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Giuseppe Budetta

HOMO SAPIENS SAPIENS
ZONE FRANCHE
SOGNI
CARMELA POLESE
L’ORIGINE DEL LINGUAGGIO NELL’UOMO
NAPOLI 1840 ESECUZIONE CAPITALE
ORFEO ED EURIDICE
LA PORTA
NAPOLI 1849 

Note Biografiche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

HOMO SAPIENS SAPIENS

 

   E’ una vecchia statua posta da qualche secolo nell’androne di casa. Entrando, a sinistra della scala, di lato alla porta del giardino, si trova su cubico basamento. Ha altezza di due metri e oltre e sembra una muta sentinella muta a guardia nell’androne. Rappresenta una copia dell’arringatore conservata nel museo archeologico di Firenze e risalente al I sec. avanti Cristo.  La scultura     rappresenta un uomo maturo vestito con una corta toga, la toga praetexta. La destra alzata, la mano nel gesto di aprirsi per parlare in pubblico. L’uomo chiede l’attenzione della folla, di qui il nome di cui è nota: l’arringatore. Il personaggio rappresentato era un etrusco anche se veste in maniera ormai romana.

   Però non me l’aspettavo da una statua fissa e muta. L’avevo vista sempre così nell’androne. Faceva impressione questo sì, ma a parlare come un essere vivente ce ne passa! E invece mi parlò.

 

   Il mio arringatore fu commissionato se non erro dal padre di un mio bisnonno, presumo paterno. Il mio casato proviene da conti e paladini ed una statua antica avrebbe incrementato i fregi e gli araldici corredi. Questo di certo pensò chi commissionò il falso arringatore ponendolo all’inizio della scala. Passate ormai le vecchie glorie, con il declino della nobiltà in genere, volendo rinnovare l’arredamento, ebbi pensato bene di disfarmi dell’arringatore. L’avrei trasportato in garage in attesa di una nuova definitiva ubicazione. Volevo far valutare la statua da occhi esperti e di venderla al mercato di Poggioreale.

   Entrando quella volta e chiudendomi la porta dietro avevo salutato con reverenza l’arringatore per scrupolo o per vergogna data la decisione di portarlo via. Da ragazzo lo sbeffeggiavo per l’aria di strafottenza con quel braccio sollevato come accennasse ad enfatico saluto. Gli dicevo:

   “Salutami a soreta.

   La statua essendo tale, taceva con pazienza e reverenza chiusa nello stato inferiore. Essendo entrato quella volta ebbi detto:

“Salve o arringatore. A giorni ti trasferirò altrove.”

   Stavo per sollevare un piede e salire sul primo gradino che l’arringatore disse. Con suasiva pacatezza ed autorità ebbe detto come ad una folla di altri tempi:

“Saluto a tutti quanti, a chi mi vuole bene e a chi mi vuole male. Dico a te che stai salendo la scalinata per i piani superiori. Proprio a te, proprietario di questa casa. Avrei taciuto ancora, ma adesso non è cosa.”

“Salute a te, o arringatore. Dimmi cosa hai da dirmi. Fallo subito perché dovrei andare alla toilette. Cosa ti spinge a parlarmi uscendo dalla tua identità di statua muta?”

“La tua decisione di disfarti di me. Ti dico un fatto per farti capire l’importanza di certe opere anche se copie degli originali. L’opera d’arte comunque è sacra. Poi io sarei una copia effettuata dal celebre artista napoletano Micco Spataro. Al museo di Capodimonte ci sono ancora alcune sculture del sommo maestro.”

“Micco Spataro, un artista dell’Ottocento napoletano. Allora vali. Allora ti posso vendere al mercato dell’antiquariato.”

“Ma non scherziamo. Sarebbe azione grave degna di vendetta.”

“Perché che mi faresti? Sei comunque una statua.”

“Una statua che può portare male o bene, a seconda. Potrei farti morire all’istante adesso per esempio.”

“Calma. Ragioniamo. Non è che mi fai paura. Però non la mettiamo su certi livelli e ragioniamo. Io ho bisogno di soldi e se è vero che vali molto allora è bene che ti venda. Tanto a te che te ne fotte. O qui in questa casa o altrove, sempre statua sei.”

