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L’uomo
falciava lento a mezza costa . Il suo movimento , evidentemente
scorrevole , ma faticoso , sembrava far parte di quelle antiche
colline . In alto , le volute lente di un falco , seguito da uno
stormo di gracchianti cornacchie , consce del pericolo .
Oramai
la giornata stava volgendo al termine , lo si vedeva e sentiva .
I grilli e le cicale , con i loro trilli ed il loro frinire ,
ritmavano , quale contrappunto ad una sinfonia che si perpetuava
da secoli , la lenta discesa del sole .
“
Ho quasi finito “ e l’occhio della sua mente ,già vedeva il
suo consueto focolare , le fiamme vivide , il tavolo , dove
avrebbe posto, in bell’ordine : il pane , il vino , la
minestra che avrebbe scaldato nel paiolo…l’aveva preparata
il giorno prima …sarebbe stata più buona .
Dopo
trent’anni , era rimasto semplice . Non si era mai allontanato
da quella valle , che lo aveva visto nascere , divenire uomo , e
poi persi i genitori vivere in solitudine . Ma ciò non
l’aveva turbato più di tanto , si era adeguato con serenità
alla sua nuova condizione . La valle sembrava essere sua , ma
non sapeva coglierne l’intima bellezza . Non captava la
melodiosa melodia che quel sito emetteva , con i suoi zefiri .
Il suo , in realtà era un mondo di sensazioni . Sentiva i morsi
della fame , il freddo pungente , l’arsura della gola .
Sentiva le membra affaticate , ed apprezzava il riposo . Non gli
era mai passato per la mente , di stendersi supino sul suo prato
, ed osservare lassù , i cirri biancorosati , che i venti in
quota rendevano mutevoli modellandoli .
Neanche
la piccola radio a transistor , che aveva da poco acquistato
, al mercato del sabato , giù in paese , sapeva dargli
qualcosa di diverso di un monotono cicaleccio .
Molte
erano le sere , che le pareti incrostate dal catrame del
fumo , dell’osteria lo vedevano addormentato ad un tavolo
d’angolo . La padrona , allora , lo scuoteva
: “ Vai a casa Tonin …Vai a dormire …” . Dopo il
duro lavoro , dopo aver sopito
il brontolio dello stomaco ,andava volentieri in
quell’unico ritrovo in
paese . Anche se non tanto vicino alla sua casa , che non curava
da tempo , essendogli sufficiente l’essenzialità di un
ricovero dalle intemperie .
Salutava
, si sedeva e guardava . Guardava i vecchi giocare a carte ed
ascoltava le storie che raccontavano . Erano storie di paesi
lontani , dai nomi a lui sconosciuti . Molti di loro erano
emigranti , ed erano tornati a casa , dopo anni di miniera , non
ricchi , ma con i polmoni pieni di carbone ( il nome della
patologia è : Silicosi “ ) , che li faceva tossire
spasmodicamente e dire “ Maledetta poussiera “ ..Ma questo
non li esimeva dal vantarsi , e del lavoro , e delle meraviglie
viste e delle donne che avevano avuto. Allora , Tonin si faceva
più attento , e la sua mente , di colpo era pervasa come da una
specie di smania interna , non sognava , desiderava le donne .
Eppure , non aveva mai sfiorato la tenerezza delle loro carni ,
le aveva solo osservate ,timidamente di sottecchi , ogni volta
che aveva potuto .
Quei
pensieri , lo tormentavano da tempo . Sfogava sì il suo istinto
, in quelle albe lattiginose , quando si svegliava con
l’inguine dolorante , con il membro eretto . Ma poi , non
restava soddisfatto , come di solito gli succedeva , quando
beveva il vino , aspro , scuro , che gli pervadeva tutte le
membra , riscaldandolo . E poi , quel bere gli rendeva le cose
morbide , evanescenti , piacevoli .
Ora
era lì , pronto per il consueto ritorno , quando la vide…..
Lei
tornava , tutte le sere , a quell’ora dal lavoro . Abitava in
una piccola , curata casetta , lassù , dietro una macchia di
nocciuoli . Viveva con la mamma ed un fratello piccino . Non
avevano terra , il suo lavoro, era l’unica fonte di
sostentamento per quella famigliola . Lavorava nella Latteria
Sociale , giù in paese .Un lavoro duro , lungo , ma ella era
contenta . Parlava con le compagne , scherzava con i ragazzi
giovani , che la corteggiavano . Ma i sui pensieri erano rivolti
, nella sua mente , al ritratto di un uomo bello , di fuori ,
che si sarebbe perdutamente innamorato di lei , non appena
l’avesse vista . Qualche sera , usciva , per andare a ballare
in compagnia . Un ragazzo , più ardito l’aveva baciata in un
angolo , frugata con mani maldestre sui seni , ma quando quelle
carezze , si erano fatte più insistenti , si era ritratta . Si
era allontanata dal giovane , sia per pudore , sia perché
pensava , che il suo uomo ,
sognato . l’avrebbe , sicuramente , voluta pura…….
Portava
un abitino di cotonina , che ricopriva malamente l’esuberanza
del suo corpo di quindicenne . Ma il suo passo , il muoversi
sinuoso del seno ,delle anche , rendevano la sua vista
provocante , voluttuosa.
La
vide , ed il sangue gli affluì al viso , arrossandolo .
Dimenticò , ad un tratto , la fatica , la fame . Poi qualcosa ,
in lui , cedette . Una bruciante , primitiva , animalesca furia
prese il sopravvento .
Posò
la falce . Con uno sguardo , veloce e circolare osservò tutta
la valle . Così faceva , quando di frodo,
cacciava le lepri , che all’imbrunire , brucavano
tranquille i morbidi germogli dell’erba medica .
Le
si avvicinò rapido . La prese , strattonandola , e la gettò a
terra .
Lei
, per un momento non si difese , attonita . Poi capito , ciò
che le stava accadendo , scalciò , urlò , ma dovette smettere
, ansimante , oppressa da quel bestiale peso , e da quei gesti
convulsi ma forti , decisi ,che le strappavano il vestito .
Le
cime degli abeti , videro un seno verginale , brutalmente
brancicato . Videro una bocca , dalla piega infantile , aprirsi
in un urlo silenzioso , quando lui la penetrò , senza quasi
aprirle le cosce .
Il
sangue arrossò l’erba appena falciata .
Lassù
le cornacchie tacevano , il falco non c’era più .
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