Visita a
Mr. Autunno
Sono venuta a
trovarti, Mr. Autunno e ti ho trovato chino sul tuo
tavolo da lavoro.
Eri
silenzioso, ma ogni parte di te aveva qualcosa da
raccontare.
Al mio arrivo
hai sollevato appena lo sguardo e ho visto. Ho visto i
tuoi occhi nocciola irradiarsi d’oro mentre le labbra
s’increspavano in un benvenuto dolce e amaro insieme, il
sorriso che solo tu sei mai stato capace di donare.
C’è tepore in
te, ma anche tanta mestizia.
Ho sempre
pensato si trattasse di una mestizia screziata che
preconizza la stagione dei ghiacci, ma che ama
stemperarsi nei profumi dell’ultimo stralcio di sole.
Ti ho
osservato a lungo per riuscire a carpire ogni tua
singola sfumatura e sono giunta alla conclusione che non
esistono sfumature.
Tu e i tuoi
colori siete un unico opale cangiante.
Ora sollevi
la mano del lavoro, posi il giallo oro per afferrare
l’arancio.
Stai
colorando sempre la stessa foglia da almeno 10 minuti.
Non ti chiedo quanto ci metti di solito, non mi
risponderesti. Il tuo tempo, lo so, non è il mio tempo.
Mi siedo
accanto a te e ti osservo, mentre la mente d’inebria del
pout pourri di profumi.
Il pout
pourri della vita che muore per rigenerarsi.
Noto che
l’arancio inizia a fondersi con lo sfondo e che inizia a
spuntare una screziatura marrone. Ecco, ora prendi un
altro pennarello. È il rosso e mi ricorda la compattezza
delle amarene mature. Poco dopo, ti fermi, contempli la
tua opera, poi con uno scatto da artista scegli un
pennarello color prugna ed elargisci un ultimo tocco.
Questa foglia
è ultimata e subito ne strappi un’altra – curioso, non
l’avevo notato - dal mantello che indossi. Un infinito
mantello di foglie verde bottiglia che ondeggiano
nell’attesa.
Restiamo
così, seduti l’una accanto all’altro, come due
innamorati che hanno imparato a comunicare senza parole
e senza contatto.
Soltanto
profumi e colori. Ecco cosa sento quando mi sei vicino.
Ti prego, Mr.
Autunno, non mandarmi via.