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Gli occhi
Chiusi la
finestra, il sole che entrava nella stanza non aveva ancora
la forza di riscaldare ma faceva piacere sentire il tepore di
quel raggio sul braccio, guardai fuori e le prime piccole
foglie verde scuro della rosa avevano fatto capolino tra i
rami , un bocciolo rimasto per tutto l'inverno mi guardava
smorto e appassito. Non avevo avuto il coraggio ti toglierlo,
sembrava come voler staccare un tentativo di speranza d'un
tempo meno inclemente.
Mi voltai e
vidi i sui occhi che mi guardavano.
Ricordai
d'improvviso il professor Bonsignore, paziente docente di
Patologia che arrivava ogni mattina in facoltà con la sua 1100
blue e bianca
lucida come un
cristallo .
Eravamo in
biblioteca quel giorno in attesa dell'inizio di una
pesantissima lezione , si avvicinò e disse sorridendo nella
sua marcata cadenza ligure " bravi ragazzi è un buon sistema
anticipare la lezione sfogliando e leggiucchiando il libro, si
capisce meglio, un medico deve sempre cercare di capire , non
fermarsi mai all'apparenza e ricordatevi che per sapere se chi
vi sta di fronte ha davvero bisogno di voi dovete guardarlo
negli occhi, gli occhi non tradiscono mai, solo così sarete
buoni medici ..."
Quella frasi
continuava a tamburellarmi nella testa, gli occhi, guardare
negli occhi e vedere cosa passa nel cuore .
Non è facile ,
siamo presi dai nostri ingranaggi quotidiani, guardiamo e non
osserviamo, ci sfugge la vita dalle mani e non sappiamo
fermarci ad acchiapparla al volo.
Guardai quegli
occhi che mi guardavano e non trovai nulla di ciò che
conoscevo, non vi trovai stelle luminose brillare , non vi
trovai un sorriso nè un grammo di felicità nascosta , non vi
trovai il desiderio di vivere e continuare a sognare, non
trovai nemmeno l'ombra della bellezza di uno sguardo intenso
come pochi eppure, belli come sempre guardavano ma non
vedevano se non troppi pensieri messi in fila sul davanzale
della vita.
Un velo opaco
cercava di mascherare il disagio che il cuore stava provando ,
solo per un breve momento ritrovai un sorriso in quegli occhi
tanto profondi a cui era bastata una sola carezza per provare
di nuovo a brillare.
Le luci del
giorno incominciavano piano a scendere e la notte ingoiava
d'un fiato le ombre , il silenzio pesante di giorni passati a
pensare si ammorbidiva un po' e forse una piccolissima luce
incominciava ad accendersi ma ancora troppo piccola per
illuminare un sorriso
Forse domani
leggerò di nuovo di sogni da vivere dentro quegli occhi che
amo, vero professore basterebbe guardare e guardando vedere e
vedendo provare a riaccendere la luce, volendo si può
professore, per amore si può.
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La briciola di pane
L'ora triste, ad un tratto ho
immaginato , una grande casa in cima alla
collina, e sotto a discesa verso il mare che si intravede
lontano , mandorli
in fiore , primo segno della primavera alle porte, il prato che
piano
incomincia a diventare di nuovo verde
lucidato dalla pioggia scesa nei giorni precedenti, un vento
leggero, una
brezza sottile a trasportare il profumo del mare confondendolo
al profumo
della terra ancora bagnata, un tiepido sole a scaldare le ossa .
Di fronte a questo dolcissimo paesaggio, quasi magico, una sedia
di vimini
e una donna, la gamba accavallata sull'altra ed i capelli
raccolti dietro la
nuca , un abito nero a piccoli fiori bianchi ed un collettino
bianco a
corona del viso,lo sguardo perso lontano .
Con la mano tormenta il penultimo bottone del vestito , un gesto
che rilassa
ed aiuta a pensare
Ma cosa pensa, cosa guarda con quegli occhi grandi e illuminati
dal primo
raggio di sole di un giorno qualunque ?
Forse pensa alle ore tristi della vita o guarda, senza
permettere ai
pensieri di prendere il sopravvento
La distrae per un attimo un piccolo passerotto arrivato a
beccare accanto ai
suoi piedi un'enorme pezzo di pane rubato chissà dove ed
incurante del vento
che solleva le piume con piccoli gesti e rigira il cibo prezioso
strappandone piccoli bocconi col becco.
