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Antonella Amelotti

Gli occhi

La briciola di pane

Come due gabbiani

Profumo di terra bagnata

Jo il pellicano e Felipe il gabbiano

della stessa Autrice .... Poesie ... Favole ... Momenti ... Fotogallery

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli occhi

Chiusi la finestra, il sole che entrava nella stanza non  aveva ancora la forza di riscaldare ma faceva piacere sentire il tepore di quel raggio sul braccio, guardai fuori e le prime piccole foglie verde scuro della rosa avevano fatto capolino tra i rami , un bocciolo rimasto per tutto l'inverno mi guardava smorto e appassito. Non avevo avuto il coraggio ti toglierlo, sembrava come voler staccare un tentativo di speranza d'un tempo meno inclemente.
Mi voltai e vidi i sui occhi che mi guardavano.
Ricordai d'improvviso il professor Bonsignore, paziente docente di Patologia che arrivava ogni mattina in facoltà con la sua 1100 blue e bianca
lucida come un cristallo .
Eravamo in biblioteca quel giorno in attesa dell'inizio di una pesantissima lezione , si avvicinò e disse sorridendo nella sua marcata cadenza ligure " bravi ragazzi è un buon sistema anticipare la lezione sfogliando e leggiucchiando il libro, si capisce meglio, un medico deve sempre cercare di capire , non fermarsi mai all'apparenza e ricordatevi che per sapere se chi vi sta di fronte ha davvero bisogno di voi dovete guardarlo negli occhi, gli occhi non tradiscono mai, solo così sarete buoni medici ..."
Quella frasi continuava a tamburellarmi nella testa, gli occhi, guardare negli occhi e vedere cosa passa nel cuore .
Non è facile , siamo presi dai nostri ingranaggi quotidiani, guardiamo e non osserviamo, ci sfugge la vita dalle mani e non sappiamo fermarci ad acchiapparla al volo.
Guardai quegli occhi che mi guardavano e non trovai nulla di ciò che conoscevo, non vi trovai stelle luminose brillare , non vi trovai un sorriso nè un grammo di felicità nascosta , non vi trovai il desiderio di vivere e continuare a sognare, non trovai nemmeno l'ombra della bellezza di uno sguardo intenso come pochi eppure, belli come sempre guardavano ma non vedevano se non troppi pensieri messi in fila sul davanzale della vita.
Un velo opaco cercava di mascherare il disagio che il cuore stava provando , solo per un breve momento ritrovai un sorriso in quegli occhi tanto profondi a cui era bastata una sola carezza  per provare di nuovo a brillare.
Le luci del giorno incominciavano piano a scendere e la notte ingoiava d'un fiato le ombre , il silenzio pesante di giorni passati a pensare si ammorbidiva un po' e forse una piccolissima luce incominciava ad accendersi ma ancora troppo piccola per illuminare un sorriso
Forse domani leggerò di nuovo di sogni da vivere dentro quegli occhi che amo, vero professore basterebbe guardare e guardando vedere e vedendo provare a riaccendere la luce, volendo si può professore, per amore si può.