“Tu non capisci. Io sto qua da quasi due secoli. Fui concepita per star qua. Il mio destino è legato a questo stabile. Essendo una entità che ragiona come la persona che rappresento, cioè un oratore, cerchiamo un compromesso. Io ti faccio vincere al lotto la somma equivalente che otterresti se mi vendessi all’asta. Va bene?”

“Cosa chiedi in cambio?”

“Di lasciarmi dove sto.”

“Affare fatto. E quando vincerei questa somma al lotto?”

“A fine settimana. Giocati questi tre numeri sulla ruota di Napoli e statti bene. I numeri sono, prendi nota: 5, 77, 88. Ti devi giocare in tutto cinque euro e non fare il furbo. Se giochi di più non vinci e se mi vendi ti coglierà la mia maledizione.”

“Domani in mattinata mi giocherò cinque euro. Va bene? Però sarebbe meglio una quaterna o cinquina secca.”

“O terno o niente.”

“Va bene. Continua. Che vuoi ancora?”

“Ascolta questa storia e poi puoi andare al cesso a fare i tuoi bisogni.”

“Io ascolto. Però dopo devi mantenere la promessa. Terno secco.”

“Questa è la storia strana che devo raccontarti. Una storia da tenere un po’ a monito.”

“Dimmi.”     

   “O tu che mi stai davanti e in vereconda posa ascolti le alate mie parole, senti questo fatto strano qua che sembra fantasia e non lo è. Dopo aver ascoltato in silenzio vai pure al cesso ad urinare in santa pace. Questo è il fatto.”

“Parla. Non mi muovo dal tuo cospetto. Ai tuoi ordini.”

“Una volta tanto.”

“Comincio la narrazione. 

   Nelle estreme lande dell’universo su un pianeta ameno, ci fu il longevo popolo delle Aeree Divine Entità (A.D.E.) che visse in pace ed in prosperità. C’erano come qua però alcuni predicatori invasati, fanatici e inascoltati. Vati che pupullarono nella crisi generale, in vista dell’incombente cataclisma dove infine la Morte trionfò. Ma non anticipiamo i fatti che portarono alla tragedia finale. 

   Ecco qui tre esempi dei vati inascoltati.

 

   Primo predicatore inascoltato del mondo di ADE:

   “O gente mia perbene, ascoltate la predicazione di chi indica la vera vita eterna. Che senso ha vivere mille anni o dieci di fronte alle migliaia, milioni e miliardi di anni che ci hanno preceduto e ci succederanno. Che senso ha la nostra comunque breve vita rispetto all’eternità? E’ necessario prima morire. E’ necessario che il proprio corpo si decomponga nella polvere. Solo dopo la morte corporale, l’anima accederà all’eterna felicità dove tutto è bellezza e riso e gioia...Sentitemi bene:

   Tutto converge nell’armonia dell’Essere. AMEN.”

 

   Secondo predicatore inascoltato del modo di ADE:

   “Popolo di ADE, io grido ai quattro venti: la vita eterna non può essere corporea, ma libera di materiali affetti. Chi si lega alla grettezza, all’egoismo, al potere ed alla ricchezza, mai si salverà e non parteciperà all’eterna perfezione dell’Essere che ci sovrasta. AMEN.

 

   Terzo predicatore inascoltato del mondo di ADE:

   “O gente distratta dalla volontà di esistere per sempre, sentitemi bene: l’enigma si scioglie nella grande sera. Accettate la fine della vita e non arrovellatevi a prolungarla artificiosamente. Non perdetevi nelle illusioni della scienza e della tecnica. La vera esistenza non è questa dove tutto è transeunte ed ogni cosa soggiace al mutante tempo. Nulla può la scienza contro l’incedere del tempo. L’esistenza eterna oltrepassa le barriere materiali di questo mondo ed apre infiniti spazi dove la luce è viva e ci dona l’eterna perfezione. Oltre inconcepibili barriere esiste il vero mondo di ADE dove tutto è tenebra. Noi siamo dentro e fuori l’esistenza. Siamo dentro la vita e dentro la Morte. Siamo immersi nella luce del giorno e dentro il mondo infero che è profondo, chiuso e buio.

   Tutto converge nella  sacralità divina. AMEN.