Così quel passero coraggioso la fa riflettere su come può
cambiare la vita
guardandola da un 'ottica differente.
Quelle ore parevano tristi, ed erano solo ore così come paiono
briciole
piccole scaglie di pane cadute eppure , per quel passero le
nostre briciole
sono un pranzo da re.
Allungò istintivamente la mano e l'anonimo passero , coraggioso
come pochi,
volò prima sul braccio poi sulla punta estrema del ginocchio
rivolto verso
l'infinito di fronte a se .
La donna accarezzò dolcemente il passero appoggiando il dito
lungo la
schiena ed il dorso e lui si voltò lentamente a beccarle con
dolcezza la
punta del dito
Già, l'ora triste, quella del sole che va a dormire presto e le
ombre della
sera avvolgono tutto anticipando la notte, l'ora dei treni delle
luci al
neon e delle falene che danzano intorno al lampione, l'ora
triste che dura
un'ora o può durare una vita fatta di ore tristi.
Sorrise, aveva visto infinite ore tristi , ore passate a
raccogliere
briciole di vita senza vedere altro che la tristezza sinchè
s'accorse che in
fondo le ore tristi non erano altro che ore perse ed incominciò
a fare come
il piccolo passerotto.
Incominciò a raccogliere le briciole saziandosi e si accorse che
leggera
poteva volare , incominciò a fare quelle telefonate che non
voleva fare e
vedere quello che non aveva mai cercato di vedere , si affacciò
al balcone
della vita e vide che la notte non nascondeva nulla , solo
rendeva
differenti le cose, ne delimitava i contorni, quelli che nel
giorno
sparivano alla vista per dar modo di vedere le cose più grandi.
Scavò nel suo cuore e vi trovò ciò che credeva perduto per
sempre e
s'accorse che non si vede solo con gli occhi .
Un battito d'ali la risvegliò dai pensieri , il passero s'era
alzato in volo
verso il mare, proprio sopra il mandorlo fece un ampio giro e
tornò verso
lei, le volò intorno fece cadere una piccola briciola di pane e
scomparve
all'orizzonte.
Dalla casa arrivavano le voci della vita, quelle che solo sino a
poco tempo
prima contavano ore e ore tristi anche con il sole alto, si
voltò
sorridendo pensando al buon risultato ottenuto, si era fatta
riconoscere e
loro finalmente l'avevano accolta spalancando le braccia, si
alzò,
s'aggiustò l'abito , un cenno della mano a cui risposero con un
cenno e
scomparve .
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Come due gabbiani
Faceva uno strano effetto quel mare caldo , l'acqua stava
tornando
trasparente come sempre , lo strato di alghe che sino a poco
prima aveva
coperto la limpidezza dell'acqua se ne stava andando con la
corrente e l'
ombra della montagna alle spalle della spiaggia stava scivolando
pian piano
confondendosi al verde del mare, La macchia mediterranea che
copriva la
roccia stava cambiando lentamente cambiando colore ed il verde
dei fichi d'
india abbarbicati sul pezzo più ripido rifugiati a cercare
nutrimento in
quel poco terreno mutava aspetto man mano che il sole scendeva.
Il riflesso dell'ultimo sole rendeva d'argento le piccole onde
causate dal
movimento delle barche ancorate lontano e la gente finalmente se
ne stava
tornando a casa , il ragazzo dei bagni vicini alla spiaggia
libera chiudeva
uno ad uno gli ombrelloni e con gesto meccanico appoggiava le
sdraio contro
l'asta , non vedeva la bellezza di quei colori abituato com'era
a ripetere i
suoi gesti .
Forse stava pensando a come lasciare l'isola ed a incominciare
una nuova
vita sulla terraferma, e forse quasi odiava quel mare così
troppo quotidiano
e quella vita fatta di soliti piccoli gesti, non immaginando
minimamente che
qualcuno potesse invidiarlo.
Finalmente erano finite anche le scorribande degli atleti da
spiaggia e
calavano con il calar della sera i discorsi insulsi della coppia
di donne
intente unicamente a controllare l'abbronzatura della vicina ed
il
quantitativo di cellulite depositato sulle cosce della ragazza
in tanga;
invidia! Nessuna di loro avrebbe potuto mai mettere un tanga in
compenso lo
spazio da loro occupato ed appena lasciato libero era coperto di
pezzi di
carta e avanzi di cibo segno del poco rispetto per quell'angolo
di paradiso
e per chi avrebbe dovuto con pazienza pulire quello che loro
avevano con
noncuranza sporcato.
