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Maria Grazia Armone

Intervista con la Morte

Farneticazioni

Lettera a Liù

IL sogno di Piotr

Alkeidos e Kaleidos

I compagni di sbronze non celebreranno mai la vostra sobrietà

della stessa Autrice....Futuro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervista con la Morte.

L’ho incontrata, di sfuggita e in circostanze in cui ho provato molto dolore, lei sa che la temo, per gli altri e per me, ne ho quasi fatto un’ossessione così si decide a ricevermi. 

Non mi sento a mio agio con lei, ha un aspetto sempre diverso, e può anche essere dolce, compassionevole, pietosa, ardita, sensuale e molto misteriosa.

Vuole mettermi a mio agio perciò si presenta come una donna comune, che mi concede un appuntamento, e anche se non porta la polso l’orologio conosce il valore del suo tempo.

Sembro una scolaretta al suo cospetto ed è così, ma lei mi guarda negli occhi, io non vedo i suoi, si gira verso di me, strano profuma di spighe e di lavanda, e mi apostrofa:

“Chi pensi di essere, per chiedermi di portarti via come vuoi tu?

“Sono io a decidere il tempo, il luogo e il modo tutto il problema sta nell’accogliermi per il grande salto”.

“Apprezzo la tua curiosità ma non andare oltre oppure ascoltami bene!”- si siede e mi invita a fare altrettanto.  

Non posso fare a meno di esprimere un giudizio su di lei, certo è volitiva, ma d’altronde con il suo potere chi non lo sarebbe, e poi è una donna di gran classe.

Sorride, mi legge nel pensiero, sono così trasparenti i miei pensieri?

Da intervistatrice passo ad intervistata.

Mi offre da bere e, tanto se sono sua ospite qualche rischio lo devo correre!

“E’solo una tisana di erbe, ti rilasserà, anche perché ne hai bisogno, non sai come sei arrivata, ma per te è una gran fatica.”

“Non sono solo io ad aver il potere più grande, ti sbagli, non hai tenuto conto di mia sorella, la gemella: Vita.

Vita lavora nei posti più impensati ed inattesi, è una che soffre molto ma è gagliarda- “Non diresti così?”

 

Annuisco, la tisana è la cosa più buona che  mai bevuto, sgrano gli occhi e lei mi dice che mi faceva più perspicace, certo che Vita è Morte sono sorelle e gemelle.

“Spesso ci troviamo insieme, lottiamo, abbiamo un destino di guerriere.

“E’ un scontro continuo, spesso lei cerca di sottrarmi qualcosa che è mio, io faccio lo stesso”.

“Una totale divergenza di opinioni, anche lei non è poi quello di cui si parla così bene.

         “Molte persone soffrono, non provano più niente per lei, Vita li incita come può a tirare avanti, ma molti ammalati soffrono e mi chiamano, ci sono anziani dimenticati da Vita, bambini che sopravvivono ad atrocità incredibili, gente che sta bene e non capisce il valore di vita e mi viene a cercare “

“Voi persone siete strane, nei vostri sentimenti inneggiate a Vita e basta una piccola ferita per venire a cercarmi.

Molte persone piene di Vita, sono talmente saturi da cercarmi come un‘amante a cui concedono tutto.”

         Ha una conversazione fluida, mi precede nelle domande, le chiedo se vanno d’accordo con la sorella Vita.

         Sorride: in maniera molto composta mi chiede - “ Tu vai d’accordo con la tua immagine?”- 

         Mi sembra una domanda non pertinente, in effetti devo confessarle che ho un rapporto molto schizofrenico con me stessa, a volte mi piaccio un po’ di più, quasi sempre quando mi vedo allo specchio mi sento estranea.

“E’ esattamente quello che provo per Vita, io lo specchio non lo guardo mai, lo vedo negli occhi di chi sta per seguirmi, del dubbio che li attanaglia.”

“Non sai quanta gente si è offesa con me perché non li vogliono, mi cercano in tutti i modi, quando li respingo molti si attaccano alla vita, altri si lasciano vivere ed ogni tanto ritornano a cercarmi, ma non è vero.

Solo loro a non voler stare né con me né con Vita”.

“Altri si dimenticano che io esisto, e riattaccano a Vita, dicono loro, si attaccano al benessere materiale, ma hanno mille ansie, vogliono cambiare il corso delle vite degli altri e poi in pieno delirio di onnipotenza vado incontro a loro e li trovo tremanti, vogliono corrompermi, piangono, hanno mostrato una faccia non loro, ma a me non possono morire.”