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La briciola di pane

L'ora triste, ad un tratto ho immaginato , una grande casa in cima alla
collina, e sotto a discesa verso il mare che si intravede lontano , mandorli
in fiore , primo segno della  primavera alle porte, il prato che piano
incomincia a diventare di nuovo verde
lucidato dalla pioggia scesa nei giorni precedenti, un vento leggero, una
brezza sottile a trasportare il profumo del mare confondendolo al profumo
della terra ancora bagnata, un tiepido sole a scaldare le ossa .
Di fronte a questo dolcissimo paesaggio, quasi magico, una sedia di vimini
e una donna, la gamba accavallata sull'altra ed i capelli raccolti dietro la
nuca , un abito nero a piccoli fiori bianchi ed un collettino bianco a
corona del viso,lo sguardo perso lontano .
Con la mano tormenta il penultimo bottone del vestito , un gesto che rilassa
ed aiuta a pensare
Ma cosa pensa, cosa guarda con quegli occhi grandi e illuminati dal primo
raggio di sole di un giorno qualunque ?
Forse pensa alle ore tristi della vita o guarda, senza permettere ai
pensieri di prendere il sopravvento
La distrae per un attimo un piccolo passerotto arrivato a beccare accanto ai
suoi piedi un'enorme pezzo di pane rubato chissà dove ed incurante del vento
che solleva le piume con piccoli gesti e rigira il cibo prezioso
strappandone piccoli bocconi col becco.
Così quel passero coraggioso la fa riflettere su come può cambiare la vita
guardandola da un 'ottica differente.
Quelle ore parevano tristi, ed erano solo ore così come paiono briciole
piccole scaglie di pane cadute eppure , per quel passero le nostre briciole
sono un pranzo da re.
Allungò istintivamente la mano e l'anonimo passero , coraggioso come pochi,
volò prima sul braccio poi sulla punta estrema del ginocchio rivolto verso
l'infinito di fronte a se .
La donna accarezzò dolcemente il passero appoggiando il dito lungo la
schiena ed il dorso e lui si voltò lentamente a beccarle con dolcezza la
punta del dito
Già, l'ora triste, quella del sole che va a dormire presto e le ombre della
sera avvolgono tutto anticipando la notte, l'ora dei treni delle luci al
neon e delle falene che danzano intorno al lampione, l'ora triste che dura
un'ora o può durare una vita fatta di ore tristi.
Sorrise, aveva visto infinite ore tristi , ore passate a raccogliere
briciole di vita senza vedere altro che la tristezza sinchè s'accorse che in
fondo le ore tristi non erano altro che ore perse ed incominciò a fare come
il piccolo passerotto.
Incominciò a raccogliere le briciole saziandosi e si accorse che leggera
poteva volare , incominciò a fare quelle telefonate che non voleva fare e
vedere quello che non aveva mai cercato di vedere , si affacciò al balcone
della vita e vide che la notte non nascondeva nulla , solo rendeva
differenti le cose, ne delimitava i contorni, quelli che nel giorno
sparivano alla vista per dar modo di vedere le cose più grandi.
Scavò nel suo cuore e vi trovò ciò che credeva perduto per sempre e
s'accorse che non si vede solo con gli occhi .
Un battito d'ali la risvegliò dai pensieri , il passero s'era alzato in volo
verso il mare, proprio sopra il mandorlo fece un ampio giro e tornò verso
lei, le volò intorno fece cadere una piccola briciola di pane e scomparve
all'orizzonte.
Dalla casa arrivavano le voci della vita, quelle che solo sino a poco tempo
prima contavano ore e ore tristi anche con il sole alto, si voltò
sorridendo pensando al buon risultato ottenuto, si era fatta riconoscere e
loro finalmente l'avevano accolta spalancando le braccia, si alzò,
s'aggiustò l'abito , un cenno della mano a cui risposero con un cenno e
scomparve .

 

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Come due gabbiani

Faceva uno strano effetto quel mare caldo , l'acqua stava tornando
trasparente come sempre , lo strato di alghe che sino a poco prima aveva
coperto la limpidezza dell'acqua se ne stava andando con la corrente e l'
ombra della montagna alle spalle della spiaggia stava scivolando pian piano
confondendosi al verde del mare, La macchia mediterranea che copriva la
roccia stava cambiando lentamente cambiando colore ed il verde dei fichi d'
india abbarbicati sul pezzo più ripido rifugiati a cercare nutrimento in
quel poco terreno mutava aspetto man mano che il sole scendeva.

Il riflesso dell'ultimo sole rendeva d'argento le piccole onde causate dal
movimento delle barche ancorate lontano e la gente finalmente se ne stava
tornando a casa , il ragazzo dei bagni vicini alla spiaggia libera chiudeva
uno ad uno gli ombrelloni e con gesto meccanico appoggiava le sdraio contro
l'asta , non vedeva la bellezza di quei colori abituato com'era a ripetere i
suoi gesti .

Forse stava pensando a come lasciare l'isola ed a incominciare una nuova
vita sulla terraferma, e forse quasi odiava quel mare così troppo quotidiano
e quella vita fatta di soliti piccoli gesti, non immaginando minimamente che
qualcuno potesse invidiarlo.