Poco lontano una coppia chiacchierava sottovoce e nonostante non
desse alcun
fastidio desideravo se ne andassero prima possibile per poter
ascoltare
finalmente la musica del mare in silenzio e guardare quell'orizzonte
mai
uguale fatto di lembi di terra e scogli e poco più in la il mare
aperto
abitato da quel popolo di sogni di ogni viaggiatore della vita .
Ero in attesa dei gabbiani che quasi ogni giorno arrivavano a
regalare
briciole di immaginazione ma se non se ne fossero andati i
chiacchieroni
rumorosi ero certa non si sarebbero fatti vivi.
Una brezza leggerissima e per nulla rinfrescante stava scendendo
lenta e con
lei arrivò il primo gabbiano esploratore , planò leggero sulla
sabbia scura
e si fermò zigzagando in cerca di un posto tranquillo, poco
distante ma non
abbastanza vicino da poterlo fotografare, subito dopo ne arrivò
un altro ed
in breve si fermarono su quello stretto lembo di terra incassato
nella
roccia, cinque gabbiani, uno diverso dall'altro.
Pensavo guardandoli alla nostra assurda abitudine di considerare
ciò che è
diverso da noi completamente uniforme, i negri sono tutti uguali
, come fai
a distinguere un cinese dall'altro hanno tutti gli occhi a
mandorla ed i
capelli scuri e dritti, nessuna caratteristica somatica ci balza
agli occhi
e siamo perennemente distratti .
Non c'è un gabbiano uguale all'altro come non c'è un uomo uguale
all'altro.
Accesi la mia Nikon digitale, chiedendomi il perché invece della
tecnologia
non mi ero portata dietro la mia vecchia reflex con il mio caro
rullino da
tirare a mano per sfruttarlo al massimo e tutti i miei filtri ed
obiettivi.
La batteria era scarica !
Un motivo in più per rimpiangere la reflex ed un motivo in più
per
incavolarmi con me stessa per la mia cronica distrazione.
Pazienza, anche solo guardarli ed ascoltarne i richiami è
estremamente
affascinante, mi stavano tornando alla memoria le parole di una
poesia di
Cardarelli credo..Non so dove i gabbiani abbiano il nido,ove
trovino pace.
Io sono come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com'essi
l'acqua ad
acciuffare il cibo. E come forse anch'essi amo la quiete,la gran
quiete
marina,ma il destino è vivere balenando in burrasca... e così in
fondo mi
sentivo, per quel balenare in burrasca continuo che il ritmo
della vita
impone sovrapposto al desiderio della quiete marina, del profumo
di sale,
del rumore della risacca e , pensando al mio perenne desiderio
di quiete,
abbassai gli occhi e la vidi inginocchiata proprio davanti a me
, macchina
fotografica in mano e come un killer in attesa di scattare la
foto del
secolo.
Un leggero fastidio incominciava a salire all'altezza dello
stomaco, non
avevo nessuna voglia di dividere il mio piccolo angolo di
paradiso con un'
estranea per di più attrezzata, forse era solo rabbia, le sue
pile erano
cariche al contrario delle mie e c'erano tutti i presupposti di
scattare
splendide fotografie mentre io avrei dovuto accontentarmi di
guardare e
ricordare un'immagine.
Alzò la testa e guardandomi negli occhi notai lo stesso identico
fastidio ma
si sforzò di sorridere dicendo " non c'è verso oggi non hanno
intenzione di
avvicinarsi di più , e non c'è nemmeno il capo, quello
prepotente che ha
attaccato il piccione ieri "
Mi ripresi dal fastidio e mi sforzai di sorridere pur non
avendone nessuna
voglia e con aria di supponenza risposi " basta chiamarli " .
Compresi perfettamente che non mi rispose per pura educazione e
di tante
frasi idiote certamente quella era stata tra le migliori dette
in anni ed
anni di militanza in fesserie ma imperterrita mi avvicinai a lei
e restando
in piedi incominciai a chiamare il gabbiano più vicino
indicandogli persino
il percorso da fare per avvicinarsi al suo obiettivo e lui,
buono buono
sembrava sentirmi e con passo tranquillo percorreva quel
sentiero ideale tra
gli ultimi asciugamani distesi dirigendosi verso di noi.
