Il
cuore delle tenebre
Lo svegliò il tocco della mano di lei.
Continuava a dormire, appagata. La guardò alla luce della notte
che entrava
dalla finestra aperta. Le lenzuola disfatte incorniciavano il
corpo sudato
disteso accanto a lui.
Era bella, e la sua bellezza sembrava accresciuta dalla
stanchezza della
passione.
Si alzò ed andò alla finestra. La luna stava per tramontare.
Presto sarebbe
dovuto andar via.
Si voltò a guardarla, spostandosi dal centro della finestra
come per schivare
la luce della luna.
Era stata una lunga notte, la conclusione di una caccia senza
respiro che
aveva dato senso e piacere alle ultime settimane.
L'aveva intravista una sera tra la folla, all'uscita di un
teatro, e non
l'aveva più dimenticata. Per un attimo i loro sguardi si erano
incontrati,
e in quell'attimo aveva saputo che lei sarebbe stata sua. Quella
consapevolezza
aveva risvegliato un istinto da predatore che credeva sopito. Lo
sguardo
di lei non era lo sguardo di una preda, ma di un altro
cacciatore.
Si rigirò nel letto, e il suo viso fu illuminato dalla luna
che, calando,
entrava dalla finestra.
Le sue labbra erano rosee, ora, ma come erano state rosse,
quella prima
sera!
L'aveva rivista la settimana successiva, all'interno di un
locale dove si
era lasciato guidare dall'istinto che aveva creduto di poter
reprimere,
ed era stato facile incontrarsi, riconoscersi da quello sguardo,
conoscersi
in uno scambio di battute e un drink. Ma sapersi simili non era
servito
ad avvicinarsi, solo a rendere palesi le sue intenzioni, e la
riluttante
volontà di lei a cedere solo se lui avesse saputo
costringervela.
Una folata di vento gonfiò le tende all'interno della stanza.
L'ombra della
tenda coprì il suo corpo dalla luce della luna, ormai
rossastra. Lei rabbrividì
nel sonno, e si coprì con il lenzuolo. La guardò con
tristezza. Il suo viso
era pallido, e una piccola ferita risaltava sulla pelle chiara
del collo.
Aveva inseguito i suoi sentimenti, e lei aveva giocato con lui,
cedendo
un po'alla volta, allungando il gioco all'infinito, senza mai
concedere
troppo, rendendolo pazzo di desiderio frustrato, ma determinato
ad averla.
Alla fine l'aveva avuta, vincendola con la più subdola delle
armi: la resa.
Erano entrati nella sua casa, dopo una silenziosa passeggiata
lungo la riva
del mare, lei l'aveva guardato con tristezza infinita, e gli
aveva regalato
una croce d'oro, dimostrandogli quanto avesse compreso,
privandosi volontariamente
dell 'ultima protezione.
E lui l'aveva presa e gettata via, ricordò con un sorriso,
mentre guardava
il suo corpo esangue rigirarsi sotto le lenzuola, e aveva preso
lei con
tutta la forza e il calore di cui era capace, cercando qualcuno
o qualcosa
da amare più di quanto odiasse sé stesso. Rivide la sorpresa
di lei, che
aspettava il dolore, che aveva cercato l'autodistruzione, e
aveva incontrato
amore e desiderio mai conosciuti. Era stata lei, quella notte, a
trovare
un senso alla propria esistenza, a ricevere la forza e il
desiderio del
conquistatore, ad impadronirsi di sensazioni e sentimenti con la
capacità
di suscitarli.
La luna era tramontata e lui riusciva appena a distinguere il
movimento
delle lenzuola, sollevate dal respiro di lei. Guardò
l'orizzonte ad ovest.
Schiariva. Di già.
Ancora una volta, prendendo, aveva dato più di quanto avesse
dentro di sé.
Avrebbe voluto anche lui saper prendere forza dalla capacità di
infonderne.
E avrebbe voluto riceverne abbastanza da giustificare la sua
esistenza,
condannato a non dimenticare.
Lanciò un ultimo sguardo alla donna distesa sul letto, la vide
distintamente
nel buio, poi salì sul davanzale, spiegò le ali e volò via
nella notte.
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