Finalmente erano finite anche le scorribande degli atleti da spiaggia e
calavano con il calar della sera i discorsi insulsi della coppia di donne
intente unicamente a controllare l'abbronzatura della vicina ed il
quantitativo di cellulite depositato sulle cosce della ragazza in tanga;
invidia! Nessuna di loro avrebbe potuto mai mettere un tanga in compenso lo
spazio da loro occupato ed appena lasciato libero era coperto di pezzi di
carta e avanzi di cibo segno del poco rispetto per quell'angolo di paradiso
e per chi avrebbe dovuto con pazienza pulire quello che loro avevano con
noncuranza sporcato.

Poco lontano una coppia chiacchierava sottovoce e nonostante non desse alcun
fastidio desideravo se ne andassero prima possibile per poter ascoltare
finalmente la musica del mare in silenzio e guardare quell'orizzonte mai
uguale fatto di lembi di terra e scogli e poco più in la il mare aperto
abitato da quel popolo di sogni di ogni viaggiatore della vita .

Ero in attesa dei gabbiani che quasi ogni giorno arrivavano a regalare
briciole di immaginazione ma se non se ne fossero andati i chiacchieroni
rumorosi ero certa non si sarebbero fatti vivi.

Una brezza leggerissima e per nulla rinfrescante stava scendendo lenta e con
lei arrivò il primo gabbiano esploratore , planò leggero sulla sabbia scura
e si fermò zigzagando in cerca di un posto tranquillo, poco distante ma non
abbastanza vicino da poterlo fotografare, subito dopo ne arrivò un altro ed
in breve si fermarono su quello stretto lembo di terra incassato nella
roccia, cinque gabbiani, uno diverso dall'altro.

Pensavo guardandoli alla nostra assurda abitudine di considerare ciò che è
diverso da noi completamente uniforme, i negri sono tutti uguali , come fai
a distinguere un cinese dall'altro hanno tutti gli occhi a mandorla ed i
capelli scuri e dritti, nessuna caratteristica somatica ci balza agli occhi
e siamo perennemente distratti .

Non c'è un gabbiano uguale all'altro come non c'è un uomo uguale all'altro.

Accesi la mia Nikon digitale, chiedendomi il perché invece della tecnologia
non mi ero portata dietro la mia vecchia reflex con il mio caro rullino da
tirare a mano per sfruttarlo al massimo e tutti i miei filtri ed obiettivi.

La batteria era scarica !

Un motivo in più per rimpiangere la reflex ed un motivo in più per
incavolarmi con me stessa per la mia cronica distrazione.

Pazienza, anche solo guardarli ed ascoltarne i richiami è estremamente
affascinante, mi stavano tornando alla memoria le parole di una poesia di
Cardarelli credo..Non so dove i gabbiani abbiano il nido,ove trovino pace.
Io sono come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com'essi l'acqua ad
acciuffare il cibo. E come forse anch'essi amo la quiete,la gran quiete
marina,ma il destino è vivere balenando in burrasca... e così in fondo mi
sentivo, per quel balenare in burrasca continuo che il ritmo della vita
impone sovrapposto al desiderio della quiete marina, del profumo di sale,
del rumore della risacca e , pensando al mio perenne desiderio di quiete,
abbassai gli occhi e la vidi inginocchiata proprio davanti a me , macchina
fotografica in mano e come un killer in attesa di scattare la foto del
secolo.

Un leggero fastidio incominciava a salire all'altezza dello stomaco, non
avevo nessuna voglia di dividere il mio piccolo angolo di paradiso con un'
estranea per di più attrezzata, forse era solo rabbia, le sue pile erano
cariche al contrario delle mie e c'erano tutti i presupposti di scattare
splendide fotografie mentre io avrei dovuto accontentarmi di guardare e
ricordare un'immagine.

Alzò la testa e guardandomi negli occhi notai lo stesso identico fastidio ma
si sforzò di sorridere dicendo " non c'è verso oggi non hanno intenzione di
avvicinarsi di più , e non c'è nemmeno il capo, quello prepotente che ha
attaccato il piccione ieri "

Mi ripresi dal fastidio e mi sforzai di sorridere pur non avendone nessuna
voglia e con aria di supponenza risposi " basta chiamarli " .