A volte mi stupisco di me stessa, riesco persino a credere che
accada
veramente la stupidaggine che sto facendo o dicendo e comunque
evidentemente
ci credeva anche lei o molto più probabilmente era solo
accondiscendente e
divertita della faccia di bronzo mista a una dose di fortuna
perché tra un
click e l'altro si girava e mi sorrideva soddisfatta oltre che
compiaciuta.
Fu in quel momento che notai i suoi occhi, erano di un verde
luminoso e
dalla tonalità si capiva che potevano cambiare colore con
l'umore ed il
colore del cielo, mi ricordavano quelli di mia mamma, uno un
poco più
piccolo dell'altro e talmente profondi che avrebbero potuto
leggerti l'
anima.
Ad uno ad uno i gabbiani volarono via , girarono un poco sopra
le nostre
teste e si diressero verso il mare scomparendo alla vista, lei
si alzò e mi
porse la macchina fotografica per farmi vedere le immagini
scattate, una più
bella dell'altra .
" ho finito le sigarette " disse " non so se ti piacciono ma
posso darti una
delle mie " risposi e mi diressi versi lo zaino tirando fuori il
pacchetto
offrendogliene una " bè non mi piacciono ma meglio di niente ,
grazie !
" disse ridendo, doveva avermi preso in un momento buono perché
non le
risposi male ma mi misi a ridere.
Ci ritrovammo sedute a guardare le immagini , la sera
incominciava a
scendere sul serio e la spiaggia ormai vuota dava un senso di
pace
indescrivibile
" è così che mi piace la spiaggia quando la sabbia si raffredda
e il mare è
calmo , l'orda di barbari vocianti è tornata a casa e nessun
bulletto da
spiaggia fa sfoggio dei suoi muscoli di plastica , quando il
silenzio si
riempie dei suoni che mare e vento regalano e finalmente i
pensieri
riprendono possesso della loro pace " dissi quasi pensando tra
me e me
" ecco perché venivo qui cercando di evitare accuratamente la
folla di
agosto, questo posto è splendido e non è raro vedere i gabbiani
passeggiare
tranquilli o volare radenti l'acqua " mi rispose .
Incominciammo a parlare senza accorgerci che il tempo scorreva e
pian piano
incominciammo a raccontare di noi e delle reciproche vite
parlammo come
parlano due vecchi amici che si trovano e le parole alternate ai
silenzi non
sembravano vuote o formali, ce ne accorgemmo entrambe ed
entrambe non
potemmo fare a meno di dirlo. Chiacchierammo sino a sera
inoltrata e non
dico che avremmo potuto scrivere una biografia reciproca ma
sicuramente
molto di noi era stato detto e molte erano le cose che ci
accomunavano e
senza accorgersene arrivò l'ora di tornare anche se nessuna di
noi ne aveva
voglia .
" ci vediamo domani ok? " mi disse aspettando per risposta un si
" no, domani parto , la mia vacanza è finita ma ci vorrei
tornare domani qui
con te se solo potessi " risposi.
Tirò fuori una biro ed un pezzo di carta e scrisse il numero di
cellulare ed
un indirizzo mail " hai un computer no? Quindi hai una mail,
scrivila e ti
mando le foto ".
Ci salutammo arrivate in cima alla interminabile scalinata ,
mentre due
gabbiani stavano giocando a rincorrersi sull'acqua, volavano in
coppia poi d
'improvviso prendevano direzioni diverse si allontanavano per
ritrovarsi di
nuovo richiamando l'attenzione con quello strano verso che
sembrava una
risata.
" tu da che parte vai? " chiesi, " di la " mi rispose facendo
segno alla
parte opposta alla mia
" sembriamo quei due gabbiani , vanno in direzioni diverse ma si
incontrano
sempre e poi, si ritrovano qui ogni giorno e si aspettano per
riprendere a
volare insieme " disse .
