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HOMO SAPIENS SAPIENS
E’
una vecchia statua posta da qualche secolo
nell’androne di casa. Entrando, a sinistra della scala,
di lato alla porta del giardino, si trova su cubico
basamento. Ha altezza di due metri e oltre e sembra una
muta sentinella muta a guardia nell’androne. Rappresenta
una copia dell’arringatore conservata nel museo
archeologico di Firenze e risalente al I sec. avanti
Cristo. La scultura rappresenta un uomo maturo
vestito con una corta toga, la toga praetexta. La
destra alzata, la mano nel gesto di aprirsi per parlare
in pubblico. L’uomo chiede l’attenzione della folla, di
qui il nome di cui è nota: l’arringatore. Il
personaggio rappresentato era un etrusco anche se veste
in maniera ormai romana.
Però
non me l’aspettavo da una statua fissa e muta. L’avevo
vista sempre così nell’androne. Faceva impressione
questo sì, ma a parlare come un essere vivente ce ne
passa! E invece mi parlò.
Il mio arringatore fu commissionato se non erro dal
padre di un mio bisnonno, presumo paterno. Il mio casato
proviene da conti e paladini ed una statua antica
avrebbe incrementato i fregi e gli araldici corredi.
Questo di certo pensò chi commissionò il falso
arringatore ponendolo all’inizio della scala. Passate
ormai le vecchie glorie, con il declino della nobiltà in
genere, volendo rinnovare l’arredamento, ebbi pensato
bene di disfarmi dell’arringatore. L’avrei
trasportato in garage in attesa di una nuova definitiva
ubicazione. Volevo far valutare la statua da occhi
esperti e di venderla al mercato di Poggioreale.
Entrando quella volta e
chiudendomi la porta dietro avevo salutato con reverenza
l’arringatore per scrupolo o per vergogna data la
decisione di portarlo via. Da ragazzo lo sbeffeggiavo
per l’aria di strafottenza con quel braccio sollevato
come accennasse ad enfatico saluto. Gli dicevo:
“Salutami a soreta.”
La statua essendo tale, taceva
con pazienza e reverenza chiusa nello stato inferiore.
Essendo entrato quella volta ebbi detto:
“Salve o arringatore. A
giorni ti trasferirò altrove.”
Stavo per sollevare un piede e
salire sul primo gradino che l’arringatore disse.
Con suasiva pacatezza ed autorità ebbe detto come ad una
folla di altri tempi:
“Saluto a tutti quanti, a chi mi
vuole bene e a chi mi vuole male. Dico a te che stai
salendo la scalinata per i piani superiori. Proprio a
te, proprietario di questa casa. Avrei taciuto ancora,
ma adesso non è cosa.”
“Salute a te, o arringatore.
Dimmi cosa hai da dirmi. Fallo subito perché dovrei
andare alla toilette. Cosa ti spinge a parlarmi uscendo
dalla tua identità di statua muta?”
“La tua decisione di disfarti di
me. Ti dico un fatto per farti capire l’importanza di
certe opere anche se copie degli originali. L’opera
d’arte comunque è sacra. Poi io sarei una copia
effettuata dal celebre artista napoletano Micco Spataro.
Al museo di Capodimonte ci sono ancora alcune sculture
del sommo maestro.”
“Micco Spataro, un artista
dell’Ottocento napoletano. Allora vali. Allora ti posso
vendere al mercato dell’antiquariato.”
“Ma non scherziamo. Sarebbe
azione grave degna di vendetta.”
“Perché che mi faresti? Sei
comunque una statua.”
“Una statua che può portare male
o bene, a seconda. Potrei farti morire all’istante
adesso per esempio.”
“Calma. Ragioniamo. Non è che mi
fai paura. Però non la mettiamo su certi livelli e
ragioniamo. Io ho bisogno di soldi e se è vero che vali
molto allora è bene che ti venda. Tanto a te che te ne
fotte. O qui in questa casa o altrove, sempre statua
sei.”
“Tu non capisci. Io sto qua da
quasi due secoli. Fui concepita per star qua. Il mio
destino è legato a questo stabile. Essendo una entità
che ragiona come la persona che rappresento, cioè un
oratore, cerchiamo un compromesso. Io ti faccio vincere
al lotto la somma equivalente che otterresti se mi
vendessi all’asta. Va bene?”
“Cosa chiedi in cambio?”
“Di lasciarmi dove sto.”
“Affare fatto. E quando vincerei
questa somma al lotto?”
“A fine settimana. Giocati questi
tre numeri sulla ruota di Napoli e statti bene. I numeri
sono, prendi nota: 5, 77, 88. Ti devi giocare in tutto
cinque euro e non fare il furbo. Se giochi di più non
vinci e se mi vendi ti coglierà la mia maledizione.”
“Domani in mattinata mi giocherò
cinque euro. Va bene? Però sarebbe meglio una quaterna o
cinquina secca.”
“O terno o niente.”
“Va bene. Continua. Che vuoi
ancora?”
“Ascolta questa storia e poi puoi
andare al cesso a fare i tuoi bisogni.”
“Io ascolto. Però dopo devi
mantenere la promessa. Terno secco.”
“Questa è la storia strana che
devo raccontarti. Una storia da tenere un po’ a monito.”
“Dimmi.”
“O tu che mi stai davanti e in
vereconda posa ascolti le alate mie parole, senti questo
fatto strano qua che sembra fantasia e non lo è. Dopo
aver ascoltato in silenzio vai pure al cesso ad urinare
in santa pace. Questo è il fatto.”
“Parla. Non mi muovo dal tuo
cospetto. Ai tuoi ordini.”
“Una volta tanto.”
“Comincio la narrazione.
Nelle estreme lande
dell’universo su un pianeta ameno, ci fu il longevo
popolo delle Aeree Divine Entità (A.D.E.) che visse in
pace ed in prosperità. C’erano come qua però alcuni
predicatori invasati, fanatici e inascoltati. Vati che
pupullarono nella crisi generale, in vista
dell’incombente cataclisma dove infine la Morte trionfò.
Ma non anticipiamo i fatti che portarono alla tragedia
finale.
Ecco qui tre esempi dei vati
inascoltati.
Primo predicatore inascoltato
del mondo di ADE:
“O gente mia perbene,
ascoltate la predicazione di chi indica la vera vita
eterna. Che senso ha vivere mille anni o dieci di fronte
alle migliaia, milioni e miliardi di anni che ci hanno
preceduto e ci succederanno. Che senso ha la nostra
comunque breve vita rispetto all’eternità? E’ necessario
prima morire. E’ necessario che il proprio corpo si
decomponga nella polvere. Solo dopo la morte corporale,
l’anima accederà all’eterna felicità dove tutto è
bellezza e riso e gioia...Sentitemi bene:
Tutto converge nell’armonia
dell’Essere. AMEN.”
Secondo predicatore
inascoltato del modo di ADE:
“Popolo di ADE, io grido ai
quattro venti: la vita eterna non può essere corporea,
ma libera di materiali affetti. Chi si lega alla
grettezza, all’egoismo, al potere ed alla ricchezza, mai
si salverà e non parteciperà all’eterna perfezione
dell’Essere che ci sovrasta. AMEN.
Terzo predicatore inascoltato
del mondo di ADE:
“O gente distratta dalla
volontà di esistere per sempre, sentitemi bene: l’enigma
si scioglie nella grande sera. Accettate la fine della
vita e non arrovellatevi a prolungarla artificiosamente.