Compresi perfettamente che non mi rispose per pura educazione e di tante
frasi idiote certamente quella era stata tra le migliori dette in anni ed
anni di militanza in fesserie ma imperterrita mi avvicinai a lei e restando
in piedi incominciai a chiamare il gabbiano più vicino indicandogli persino
il percorso da fare per avvicinarsi al suo obiettivo e lui, buono buono
sembrava sentirmi e con passo tranquillo percorreva quel sentiero ideale tra
gli ultimi asciugamani distesi dirigendosi verso di noi.

A volte mi stupisco di me stessa, riesco persino a credere che accada
veramente la stupidaggine che sto facendo o dicendo e comunque evidentemente
ci credeva anche lei o molto più probabilmente era solo accondiscendente e
divertita della faccia di bronzo mista a una dose di fortuna perché tra un
click e l'altro si girava e mi sorrideva soddisfatta oltre che compiaciuta.


Fu in quel momento che notai i suoi occhi, erano di un verde luminoso e
dalla tonalità si capiva che potevano cambiare colore con l'umore ed il
colore del cielo, mi ricordavano quelli di mia mamma, uno un poco più
piccolo dell'altro e talmente profondi che avrebbero potuto leggerti l'
anima.

Ad uno ad uno i gabbiani volarono via , girarono un poco sopra le nostre
teste e si diressero verso il mare scomparendo alla vista, lei si alzò e mi
porse la macchina fotografica per farmi vedere le immagini scattate, una più
bella dell'altra .

" ho finito le sigarette " disse " non so se ti piacciono ma posso darti una
delle mie " risposi e mi diressi versi lo zaino tirando fuori il pacchetto
offrendogliene una " bè non mi piacciono ma meglio di niente , grazie !
" disse ridendo, doveva avermi preso in un momento buono perché non le
risposi male ma mi misi a ridere.

Ci ritrovammo sedute a guardare le immagini , la sera incominciava a
scendere sul serio e la spiaggia ormai vuota dava un senso di pace
indescrivibile

" è così che mi piace la spiaggia quando la sabbia si raffredda e il mare è
calmo , l'orda di barbari vocianti è tornata a casa e nessun bulletto da
spiaggia fa sfoggio dei suoi muscoli di plastica , quando il silenzio si
riempie dei suoni che mare e vento regalano e finalmente i pensieri
riprendono possesso della loro pace " dissi quasi pensando tra me e me

" ecco perché venivo qui cercando di evitare accuratamente la folla di
agosto, questo posto è splendido e non è raro vedere i gabbiani passeggiare
tranquilli o volare radenti l'acqua " mi rispose .

Incominciammo a parlare senza accorgerci che il tempo scorreva e pian piano
incominciammo a raccontare di noi e delle reciproche vite parlammo come
parlano due vecchi amici che si trovano e le parole alternate ai silenzi non
sembravano vuote o formali, ce ne accorgemmo entrambe ed entrambe non
potemmo fare a meno di dirlo. Chiacchierammo sino a sera inoltrata e non
dico che avremmo potuto scrivere una biografia reciproca ma sicuramente
molto di noi era stato detto e molte erano le cose che ci accomunavano e
senza accorgersene arrivò l'ora di tornare anche se nessuna di noi ne aveva
voglia .

" ci vediamo domani ok? " mi disse aspettando per risposta un si

" no, domani parto , la mia vacanza è finita ma ci vorrei tornare domani qui
con te se solo potessi " risposi.

Tirò fuori una biro ed un pezzo di carta e scrisse il numero di cellulare ed
un indirizzo mail " hai un computer no? Quindi hai una mail, scrivila e ti
mando le foto ".

Ci salutammo arrivate in cima alla interminabile scalinata , mentre due
gabbiani stavano giocando a rincorrersi sull'acqua, volavano in coppia poi d
'improvviso prendevano direzioni diverse si allontanavano per ritrovarsi di
nuovo richiamando l'attenzione con quello strano verso che sembrava una
risata.

" tu da che parte vai? " chiesi, " di la " mi rispose facendo segno alla
parte opposta alla mia

" sembriamo quei due gabbiani , vanno in direzioni diverse ma si incontrano
sempre e poi, si ritrovano qui ogni giorno e si aspettano per riprendere a
volare insieme " disse .

