Prefazione
Estate dell’anno 2000. In
una campagna del Piemonte si alternano lavori di
vita agreste a storie di vita quotidiana. Don
Geronimo è un benestante proprietario terriero;
Giorno dopo giorno, i suoi sudori donano fecondità
alla terra da lui ereditata grazie al nonno
Matteo. La sua abnegazione al duro lavoro dei
campi lo mette in cattiva luce agli occhi dei
ricchi imprenditori vicini. Questi ultimi, vedono
Don Geronimo quasi un somaro da lavoro,
instancabile ma improduttivo poiché non si giova
delle innovative macchine rese disponibili
dall’industria moderna. Ironia della sorte, per i
facoltosi imprenditori della zona, il mercato
preferisce i prodotti nati dalla terra della
famiglia Grocchio poiché riscontra nei prodotti
stessi una genuinità nata dall’amore per la sana
vita campestre. Intorno alla figura di Don
Geronimo ruotano le vite dei suoi familiari e
collaboratori. Tra cui: donna Nunziata, moglie di
Don Geronimo. Donna, 50enne, è ancora attraente
quasi fosse una fanciulla nel fiore della
giovinezza: i suoi capelli ramati e leggermente
mossi, i suoi occhi verde smeraldo e le sue forme
sinuose fanno l’invidia di sua figlia Dorotea. Le
faccende domestiche e sentimentali sono nelle mani
di quest'energica donna la quale grazie al suo
carattere mite ma nel contempo combattivo pone un
giusto equilibrio di dialogo tra tutti i
componenti familiari. Don Geronimo e donna
Nunziata hanno due figli, un maschio ed una
femmina. Il maschio Nettilio ha 18 anni. Di
aspetto fisico longilineo come la madre e
caratterialmente bonaccione ma proprio per questo
mal visto dai suoi coetanei “cittadini”. Sotto il
suo aspetto trasandato celava un livello culturale
notevole, derivatogli dagli studi ginnasiali.
Amava molto la sua famiglia a tal punto che spesso
si prestava a svolgere mansioni tra campi ed
animali dure e tediose tanto da spossarlo e
costringerlo al tramonto, dopo una lauta cena, ad
un profondo sonno. Tutt’altro carattere ha
Dorotea, giovane di 25 anni, indirizzata dal
volere del padre Geronimo verso una agevole vita
fatta di studio e divertimento con la speranza di
una rosea carriera da avvocato. A differenza di
Nettilio sempre chino sui campi, Dorotea versava i
suoi sforzi su voluminosi testi di diritto che le
lambiccavano il cervello nella spasmodica ricerca
di analogie sui trattati di giurisprudenza. Per
Dorotea la vita si svolgeva molto lontano dalla
sua terra natìa. Il 12 settembre 2002, papà
Geronimo l’aveva imbarcata alla volta di New York
lasciandole in tasca il denaro provenuto da sudati
lavori nei campi da circa 5 anni. Le ultime parole
di Dorotea verso il padre furono “Anche da molto
lontano, il mio cuore sarà sempre con voi ed un
giorno tornerò per regalarvi soddisfazione e
stima”…
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RACCONTO AUTOBIOGRAFICO
Era lei, (sì)
che decise d’essere mia madre, mettendomi al mondo e
aspettando quello che mi sarebbe successo col passare
degli anni.
Tra la gioia
di amici, parenti, e vagando da una città all’altra, mi
resi conto di quanto potesse essere interessante scoprire
le cose più importanti d’ogni città, e come poteva
diventare importante ad una certa età acquisire il senso
della libertà.
Poi, ad un certo momento ecco il gran dolore che ancora
porto dentro di me, cioè la morte di mio padre, avvenuta
mentre si stava delineando il mio destino, la mia vita.
Era il solo che in certi momenti mi sapeva anche capire ed
amare, ed io dopo la sua morte, rimasi chiuso nel mio
guscio come una lumaca e sempre alla ricerca di un
qualcuno o qualcuna che mi sapesse amare e comprendere. Ma
è lei mia madre che comanda come un generale i suoi
soldati ed io così mi sento certe volte, nella convinzione
di essere nato sotto una cattiva stella, o, come si suol
dire, essere nato «senza lo straccio di una camicia».
Intanto il tempo passa ed io mi avvicino sempre di più
all’età dei quarant’anni, senza sapere se ci sarà una
svolta decisiva nella mia vita.
E quindi continuo a girare senza una meta da poter
raggiungere.
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