Non perdetevi nelle illusioni della scienza e della
tecnica. La vera esistenza non è questa dove tutto è
transeunte ed ogni cosa soggiace al mutante tempo. Nulla
può la scienza contro l’incedere del tempo. L’esistenza
eterna oltrepassa le barriere materiali di questo mondo
ed apre infiniti spazi dove la luce è viva e ci dona
l’eterna perfezione. Oltre inconcepibili barriere esiste
il vero mondo di ADE dove tutto è tenebra. Noi siamo
dentro e fuori l’esistenza. Siamo dentro la vita e
dentro la Morte. Siamo immersi nella luce del giorno e
dentro il mondo infero che è profondo, chiuso e buio.
Tutto converge nella
sacralità divina. AMEN.
Molti di passaggio per davanti
agli inascoltati predicatori, facevano scongiuri e
pernacchie. Molti erano scocciati e molti irritati.
Qualcuno come eccezione che conferma la regola,
distrattamente li ascoltava.
Invece nel Grande
Osservatorio Centrale (G.O.C.) una voce amplificata
trionfante disse:
“C’è una specie intelligente
nell’universo.”
Per la precisione, questa
trionfante voce era di E/4, dove E sta per Entità ed il
numero 4 indica l’appartenenza al quarto osservatorio.
Chiese tosto il Direttore:
“Si può far evolvere questa
nuova specie intelligente in modo da ottenere la nascita
di geni nel campo artistico?”
E/4: “Dice sì il mega computer
explorer.”
Direttore: “Domani all’alba
allora riunirò la Commissione dei Quasi Eterni (C.Q.E.)
per comunicare la scoperta e valutare le possibilità di
evoluzione di questa nuova specie intelligente.”
E/4 fu soddisfatta. Era la
prima scoperta rilevante dopo tanto tempo.
La scoperta di E/4 riguardava
il pianeta Terra, il terzo dei corpi celesti a ruotare
intorno all’astro centrale, il Sole. Il pianeta per
l’abbondanza di acqua apparve azzurro sul monitor e
conteneva una specie di ominide che evolvendosi avrebbe
potuto sviluppare artistiche doti. Di questo tutti gli
ADE osservatori furono certi. La specie di ominide
terrestre derivava dagli scimpanzè arboricoli della
foresta pluviale primaria e prediligeva la stazione
eretta.
La Commissione dei Quasi
Eterni aveva il compito di promuovere l’evoluzione di
specie intelligenti su pianeti compatibili. Prerogativa
indispensabile per la sopravvivenza delle Aeree Divine
Entità (A.D.E) era che potessero esistere a lungo solo
se di tanto in tanto osservavano nutrendosene, opere
artistiche di valore. Ciò evitava la graduale,
inevitabile degenerazione intellettiva prolungando quasi
all’infinito l’esistenza. Per la precisione, è bene
specificare che gli A.D.E non mangiavano un’opera
d’arte.
Ti spiego meglio o tu che
ascolti muto e ti storci per l’urina trattenuta. La cosa
funzionava in questo modo. Gli A.D.E. osservavano
un’opera d’insuperabile valore. Attraverso gli occhi
l’immagine era veicolata al centro del cervello dove
speciali neuroni la scomponevano elaborando biochimiche
sostanze riversate nel torrente circolatorio. Tali
sostanze – dette Sostanze Arte Dipendenti o S. A.
D.- interagivano con recettori di specifica struttura
distribuendosi all’interno delle cellule che si
proteggevano in questo modo dall’usura. Sebbene l’azione
eterea delle S.A.D. avesse effetto prolungato, col tempo
scompariva dal sangue circolante. Per questo gli A.D.E.
erano alla continua ricerca di opere d’arte d’elevato
valore da cui attingere energia novella e vita
prolungata. Gli scienziati A.D.E. sostenevano che le S.
A. D. elaborate dalla mente con legami covalenti, erano
strutturalmente uniche e non riproducibili. Secondo
alcuni l’effluvio, la luce, la vita viva della Verità,
la forza creativa che un’opera artistica emana,
raggiungevano tutti insieme la mente attraverso gli
occhi inducendo l’elaborazione delle inimitabili
molecole capaci di contrastare il deterioramento
corporale.
Potevano essere quadri dipinti
ad olio, ad acquerello o a tempera, oppure statue o
sinfonie eteree o tutte e quattro queste cose assieme.
Inoltre le pitture avrebbero potuto essere eseguite
anche con tecniche miste, ma l’importante era che
fossero d’insuperabile valore in grado d’indurre nel
cervello che tramite gli occhi osserva, le preziosissime
molecole, dette S.A.D., come sopra riferito. A sostegno
delle scientifiche ricerche, qualcuno teorizzò che i più
grandi doni della Natura fossero quattro: la salute, una
vita lunga a dismisura, un’intelligenza superiore e la
bellezza. Chi possedesse questi quattro doni
raggiungerebbe facilmente anche la ricchezza, l’agio e
la felicità. Sui quattro doni della Natura campeggiava
l’Arte come sole che vivifica e fortifica.”
“Hai finito? Posso andare al
cesso.”
“No. Ti devi trattenere se no
l’accordo va a farsi fottere.”
“Va bene. Dimmi. Io ascolto.”
“Ti spiego cosa sarebbero queste
S.A.D. Penso che te lo sarai chiesto.”
“Tre pensieri e quello quattro.
Ma racconta se no mi piscio addosso.”
“Le S.A.D. (Sostanze –
Arte – Dipendenti) sarebbero come l’acqua di
un ruscello limpido e immacolato che nasce dal cervello
e infiltratosi nel suolo cioè nell’organismo,
provvederebbe alla traslazione di vitale energia,
supporto non eludibile di corretta longevità. Qui sulla
Terra Eraclito lo ebbe capito quando ebbe a scrivere:
Per le anime è morte diventare
acqua;
e per l’acqua è morte diventare
terra.
Dalla terra sorge l’acqua e
dall’acqua l’anima.
Uno di questi A.D.E. lo aveva
ammesso:
“L’Arte ci penetra con le
sue voci interiori e le armonie silenti. Abbiamo la
sensazione di una beatitudine che addolcisce e
ringiovanisce. E’ forza soprannaturale che rinnova le
membra, infonde energia contro il dilagare del
fluttuante Tempo. Per questo l’Arte rinvia la Morte sine
die.”
L’Arte era luce inaccessibile
in cui albergava l’eternità. I suoi frutti erano dunque
gocce di questa eternità che solo gli A.D.E data la
superiore civiltà, sarebbero stati in grado di cogliere
pienamente. Però un’opera d’arte osservata a lungo, a
lungo andare perdeva effetto. Come lo stesso cibo che in
primo acchito può far bene, ma a dosi giornaliere
comporta scompensi vitaminici, minerali ed alimentari in
genere. In altre parole, dopo circa un secolo l’opera
d’arte andava sostituita con una nuova. Nei musei degli
A.D.E furono distinti numerosi scomparti, alcuni con
opere d’arte nuove ed efficaci, altri di serie B con
opere desuete che stavano perdendo effetto mentre specie
di scantinati bui, contenevano opere prive d’efficacia.
Artistiche creazioni
procurate nella spasmodica ricerca di giovinezza eterna,
dopo un po’ si deterioravano e se ristrutturate,
perdevano l’effetto iniziale. Da qui la necessità di
munirsi dopo un certo arco di tempo di opere d’arte
nuove. Quanto più erano fresche, singolari e di
artistico valore, tanto più benefici donavano. Gli
A.D.E. per quanto intelligenti e avanti nella tecnica,
non furono mai in grado di produrre Arte. I loro
artisti si cimentavano a dipingere un quadro o a
creare una scultura o altro, però alcun benefico effetto
queste opere davano al prolungamento dell’esistenza.
Secondo gli A.D.E. solo esseri intelligenti, coscienti
della Morte dopo una vita relativamente breve, potevano
generare opere artistiche, salvifiche finestre di vera,
corporale eternità.