“Altre volte siamo insieme io e Vita  e nella legge del kaos che governa l’Universo perfetto, teniamo la mano alla stessa persona, Vita lentamente lascia la mano e la persona si aggrappa alla mia”.

“Ti ho dedicato troppo tempo, di quello che per voi umani è importante, però sappi che verrò a prenderti, so già la data di scadenza e non potrai prorogarla neanche per un istante hai capito che anche Vita deve correre dove è necessario, non perderti nulla”

“Vattene dolcemente e questa volta senza voltarti, potresti essere sorpresa da ciò che vedresti, questa è la terza ed ultima volta  e non te lo perdonerei. Ti cerco io, quando è il momento di non separarci mai più”

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Farneticazioni

(dedicato a chi mi ha insultato per rendermi balbuziente e autocelebrarsi)



Giorno 11 giugno sono partita da Torino verso Firenze,
avevo ricevuto un invito per partecipare ad un dibattito fra
scrittori ed editori.
Se non fosse stato per Franca, sorella di cuore e di affinità,
sarei andata incontro ad una delle giornate più tediose ed
insignificanti della mia vita.
Mi sono sentita tradita!
Mi sento tradita da persone che non conosco.
Gente di scarso tatto, poca cultura, zero in convilialità
ed educazione.
Esseri cosi pieni di sé che aveva bisogno di un paniere
Per ficcarci dentro tutto il resto.
Non eravamo neanche ad un mercato del bestiame.
Di solito il contadino che guadagna duramente prima di acquistare
un capo di bestiame si degna di guardarlo.
Come mi sono sentita io?
Meno di un capo di bestiame da macellare!
L'affare era già avvenuto.
La Banca aveva pagato, le sovvenzioni erano arrivate, chi può
valutare come sono andate le cose?
All'auditorium gli editori sbandieravano la loro onestà, però non
guardavano in faccia nessuno.
Loro sono gli EDITORI!
Credevo che per una elementare forma di educazione occorresse almeno
rivolgersi al  pubblico.
Invece non è così che funziona.
A tavola è stato un tormento, in un tavolo per sei persone si giocava tre
contro tre.
Potevo avere anche sei orecchie a corona sulla mia testa, nessuno ha avuto
la buona creanza di  dare una benché minima apparenza di quello che si
chiama convivialità.
Ho pensato addirittura di non aver messo il deodorante, che magari puzzassi
troppo  perché non è possibile essere così palloni gonfiati.
Ho ascoltato i discorsi di questi scrittori famosi: il festival
dell'ipocrisia!
E mi sono detta caro John Steinbeck, amico mio!
Compagno di solitudine dei giorni di prigionia di mio  padre, ( ragazzo
mandato in guerra prigioniero per  sette lunghi anni) ho imparato la lezione
sui mostri tratta dalla Valle dell'Eden e voglio continuare nelle mie
farneticazioni.
Capita spesso che nella vita di tutti i giorni ci siano dei black-out
comunicativi;  perché?
Quando il bambino comincia ad esprimersi parte dalla lallazione
per cercare di comunicare.
Gli adulti o non lo aiutano e fanno dei versi inverosimili- tali da
confondere il bambino-o peggio ancora qualche pediatra nazista ha
consigliato ai genitori, alle neo-mamme, di non dare da bere o da mangiare
ignorando, il bisogno fisico del bambino, fino a quando non riesce a dire in
maniera chiara: acqua, pappa, pipì e popò.
Dalla costrizione cosa può scaturire?
Una balbuzie dell'anima e persino un mutismo.
Gli artistici chiedono aiuto col loro silenzio, i balbuzienti hanno paura
della derisione e   non parlano.
E se avessero dei problemi gli adulti?
E se la mancanza di comunicazione fosse la figlia di una sordità da parte di
chi ascolta?
E' tutto possibile se rivolgo lo sguardo solo a chi ritengo meritevole di
ascolto perché io sto su un altro piano?