Il giorno successivo aspettando l'aliscafo che mi portava verso casa
continuavo a pensare all'incontro della sera prima, e continuavo a pensare a
quei due gabbiani che volavano insieme, presi il telefono e chiamai " sto
partendo, volevo salutarti" dissi senza nemmeno dire chi ero , " ti stavo
chiamando, quanto ci metti a tornare a casa ? non correre, ti chiamo durante
il viaggio "

Un gabbiano mi volò incontro mentre salivo la scaletta traballante dell'
aliscafo, mi girai per guardarlo e vidi poco più in la l'altro gabbiano
fermo sul pontile, due giri e si posò di fianco anche l'altro poi, dopo
pochi attimi si alzarono entrambi in volo uno a fianco all'altro.

 

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Profumo di terra bagnata

 

Finalmente! Finalmente l’acqua era scesa a gocce fitte regalandoci un po’ di fresco in questa torrida estate, finalmente era tornato quello strato di nebbia sottile che ovattava cielo e terra e finalmente il profumo di erba bagnata si alzava nell’aria e inondava il respiro.

Era tanto che non passeggiavo lungo il sentiero che porta al fiume, in lontananza le colline sembravano giocare a nascondino e il sole filtrava a macchia cercando disperato di bucare lo strato sottile di nebbia.

Il fiume quasi asciutto dal caldo dei mesi passati sembrava riprendere il vigore ma non riprendeva ancora quell’irruenza che lo faceva temere ad ogni pioggia copiosa.

L’acqua scorreva veloce a portare via gli ultimi dubbi di una giornata lunga da passare ed il rumore lontano di un trattore riportava a sprazzi la realtà che subito voleva giocare a nascondino con i tanti sogni passati.

Mancavano poche ore all’incontro, il tempo scorreva troppo veloce e l’ansia cresceva mal celata da una calma eccessiva.

Sembrava così facile parlare di tutto e di niente , sembrava facile trovare spunti per incominciare un discorso ma fra poco , guardandoci negli occhi avremmo mai provato la stessa cosa consapevoli di una realtà che solo poco tempo fa non saremmo riuscite nemmeno ad immaginare?

Mondi diversi che in fondo non ci appartenevano per nulla si sarebbero trovati ma quanto si sarebbero riconosciuti?

I ciuffi d’erba fradici di pioggia sembra riprendessero a vivere dopo tanta siccità ed avrei voluto restare lì all’infinito a guardare un orizzonte famigliare tra filari d’uva , campi di grano e gelsi in fila come soldatini a dividere gli appezzamenti di terra , disabitati ormai dai bachi da seta unica ricchezza di una razza aspra e chiusa .

Solo in lontananza era rimasto ormai qualche sprazzo di nebbia e il sole prepotente come sempre aveva preso possesso del suo territorio inondandolo di luce era strano vedere tra gocce di pioggia il sole in lontananza.

C’eravamo trovate per caso a discutere sui perché della scienza e più la discussione si animava più mi divertiva stuzzicare le sue argomentazioni scientifiche, ci metteva passione e convinzione bilanciando la forza delle sue idee con un innato rispetto per le idee altrui, si sentiva la voglia di sparare tra una bella frase e l’altra un “ ma che stai dicendo! “ condito con qualche colorita frase poco ortodossa  ma non lo disse mai , doveva avere una bella dialettica, ricordo pensai , chissà perché non scrive racconti le verrebbero da Dio così come le riuscivano benissimo le cazziate a chi sgarrava in educazione e le battute fulminanti .

Era nata pian piano una reciproca amicizia trasformata ben presto in affetto e dialogo di ore parlando di noi e delle reciproche vite, affinità dicevamo ridendo, affinità di vedute e di pensieri ed anche se era più giovane di me sosteneva con impudenza d’essere la gemella più vecchia  perché tutti sanno che la gemella nata prima è la più giovane “

Cinque anni di differenza possono essere un abisso incolmabile ma scoprivamo man mano di aver vissuto in momenti diversi le stesse identiche cose…trovane altre due che non hanno mai giocato con una Barby…. diceva orgogliosa .