Il giorno successivo aspettando l'aliscafo che mi portava verso
casa
continuavo a pensare all'incontro della sera prima, e continuavo
a pensare a
quei due gabbiani che volavano insieme, presi il telefono e
chiamai " sto
partendo, volevo salutarti" dissi senza nemmeno dire chi ero , "
ti stavo
chiamando, quanto ci metti a tornare a casa ? non correre, ti
chiamo durante
il viaggio "
Un gabbiano mi volò incontro mentre salivo la scaletta
traballante dell'
aliscafo, mi girai per guardarlo e vidi poco più in la l'altro
gabbiano
fermo sul pontile, due giri e si posò di fianco anche l'altro
poi, dopo
pochi attimi si alzarono entrambi in volo uno a fianco
all'altro.
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Profumo
di terra bagnata
Finalmente!
Finalmente l’acqua era scesa a gocce fitte regalandoci un
po’ di fresco in questa torrida estate, finalmente era tornato
quello strato di nebbia sottile che ovattava cielo e terra e
finalmente il profumo di erba bagnata si alzava nell’aria e
inondava il respiro.
Era tanto che non
passeggiavo lungo il sentiero che porta al fiume, in lontananza
le colline sembravano giocare a nascondino e il sole filtrava a
macchia cercando disperato di bucare lo strato sottile di
nebbia.
Il fiume quasi
asciutto dal caldo dei mesi passati sembrava riprendere il
vigore ma non riprendeva ancora quell’irruenza che lo faceva
temere ad ogni pioggia copiosa.
L’acqua scorreva
veloce a portare via gli ultimi dubbi di una giornata lunga da
passare ed il rumore lontano di un trattore riportava a sprazzi
la realtà che subito voleva giocare a nascondino con i tanti
sogni passati.
Mancavano poche
ore all’incontro, il tempo scorreva troppo veloce e l’ansia
cresceva mal celata da una calma eccessiva.
Sembrava così
facile parlare di tutto e di niente , sembrava facile trovare
spunti per incominciare un discorso ma fra poco , guardandoci
negli occhi avremmo mai provato la stessa cosa consapevoli di
una realtà che solo poco tempo fa non saremmo riuscite nemmeno
ad immaginare?
Mondi diversi che
in fondo non ci appartenevano per nulla si sarebbero trovati ma
quanto si sarebbero riconosciuti?
I ciuffi d’erba
fradici di pioggia sembra riprendessero a vivere dopo tanta
siccità ed avrei voluto restare lì all’infinito a guardare
un orizzonte famigliare tra filari d’uva , campi di grano e
gelsi in fila come soldatini a dividere gli appezzamenti di
terra , disabitati ormai dai bachi da seta unica ricchezza di
una razza aspra e chiusa .
Solo in lontananza
era rimasto ormai qualche sprazzo di nebbia e il sole prepotente
come sempre aveva preso possesso del suo territorio inondandolo
di luce era strano vedere tra gocce di pioggia il sole in
lontananza.
C’eravamo
trovate per caso a discutere sui perché della scienza e più la
discussione si animava più mi divertiva stuzzicare le sue
argomentazioni scientifiche, ci metteva passione e convinzione
bilanciando la forza delle sue idee con un innato rispetto per
le idee altrui, si sentiva la voglia di sparare tra una bella
frase e l’altra un “ ma che stai dicendo! “ condito con
qualche colorita frase poco ortodossa ma non lo disse mai , doveva avere una bella dialettica,
ricordo pensai , chissà perché non scrive racconti le
verrebbero da Dio così come le riuscivano benissimo le cazziate
a chi sgarrava in educazione e le battute fulminanti .
Era nata pian
piano una reciproca amicizia trasformata ben presto in affetto e
dialogo di ore parlando di noi e delle reciproche vite, affinità
dicevamo ridendo, affinità di vedute e di pensieri ed anche se
era più giovane di me sosteneva con impudenza d’essere la
gemella più vecchia “
perché tutti sanno che la
gemella nata prima è la più giovane “
Cinque anni di
differenza possono essere un abisso incolmabile ma scoprivamo
man mano di aver vissuto in momenti diversi le stesse identiche
cose…trovane altre due
che non hanno mai giocato con una Barby…. diceva
orgogliosa .
Ci saremmo dovute
incontrare a metà strada ma un impegno di lavoro aveva dovuto
farle cambiare programma, forse sarebbe stato meglio incontrarci
in campo neutro, forse si sarebbe trovata a disagio entrare in
casa mia sentendosi ospite
o forse anche lei stava pensando e provando le stesse
emozioni , le stesse paure e le stesse ansie che stavo vivendo
io.
