Home 

 

Laura Alberico

L’eredità

della stessa Autrice ... Raccontarte - Poesia

 

 

 

 

 

 

 

 

L’eredità

 

Nessuno dei tre figli avrebbe potuto dire dopo la morte del padre di aver avuto di più o di meno dell’altro. L’eredità non esisteva o meglio non erano beni concreti quelli che C. aveva lasciato. Non se ne accorsero subito ma col tempo impararono a riconoscere negli eventi che li avvicinavano o che spesso li allontanavano una trama nascosta, intessuta di ricordi, parole spezzate, pensieri  e complicità. Dicono che il figlio più caro è spesso quello più fragile e più indifeso ma dei tre figli nessuno era più forte e più sicuro degli altri….; il bene quindi era assolutamente uguale e la bilancia appariva in perfetto equilibrio. Per ereditare i sentimenti non servono le parole ed anche senza di esse l’intenzione e la volontà erano manifeste. Al primo figlio erano stati affidati lo spirito di ricerca , l’amore per le cose piccole e grandi , il senso di giustizia e di equilibrio,la sete di conoscenza; il secondo invece aveva  ricevuto in eredità il rifiuto delle apparenze, un senso di sottile misticismo che con la religione non aveva molto in comune, una sorta di misantropia contemplativa che lo portava spesso ad allontanare e forse anche a fuggire a volte il presente e la realtà. Il terzo figlio ebbe in eredità l’anima di un bambino capriccioso e ribelle, la mancanza assoluta di calcolo nelle scelte, un’attenzione esagerata per i particolari e la ricercatezza nel vestire , una fragilità dal sapore tenero e infantile. Questa eredità imponeva ai  figli, ormai adulti di percorrere strade diverse e spesso molto lontane l’una dall’altra. Ma allora, dove cercare il filo di Arianna che avrebbe ricondotto alla luce il mistero che li univa, il prima e il dopo, il distacco e la conciliazione?

I pochi oggetti  che il padre aveva lasciato potevano rispondere alle domande che affollavano i loro pensieri. La penna stilografica avrebbe ricordato loro che  il desiderio di annotare momenti e situazioni, affetti e solitudine, confusi spesso nel vortice delle incomprensioni poteva essere un’ancora di salvezza ; la bussola per invitarli a cercare sempre un punto di riferimento, quando le persone anche quelle più vicine non possono dartelo; gli orologi di varie forme ma tutti con l’ingranaggio bloccato avrebbero potuto risvegliare nei loro cuori il rimpianto senza alimentare tuttavia nessun dolore e insofferenza per i tempi sbagliati. E infine i quadri: enormi tele ad olio che avrebbero resistito al tempo più di ogni altro oggetto, perché i colori , se non esposti all’avidità del sole possono restare eterni e immortali. Il padre aveva lasciato un’eredità speciale e il tempo che i tre fratelli avevano ancora davanti gli avrebbe dato finalmente ragione. L’eredità li avrebbe riconciliati e insieme avrebbero capito che le strade che avevano percorso e quelle che avrebbero scelto conducevano forse tutte a uno stesso, identico traguardo.

 

Torna all'indice Autore

 

 

 

 

Home