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Walter Comiran

TRAMONTO

dello stesso Autore ...Poesie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRAMONTO

 

L’uomo falciava lento a mezza costa . Il suo movimento , evidentemente scorrevole , ma faticoso , sembrava far parte di quelle antiche colline . In alto , le volute lente di un falco , seguito da uno stormo di gracchianti cornacchie , consce del pericolo .

Oramai la giornata stava volgendo al termine , lo si vedeva e sentiva . I grilli e le cicale , con i loro trilli ed il loro frinire , ritmavano , quale contrappunto ad una sinfonia che si perpetuava da secoli , la lenta discesa del sole .

“ Ho quasi finito “ e l’occhio della sua mente ,già vedeva il suo consueto focolare , le fiamme vivide , il tavolo , dove avrebbe posto, in bell’ordine : il pane , il vino , la minestra che avrebbe scaldato nel paiolo…l’aveva preparata il giorno prima …sarebbe stata più buona .

Dopo trent’anni , era rimasto semplice . Non si era mai allontanato da quella valle , che lo aveva visto nascere , divenire uomo , e poi persi i genitori vivere in solitudine . Ma ciò non l’aveva turbato più di tanto , si era adeguato con serenità alla sua nuova condizione . La valle sembrava essere sua , ma non sapeva coglierne l’intima bellezza . Non captava la melodiosa melodia che quel sito emetteva , con i suoi zefiri . Il suo , in realtà era un mondo di sensazioni . Sentiva i morsi della fame , il freddo pungente , l’arsura della gola . Sentiva le membra affaticate , ed apprezzava il riposo . Non gli era mai passato per la mente , di stendersi supino sul suo prato , ed osservare lassù , i cirri biancorosati , che i venti in quota rendevano mutevoli modellandoli .

Neanche la piccola radio a transistor , che aveva da poco acquistato  , al mercato del sabato , giù in paese , sapeva dargli qualcosa di diverso di un monotono cicaleccio .

Molte  erano le sere , che le pareti incrostate dal catrame del fumo , dell’osteria lo vedevano addormentato ad un tavolo d’angolo . La padrona , allora , lo scuoteva  : “ Vai a casa Tonin …Vai a dormire …” . Dopo il duro lavoro , dopo aver sopito  il brontolio dello stomaco ,andava volentieri in quell’unico ritrovo  in paese . Anche se non tanto vicino alla sua casa , che non curava da tempo , essendogli sufficiente l’essenzialità di un ricovero dalle intemperie .

Salutava , si sedeva e guardava . Guardava i vecchi giocare a carte ed ascoltava le storie che raccontavano . Erano storie di paesi lontani , dai nomi a lui sconosciuti . Molti di loro erano emigranti , ed erano tornati a casa , dopo anni di miniera , non ricchi , ma con i polmoni pieni di carbone ( il nome della patologia è : Silicosi “ ) , che li faceva tossire spasmodicamente e dire “ Maledetta poussiera “ ..Ma questo non li esimeva dal vantarsi , e del lavoro , e delle meraviglie viste e delle donne che avevano avuto. Allora , Tonin si faceva più attento , e la sua mente , di colpo era pervasa come da una specie di smania interna , non sognava , desiderava le donne . Eppure , non aveva mai sfiorato la tenerezza delle loro carni , le aveva solo osservate ,timidamente di sottecchi , ogni volta che aveva potuto .

Quei pensieri , lo tormentavano da tempo . Sfogava sì il suo istinto , in quelle albe lattiginose , quando si svegliava con l’inguine dolorante , con il membro eretto . Ma poi , non restava soddisfatto , come di solito gli succedeva , quando beveva il vino , aspro , scuro , che gli pervadeva tutte le membra , riscaldandolo . E poi , quel bere gli rendeva le cose morbide , evanescenti , piacevoli .

Ora era lì , pronto per il consueto ritorno , quando la vide…..

Lei tornava , tutte le sere , a quell’ora dal lavoro . Abitava in una piccola , curata casetta , lassù , dietro una macchia di nocciuoli . Viveva con la mamma ed un fratello piccino . Non avevano terra , il suo lavoro, era l’unica fonte di sostentamento per quella famigliola . Lavorava nella Latteria Sociale , giù in paese .Un lavoro duro , lungo , ma ella era contenta . Parlava con le compagne , scherzava con i ragazzi giovani , che la corteggiavano . Ma i sui pensieri erano rivolti , nella sua mente , al ritratto di un uomo bello , di fuori , che si sarebbe perdutamente innamorato di lei , non appena l’avesse vista . Qualche sera , usciva , per andare a ballare in compagnia . Un ragazzo , più ardito l’aveva baciata in un angolo , frugata con mani maldestre sui seni , ma quando quelle carezze , si erano fatte più insistenti , si era ritratta . Si era allontanata dal giovane , sia per pudore , sia perché pensava , che il suo uomo ,  sognato . l’avrebbe , sicuramente , voluta pura…….

Portava un abitino di cotonina , che ricopriva malamente l’esuberanza del suo corpo di quindicenne . Ma il suo passo , il muoversi sinuoso del seno ,delle anche , rendevano la sua vista provocante , voluttuosa.

La vide , ed il sangue gli affluì al viso , arrossandolo . Dimenticò , ad un tratto , la fatica , la fame . Poi qualcosa , in lui , cedette . Una bruciante , primitiva , animalesca furia prese il sopravvento .

Posò la falce . Con uno sguardo , veloce e circolare osservò tutta la valle . Così faceva , quando di frodo,  cacciava le lepri , che all’imbrunire , brucavano tranquille i morbidi germogli dell’erba medica .

Le si avvicinò rapido . La prese , strattonandola , e la gettò a terra  .

Lei , per un momento non si difese , attonita . Poi capito , ciò che le stava accadendo , scalciò , urlò , ma dovette smettere , ansimante , oppressa da quel bestiale peso , e da quei gesti convulsi ma forti , decisi ,che le strappavano il vestito .

Le cime degli abeti , videro un seno verginale , brutalmente brancicato . Videro una bocca , dalla piega infantile , aprirsi in un urlo silenzioso , quando lui la penetrò , senza quasi aprirle le cosce .

Il sangue arrossò l’erba appena falciata .

Lassù le cornacchie tacevano , il falco non c’era più .

 

 

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