C’è da specificare un’altra
cosa o tu che ascolti me in vereconda attesa davanti a
questa scala. Non tutti gli esseri intelligenti di un
dato pianeta producono opere di celestiale bellezza e
perfezione e armonia. Solo pochi i cosiddetti geni,
immortali nella loro arte, producono capolavori eterni.
Le specie intelligenti poi sono molto rare così come i
pianeti compatibili con la vita.”
“Ho capito. Ma chi me l’ha fatto
fare di scolarmi al bar tutta quella birra che adesso mi
riempie la vescica!”
“C’è da aggiungere un’altra
cosa.”
“Lo sai? Una bella pisciata è
una delle cose più belle della vita. Ti senti
risollevato. Quante belle pisciate mi sono fatto. Le più
belle quando bevo birra.”
“Un cataclisma improvviso come
meteora che precipita, può distruggere in poco tempo
gran parte della vita di un pianeta bloccando o
rallentando l’evoluzione delle specie. Erano tutti
eventi temuti dagli A.D.E.”
“Importante!”
“ E prima di andare oltre,
c’è da specificare questa cosa qui. Gli A.D.E. una volta
vivevano molto meno. Erano come comuni mortali dalla
vita media di poche decine di anni. Poi vennero i
progressi in biologia, l’ingegneria genetica e la
scoperta dei geni soppressori, dei geni della morte
cellulare programmata e dei geni regolatori. In virtù di
ciò gli A.D.E. allungarono la durata dell’esistenza di
alcuni secoli, né pochi e manco tanti, ma alla fine
bisognava pur morire e questo pensiero li terrorizzava.
Finirono col considerare la Morte corporale il
principale nemico. La Morte divenne una ossessione.
Finire nel Nulla eterno fu incomprensibile. Avevano
vinto altri pericoli: non si facevano più guerre tra
loro e avevano messo sotto rigido controllo l’incremento
demografico con livello di crescita zero. Anche
l’effetto serra a causa dell’inquinamento atmosferico
era stato abbattuto grazie ai motori all’idrogeno che
davano come scarto di combustione solo acqua. Gli A.D.E.
erano tutti ricchi e felici, questo è innegabile.”
“Beati loro e non come me unico
rampollo di una famiglia in decadenza.”
“Robot – servitori accudivano le
principali faccende delle loro ville ed erano robot del
tutto simili ad esseri viventi con corpo, testa e
compagnia bella. Solo che erano robot esecutori e non
individui pensanti. Se uno li vedeva camminar per strada
mica distingueva il naturale dall’artificiale. Hai
capito?”
“Beati loro!”
“Frange estreme di fanatici si
discostavano dal vivere comune criticando la loro
civiltà e invogliando all’accettazione della morte
corporale senza esitazione. Era una frange ignorata
dalla maggioranza e tollerata democraticamente.”
“Hai finito?”
“Dopo queste premesse adesso
entriamo nel vivo del racconto perché riguarda
direttamente il nostro pianeta e civiltà.”
“Io mi siedo su questo primo
gradino. Tu parla. Permetti se mi siedo?”
“La scoperta di E/4 indusse
l’apposita Commissione dei Quasi Eterni (C.Q.E.) a
valutare la possibilità di favorire o meno l’evoluzione
della nuova specie intelligente sulla Terra. La C.E.
operò seguendo parametri pre-definiti che determinavano
a priori se una specie evolvendosi, fosse in grado di
produrre opere d’arte d’inestimabile valore. I parametri
pre-definiti furono:
·
Rapporto cervello/massa corporea uguale a
1,5. Per esempio i delfini e l’elefante hanno massa
cerebrale superiore a quella umana, ma il rapporto massa
cerebrale/massa corporea è inferiore al nostro.
·
Cervelletto voluminoso con elevata densità
neuronale.
·
Elevata complessità cerebrale.
·
I due arti superiori molto mobili con mani
munite di elevato numero di dita.
·
Stazione eretta.
·
Possibilità di eloquio complesso.
·
Auto coscienza e paura della morte.
La specie intelligente
nell’evoluzione acquisendo questi requisiti anatomici e
fisiologici, avrebbe prodotto opere d’inestimabile
valore, come albero che si fortifica e cresce fino a
dare nella maturità frutti salutari.
La C.Q.E. esaminò i dati.
1.
La nuova specie arboricola del pianeta Terra si
stava sviluppando in una ristretta zona equatoriale,
dove abbondavano l’acqua, le piogge torrenziali e il
cibo vegetale.
2.
La nuova specie arboricola aveva capacità cranica
di circa 400 cc, appena superiore a quella degli
scimpanzè, ma evolvendosi avrebbe sviluppato un cervello
di 1300 cc con elevata complessità.
La C.Q.E. sapeva di un
pericolo capitale, l’altra faccia della medaglia.
Nell’evoluzione della specie umana, sarebbero di tanto
in tanto nati geni della scienza e della matematica che
avrebbero conferito ad alcuni popoli della Terra grande
potenza, pericolosa per la stirpe degli A.D.E. C’era la
probabilità che i terrestri potessero un giorno scoprire
la presenza degli A.D.E e combatterli. Questo sarebbe
potuto accadere con ogni civiltà, sviluppata nei più
remoti pianeti. Ecco perché le planetarie civiltà
dovevano essere spiate nella loro evoluzione,
selezionate e al momento critico eliminate.”
“O arringatore, una volta sui
venti anni, facemmo a gara a chi avesse la più lunga
pisciata. Ci eravamo ingozzati di birra dopo le partite
a tre sette. Era quasi mezzanotte e la strada dal paese
deserta. Ci mettemmo in fila a pisciare contro gli
alberelli di oleandro, di lato alla via. Vinse uno la
cui pisciata inondò il cerchio di terra in cui era stato
piantato l’alberello che il giorno dopo seccò.”
“La C.Q.E. riunitasi in pompa
magna, esaminò i dati pervenuti dalla Terra.
·
Possibilità di evoluzione degli ominidi
arboricoli abitatori della foresta pluviale primaria:
evento molto probabile.
·
Periodo evolutivo che abbraccia l’arco di
tempo tra ominidi arboricoli, Homo sapiens fino ad Homo
sapiens sapiens: sette milioni di anni circa. Durante
tale arco di tempo ci sarebbero state le seguenti specie
di ominidi:
1.
Ominidi arboricoli abitanti le parti inferiori
degli alberi della foresta pluviale primaria; le parti
superiori degli stessi alberi abitate da gruppi di
scimpanzè più numerosi e forti. Spesso gli ominidi
arboricoli erano costretti a scendere ed a camminare a
terra affrontando gravi pericoli.
2.
Australopithecus afarensis con capacità cranica
di circa 401 centimetri cubici.
3.
Australopithecus africanus con 442 centimetri
cubici.
4.
Homo habilis: con capacità cranica di circa 644.
A questo stadio evolutivo la specie umana potrebbe già
cominciare a produrre oggetti lavorati sia pure
rudimentali come utensili ed armi da taglio con schegge
di pietra. Se Homo habilis sarà veramente in grado di
lavorare le pietre e le ossa di animali uccisi, potrebbe
avere ottime possibilità che i discendenti, continuando
ad evolversi, un giorno produrranno opere d’arte di
grande valore.
5.
Homo sapiens (neanderthalis) con capacità cranica
di 1487 centimetri cubici
6.
Homo sapiens ed Homo sapiens sapiens con capacità
cranica di 1230 cc, leggermente inferiore al precedente
Homo Neanderthalis. Ciò non stupì la C.E. che osservava
attenta i dati sul monitor. La minore capacità cranica
di Homo sapiens sapiens rispetto ad Homo neandethalianus
era indice di una migliore organizzazione cerebrale e di
una maggiore efficienza intellettiva. Homo sapiens
sapiens avrebbe prodotto opere d’arte e di grande valore
frutto di profonde intuizioni.”