Ci saremmo dovute incontrare a metà strada ma un impegno di lavoro aveva dovuto farle cambiare programma, forse sarebbe stato meglio incontrarci in campo neutro, forse si sarebbe trovata a disagio entrare in casa mia sentendosi ospite  o forse anche lei stava pensando e provando le stesse emozioni , le stesse paure e le stesse ansie che stavo vivendo io.

Ciao sono a cento chilometri, meno di un’ora e sono li sei nervosa? Il trillo del cellulare aveva avuto lo stesso identico effetto che di solito ha la sveglia del mattino, e la sua voce non sembrava sicura come al solito No, non sono nervosa dissi mentendo spudoratamente e tu ?

Nemmeno io figuriamoci perché dovrei esserlo rispose ridendo

Sei più bugiarda di Giuda , le dissi, lo sento benissimo che ti trema persino il bordo della camicia

Non incominciamo a trattare male Giuda o mi arrabbio disse ridendo.

Accesi la sigaretta e mi misi a sedere sotto il portico, guardavo le venature del legno, sembravano le rughe d’un vecchio, profonde a segnare gli anni e il tempo che inesorabile passa .

I fiori del melograno incominciarono ad ondeggiare nel vento appena arrivato e pensai che anche quest’anno se ero fortunata ne sarebbero rimasti pochi a portare frutto, l’aria si stava facendo sempre più fresca ed il rumore del tuono s’avvicinava sempre più .

Ricordo quando da piccola mia nonna diceva “ è il diavolo che picchia sua moglie, deve avergliene fatta una delle sue “ e quel diavolo non mi era per nulla simpatico a picchiar così la povera donna, cosa mai poteva aver fatto di tanto malvagio se lui era il diavolo!

Le gocce di pioggia scendevano ormai prepotenti, picchiettavano sulle tegole riproducendo note che accompagnavano i pensieri, il cane accucciato sotto la sedia sembrava dare qualche segno di impazienza quasi quanto me, aspettava anche lui e con me , attendeva forse con la stessa ansia e lo stesso desiderio di conoscere.

Ci sono momenti nella vita in cui ti chiedi chi sei , dove vai o forse dove vorresti andare, questo era uno di quelli, l’avevo conosciuta in una delle tante ML dove realmente non sai se chi ti sta rispondendo sia o no la persona che immagini e credi di avere di fronte; internet è un mezzo così strano, crea e disfa con la stessa velocità e quello che ritieni sia realtà il più delle volte ti accorgi è solo apparenza.

Con lei c’era stato quasi subito feeling una specie di reciproca certezza che al di là di un video c’era sicuramente la persona che pensavamo ci fosse e pur non vedendoci mai ci conoscevamo alla perfezione, sapevamo esattamente i reciproci pensieri e le reciproche sensazioni ma quel che più incuriosiva era che, per due persone caratterialmente poco propense all’amicizia facile, si fosse instaurato un rapporto di totale fiducia reciproca tanto di essere consapevoli che ogni tipo di difesa era del tutto inesistente e chi ti stava di fronte avrebbe potuto farti tutto il bene del mondo ed allo stesso modo tutto il male.

Era stato in una delle tante notti passate a chiacchierare del più e del meno che avevamo incominciato a raccontare di noi, delle nostre vite reciproche e delle persone che avevamo in qualche modo amato ed in quella circostanza ci confidammo d’essere entrambe state adottate e pur avendo avuto vite totalmente differenti tante, troppe, erano le analogie  di carattere.

Ricordo quando mia madre mi diceva  ti ho trovata davanti ai gradini di una chiesa dentro a una tovaglia  bianca e rossa  quel giorno quando le chiesi seria se fosse stato vero sul serio non mi rispose, cambiò argomento ed io  mi accontentai del suo sorriso tranquillizzante.

Mi stavo chiedendo quale effetto avrebbe fatto a mia mamma essere qui oggi , forse sarebbe stato un dolore o forse un sollievo ? Spesso nascondiamo delle verità per paura di far male e molto più spesso sono le bugie a colpire in profondità.

Non dev’essere stato facile allora fare la scelta di adottare un bambino , crescere qualcuno che non ti appartiene realmente amandolo come se ti appartenesse ed avere paura che un giorno, un giorno qualsiasi della tua vita t’abbandoni per andare in cerca di chissachè.