 

   Molti di passaggio per davanti agli inascoltati predicatori, facevano scongiuri e pernacchie. Molti erano scocciati e molti irritati. Qualcuno come eccezione che conferma la regola, distrattamente li ascoltava.

 

    Invece nel Grande Osservatorio Centrale (G.O.C.) una voce amplificata trionfante disse:

   “C’è una specie intelligente nell’universo.”

    Per la precisione, questa trionfante voce era di E/4, dove E sta per Entità ed il numero 4 indica l’appartenenza al quarto osservatorio. Chiese tosto il Direttore:

     “Si può far evolvere questa nuova specie intelligente in modo da ottenere la nascita di geni nel campo artistico?”

   E/4: “Dice sì il mega computer explorer.”

   Direttore: “Domani all’alba allora riunirò la Commissione dei Quasi Eterni (C.Q.E.) per comunicare la scoperta e valutare le possibilità di evoluzione di questa nuova specie intelligente.”

   E/4 fu soddisfatta. Era la prima scoperta rilevante dopo tanto tempo.

   La scoperta di E/4 riguardava il pianeta Terra, il terzo dei corpi celesti a ruotare intorno all’astro centrale, il Sole. Il pianeta per l’abbondanza di acqua apparve azzurro sul monitor e conteneva una specie di ominide che evolvendosi avrebbe potuto sviluppare artistiche doti. Di questo tutti gli ADE osservatori furono certi. La specie di ominide terrestre derivava dagli scimpanzè arboricoli della foresta pluviale primaria e prediligeva la stazione eretta.

   La Commissione dei Quasi Eterni aveva il compito di promuovere l’evoluzione di specie intelligenti su pianeti compatibili. Prerogativa indispensabile per la sopravvivenza delle Aeree Divine Entità (A.D.E) era che potessero esistere a lungo solo se di tanto in tanto osservavano nutrendosene, opere artistiche di valore. Ciò evitava la graduale, inevitabile degenerazione intellettiva prolungando quasi all’infinito l’esistenza. Per la precisione, è bene specificare che gli A.D.E non mangiavano un’opera d’arte.

   Ti spiego meglio o tu che ascolti muto e ti storci per l’urina trattenuta. La cosa funzionava in questo modo. Gli A.D.E. osservavano un’opera d’insuperabile valore. Attraverso gli occhi l’immagine era veicolata al centro del cervello dove speciali neuroni la scomponevano elaborando biochimiche sostanze riversate nel torrente circolatorio. Tali sostanze – dette Sostanze Arte Dipendenti o S. A. D.- interagivano con recettori di specifica struttura distribuendosi all’interno delle cellule che si proteggevano in questo modo dall’usura. Sebbene l’azione eterea delle S.A.D. avesse effetto prolungato, col tempo scompariva dal sangue circolante. Per questo gli A.D.E. erano alla continua ricerca di opere d’arte d’elevato valore da cui attingere energia novella e vita prolungata. Gli scienziati A.D.E. sostenevano che le S. A. D. elaborate dalla mente con legami covalenti, erano strutturalmente uniche e non riproducibili. Secondo alcuni l’effluvio, la luce, la vita viva della Verità, la forza creativa che un’opera artistica emana, raggiungevano tutti insieme la mente attraverso gli occhi inducendo l’elaborazione delle inimitabili molecole capaci di contrastare il deterioramento corporale.

   Potevano essere quadri dipinti ad olio, ad acquerello o a tempera, oppure statue o sinfonie eteree o tutte e quattro queste cose assieme. Inoltre le pitture avrebbero potuto essere eseguite anche con tecniche miste, ma l’importante era che fossero d’insuperabile valore in grado d’indurre nel cervello che tramite gli occhi osserva, le preziosissime molecole, dette S.A.D., come sopra riferito. A sostegno delle scientifiche ricerche, qualcuno teorizzò che i più grandi doni della Natura fossero quattro: la salute, una vita lunga a dismisura, un’intelligenza superiore e la bellezza. Chi possedesse questi quattro doni raggiungerebbe facilmente anche la ricchezza, l’agio e la felicità. Sui quattro doni della Natura campeggiava l’Arte come sole che vivifica e fortifica.”