“Tutto qui? Posso andare al cesso
adesso?”
“Sto a metà storia. Calma.”
“Sentiamo come va a finire? Tu
permetti che mi prema sul glande in modo da impedirmi di
urinarmi addosso?”
“Sì, ma ascolta. E’ importante.”
“Fa presto!”
“La C.Q.E. discusse i dati
elaborati dal computer e analizzò gli stadi evolutivi
del genere Homo sapiens. Ci sarebbe stata la necessità
di seguire poi gli eventi storici di Homo sapiens e di
Homo sapiens sapiens. Sicuramente ci sarebbero state
guerre tra popoli, nazioni e civiltà con il pericolo che
potessero prevalere popoli poco dediti all’arte. Ci
sarebbe stato il bisogno di pilotare alcune grandi
battaglie evitando l’avvento di una conflagrazione
nucleare su vasta scala.
Raggiunto il punto critico
cioè il limite insuperabile della civiltà umana, gli ADE
avrebbero spedito gli Angeli della Morte a distruggere
la stirpe umana, sterilizzando la Terra, lasciando
intatti animali e piante. Solo due individui eletti, uno
maschio ed uno femmina, in salute e giovani, con elevato
quoziente intellettivo, sarebbero stati messi in salvo.
Questi due individui si sarebbero chiamati Adamo ed Eva
ed avrebbero dato inizio ad una nuova stirpe umana.
La C.Q.E. dichiarò terminati
i lavori. Prima che la folla uscisse via pei lucidi
marmorei gradini, questa solenne vocazione come di rito
fu sollevata al cielo:
“O Arte eccelsa, vento
sublime che ci rassereni e ci fai vivere nei secoli,
allontana da noi per sempre l’odiata Morte.
Abbiamo eseguito trapianti
d’organi da animali e da individui decerebrati appena
nati, ma solo tu o Arte eccelsa, preservi
l’incontaminata mente e ci protrai l’esistenza oltre
ogni limite.
Solo tu o Arte eccelsa,
sorreggi le nostre menti e ci rinnovi il corpo che trae
forza nuova per respingere la Morte.
Tu, e solo tu induci in noi
la produzione delle preziose molecole S.A.D che
distribuite dal sangue in tutto il corpo ci danno nuova
forza e rinnovano l’esistenza.
Arte, armonia sottile,
eterna, luce e vita che ci disseti e proteggi.
Arte, sottile melodia
eterna che entri in noi e ci consoli.
Arte, bellezza pura, eterna
che tocchi in noi ciò che è più profondo e ci preservi
dalla corruzione corporale, dall’usura del Tempo e dal
decadimento cerebrale.
Arte, la tua potenza
preservi noi dal devastante turbine del Nulla.”
Passarono gli anni anzi è dir
poco anni, passarono invece i secoli ed i millenni. Gli
ADE dall’alto del loro mondo osservavano l’evolversi
delle specie sul pianeta Terra, in particolare la umana.
Nel frattempo per sopravvivere, si nutrivano di
sottoprodotti artistici provenienti da altri pianeti di
cui è costellato l’universo intero. Ogni tanto a dire il
vero, un ADE moriva per denutrizione artistica
prontamente rimpiazzato da un neonato in modo da evitare
l’estinzione della specie. Le opere d’arte di cui gli
A.D.E dovettero “nutrirsi” permisero una sopravvivenza
di pochi secoli, veramente un tempo breve, essi che
volevano solo vivere, eternamente vivere. Comunque la
loro vita non era eterna e anche se molto lunga, era
soggetta alla biologia.
Spettacolo orribile quando un
A.D.E. sentiva la propria morte appropinquarsi e non
c’era medico che tenesse o opera creativa pronta a
contrastarla! Tutto finiva, condannato alla Morte
eterna! Egli elevava grida disperate. Aiuto di qua e
aiuto di là. Gli strilli duravano in media tre o quattro
giorni mettendo tutti in fuga. Una volta morto, l’A.D.E
era imbalsamato e conservato in eterno in un mausoleo
adibito allo scopo. Punto e basta. Pace all’anima sua.
Ma potrai obiettare che forse un’anima non l’aveva.
Questo pure è vero. Ma andiamo avanti e non interrompere
ché perdo il filo ed il fiato.
Da qualche tempo gli A.D.E si
aspettavano che in un remoto pianeta, almeno uno in
tanti che ce ne sono, si creassero capolavori eccelsi in
grado di farli vivere oltre i dieci secoli e presero ad
osservare con entusiasmo i graffiti degli uomini
neolitici sulla Terra.
Vennero le prime grandi
civiltà: gli Assiri, i Babilonesi, gli Ittiti, gli Egizi
ed i Fenici, per non parlare di altri popoli nella Cina
o nelle Americhe. Gli A.D.E ammiravano estasiati la
produzione delle piramidi, dei geroglifici, delle
pitture murali e delle sontuose statue. Prontamente
azionarono il grande convertitore di materia e
trasferirono le riproduzioni delle prime opere d’arte
terrestri nei loro musei. Cioè intendiamoci bene. Le
opere d’arte rimasero sulla Terra in appositi musei o in
abitazioni private o ad abbellire piazze e vie, però gli
A.D.E col loro convertitore di materia, o Grande
Convertitore di Materia Artistica (G.C.M.A.)
riproducevano alla perfezione un’opera terrestre. Tra
l’originale sulla Terra ed il duplicato nel mondo etereo
degli A.D.E non cera differenza alcuna. Era come se
l’artista a sua insaputa avesse riprodotto due opere.
Una rimaneva visibile sulla Terra ed una trasferita nel
mondo degli A.D.E pronta a dare il suo effetto sul
prolungamento della vita. Hai capito? Hai inquadrato
bene il fatto?”
“Sì.”
“Non mi sembri convinto. Ti
spiego. Il fenomeno è conosciuto come entanglement
e permette di trasferire all’istante le proprietà di
particelle elementari collegate tra loro. Gli A.D.E.,
molto più avanti di noi, avevano perfezionato al massimo
questa proprietà della materia.”
“Ho capito. Vai avanti che mi
piscio addosso. Forse comincio ad essere incontinente.
La vecchiaia si avvicina, caro mio.”
“L’osservazione delle prime
opere di Homo sapiens ebbe un che di grandioso e di
misterioso. Gli A.D.E fecero la fila nei musei per
osservare le creazioni provenienti dalla Terra.
Ammirandole, il loro cervello fabbricava S.A.D. in
grande quantità. La vita si allungò a dismisura tanto
che alcuni pensavano di non morire più. I loro musei
diventarono veri santuari.
Quando poi pervennero le prime
opere arcaiche appunto, della Magna Grecia, la gioia
diventò tripudio. Tutti gli ADE tranne i predicatori
inascoltati, osservavano quei capolavori grandiosi ed
unici nella loro perfezione. Il grande convertitore di
materia trasferì nei loro musei in tempo reale, le opere
d’arte migliori che gli artisti della Terra, andavano
producendo nel travaglio della creazione. In quei musei
gli ADE respiravano eternità. La vita si allungò ancora
e solo di tanto in tanto qualcuno moriva tra i mille
spasimi che il terrore della Morte generava. Si aprirono
altri musei man mano che le riproduzioni ad hoc
affluivano. Il mangiare, il bere, il vestire e far
l’amore passarono in secondo piano. Solo la visione di
opere artistiche della Terra dava pieno appagamento.
Artisti unici nella loro grandezza come Mirone, Scopa,
Prassitele e Lisippo inviavano a loro insaputa una di
queste copie salutari al mondo degli A.D.E.