Non l’avrei abbandonata per tutto l’oro del mondo né mi interessava sapere chi aveva abbandonato me , avevo avuto comunque tutto l’amore possibile , un amore impreziosito dalla sua paura di perdermi dopo avermi trovato .

Il cielo aveva colori così strani , le gocce di pioggia sembravano cristalli dove si rifletteva il verde delle foglie , cadevano a terra quasi assorbite dalla terra arida di sole e tra una nuvola nera ed un raggio di luce squarci d’azzurro lontani sembravano regalare sorrisi.

Guardai l’orologio con la solita impazienza , l’ora era quasi passata ed il telefono mi svegliò dai pensieri Sono al casello mi spieghi come arrivare o vieni a prendermi ? disse , arrivo non è difficile ma faccio prima a venire lì  risposi Senti  io sto tremando come una foglia…  aggiunse , presi un attimo di pausa poi ok vorrà dire che non potremo non riconoscerci, sembriamo due budini .

No non fu difficile riconoscerci , ci saremmo riconosciute tra mille, il destino aveva voluto farci prendere strade diverse , vite diverse e famiglie differenti ma lo stesso destino ci aveva fatto aspettare e trovare , non avevamo solo una madre in comune ad entrambe sconosciuta , non

 avevamo trovato un pezzo di vita perduta, avevamo trovato un futuro da dividere incominciando da qui, tra il profumo di terra bagnata .

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Jo il pellicano e Felipe il gabbiano


Era una stupenda giornata d’estate e Jo si era appena svegliato, il mare era una tavola tutta blu e dall’alto della scogliera, dove Jo aveva il suo nido ben protetto, si vedevano Dick e Bob, i due inseparabili amici delfini, che già giravano in lungo ed in largo alla ricerca della scia di una nave.

Si divertono un sacco quei due insieme, pensò Jo, hanno sempre una gran voglia di giocare già dal mattino presto!

Si stiracchiò le piume, infilò il becco sotto l’ala per incominciare la solita pulizia mattutina e finito il tran tran del dopo risveglio salì sulla punta più alta dello scoglio, guardò il mare in lontananza, allargò le ali e via con l’aria pungente tra le piume.

Dio dei Pellicani che meraviglia! Esclamò!

Niente è più bello della vita, niente è più bello dell’allargare le ali e volare!

Era l’unico vero momento di gioia che Jo provava, sentire l’aria pungente , planare verso l’acqua appena increspata, tuffarsi e risalire era davvero incredibile, era il momento in cui i pensieri diventavano leggeri e niente più gli turbava l’animo.

Poi, quando si posava sulla scogliera, ecco che i ricordi tornavano e pensava a quel tempo felice quando tutta la sua famiglia era riunita nel grande nido , quando si svegliava al mattino e trovava la sua mamma pronta a spiccare il volo con lui per insegnargli a cercare cibo.

Pensava e s’intristiva perché non sempre i ricordi fanno bene!

La mancanza pesava davvero in Jo e questo lo aveva reso persino un po’ musone, non parlava volentieri perché sapeva che parlando gli sarebbe venuto voglia di raccontare tanti episodi della sua vita passati accanto a chi lui amava e gli altri, qualche volta, davano segno di stanchezza ad ascoltare sempre le stesse identiche cose .

Era lì che se ne stava pensieroso guardando il mare che cambiava il suo abito col passare delle ore e accanto a lui si posò Felipe, un gabbiano che veniva dalla Spagna .

Felipe aveva navigato su un piroscafo per gran parte del tratto poi, in vista della costa si era lanciato alla scoperta dell’isola.

“ Salve “ disse Felipe a Jo “ sei del posto? “

“ Salve “ rispose Jo “ sì abito qui “

“ Carramba sei di poche parole eh! “ disse sorridendo il gabbiano

“ non sono di poche parole ma stavo guardando il mare e mi hai preso alla sprovvista”

rispose Jo con un tono quasi seccato

“ scusa amico , non volevo disturbarti , ho fatto tanti giorni di mare a parlare con me stesso e quando t’ho visto m’è proprio venuta voglia di scambiare due chiacchiere ma, se ti disturbo me ne vado immediatamente”

