Massimo e Dario mi informa che dopo il 32 Km si sono lasciati e non ne conosce la “sorte” Decido di salire sul pullman e mi godo il tepore del riscaldamento con la speranza di vedere presto Massimo. Eccolo, lo vedo salire con molta fatica ma con la fierezza di un uomo che ha dato tutto senza risparmiarsi. Anche lui adesso ha concluso una maratona! Bene ora siamo al completo (per la verità ancora non ho visto Giuseppe ma secondo le sue dichiarazioni prima della gara dovrebbe essere già arrivato) e ci dirigiamo al Metropolitan Hotel. Entro nella Hall e incontro Paola dell’organizzazione Eis tours la quale si complimenta e mi chiede come ho passato le mie serate a New York. Rispondo che sono venuto per la maratona e che non sono andato da nessuna parte. Non mi crederà perché le apparenze mi remeranno contro. Allora, come dicevo, mentre scambio due parole con Paola, sento chiamare il mio nome con la tipica inflessione americana. Mi giro e vedo sia Tamela che Jennifer. Stanno partendo. Fra due ore decolleranno verso la Florida. Orlando la loro città. Beh, non faccio in tempo a dire una parola che mi abbracciano, si complimentano e mi stringono a lungo come se fossi un eroe. Che accoglienza! Porterò a lungo questo ricordo per la genuina spontaneità che lo ha generato e mi rammarico che il tempo non ci abbia permesso di approfondire la nostra conoscenza. Paola, defilandosi, rimane un po’ perplessa e mi rendo conto che le riuscirà difficile credere alla mia “innocenza” anche perché quando, nella tipica curiosità femminile, “interrogherà” Giuseppe, lo stesso, siciliano come non mai, mi dipingerà come uno sciupa femmine! Concludo, ringraziando tutti quelli che mi sono stati vicini, durante la preparazione e le vicissitudini che ho vissuto, senza dimenticare il Presidente di Panaria Industrie Ceramiche, Signor Giuliano Mussini, il quale, oltre al sostegno morale, ha contribuito considerevolmente a finanziarmi la trasferta. Ciao New York, con la mia volontà e una buona dose di fortuna, mi auguro di ritornare il prossimo anno, per l’edizione 2003

FIRST

LAST

AGE

TEAM

 

 

BIB #

PLACE

GNDR PL

AGE PL

TIME

NET

10K

HALF

20MI

Dario

Pavanini

38M

 

 

ITA

20721

8565

7123

2990

3:58:28

3:56:43

56:35

1:55:13

2:58:09

FIRST

LAST

AGE

TEAM

 

 

BIB #

PLACE

GNDR PL

AGE PL

TIME

NET

10K

HALF

20MI

Gabriele

Lanzi

45M

 

 

ITA

12534

10971

8960

1001

4:07:57

4:01:52

1:02:22

2:03:04

3:07:50

FIRST

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AGE

TEAM

 

 

BIB #

PLACE

GNDR PL

AGE PL

TIME

NET

10K

HALF

20MI

Massimo

Barbari

31M

 

 

ITA

17391

12964

10373

4271

4:16:08

4:14:23

56:35

1:55:10

2:58:11

 

Gabriele Lanzi novembre 2002



[1] Funzionario est europeo Panaria Industrie Ceramiche Spa www.panaria.it         

[2] Funzionario per il mercato americano di Panaria Industrie Ceramiche Spa

[3] E’ occupato al reparto campioni di Fiordo Industrie Ceramiche spa ma lo vedrei bene come Ciambellano o come Gran Cerimoniere nell’organizzazione di una festa!

[4] Presidente Fiordo Industrie Ceramiche Spa www.fiordo.it         

[5] Allenatore Giovanissimi Regionali Fiorano Calcio

[6] Attualmente impiegata amministrativa Cotto D’Este Antica Ceramica D’Arte Spa. Quando si svolsero i fatti lavorava, sempre in una funzione amministrativa presso la Ditta Menestrello di Sassuolo www.menestrello.it   

[7] Amico carissimo e Direttore Commerciale Italia Fiordo Industrie Ceramiche Spa

[8] Amico carissimo insieme al quale corsi la maratona di New York del 2001. Gianluca è responsabile delle lavorazioni esterne di Cotto D’Este Antica Ceramica D’Arte Spa

 

[9]           Competitiva maratoneta italiana: 2.31.49 New York City 1983 – 2.29.28 Los Angeles 1984

 2.27.49 seoul (Corea del Sud) 1988