Ciao
sono a cento chilometri, meno di un’ora e sono li sei nervosa?
Il trillo del cellulare aveva avuto lo stesso identico effetto
che di solito ha la sveglia del mattino, e la sua voce non
sembrava sicura come al solito No, non sono nervosa dissi mentendo spudoratamente
e
tu ?
Nemmeno
io figuriamoci perché dovrei esserlo rispose ridendo
Sei
più bugiarda di Giuda , le dissi, lo
sento benissimo che ti trema persino il bordo della camicia
Non incominciamo a trattare male Giuda o mi arrabbio disse ridendo.
Accesi
la sigaretta e mi misi a sedere sotto il portico, guardavo le
venature del legno, sembravano le rughe d’un vecchio, profonde
a segnare gli anni e il tempo che inesorabile passa .
I
fiori del melograno incominciarono ad ondeggiare nel vento
appena arrivato e pensai che anche quest’anno se ero fortunata
ne sarebbero rimasti pochi a portare frutto, l’aria si stava
facendo sempre più fresca ed il rumore del tuono s’avvicinava
sempre più .
Ricordo
quando da piccola mia nonna diceva “ è il diavolo che picchia
sua moglie, deve avergliene fatta una delle sue “ e quel
diavolo non mi era per nulla simpatico a picchiar così la
povera donna, cosa mai poteva aver fatto di tanto malvagio se
lui era il diavolo!
Le
gocce di pioggia scendevano ormai prepotenti, picchiettavano
sulle tegole riproducendo note che accompagnavano i pensieri, il
cane accucciato sotto la sedia sembrava dare qualche segno di
impazienza quasi quanto me, aspettava anche lui e con me ,
attendeva forse con la stessa ansia e lo stesso desiderio di
conoscere.
Ci
sono momenti nella vita in cui ti chiedi chi sei , dove vai o
forse dove vorresti andare, questo era uno di quelli, l’avevo
conosciuta in una delle tante ML dove realmente non sai se chi
ti sta rispondendo sia o no la persona che immagini e credi di
avere di fronte; internet è un mezzo così strano, crea e disfa
con la stessa velocità e quello che ritieni sia realtà il più
delle volte ti accorgi è solo apparenza.
Con
lei c’era stato quasi subito feeling una specie di reciproca
certezza che al di là di un video c’era sicuramente la
persona che pensavamo ci fosse e pur non vedendoci mai ci
conoscevamo alla perfezione, sapevamo esattamente i reciproci
pensieri e le reciproche sensazioni ma quel che più incuriosiva
era che, per due persone caratterialmente poco propense
all’amicizia facile, si fosse instaurato un rapporto di totale
fiducia reciproca tanto di essere consapevoli che ogni tipo di
difesa era del tutto inesistente e chi ti stava di fronte
avrebbe potuto farti tutto il bene del mondo ed allo stesso modo
tutto il male.
Era
stato in una delle tante notti passate a chiacchierare del più
e del meno che avevamo incominciato a raccontare di noi, delle
nostre vite reciproche e delle persone che avevamo in qualche
modo amato ed in quella circostanza ci confidammo d’essere
entrambe state adottate e pur avendo avuto vite totalmente
differenti tante, troppe, erano le analogie
di carattere.
Ricordo
quando mia madre mi diceva ti ho trovata davanti ai gradini di una chiesa dentro a una
tovaglia bianca e
rossa quel
giorno quando le chiesi seria se fosse stato vero sul serio non
mi rispose, cambiò argomento ed io mi
accontentai del suo sorriso tranquillizzante.
Mi
stavo chiedendo quale effetto avrebbe fatto a mia mamma essere
qui oggi , forse sarebbe stato un dolore o forse un sollievo ?
Spesso nascondiamo delle verità per paura di far male e molto
più spesso sono le bugie a colpire in profondità.
Non
dev’essere stato facile allora fare la scelta di adottare un
bambino , crescere qualcuno che non ti appartiene realmente
amandolo come se ti appartenesse ed avere paura che un giorno,
un giorno qualsiasi della tua vita t’abbandoni per andare in
cerca di chissachè.