“Hai finito? Posso andare al cesso.”

“No. Ti devi trattenere se no l’accordo va a farsi fottere.”

“Va bene. Dimmi. Io ascolto.”

“Ti spiego cosa sarebbero queste S.A.D. Penso che te lo sarai chiesto.”

“Tre pensieri e quello quattro. Ma racconta se no mi piscio addosso.”

 “Le S.A.D. (Sostanze – Arte – Dipendenti) sarebbero come l’acqua di un ruscello limpido e immacolato che nasce dal cervello e infiltratosi nel suolo cioè nell’organismo, provvederebbe alla traslazione di vitale energia, supporto non eludibile di corretta longevità. Qui sulla Terra Eraclito lo ebbe capito quando ebbe a scrivere:

 

 

Per le anime è morte diventare acqua;

e per l’acqua è morte diventare terra.

Dalla terra sorge l’acqua e dall’acqua l’anima.

 

 

Uno di questi A.D.E. lo aveva ammesso:

    “L’Arte ci penetra con le sue voci interiori e le armonie silenti. Abbiamo la sensazione di una beatitudine che addolcisce e ringiovanisce. E’ forza soprannaturale che rinnova le membra, infonde energia contro il dilagare del fluttuante Tempo. Per questo l’Arte rinvia la Morte sine die.

 

   L’Arte era luce inaccessibile in cui albergava l’eternità. I suoi frutti erano dunque gocce di questa eternità che solo gli A.D.E data la superiore civiltà, sarebbero stati in grado di cogliere pienamente. Però un’opera d’arte osservata a lungo, a lungo andare perdeva effetto. Come lo stesso cibo che in primo acchito può far bene, ma a dosi giornaliere comporta scompensi vitaminici, minerali ed alimentari in genere. In altre parole, dopo circa un secolo l’opera d’arte andava sostituita con una nuova. Nei musei degli A.D.E furono distinti numerosi scomparti, alcuni con opere d’arte nuove ed efficaci, altri di serie B con opere desuete che stavano perdendo effetto mentre specie di scantinati bui, contenevano opere prive d’efficacia.

 

    Artistiche creazioni procurate nella spasmodica ricerca di giovinezza eterna, dopo un po’ si deterioravano e se ristrutturate, perdevano l’effetto iniziale. Da qui la necessità di munirsi dopo un certo arco di tempo di opere d’arte nuove. Quanto più erano fresche, singolari e di artistico valore, tanto più benefici donavano. Gli A.D.E. per quanto intelligenti e avanti nella tecnica, non furono mai in grado di produrre Arte. I loro artisti si cimentavano a dipingere un quadro o a creare una scultura o altro, però alcun benefico effetto queste opere davano al prolungamento dell’esistenza. Secondo gli A.D.E. solo esseri intelligenti, coscienti della Morte dopo una vita relativamente breve, potevano generare opere artistiche, salvifiche finestre di vera, corporale eternità.

 

    C’è da specificare un’altra cosa o tu che ascolti me in vereconda attesa davanti a questa scala. Non tutti gli esseri intelligenti di un dato pianeta producono opere di celestiale bellezza e perfezione e armonia. Solo pochi i cosiddetti geni, immortali nella loro arte, producono capolavori eterni. Le specie intelligenti poi sono molto rare così come i pianeti compatibili con la vita.”

“Ho capito. Ma chi me l’ha fatto fare di scolarmi al bar tutta quella birra che adesso mi riempie la vescica!”

 

  “C’è da aggiungere un’altra cosa.”

  “Lo sai? Una bella pisciata è una delle cose più belle della vita. Ti senti risollevato. Quante belle pisciate mi sono fatto. Le più belle quando bevo birra.”

 

 “Un cataclisma improvviso come meteora che precipita, può distruggere in poco tempo gran parte della vita di un pianeta bloccando o rallentando l’evoluzione delle specie. Erano tutti eventi temuti dagli A.D.E.”

“Importante!”