La storia umana posta sotto
attenta osservazione e monitoraggio. Nell’alto Medioevo
la gran parte delle opere artistiche era di scarso
valore e gli A.D.E pur non potendo evitare l’avvento di
questa epoca nefasta, ne limitarono durata e danni.
Arginarono l’onda dei barbari in Europa (la zona del
pianeta più evoluta artisticamente e culturalmente) e
favorirono la ripresa della vita nelle città a partire
dall’anno Mille. In epoche successive limitarono pure le
devastazioni di due guerre mondiali ed arginarono le
guerre e le devastazioni locali sorte dopo i due
conflitti mondiali.
Venne l’era moderna
dell’umanità con le scoperte sulla relatività. Il mondo
ameno degli A.D.E fu in allarme. Importanti ricerche e
scoperte scientifiche degli Homo sapiens sapiens stavano
avvenendo in vari campi, dalla biologia alla fisica
molecolare. Gli A.D.E avrebbero potuto ordinare alla
chetichella l’uccisione di scienziati, ma il progresso
umano comunque sarebbe andato avanti e qualcuno avrebbe
avanzato il sospetto che dietro la Storia umana ci
fossero esseri superiori. Bisognava fare una sola cosa.
Decretare ora l’estinzione dell’umanità ed attuare il
Codice Zero (C.Z.). Gli uomini erano divenuti troppo
potenti ed intelligenti, un reale pericolo per gli
A.D.E. Essi, come nel mito di Prometeo, stavano per
manipolare lo Spazio-Tempo. Inoltre cosa altrettanto
grave, avrebbero dato somma importanza alla Scienza e
poco all’Arte considerata un sottoprodotto dell’attività
umana. Era arrivato il momento critico, ahimè!
Gli Angeli della Morte (A.M.)
scesero sulla Terra segnando la fine dell’umanità.
Arrivarono in frotte oscurando il tramonto vermiglio
come nubi nere foriere di tempesta. La gente cadde in un
torpore cui seguì la Morte. I TG parlarono di virus
mutanti e peste silente. Città brulicanti si spopolarono
con strade piene di cadaveri. Nessuno fu in grado di
capire o reagì, data la rapidità d’azione sui centri
nervosi delle letali sostanze. Due esseri prescelti si
salvarono, un uomo ed una donna entrambi giovani ed in
salute. I due appartennero a differenti razze, questo
per rendere migliore la discendenza. Da Adamo ed Eva di
seconda generazione – A.E. Due - discenderà una nuove
stirpe umana in grado di produrre opere d’arte
originali.
Però ad un certo punto avvenne
l’imprevedibile. Gli A.D.E cominciarono a morire di
nuovo dopo breve vita. Si fa per dire dopo breve vita,
visto che vivevano in media per diversi secoli. Fatto
sta che il loro organismo giovane cominciò a deperire ed
invecchiare. Tié! L’esistenza s’accorciò all’improvviso
e di molto. Belli cazzi! Alcuni erano disperati, altri
impazzirono quasi. Le opere d’arte, in loro non ebbero
più effetto. Dovevano morire come comuni mortali, dopo
breve (si fa per dire) vita. Dopo un po’ il popolo degli
A.D.E cessò fatalmente d’esistere. Cazzo! Avrebbe detto
Omero
“Stolti
che osaro violare i sacri al Sole Iperion candidi buoi”
E’ da precisare che non
sollevarono l’ira di alcun Dio che li distrusse, almeno
è questa l’ipotesi più accreditata. Gli A.D.E. morirono
tutti chi prima chi dopo, anche quelli nati da poco,
perché i loro cervelli smisero di produrre molecole
salva vita dette anche S.A.D. ( Sostanze Arte
Dipendenti). Essi avrebbero potuto riprendere a
riprodursi e fare in modo che almeno la stirpe si
perpetuasse, ma l’attaccamento spasmodico alla vita,
agli agi ed ai viaggi li aveva resi indifferenti
all’amore fisico, ad Eros ed al sesso. Consideravano
queste cose una perdita di tempo dannosa e non sentivano
alcun richiamo per la famiglia. Libertini nati. Coi loro
macchinari si davano piaceri smisurati e l’accoppiamento
tra i sessi considerato retaggio animalesco. Per non
parlare dei figli la cui esistenza stava a indicare che
un giorno sarebbero finiti ed i figli sopravvissuti.
Inoltre come ho specificato, la loro esistenza pressoché
illimitata imponeva un drastico controllo sulle
nascite.”
“Cioè non potevano neanche
fottere più.”
“Molto tempo dopo scienziati di
2° generazione, discendenti da quegli Adamo ed Eva
salvati dall’ecatombe umana, scoprirono il mondo degli
A.D.E, la loro sconcertante storia e la loro fine si può
dire improvvisa. Fiorirono diverse teorie sulla loro
misteriosa e per noi provvidenziale fine. Come per il
popolo degli etruschi che non si sa bene da dove
venivano e come finirono, così si sono avute molte
teorie sulla scomparsa improvvisa del popolo civile
degli A.D.E. “
“Accade sempre se un popolo
scompare per vie misteriose. ”
“La tesi più accreditata sulla
loro scomparsa è questa.
L’Arte di per sé non è eterna. E’
eterna perché rinvia ad un mondo diverso dove Spazio e
Tempo non hanno la stessa valenza che sulla Terra.
L’Arte, come ogni cosa del resto, è la via che indica
l’eternità, e nello stesso tempo è il tramite che ci
apre la posta su qualcosa di totalmente diverso,
conoscibile solo dopo la Morte. L’Arte rinvia ad un
mondo etereo, eccelso, di per sé perfetto che vivibile
solo se privi di corpo e di sensi. La Morte è così un
momento non di angoscia, ma di calma e pace. Il mondo si
attenua, si cancella, impressione che un altro sta
nascendo. C’è infatti qualcosa di più alto che vivere: è
il donarsi. La Morte è una nuova nascita che tutte le
nostre capacità ed i desideri, lasciano intuire, solo se
lo vogliamo. Gli A.D.E. non vollero mai questo. Non
accettarono questa idea. Capito?”
“Quando avrai finito mi farò una
pisciata fenomenale.”
“Sì, ma l’imput alla loro
distruzione – secondo la scuola di Francoforte - avvenne
quando gli ADE cominciarono ad osservare a turno una
particolare opera d’arte nei loro musei e a turno
cominciarono a morire. Questa opera d’arte agli A.D.E
fatale, conteneva una maggiore carica di contraddizione
ed ambiguità e non ci è dato sapere a quale artista
terrestre appartenesse, a che epoca risalisse e se fosse
stata una statua, un dipinto od altro. Si sanno solo
alcune cose vaghe sulle intenzioni dell’Autore, tanto
per curiosità. L’artista avrebbe voluto affermare
attraverso la sua opera, in primis
l’incomprensibilità del mondo e poi l’inesistenza di
un’Arte sovrana davanti alla quale inchinarsi;
l’impossibilità di superare il mondo delle apparenze e
rompere la catena del dolore nelle cui maglie la vita è
comunque stretta dalla nascita alla morte. Tu potresti
dire:
Sì, ma coi cazzi che questo
Artista non si sa chi è. Un Artista fatale ed incognito
la cui opera accelerò la definitiva scomparsa degli
A.D.E. Strano. A un certo punto per colpa di qualcuno un
intero popolo si estingue e va a farsi friggere e questo
artista non si sa chi è. Strano!”
“Infatti...”