Gabriel Gargia Marquez , zio Gabo, nella sua lettera di commiato agli amici,
nella consapevolezza di essere una marionetta di stoffa, dice che un uomo ha
diritto di guardare in dall'alto in basso un altro uomo solo quando si china
a tendergli la mano per aiutarlo a rialzarsi.
Gabo ha detto, anche, che ci sono uomini che amano stare in cima alla vetta
e guardarsi intorno senza capire che è molto più bello risalire la scarpata.
Allora il dono di comunicare è una cosa che bisogna usare con estrema
delicatezza ed umiltà.
Ascoltare per sentirsi vicini ad una umanità splendida perché è anonima.
Una umanità che non si auto-celebra.
Per ciò chiedo ai comunicatori di aprire l'orecchio del cuore e scoprire la
bellezza di ciò che ci accomuna.
A chi decanta le proprie lodi da vivo consiglio di usare le parole, con cui
si auto-proclamato con vari titoli ed appellativi, come proprio epitaffio da
scrivere sulla lapide.
Se c'è ancora dentro di voi una piccola luce usatela per vivere.
Non saranno le vostre lodi a riportarvi in vita.
Se avete già un cammino tracciato avventuratevi in un sentiero non battuto.
Siate uguali a quello che avete sognato di essere e permettete agli altri di
fare altrettanto.
Io so che avete messo a tacere anime che potrebbero illuminare il vostro
cammino.
Rischiarare la via col confronto,  rispetto per chi ha un'anima timida e
balbuziente per la vostra derisione.
Potreste divertirvi, incoraggiare  persone insicure da cui potreste ricevere
Luce, arricchimento, comunicazione, e persino un nuovo modo di guardare alla
vita.
Non sprecate la vita di un uomo, non lo fate marcire in silenzio ( tratto da
"Ubriaco di Vita"- Giovanni Armone).
Aprite l'anima e da un torrente ingarbugliato di parole potrete scoprire il
torrente dei sentimenti.
Io mi tengo le mie farneticazioni.
 

 

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Lettera a Liù


10- Giugno 2006-
Stavo iniziando col dirti carissima Liù e sapevo che ti saresti rotolata per
terra dalla risate, tu e quell'altra stronza di Nadia.
Perciò esordisco con una domanda molto diretta: in quanto tempo si prescrive un reato grave?
Potrei darmi una risposta giuridica, ma voglio saperlo proprio da te.
Si tratta di un reato non previsto dal codice penale, ma dal codice di amore e di amicizia che ha unito come un atomo te, Nadia e me.
Liù, il canto, Nadia la musica ed io la poesia, come ci definisti quel fine settimana, a casa di Nadia.
Molte persone ci hanno visto come bestie da circo, perché trovavano l'esistenza di un legame cosi forte fra tre ragazze così diverse ma con una cosa in comune eravamo artiste di strada e affamate di vita.
Questi sono legami celesti, ci incontreremo ancora in un'altra dimensione e ci riconosceremo al volo.
Ti ho già scritto come mio angelo, nel corso sul percorso dell'artista, quello sperimentato da Katya nel corso Creatività.
Adesso voglio dirti che non è passato giorno in cui non mi sono sentita vigliacca dopo quella sera, quindici anni fa, ti ho visto in TV, su Rai Due.
Una trasmissione serale, molto ascoltata, tu stavi dicendo tranquillamente che stavi morendo, il tuo male era ormai all'ultimo stadio, AIDS conclamato.
Non riuscivo a staccare gli occhi dal video.
Ho incontrato il tuo sguardo, i tuoi occhi azzurri come due zaffiri australiani.
Ho capito che stavi parlando a noi due: La Musica e la Poesia.
Serenamente ci stavi dando l'ultimo saluto e ci stavi dicendo ancora di non fare la tua fine.
Mi sono tormentata per tanto tempo, avevo trovato l'indirizzo di tuo fratello ed avrei potuto trovarti, incontrarti, abbracciarti.
 Ho condiviso la scelta di spiritualità che ti ha sostenuto negli ultimi giorni del tuo duro cammino.
Tu che mi conosci sai che quando abbraccio un'idea, quando una scelta a mia,
mi farei bruciare sul rogo per amore della verità e perdonerei chi appicca il fuoco.
Per questo non mi sono mai sentita lontana da te e sono certa che sai già quanto ti ho pensato e come ti sento vicina  nei momento più duri della mia esistenza.
In qualche momento ce l'ho avuto con te: quando mi sentita ed abbandonata da te; tuttavia so che mi hai sostenuto.
Il caso volle che quando ti invitai per la prima volta in casa mia tu mi fosti vicina.