    “ E prima di andare oltre, c’è da specificare questa cosa qui. Gli A.D.E. una volta vivevano molto meno. Erano come comuni mortali dalla vita media di poche decine di anni. Poi vennero i progressi in biologia, l’ingegneria genetica e la scoperta dei geni soppressori, dei geni della morte cellulare programmata e dei geni regolatori. In virtù di ciò gli A.D.E. allungarono la durata dell’esistenza di alcuni secoli, né pochi e manco tanti, ma alla fine bisognava pur morire e questo pensiero li terrorizzava. Finirono col considerare la Morte corporale il principale nemico. La Morte divenne una ossessione. Finire nel Nulla eterno fu incomprensibile. Avevano vinto altri pericoli: non si facevano più guerre tra loro e avevano messo sotto rigido controllo l’incremento demografico con livello di crescita zero. Anche l’effetto serra a causa dell’inquinamento atmosferico era stato abbattuto grazie ai motori all’idrogeno che davano come scarto di combustione solo acqua. Gli A.D.E. erano tutti ricchi e felici, questo è innegabile.”

“Beati loro e non come me unico rampollo di una famiglia in decadenza.”

 “Robot – servitori accudivano le principali faccende delle loro ville ed erano robot del tutto simili ad esseri viventi con corpo, testa e compagnia bella. Solo che erano robot esecutori e non individui pensanti. Se uno li vedeva camminar per strada mica distingueva il naturale dall’artificiale. Hai capito?”

“Beati loro!”

  “Frange estreme di fanatici si discostavano dal vivere comune criticando la loro civiltà e invogliando all’accettazione della morte corporale senza esitazione. Era una frange ignorata dalla maggioranza e tollerata democraticamente.”

“Hai finito?”

 “Dopo queste premesse adesso entriamo nel vivo del racconto perché riguarda direttamente il nostro pianeta e civiltà.”

“Io mi siedo su questo primo gradino. Tu parla. Permetti se mi siedo?”

 “La scoperta di E/4 indusse l’apposita Commissione dei Quasi Eterni (C.Q.E.) a valutare la possibilità di favorire o meno l’evoluzione della nuova specie intelligente sulla Terra. La C.E. operò seguendo parametri pre-definiti che determinavano a priori se una specie evolvendosi, fosse in grado di produrre opere d’arte d’inestimabile valore. I parametri pre-definiti furono:

 

·                                Rapporto cervello/massa corporea uguale a 1,5. Per esempio i delfini e l’elefante hanno massa cerebrale superiore a quella umana, ma il rapporto massa cerebrale/massa corporea è inferiore al nostro.

·                                Cervelletto voluminoso con elevata densità neuronale.

·                                Elevata complessità cerebrale.

·                                I due arti superiori molto mobili con mani munite di elevato numero di dita.

·                                Stazione eretta.

·                                Possibilità di eloquio complesso.

·                                Auto coscienza e paura della morte.

 

   La specie intelligente nell’evoluzione acquisendo questi requisiti anatomici e fisiologici, avrebbe prodotto opere d’inestimabile valore, come albero che si fortifica e cresce fino a dare nella maturità frutti salutari.

  

La C.Q.E. esaminò i dati.

1.                              La nuova specie arboricola del pianeta Terra si stava sviluppando in una ristretta zona equatoriale, dove abbondavano l’acqua, le piogge torrenziali e il cibo vegetale.

2.                              La nuova specie arboricola aveva capacità cranica di circa 400 cc, appena superiore a quella degli scimpanzè, ma evolvendosi avrebbe sviluppato un cervello di 1300 cc con elevata complessità.

 

   La C.Q.E. sapeva di un pericolo capitale, l’altra faccia della medaglia. Nell’evoluzione della specie umana, sarebbero di tanto in tanto nati geni della scienza e della matematica che avrebbero conferito ad alcuni popoli della Terra grande potenza, pericolosa per la stirpe degli A.D.E. C’era la probabilità che i terrestri potessero un giorno scoprire la presenza degli A.D.E e combatterli. Questo sarebbe potuto accadere con ogni civiltà, sviluppata nei più remoti pianeti. Ecco perché le planetarie civiltà dovevano essere spiate nella loro evoluzione, selezionate e al momento critico eliminate.”

 

“O arringatore, una volta sui venti anni, facemmo a gara a chi avesse la più lunga pisciata. Ci eravamo ingozzati di birra dopo le partite a tre sette. Era quasi mezzanotte e la strada dal paese deserta. Ci mettemmo in fila a pisciare contro gli alberelli di oleandro, di lato alla via. Vinse uno la cui pisciata inondò il cerchio di terra in cui era stato piantato l’alberello che il giorno dopo seccò.” 