Non
l’avrei abbandonata per tutto l’oro del mondo né mi
interessava sapere chi aveva abbandonato me , avevo avuto
comunque tutto l’amore possibile , un amore impreziosito dalla
sua paura di perdermi dopo avermi trovato .
Il
cielo aveva colori così strani , le gocce di pioggia sembravano
cristalli dove si rifletteva il verde delle foglie , cadevano a
terra quasi assorbite dalla terra arida di sole e tra una nuvola
nera ed un raggio di luce squarci d’azzurro lontani sembravano
regalare sorrisi.
Guardai
l’orologio con la solita impazienza , l’ora era quasi
passata ed il telefono mi svegliò dai pensieri Sono
al casello mi spieghi come arrivare o vieni a prendermi ?
disse , arrivo non è
difficile ma faccio prima a venire lì risposi Senti io
sto tremando come una foglia… aggiunse
, presi un attimo di pausa poi ok
vorrà dire che non potremo non riconoscerci, sembriamo due
budini .
No
non fu difficile riconoscerci , ci saremmo riconosciute tra
mille, il destino aveva voluto farci prendere strade diverse ,
vite diverse e famiglie differenti ma lo stesso destino ci aveva
fatto aspettare e trovare , non avevamo solo una madre in comune
ad entrambe sconosciuta , non
avevamo
trovato un pezzo di vita perduta, avevamo trovato un futuro da
dividere incominciando da qui, tra il profumo di terra bagnata .
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Jo il pellicano e
Felipe il gabbiano
Era una stupenda giornata d’estate e Jo si era appena svegliato,
il mare era una tavola tutta blu e dall’alto della scogliera,
dove Jo aveva il suo nido ben protetto, si vedevano Dick e Bob,
i due inseparabili amici delfini, che già giravano in lungo ed
in largo alla ricerca della scia di una nave.
Si divertono un sacco quei due insieme, pensò Jo, hanno sempre
una gran voglia di giocare già dal mattino presto!
Si stiracchiò le piume, infilò il becco sotto l’ala per
incominciare la solita pulizia mattutina e finito il tran tran
del dopo risveglio salì sulla punta più alta dello scoglio,
guardò il mare in lontananza, allargò le ali e via con l’aria
pungente tra le piume.
Dio dei Pellicani che meraviglia! Esclamò!
Niente è più bello della vita, niente è più bello dell’allargare
le ali e volare!
Era l’unico vero momento di gioia che Jo provava, sentire l’aria
pungente , planare verso l’acqua appena increspata, tuffarsi e
risalire era davvero incredibile, era il momento in cui i
pensieri diventavano leggeri e niente più gli turbava l’animo.
Poi, quando si posava sulla scogliera, ecco che i ricordi
tornavano e pensava a quel tempo felice quando tutta la sua
famiglia era riunita nel grande nido , quando si svegliava al
mattino e trovava la sua mamma pronta a spiccare il volo con lui
per insegnargli a cercare cibo.
Pensava e s’intristiva perché non sempre i ricordi fanno bene!
La mancanza pesava davvero in Jo e questo lo aveva reso persino
un po’ musone, non parlava volentieri perché sapeva che parlando
gli sarebbe venuto voglia di raccontare tanti episodi della sua
vita passati accanto a chi lui amava e gli altri, qualche volta,
davano segno di stanchezza ad ascoltare sempre le stesse
identiche cose .
Era lì che se ne stava pensieroso guardando il mare che cambiava
il suo abito col passare delle ore e accanto a lui si posò
Felipe, un gabbiano che veniva dalla Spagna .
Felipe aveva navigato su un piroscafo per gran parte del tratto
poi, in vista della costa si era lanciato alla scoperta
dell’isola.