Proprio quella volta che volevo farti conoscere i miei ... morì papà.
Hai aspettato pochi giorni e lo hai conosciuto: morto in ospedale.
Perché proprio tu vicina a me in quel momento? Perché tu, che avevi bisogno di aiuto, ti sei trovata ad aiutarmi?
Nadia si è sentita in colpa, ma come faceva a starmi vicina se anche lei stava vivendo un momento molto difficile? Oltre ai suoi casini anche suo padre stava male.
Te ne sei andata via a 28 anni e mi hai lasciato il ricordo della complicità, dell'amore e della tua giovinezza.
Lo sai che adesso saresti anche tu a invecchiare? Quando uno conosce troppi morti sta diventando vecchio.
Forse tu sei diventata più vecchia già a diciassette anni quando è morto il tuo bambino.
Non si mai pronti alla morte di un figlio, e me ne parlavi sempre. Mi ricordo di lui ma non ricordo se potevi avere una sua foto.
No! Non credo proprio, che tu avessi foto del  bimbo morto dopo una settimana di vita.
Nessuno fra quelli che ti hanno conosciuto sapevano quanto fosse forte il tuo istinto materno.
Tu avevi già deciso che non avresti avuto una lunga esistenza ma volevi che noi continuassimo a vivere e ad essere felici.
Sto continuando a vivere, ho passato parecchi anni della mia esistenza a ballare sui carboni accesi.
Sto ritrovando la voglia di vivere, di essere me stessa.
Tutti gli aspetti del mio essere donna; se non so chi sono so cosa voglio e cosa devo fare: una patetica Gelsomina, ( Fortunella di Fellini) artista di strada.
Artista di una strada impervia, che cerca la propria via fra i più derelitti, con i suoi tre quarti di nobiltà, riconosciuti da qualcuno solo per la sua fragile e vulnerabile umanità.
Cara Liù, quando ti vidi per l'ultima volta ti chiamavamo con un nome che non ti mai appartenuto: Adelaide.
Il nome che hanno scritto sul tuo certificato di morte.
Per questo Liù è ancora viva con la sua vita che preme il piede sullo l'accelleratore .
Fammi sentire ancora il tuo canto.
Cantami il Manichino di  Gino Paoli. Cantami le canzone di Piero Ciampi.
 
 
Maria Grazia con tutti i suoi colori.

 

 

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IL sogno di Piotr

 

 

Vagavo smarrita; l’ombra della mia anima arrancava dietro di me.

Era stanca di seguirmi, mi ha detto anche lei che si sentiva trascurata; ero molto in difetto, sapevo che quando l’anima ti parla ha qualcosa da dirti.

E’ la parte più tua, ha diritto di dirti come sta e non puoi barare con lei, io la portavo a spasso da anni e ora avvertivo le sue resistenze.   

Era una bella notte, rischiarata dalla luce della luna.

La piazza era quasi deserta, non sapevo dove mi trovavo; né come avessi fatto ad arrivare fin li.

Certo è che ero stanca; dovevo dar atto alla mia anima che ho sempre cercato di ostacolarmi nelle imprese che mi accingevo a fare; per dire non ce la faccio, non sono all’altezza.

Mi creavo alibi morali, ma non ero contenta di vivere con un alibi inventato da me;  era una continua guerra con me stessa.

Esaurivo le mie energie, pensavo che un progetto o un sogno fossero dei lussi che non potevo permettermi.

Avevo fatto dei tagli paurosi: niente tempo per me, se il tempo determina il valore delle cose io non mi attribuivo nessun valore o ero così presuntuosa da pensare che potevo farne a meno.  

Il massimo della mia programmazione non andava al di là di impegni di lavoro, doveri, responsabilità e paure vecchie, nuove voglia di autodistruzione.

Diventavo sempre più stanca di una vita tracciata.

Una vita tracciata può essere tollerata ma non è degna di essere vissuta.

Non riuscivo a liberami del senso di sconfitta.

Sentivo tutto il male che mi stavo facendo: in nome di cose a cui ho creduto l’amore e l’amicizia ma mi erano costate parecchio; avevo perso me stessa.

Pensavo che non potesse esistere altro modo di vivere però sentivo sulla mia carne i morsi dei miei demoni divoratori, sentivo colare il mio sangue.

Chi ama non può essere distruttivo con l’amato.

Molte volte non dato ascolto al cuore perché credevo mi ingannasse, gli ho sempre chiesto le prove e sono puntualmente arrivate e mi hanno fatto vedere come può soffrire il cuore.

Parlo di lui come se fosse un tiranno ma è la parte più importante di me

mi ha aperto orizzonti nuovi,  mi ha fatto vedere come a recuperare un sogno.

Quando hai ritrovato il tuo cuore tutto diventa abbondante, puoi fare dei regali a te stessa e anche agli altri

 

 

 

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I compagni di sbronze non celebreranno mai la vostra sobrietà.

 

 

I compagni di sbronze non celebreranno mai la vostra sobrietà.

Perché?