 

 “La C.Q.E. riunitasi in pompa magna, esaminò i dati pervenuti dalla Terra.

·                                Possibilità di evoluzione degli ominidi arboricoli abitatori della foresta pluviale primaria: evento molto probabile.

·                                Periodo evolutivo che abbraccia l’arco di tempo tra ominidi arboricoli, Homo sapiens fino ad Homo sapiens sapiens: sette milioni di anni circa. Durante tale arco di tempo ci sarebbero state le seguenti specie di ominidi:

1.                                                      Ominidi arboricoli abitanti le parti inferiori degli alberi della foresta pluviale primaria; le parti superiori degli stessi alberi abitate da gruppi di scimpanzè più numerosi e forti. Spesso gli ominidi arboricoli erano costretti a scendere ed a camminare a terra affrontando gravi pericoli.

2.                                                       Australopithecus afarensis con capacità cranica di circa 401 centimetri cubici.

3.                                                       Australopithecus africanus con 442 centimetri cubici.

4.                                                      Homo habilis: con capacità cranica di circa 644. A questo stadio evolutivo la specie umana potrebbe già cominciare a produrre oggetti lavorati sia pure rudimentali come utensili ed armi da taglio con schegge di pietra. Se Homo habilis sarà veramente in grado di lavorare le pietre e le ossa di animali uccisi, potrebbe avere ottime possibilità che i discendenti, continuando ad evolversi, un giorno produrranno opere d’arte di grande valore.

5.                                                      Homo sapiens (neanderthalis) con capacità cranica di 1487 centimetri cubici

6.                                                      Homo sapiens ed Homo sapiens sapiens con capacità cranica di 1230 cc, leggermente inferiore al precedente Homo Neanderthalis. Ciò non stupì la C.E. che osservava attenta i dati sul monitor. La minore capacità cranica di Homo sapiens sapiens rispetto ad Homo neandethalianus era indice di una migliore organizzazione cerebrale e di una maggiore efficienza intellettiva. Homo sapiens sapiens avrebbe prodotto opere d’arte e di grande valore frutto di profonde intuizioni.”

“Tutto qui? Posso andare al cesso adesso?”

“Sto a metà storia. Calma.”

“Sentiamo come va a finire? Tu permetti che mi prema sul glande in modo da impedirmi di urinarmi addosso?”

“Sì, ma ascolta. E’ importante.”

“Fa presto!”

   “La C.Q.E. discusse i dati elaborati dal computer e analizzò gli stadi evolutivi del genere Homo sapiens. Ci sarebbe stata la necessità di seguire poi gli eventi storici di Homo sapiens e di Homo sapiens sapiens. Sicuramente ci sarebbero state guerre tra popoli, nazioni e civiltà con il pericolo che potessero prevalere popoli poco dediti all’arte. Ci sarebbe stato il bisogno di pilotare alcune grandi battaglie evitando l’avvento di una conflagrazione nucleare su vasta scala.

   Raggiunto il punto critico cioè il limite insuperabile della civiltà umana, gli ADE avrebbero spedito gli Angeli della Morte a distruggere la stirpe umana, sterilizzando la Terra, lasciando intatti animali e piante. Solo due individui eletti, uno maschio ed uno femmina, in salute e giovani, con elevato quoziente intellettivo, sarebbero stati messi in salvo. Questi due individui si sarebbero chiamati Adamo ed Eva ed avrebbero dato inizio ad una nuova stirpe umana.

 

    La C.Q.E. dichiarò terminati i lavori. Prima che la folla uscisse via pei lucidi marmorei gradini, questa solenne vocazione come di rito fu sollevata al cielo:

 

   “O Arte eccelsa, vento sublime che ci rassereni e ci fai vivere nei secoli, allontana da noi per sempre l’odiata Morte.

   Abbiamo eseguito trapianti d’organi da animali e da individui decerebrati appena nati, ma solo tu o Arte eccelsa, preservi l’incontaminata mente e ci protrai l’esistenza oltre ogni limite.

