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Elio Arnone

L’albero dei passeri

 

dello stesso Autore....Favole

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Acquerello senza pretese

L’albero dei passeri

 

Non mancava molto all’imbrunire.

Ad ondate, stormi di passeri si posavano dolcemente sulle foglie verdi del

vecchio ficus accanto alla dogana, scomparendo alla vista.

Soltanto il cinguettio assordante ne faceva intuire la presenza.

Mi ero fermato incuriosito a guardare il cielo, meravigliato dal

continuo arrivare di nuovi stormi, di venti, trenta passeri, che si univano al

coro.

Venivano quasi tutti dal centro della città.

Avevano lasciato gli alberi dei corsi principali, appena potati, e quelli

della villa comunale, richiamati dal canto insistito e gioioso che dal ficus si

liberava nel cielo.

Come se si recassero ad una grande festa, ad un appuntamento da

tempo atteso.

Ed il ficus, nel suo imponente splendore, sembrava attenderli sereno, quasi

felice di essere il palcoscenico del loro concerto incantato.

Ed il cinguettio aumentava d’intensità ad ogni minuto che passava, in un

crescendo irreale.

All’orizzonte, dietro il ficus, nuvolette rosate annunciavano la sera, mentre

passanti frettolosi sembravano ignorare quella insolita sinfonia.

Ero ancora lì, trattenevo il respiro, immobile, per ascoltarne la magia,

quando scese, di colpo, la sera.

Tacquero i passeri, s’interruppe il concerto e la piazzetta ripiombò in un

innaturale silenzio.

L’incantesimo era finito.

Anche l’albero, che il grande spettacolo della vita pareva avere animato,

ritornò alla sua placida immobilità.

Ma non si addormentò, continuò a vegliare sul sonno dei centomila

passerotti amorevolmente abbracciati dalle sue foglie.

 

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