Perché quando un individuo si stacca da un gruppo e cresce, quando

qualsiasi persona riscopre la propria identità, quando comincia a convincersi

che non è solo compagno di bevute ma è altro, allora cominciano a vederti

come un soggetto strano e pericoloso.

Può accadere che il sobrio venga messo in difficoltà perché usa il proprio

criterio di discernimento perché, la propria etica, la propria “follia”.

Chi è il matto?

Il diverso: quello che ci fa paura anche se non è offensivo.

Quello che non ha una facciata da difendere.

Il diverso ha un altro colore di pelle, appartiene ad un'altra religione,

ha altri istinti sessuali, appartiene ad un altro partito o a nessun partito.

Non è l’uomo qualsiasi, può essere uno anonimo ma ha coscienza di sé

in nome  della propria identità, rispettando la diversità degli altri percorre

il proprio cammino.

Ai divoratori di artisti queste persone fanno paura.

Esistono soggetti che si nutrono dell’energia- creativa altrui,

ci sono vampiri della creatività e se costoro non possono nutrirsi

potrebbero morire.

L’artista deve essere sincero e onesto con se stesso e con gli

altri altrimenti non vedrà gli altri ma solo se stesso perché non potrà

vedere o “sentire” gli altri.

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Alkeidos e Kaleidos

All'alba della creazione, dalla prima scintilla di vita, Madre Terra generò
due figlie: Kaleidos e Alkeidos.
Kaleidos era un miscuglio di armonia ed era fiera e coraggiosa nella sua
originaria bellezza, mentre Alkeidos aveva dentro di sé tutti i colori del
creato e possedeva la bellezza in ogni sua forma.
Le due figlie di Madre Terra avevano il dono dell'immortalità ed il compito
di perpetuare ogni forma di esistenza della vita.
Nessuno è mai riuscito a fermarle o vederle nella loro piena fierezza,
armonia e bellezza.
Si dice che siano perseguitate da una maledizione: pare che gli uomini, dopo
essersi innamorati di loro, volessero ucciderle per appropriarsi del potere
e dell'immortalità.
Alkeidos e Kaleidos sfidarono gli uomini in ogni epoca ed in ogni parte del
mondo e insieme portarono la vita e la luce nei posti più impensati.
Si calarono nelle segrete delle prigioni, vissero nei ghetti dei lebbrosari,
visitarono gli ospedali, andarono nei campi di sterminio, nei luoghi dove
guerra e barbarie regnavano, dove c'era fame carestia e sofferenza lì si
trovavano per dare ai disperati, ai diseredati ed agli oppressi la forza per
continuare.
Si fecero fiori sui cigli delle strade, divennero cartoni per coprire i
barboni, per allietare gli animi divennero poeti, pittori, comici, clowns,
uccelli, cani, gatti , arcobaleni, farfalle e così tutti, almeno una volta,
le incontrarono.
Alla fine delle propria esistenza ogni uomo vede le due sorelle come lo
specchio di se stesso.
Molti uomini videro l'orrore che avevano seminato in vita: chi per fame di
potere,  chi per crudeltà, chi si nascondeva dietro Dio, chiamandolo in modi
diversi, chi per odio .
I potenti si videro deboli, gli eroi  erano vigliacchi ed  ebbero paura.
La paura li spinse a chiamare Kaleidos ed Alkeidos con nomi ridicoli, le
chiamarono sogni, illusioni e idee;  perché esorcizzando la paura avrebbero
potuto occuparsi di cose importanti come le armi, le guerre, il petrolio, il
denaro e quindi  il potere di decidere delle sorti delle vite umane e
persino di Madre Terra.
Madre Terra era ferita, straziata nelle sue viscere sputava lava, ruggiva
con uragani, dai suoi poli si staccavano enormi masse di ghiaccio, onde
enormi ribollivano in mare, si levavano trombe d'aria ma sapeva che il
compito che aveva affidato alle figlie l'avrebbe aiutata a superare i
momenti difficili.
Infatti dove passavano Kaleidos e Alkeidos nasceva la speranza, raggi di
luce, sogni e idee
che insieme creavano una coscienza ed un dignità di esistere anche per chi
era disperato.
Furono i più deboli a capire che la vita avrebbe vinto la morte così come
l'amore sarebbe prevalso sull'odio.
Pace ed Armonia avrebbero regnato su conflitti e guerre perché tutti gli
uomini così come nascono sono anche destinati a morire.
Sono le idee a rimanere immortali il resto prima o poi è destinato a
diventare concime per i fiori.
 

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