“Ti rispondo: neanche di
Cristo che fece quel che fece nella storia, si sa con
certezza molto. Così di questo Artista. Oppure per
accennare ad un esempio più calzante: mica è certo che
Omero sia esistito. Anzi è certo che l’Odissea fu
scritta come minimo settanta anni dopo l’Iliade. Avrebbe
detto Foscolo e tu mi dai ragione…e involve tutte
cose l’oblio nella sua notte…Aggiungo adesso: oh
stolti A.D.E. Stolti! che presi da egoismo, non capiste
il senso dell’esistenza. Per farti contento ti
riporto un’altra tesi sulla scomparsa di questi esseri,
illusi di vincere la Morte. E’ però la tesi meno
accreditata. Artisti delle varie parti dell’universo per
motivi vari, smisero di produrre opere di alto valore.
Alcuni creativi addirittura si misero a riprodurre in
serie le loro opere. E come se tutti gli artisti delle
varie parti dell’universo si fossero messi d’accordo.
Secondo alcuni critici questo accordo era impossibile.
La crisi dell’arte – a detta di questi acuti critici -
fu solo conseguenza dell’evoluzione dei movimenti
culturali convergenti verso una forma decadente
universale o se vuoi, verso una forma inferiore di
espressione artistica. Gli A.D.E che trasportavano nelle
loro gallerie e musei questi pezzi d’arte, si accorsero
che non inducevano più la produzione delle SAD in
concentrazioni ottimali e cosa molto più tragica,
capirono che cessavano di esistere. Lanciarono è vero
l’allarme generale, ma non ci fu niente da fare: la loro
estinzione fu inarrestabile. Secondo la scuola di Parigi
invece le cose avvennero così. La rapida ed improvvisa e
forse provvidenziale per noi, scomparsa degli A.D.E
avvenne quando sulla Terra prese a dominare la Tecnica e
la Scienza. L’Arte passò in secondo piano. Gli A.D.E
allora si convinsero della necessità di distruggere gli
umani, troppo intelligenti, perversi e potenti. Dopo la
fine degli umani –si salvarono come ho detto solo Adamo
ed Eva Secondi o A.E. Due – il decadimento degli A.D.E.
fu inarrestabile. Non avrebbero trovato in tutto
l’universo opere d’arte di valore come quelle prodotte
una sulla Terra. C’erano su remoti pianeti esseri
intelligenti, ma inadatti alla produzione di Arte
eccelsa. Non restò alternativa agli ADE che di morire
come altre specie estinte.”
“Amen.”
“C’è un’ultima teoria non ultima
in assoluto, diciamo l’ultima tra le principali. Dice
questo. L’Arte non può cogliere il nesso inscindibile
dello Spazio-Tempo. O coglie l’uno o l’altro. Per
esempio la statua del Mosé di Michelangelo che fece
gridare: perché non parli? contiene la massa
volumica modellata in modo insuperabile, ma resta
fissata nel tempo, nel momento in cui l’Artista la
concepì. L’occhio e la mente dell’osservatore coglie
questa discrepanza insita nell’Arte. L’Arte è infatti
allegoria, specchio ed artifizio. Attraverso l’Arte
videmus nunc per speculum in aenigmate. Era questo
artifizio che l’Arte universale contiene a generare
negli A.D.E le loro molecole salva vita – le famose SAD
- che li facevano vivere tanto a lungo. Ma poi avvenne
il patatrac. Ci sarebbe stato un artista insuperabile e
stranamente ignoto che avrebbe superato i limiti
apparentemente invalicabili insiti nell’Arte. Questo
sommo ed ignoto artista avrebbe colto il nesso
inscindibile di spazio-tempo e trasferito in una sua
opera che poteva essere o una statua, o un quadro, o
altro. L’opera insuperabile doveva comunque essere molto
vicina alla realtà, quasi una foto. Però è da dire che
la fotografia coglie il Tempo fissato in un momento, non
lo Spazio.”
“Sono d’accordo.”
“Secondo esperti questo sommo
Artista che consciamente o inconsciamente decretò la
fine degli A.D.E, aveva dipinto un quadro strano in cui
l’invisibile era stato traslato nel visibile,
contaminando il mondo superiore. L’ammirazione del
quadro fatale avrebbe indotto nel corpo degli A.D.E. la
sintesi di molecole aberranti, causa della loro morte.
Il quadro fatale, avrebbe conferito profondità e
duplicità alla comune esistenza. Il quadro
verosimilmente conteneva ombre, immagini nere a
rappresentare il mondo ombra del profondo, copia
esatta di quello quotidiano, ma in senso inverso. Il
sommo Artista avrebbe rappresentato il mondo infero dove
solo l’ombra ha sostanza: solo ciò che è in ombra ha
vera importanza ed esiste in eterno.
Gli A.D.E stupidamente
duplicarono il quadro e trasferirono la fatale opera nel
loro mondo dove l’ammirarono a lungo. Tutti fecero la
fila per vederla, sicuri che avrebbe prolungato ancora
per molti secoli la loro esistenza. Tutti rimasero
impressionati, assetati di vita. I loro corpi
attingevano all’Arte per avere nutrimento. La loro vita
aveva spasmodico bisogno della sostanza artistica e
delle immagini che produceva. Assetati di Arte, famelici
di Arte.
All’inizio furono contenti,
così infatti si deduce dall’analisi dei referti
cartacei. Si vede infatti che era un popolo felice, più
o meno come i Pompeiani prima che il Vesuvio li
seppellisse. Poi, improvvisamente gli A.D.E morirono
tutti. E’ da presumere che accortisi del danno, un vero
cavallo di Troia da essi introdotto, abbiano distrutto
la fatale opera d’arte. Secondo altri, non era una vera
opera d’arte, ma la Sacra Sindone scambiata dagli A.D.E
per capolavoro eterno.”
“Hai finito? Posso andare alla
toilette?”
“Adesso sì. E mentre vai,
rifletti.”
Fatti i bisogni corporali,
tornai dalla statua perché non mi era piaciuto tanto il
modo di fare. Era come se fosse stato lui il padrone
dello stabile ed io un suo esecutore, un servo, un umile
devoto.
Davanti a lui diritto anche se
mi sovrastava, dissi:
“O caro arringatore, non te la
prendere, però ti voglio dire.”
“Dì, pure però non ti agitare.”
“Sono calmo. Però ti voglio dire.
Ma ti sembra il caso che mentre in questa città di merda
dove in cinque giorni ci sono stati sette omicidi ed uno
ottavo è agonizzante al Cardarelli, dico: tu ti metti a
raccontare storie strane? Chi se ne fotte degli ADE e
compagnia bella.”
“Hai finito?”
“No, questa città piena di
mennezza di ogni tipo...”
“Hai finito?”
“No. Ti
dico. Sai cosa è accaduto qui a Napoli?”
“No.”
“Negli
ultimi tempi c’è stato un assalto indiscriminato
all’occupazione di posti statali meglio remunerativi e
dei posti di dirigenza nel settore privato. Questo
accaparramento è avvenuto ed avviene da parte dei
politici di ogni ordine e grado. L’espansione della
politica con l’istituzione dei consigli di
circoscrizione, comunali, provinciali, regionali e
l’elevato numero dei deputati, ha prodotto
paradossalmente asfissia e sclerosi dello Stato
democratico. Questa situazione abnorme ha spianato il
campo alla corruzione e ad organizzazioni criminali come
la camorra che rassomiglia ad un ente del parastato. Va
bene?”
“Ai miei
tempi, nel I secolo avanti Cristo, andava meglio. In
tutti i sensi. La natura era dominante e brevi e
relativamente pochi i morti nelle guerre.”
“Aspetta.”
“E chi
si muove.”