   Solo tu o Arte eccelsa, sorreggi le nostre menti e ci rinnovi il corpo che trae forza nuova per respingere la Morte.

   Tu, e solo tu induci in noi la produzione delle preziose molecole S.A.D che distribuite dal sangue in tutto il corpo ci danno nuova forza e rinnovano l’esistenza.

   Arte, armonia sottile, eterna, luce e vita che ci disseti e proteggi.

   Arte, sottile melodia eterna che entri in noi e ci consoli.

   Arte, bellezza pura, eterna che tocchi in noi ciò che è più profondo e ci preservi dalla corruzione corporale, dall’usura del Tempo e dal decadimento cerebrale.

   Arte, la tua potenza preservi noi dal devastante turbine del Nulla.”

 

    Passarono gli anni anzi è dir poco anni, passarono invece i secoli ed i millenni. Gli ADE dall’alto del loro mondo osservavano l’evolversi delle specie sul pianeta Terra, in particolare la umana. Nel frattempo per sopravvivere, si nutrivano di sottoprodotti artistici provenienti da altri pianeti di cui è costellato l’universo intero. Ogni tanto a dire il vero, un ADE moriva per denutrizione artistica prontamente rimpiazzato da un neonato in modo da evitare l’estinzione della specie. Le opere d’arte di cui gli A.D.E dovettero “nutrirsi” permisero una sopravvivenza di pochi secoli, veramente un tempo breve, essi che volevano solo vivere, eternamente vivere. Comunque la loro vita non era eterna e anche se molto lunga, era soggetta alla biologia.

    Spettacolo orribile quando un A.D.E. sentiva la propria morte appropinquarsi e non c’era medico che tenesse o opera creativa pronta a contrastarla! Tutto finiva, condannato alla Morte eterna! Egli elevava grida disperate. Aiuto di qua e aiuto di là. Gli strilli duravano in media tre o quattro giorni mettendo tutti in fuga. Una volta morto, l’A.D.E era imbalsamato e conservato in eterno in un mausoleo adibito allo scopo. Punto e basta. Pace all’anima sua. Ma potrai obiettare che forse un’anima non l’aveva. Questo pure è vero. Ma andiamo avanti e non interrompere ché perdo il filo ed il fiato.

 

    Da qualche tempo gli A.D.E si aspettavano che in un remoto pianeta, almeno uno in tanti che ce ne sono, si creassero capolavori eccelsi in grado di farli vivere oltre i dieci secoli e presero ad osservare con entusiasmo i graffiti degli uomini neolitici sulla Terra.

    Vennero le prime grandi civiltà: gli Assiri, i Babilonesi, gli Ittiti, gli Egizi ed i Fenici, per non parlare di altri popoli nella Cina o nelle Americhe. Gli A.D.E ammiravano estasiati la produzione delle piramidi, dei geroglifici, delle pitture murali e delle sontuose statue. Prontamente azionarono il grande convertitore di materia e trasferirono le riproduzioni delle prime opere d’arte terrestri nei loro musei. Cioè intendiamoci bene. Le opere d’arte rimasero sulla Terra in appositi musei o in abitazioni private o ad abbellire piazze e vie, però gli A.D.E col loro convertitore di materia, o Grande Convertitore di Materia Artistica (G.C.M.A.) riproducevano alla perfezione un’opera terrestre. Tra l’originale sulla Terra ed il duplicato nel mondo etereo degli A.D.E non cera differenza alcuna. Era come se l’artista a sua insaputa avesse riprodotto due opere. Una rimaneva visibile sulla Terra ed una trasferita nel mondo degli A.D.E pronta a dare il suo effetto sul prolungamento della vita. Hai capito? Hai inquadrato bene il fatto?”

“Sì.”

“Non mi sembri convinto. Ti spiego. Il fenomeno è conosciuto come entanglement e permette di trasferire all’istante le proprietà di particelle elementari collegate tra loro. Gli A.D.E., molto più avanti di noi, avevano perfezionato al massimo questa proprietà della materia.”

“Ho capito. Vai avanti che mi piscio addosso. Forse comincio ad essere incontinente. La vecchiaia si avvicina, caro mio.” 