“ Salve “ disse Felipe a Jo “ sei del posto? “
“ Salve “ rispose Jo “ sì abito qui “
“ Carramba sei di poche parole eh! “ disse sorridendo il
gabbiano
“ non sono di poche parole ma stavo guardando il mare e mi hai
preso alla sprovvista”
rispose Jo con un tono quasi seccato
“ scusa amico , non volevo disturbarti , ho fatto tanti giorni
di mare a parlare con me stesso e quando t’ho visto m’è proprio
venuta voglia di scambiare due chiacchiere ma, se ti disturbo me
ne vado immediatamente”
“ Ma no! Scusami tu, è che qui ci sono solo Bob e Dick, i
delfini e con loro non c’è gran dialogo, stanno tutto il giorno
a rincorrere le navi che passano, ridono come matti e non hanno
mai problemi e poi, sai come sono i delfini ! ma tu, come ti
chiami e da dove vieni? “
“ Sono Felipe, arrivo dalla Spagna, ed ero proprio stanco di
vedere sempre lo stesso paesaggio così, sono salito sull’albero
della prima nave di passaggio per andarmene un po’ a zonzo ma
non immaginavo che il viaggio sarebbe stato così lungo e dopo un
po’ ho incominciato a sentir nostalgia di casa ma sangre de Dios
non una nave è passata che andava in senso contrario e m’è
toccato proseguire ma, questa mattina appena sveglio ho visto in
lontananza una striscia di terra e mi son detto – Felipe, ora o
mai più! E son volato ad ali spiegate sin qui . Però mi pare un
posto con i fiocchi questo! E , cibo non ne manca vero? “
“ Macchè” rispose Jo “ cibo a volontà, l’unica cosa che manca è
la compagnia, l’isola è disabitata sono rimasto solo io con Bob
e Dick e non è un gran vivere! “
“ Hei amigo ma che dici, è un posticino con i fiocchi questo
posso mettermi qui? Sai quando ti ho visto da lontano sembrava
tu stessi aspettando qualcuno , guardavi l’orizzonte e mi son
detto – vuoi vedere che aspetta me hihih ? – in fondo io sono
partito senza meta e non è usuale per un gabbiano ma sentivo
come una gran voglia dentro di andare alla ricerca di qualcosa o
qualcuno senza sapere assolutamente cosa “
“ tu mi sembri un gran chiacchierone Felipe ! “ disse Jo con un
mezzo sorriso .
“ Ti sbagli amigo, io sono di solito taciturno, forse sarà il
silenzio di questi giorni e la mancanza di compagni di viaggio o
forse sarà che mi sei sembrato un pellicano simpatico mi è
venuto spontaneo attaccare discorso con te ma , mmmmmmm, di
carattere non parlo molto “
“ ok Felipe appoggiati a questo scoglio è più comodo, e quando
ti sarai riposato ti farò fare il giro dell’isola “
“ Grazie Jo ma non credo mi fermerò molto “
Passarono i giorni, i mesi e gli anni, Felipe il gabbiano e Jo
pellicano si raccontarono ogni loro esperienza , ogni loro
pensiero e persino Bob e Dick si chiedevano come tue tipi così
diversi fossero riusciti a diventare amici inseparabili.
Con il passare del tempo l’isola disabitata fu invasa da turisti
di ogni continente, era talmente bella ed unica che era
diventata il sogno di ogni viaggiatore e nei depliant che
illustravano le bellezze dell’isola non mancava mai la foto di
Felipe e Jo , insieme su una roccia o a passeggio sulla
spiaggia, la più strana coppia mai vista passeggiare o volare
insieme.
“ Jo “ disse un giorno Felipe all’amico “ ma quel giorno che
sono arrivato cosa stavi cercando oltre l’orizzonte ? “
Jo sorrise mise la sua ala intorno all’ala dell’amico e con un
buffetto sulla testa rispose “ Te Felipe, nessun altro , era
tanto che ti aspettavo perché sapevo che prima o poi
dall’orizzonte sarebbe arrivato un amico con cui dividere ogni
pesce, ogni raggio di sole ogni brezza leggera e persino le onde
in burrasca “
“ he he he Jo ! pensa a quanta strada ho fatto io per
raggiungerti ! , su andiamo ci sono nuovi visitatori sull’isola
non possiamo non dar loro il benvenuto e non fargli vedere che
in quest’isola i sogni si avverano eheheheh , sbrigati
pelandrone , carramba non perdi il vizio di farti tirare eh!
Sangre de Dios “
Non c’è sogno che non si possa avverare se accompagnano i sogni
Jo e Felipe e verso sera,quando il sole incomincia a cercare un
posto dove andare a riposarsi per far posto alla luna, sulla
spiaggia i turisti in disparte osservano i due amici passeggiare
, non li disturbano ma anche se volessero farlo non potrebbero,
Jo e Felipe spesso , molto spesso non hanno bisogno di parole
per comprendere i pensieri reciproci e persino il silenzio parla
per loro, come solo per gli amici veri sa fare.
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