“Ti
leggo un passo di un giornalista napoletano. La data
dell’articolo sul giornale Il Globo è del 1836, prima
dell’unità d’Italia. Il titolo fu: SULL’USO DELLA FORZA
CONTRO I DEBOLI
La terra appartiene al più forte. Ercole che strangola
il leone nella Selva Nemea. Ercole che doma il furioso
toro di Creta. Ercole che soffoca nelle sue braccia il
gigante Anteo. Ercole che squarta le montagne di Abile e
Calpe unendo così l’Oceano al Mediterraneo. Ercole è il
mito della forza che supplice alla coscienza, al codice,
al vangelo ed alla filosofia.
Libertà, Eguaglianza e Fratellanza sono belle parole che
illudono i popoli, che fanno la fortuna dei più scaltri
e forti. Ercole ha sempre ragione. Gli apologhi del lupo
e dello agnello, del leone che si appropria di tutto il
bottino, contengono la quinta essenza della filosofia e
del magistero del mondo. Il debole ha sempre la parte
peggiore e la più scadente. Prendete tutti i libri
stampati nei secoli del Guttemberg fino al presente e
buttateli in fondo all’oceano. Il consiglio è valido
anche per i libri futuri. Tutta l’umana sapienza non
arriverà mai a sostituire al Diritto della Forza, la
Forza del Diritto.
NAPOLI, 1836.
Hai
capito o caro arringatore, fermo lì sul podio?”
“Ti
sei sfogato? Io invece che pensare ai fatti di questa
città degenerata che meritava molto di più a livello
locale ed internazionale, penso all’avvenire di tutta
l’umanità. Ti dico un’altra cosa.”
“Prego.
Adesso non ho fretta. Anzi ho sempre fretta. Per esempio
devo giocare i numeri che mi hai dato, più per
curiosità.”
“Sono
numeri vincenti.”
“Non ho
mai vinto in vita mia niente di importante. Qualche ambo
striminzito, qualche dodici al totocalcio. Tu dici che
adesso farei una grossa vincita. Speriamo.”
“Adesso
ascolta e poi vai. L’Occidente è il viandante che si sta
sempre più allontanando dal divino. La potenza vincente
della tecnica allontana dagli dei. Come allontanò i
pagani dai loro dei. L’apparato scientifico tecnologico
costituisce ormai l’essenza della vostra civiltà e vi
dominerà allontanandovi dai veri valori. Amerete la
guerra, la distruzione e l’Impero e sarete indifferenti
al divino da cui vi allontanerete causando la vostra
fine.”
“O caro
arringatore, hai finito?”
Preso
dalla furia in parte oratoria ed in parte
incazzatoria, presi uno sgabello a mi piazzai di
fronte alla superba statua. Dissi strillando un po’:
“O caro
arringatore, adesso te ne dico un’altra. Un’altra cosa
che riflette la vita reale qui e adesso in questa città
e società di merda. Giorni fa l’agenzia delle entrate mi
intima entro sessanta giorni di ripresentare la
documentazione risalente a quattro anni fa – anno 2002 –
della denuncia dei redditi sul modello 730. capito? Io
che sono dipendente pubblico e come tale ho tutto sotto
controllo perché mi è impossibile evadere non avendo
altre attività. Pago le tasse sulle trattenute a fonte
dello stipendio. Ebbene c’è in questo Stato di merda
chi ci guadagna a sbafo andando in giro per il mondo,
alloggiando in alberghi di lusso e facendo sciopping
gratis nelle migliori atelier di moda.”
“Puoi
essere più concreto? La cosa mi incuriosisce un po’.”
“Alessandra L., la Presidentessa della Regione ha
stipendio d'oro, prebende, portaborse e auto blu. Ci
mancava la parade a Manhattan in occasione del
Columbus day. Alessandrina Lonardo in Mistella, la
presidente del Consiglio regionale della Campania, si è
recata a Nuova York con una delegazione di 160 persone:
presidenti provinciali e sindaci e assessori e addetti
stampa più un certo numero di mogli, che sarebbero «a
carico dei mariti». Alessandrina ha incontrato Hillary
Clinton candidata alle prossime presidenziali USA. Forse
l’unico fine di questa parade costata alle casse
regionali circa 700 mila euro è stato questo incontro.
Sembra che a Cristoforo Colombo avessero predetto
l’evento e per questo volle scoprire l’America.
Intanto il popolo langue tra montagne di rifiuti, una
disoccupazione galoppante, un esodo biblico dei giovani
campani e le guerre di camorra, la corruzione e una
giustizia con oltre 500 mila processi arretrati. Il
servizio sanitario campano è il più costoso così come la
benzina. Il premio nobel PHELPS dice riferendosi
all’Italia che la forza delle corporazioni frena lo
sviluppo. Questa disgraziata regione ferma da secoli e
millenni. Stasi completa.”
“Pazienza.”
“Di queste cose la Alessandrina finge di occuparsi, ma
fa come l’alunno distratto che dice ai genitori di
studiare, ma ha altro per la testa.
Pasolini pure aveva avanzato una previsione: vedo
intorno a me un mondo doloroso sempre più squallido. La
Alessandrina degna moglie di un uomo di potere fine a sé
stesso, incarnerebbe bene questa tendenza.
Aggiungo
riflessioni di un anno fa, ma che si adattano
all’immutabile presente.
Il
cambiamento sostanziale nella vita politica italiana
degli ultimi anni è stato il raduno dell’IDEOR nel
beneventano. Cosa sia questo partito di Centro a nessuno
è dato sapere. Che programma abbia, idem. Solo vaghi
accenni di riformismo alla buona che lasciano il tempo
che vogliono. Altri Stati hanno fatto progressi da
gigante uscendo dalle piaghe del terzo mondo e
sorpassandoci. In Italia c’è stagnazione, stasi piatta
come nel Seicento. L’emblema di tale stasi è l’IDEOR di
Mistella e consorte. Una stasi che nel sud Italia dura
da cinquant’anni. Una volta c’era la DC di Re Mita, del
clan degli avellinesi con il lungo codazzo di
enti inutili gestiti a livello clientelare. Adesso
imperversano i Mistella con l’elettorato di Benevento
similare a quello di Avellino in mentalità, corruzione
ed inoperosità: l’evoluzione della specie. Altrove
cambiamenti radicali ed epocali con nuove nazioni ai
vertici dell’economia mondiale, qui solo gente
falsamente blasonata. Il ciclone del potere si è
spostato da Avellino a Benevento con identica forza
distruttiva.
Il
popolo ben pensante rifletta: i Mistella coniugi
benestanti, guadagnano al mese oltre cinquantamila euro
trovandosi al centro di un complesso sistema di potere e
inveterate collusioni. La moglie passa ore per trucco,
tupè, depilazioni e iniezioni al silicone. Nelle
pubbliche riunioni la donna – presidente della Regione
Campania - si assenta avendo in dotazione appartamentino
apposito per siesta, toilette , strucco e trucco. Per
cinquantamila euro mensili i Mistella danno di sé pura
immagine, non fatti, né contenuti incontestati. La
parabola del cambiamento in Italia è avvenuta solo dal
punto geografico: da Avellino a Benevento. Viva
l’Italia. “
“Cazzo!
Allora 29”
“Che
significa mi prendi in giro?”
“No.”
“Sì
invece. Qui a Napoli il cazzo fa 29.”
“Tu sei
incazzato e allora ho pensato che un semplice
terno ti allevierebbe la rabbia per poco tempo. Invece
con una quaterna sulla ruota di Napoli saresti appagato.
Giocati allora, ascolta bene, oltre che il 5, il 77 e
l’88 anche il 29.”
“ Allora
posso andare?”
“Vai
pure, ma calmati.”
“I
numeri sono: 5, 77, 88, più il 29, vero?”
“Esatto.”