“ Ma no! Scusami tu, è che qui ci sono solo Bob e Dick, i delfini e con loro non c’è gran dialogo, stanno tutto il giorno a rincorrere le navi che passano, ridono come matti e non hanno mai problemi e poi, sai come sono i delfini ! ma tu, come ti chiami e da dove vieni? “

“ Sono Felipe, arrivo dalla Spagna, ed ero proprio stanco di vedere sempre lo stesso paesaggio così, sono salito sull’albero della prima nave di passaggio per andarmene un po’ a zonzo ma non immaginavo che il viaggio sarebbe stato così lungo e dopo un po’ ho incominciato a sentir nostalgia di casa ma sangre de Dios non una nave è passata che andava in senso contrario e m’è toccato proseguire ma, questa mattina appena sveglio ho visto in lontananza una striscia di terra e mi son detto – Felipe, ora o mai più! E son volato ad ali spiegate sin qui . Però mi pare un posto con i fiocchi questo! E , cibo non ne manca vero? “

“ Macchè” rispose Jo “ cibo a volontà, l’unica cosa che manca è la compagnia, l’isola è disabitata sono rimasto solo io con Bob e Dick e non è un gran vivere! “

“ Hei amigo ma che dici, è un posticino con i fiocchi questo posso mettermi qui? Sai quando ti ho visto da lontano sembrava tu stessi aspettando qualcuno , guardavi l’orizzonte e mi son detto – vuoi vedere che aspetta me hihih ? – in fondo io sono partito senza meta e non è usuale per un gabbiano ma sentivo come una gran voglia dentro di andare alla ricerca di qualcosa o qualcuno senza sapere assolutamente cosa “

“ tu mi sembri un gran chiacchierone Felipe ! “ disse Jo con un mezzo sorriso .

“ Ti sbagli amigo, io sono di solito taciturno, forse sarà il silenzio di questi giorni e la mancanza di compagni di viaggio o forse sarà che mi sei sembrato un pellicano simpatico mi è venuto spontaneo attaccare discorso con te ma , mmmmmmm, di carattere non parlo molto “

“ ok Felipe appoggiati a questo scoglio è più comodo, e quando ti sarai riposato ti farò fare il giro dell’isola “

“ Grazie Jo ma non credo mi fermerò molto “

Passarono i giorni, i mesi e gli anni, Felipe il gabbiano e Jo pellicano si raccontarono ogni loro esperienza , ogni loro pensiero e persino Bob e Dick si chiedevano come tue tipi così diversi fossero riusciti a diventare amici inseparabili.

Con il passare del tempo l’isola disabitata fu invasa da turisti di ogni continente, era talmente bella ed unica che era diventata il sogno di ogni viaggiatore e nei depliant che illustravano le bellezze dell’isola non mancava mai la foto di Felipe e Jo , insieme su una roccia o a passeggio sulla spiaggia, la più strana coppia mai vista passeggiare o volare insieme.

“ Jo “ disse un giorno Felipe all’amico “ ma quel giorno che sono arrivato cosa stavi cercando oltre l’orizzonte ? “

Jo sorrise mise la sua ala intorno all’ala dell’amico e con un buffetto sulla testa rispose “ Te Felipe, nessun altro , era tanto che ti aspettavo perché sapevo che prima o poi dall’orizzonte sarebbe arrivato un amico con cui dividere ogni pesce, ogni raggio di sole ogni brezza leggera e persino le onde in burrasca “

“ he he he Jo ! pensa a quanta strada ho fatto io per raggiungerti ! , su andiamo ci sono nuovi visitatori sull’isola non possiamo non dar loro il benvenuto e non fargli vedere che in quest’isola i sogni si avverano eheheheh , sbrigati pelandrone , carramba non perdi il vizio di farti tirare eh! Sangre de Dios “

Non c’è sogno che non si possa avverare se accompagnano i sogni Jo e Felipe e verso sera,quando il sole incomincia a cercare un posto dove andare a riposarsi per far posto alla luna, sulla spiaggia i turisti in disparte osservano i due amici passeggiare , non li disturbano ma anche se volessero farlo non potrebbero, Jo e Felipe spesso , molto spesso non hanno bisogno di parole per comprendere i pensieri reciproci e persino il silenzio parla per loro, come solo per gli amici veri sa fare.

 

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