“Caro
arringatore, se non vinco ti prendo di sana pianta, ti
metto sul furgone e ti porto diritto alla fonderia. In
vita mia fino ad adesso ho giocato le date della mia
nascita – giorno, mese ed anno – il giorno e l’ora
esatta del mio matrimonio andato in malora, la data (ora
esatta, giorno, mese ed anno) della mia assunzione nello
Stato e non ho mai vinto niente. Bada, la mia pazienza
ha un limite. Sono io che comando qui. Capito?”
“Ciao e
abbi fede.”
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ZONE FRANCHE
Da
cinquantacinquenne le frasi in lettere cubitali sul
giornale lo avevano allarmato accendendo aree nervose
dell’amigdala, dell’ippocampo e contattando le corticali
pre frontali ed altre d’indeterminata funzionalità.
Il
quotidiano riportava in prima pagina la cronaca del
giorno prima:
LA RIVOLTA DI
MILANO E LE REAZIONI IN CINA. SERVE EQUILIBRIO.
SPERIAMO IN UNO
SPIRITO DI EQUITA E GIUSTIZIA.
LA TREGUA DI
CHINATOWN, MA LA PROTESTA CONTINUERA.
SESSO, CLANDESTINI
E MERCI CONTRAFFATTE, COSI LA TRIADE GESTISCE TRAFFICI E
DENARO ALL’INTERNO DI ZONE FRANCHE.
Ci
sono zone franche ovunque. Zone dove la Legge non arriva
perché ci sono i capizona - camorristi, mafiosi,
‘ndranghetisti e similari. Poi ci sono le zone franche
cinesi, islamiche, dell’est europeo con regolamenti
autoctoni.
In
pochi rispettano la legge dello Stato oppure ne sono
costretti perché facilmente soggetti ai controlli
dell’ufficio delle tasse, del datore di lavoro e in casa
dalla moglie. A pensarci bene anche in casa ci sono aree
franche con esclusivo accesso in pantofole e mai con
scarpe. C’è poi il guardaroba e i comodini riservati
all’oggettistica della coniuge oltre alla scarpiera
tant’è che ne ha comprato una per le proprie scarpe. E
poi col telefonino della coniuge come la mettiamo?
Oppure con la borsetta, i conti della spesa e la cucina?
Gli utensili in cucina chi li ordina e censisce? Campi
riservati dove solo lei ci mette liberamente il naso. E
i lunghi enigmatici mutismi che la prendono
all’improvviso senza un reale perché? Non sono questi
silenzi coniugali zone di pensiero franco?
Estrapolando, ci sono le categorie iper protette con
spiccata autonomia gestionale come quelle dei prof.
universitari, dei notai e dei bancari.
Si
sentiva libero solo in bicicletta. Con la bici faceva
campagnole percorrenze assaporando l’aria primaverile
ricca di umori, con la faccia ai venticelli e
l’illusione che nessuno lo controllasse. Lasciava la
bici in una forra e s’inoltrava per il bosco osservando
ampi declivi erbosi, valloni pieni di siepi e tra i rami
sconosciuti uccelli. Anche lì una volta come se una voce
spuntata da chissà dove a dirgli:
“Questo non è il posto cui appartieni.”
Quelli delle zone franche fanno soldi a palate e vivono
in un altro mondo con regole inusitate, interdette ai
comuni mortali. Quelli delle zone franche fanno affari e
contattano i politici. Egli invece è invisibile come una
particella sub atomica il cui percorso si evidenzia
tramite particolari esperimenti negli acceleratori del
CERN. Se trasgredisce, la sua esistenza si rende
visibile ai controllori che lo rilevano e lo colpiscono.
Deve vivere correttamente. Non esistono alternative. Può
illudersi di essere libero solo in bicicletta su una
strada di campagna o nel bosco facendo però anche lì
attenzione a rispettare i divieti anti inquinamento, le
norme della stradale e forestale.
Dove
lo Stato è assente come nei Quartieri spagnoli
tutto è consentito, anche il delitto vista l’alta
incidenza di killer impuniti a Napoli. Nelle zone
franche non si lotta per arrivare a fine mese senza
debiti. Da comuni cittadini meglio è non ammalarsi:
subentrerebbero spese suppletive come i ticket per le
visite mediche, le medicine e la degenza ospedaliera.
Non giocare al lotto grosse cifre, non fumare, sperare
che la moglie non si ammali, non abbia problemi
ginecologici o di climaterio visto che l’età avanza, non
prendere contravvenzioni e accordarsi senza dover
ricorre agli avvocati. L’esistenza in chi non è in zona
franca deve passare inosservata come la sua che vive al
di sotto della soglia della visibilità e al di sopra
appena di quella di povertà. Non disturbare chi manovra
grosse somme, ha imponenti rendite finanziarie e vive da
nababbo. Quelli stanno in zone franche in tutti i sensi,
le uniche con accesso ai mass media dove ci sono sempre
le stesse facce, i medesimi soggetti come in una cricca.
Le loro immagini diffuse in mille modi e pose: da
vestiti, semi vestiti o nudi, con o senza
accompagnatrice; con cravatte e scarpe firmate o
spigliati in apparente rivolta all’imperante
conformismo. Rotocalchi, riviste di gossip, quotidiani,
o le tivvù private fanno a gara nel riportare le notizie
dei VIP, i nuovi dei. Anche la tivvù statale non scherza
nell’evidenziare le stesse facce ad ogni ora. Reality
show, reality finction, gli E.R., gli show calcio, la
soap opera: zone franche con inamovibili personaggi.
Olimpi irraggiungibili dove l’aria è celestina e priva
dello smog che alligna in suburra. Di là l’Olimpo, di
qua l’Ade.
Perché in politica non è lo stesso? Ricordò una frase
letta chissà dove: la politica italiana così cupa ed
ingarbugliata, così tragica ed indecifrabile…anche
lì le zone franche.
Gli
ebbe detto un religioso in soccorso ai suoi angosciosi
dilemmi:
“Perché
il Padre eterno è forse libero? Deve fare solo il Bene.
Uno che deve fare solo il Bene lo definisci libero? Uno
che deve sempre aborrire il Male che comunque esiste, è
libero? Poi è risaputo: nell’aldilà ci sono zone
franche, vedi l’Inferno.”
“Allora
è una necessità generale. Neanche dopo…dopo la morte se
ne può fare a meno.”
Così
è. Da un po’ questa frase girovagò nelle sue
circonvoluzioni cerebrali fuoriuscendogli spontanea nei
pensieri: così è. Oppure la variante: così
deve andare. Più osservava il mondo brulicante e più
ripeteva tra sé e sé: così è.
Anche
nel cervello c’erano zone franche: pensieri bui, sogni
strani, speranze che la logica cosciente a stento riesce
a troncare, tensioni irrazionali, afflati, fantasie
erotiche, frasi ermetiche. Oppure se toccava il corno
che la moglie solerte gli aveva cucito sotto giacca. O
l’amuleto dietro porta di casa. Erano tutte zone franche
al di fuori della comune logica. Zone aliene.
Andare
avanti schivando accidenti interni ed esterni. Evitare
zone franche dentro e fuori. Così è.
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SOGNI
Ricevo due visioni diverse a seconda se guardo lo stesso
quadro o un poster direttamente o riflesso in uno
specchio. Ciò che cambia è la direzione dei raggi solari
o la fonte luminosa che impressionano la mia retina. Se
osservo un quadro davanti a me i raggi luminosi hanno un
determinato percorso diverso che se vedo lo stesso
quadro dallo stesso posto, ma girando un po’ la testa e
guardandolo riflesso da uno specchio. La diversa
percorrenza della luce che incide sulla mia retina mi
procura una differente lettura dello stesso quadro, di
una medesima immagine o altro.
Idem
nel sogno. Ciò che si sposta è la coscienza. Da sveglio
occupa determinate aree corticali; se ricordo un fatto
ad occhi chiusi, |