  “L’osservazione delle prime opere di Homo sapiens ebbe un che di grandioso e di misterioso. Gli A.D.E fecero la fila nei musei per osservare le creazioni provenienti dalla Terra. Ammirandole, il loro cervello fabbricava S.A.D. in grande quantità. La vita si allungò a dismisura tanto che alcuni pensavano di non morire più. I loro musei diventarono veri santuari.

   Quando poi pervennero le prime opere arcaiche appunto, della Magna Grecia, la gioia diventò tripudio. Tutti gli ADE tranne i predicatori inascoltati, osservavano quei capolavori grandiosi ed unici nella loro perfezione. Il grande convertitore di materia trasferì nei loro musei in tempo reale, le opere d’arte migliori che gli artisti della Terra, andavano producendo nel travaglio della creazione. In quei musei gli ADE respiravano eternità. La vita si allungò ancora e solo di tanto in tanto qualcuno moriva tra i mille spasimi che il terrore della Morte generava. Si aprirono altri musei man mano che le riproduzioni ad hoc affluivano. Il mangiare, il bere, il vestire e far l’amore passarono in secondo piano. Solo la visione di opere artistiche della Terra dava pieno appagamento. Artisti unici nella loro grandezza come Mirone, Scopa, Prassitele e Lisippo inviavano a loro insaputa una di queste copie salutari al mondo degli A.D.E.

 

   La storia umana posta sotto attenta osservazione e monitoraggio. Nell’alto Medioevo la gran parte delle opere artistiche era di scarso valore e gli A.D.E pur non potendo evitare l’avvento di questa epoca nefasta, ne limitarono durata e danni. Arginarono l’onda dei barbari in Europa (la zona del pianeta più evoluta artisticamente e culturalmente) e favorirono la ripresa della vita nelle città a partire dall’anno Mille. In epoche successive limitarono pure le devastazioni di due guerre mondiali ed arginarono le guerre e le devastazioni locali sorte dopo i due conflitti mondiali.

 

   Venne l’era moderna dell’umanità con le scoperte sulla relatività. Il mondo ameno degli A.D.E fu in allarme. Importanti ricerche e scoperte scientifiche degli Homo sapiens sapiens stavano avvenendo in vari campi, dalla biologia alla fisica molecolare. Gli A.D.E avrebbero potuto ordinare alla chetichella l’uccisione di scienziati, ma il progresso umano comunque sarebbe andato avanti e qualcuno avrebbe avanzato il sospetto che dietro la Storia umana ci fossero esseri superiori. Bisognava fare una sola cosa. Decretare ora l’estinzione dell’umanità ed attuare il Codice Zero (C.Z.). Gli uomini erano divenuti troppo potenti ed intelligenti, un reale pericolo per gli A.D.E. Essi, come nel mito di Prometeo, stavano per manipolare lo Spazio-Tempo. Inoltre cosa altrettanto grave, avrebbero dato somma importanza alla Scienza e poco all’Arte considerata un sottoprodotto dell’attività umana. Era arrivato il momento critico, ahimè!

 

   Gli Angeli della Morte (A.M.) scesero sulla Terra segnando la fine dell’umanità. Arrivarono in frotte oscurando il tramonto vermiglio come nubi nere foriere di tempesta. La gente cadde in un torpore cui seguì la Morte. I TG parlarono di virus mutanti e peste silente. Città brulicanti si spopolarono con strade piene di cadaveri. Nessuno fu in grado di capire o reagì, data la rapidità d’azione sui centri nervosi delle letali sostanze. Due esseri prescelti si salvarono, un uomo ed una donna entrambi giovani ed in salute. I due appartennero a differenti razze, questo per rendere migliore la discendenza. Da Adamo ed Eva di seconda generazione – A.E. Due - discenderà una nuove stirpe umana in grado di produrre opere d’arte originali.

 

   Però ad un certo punto avvenne l’imprevedibile. Gli A.D.E cominciarono a morire di nuovo dopo breve vita. Si fa per dire dopo breve vita, visto che vivevano in media per diversi secoli. Fatto sta che il loro organismo giovane cominciò a deperire ed invecchiare. Tié! L’esistenza s’accorciò all’improvviso e di molto. Belli cazzi! Alcuni erano disperati, altri impazzirono quasi. Le opere d’arte, in loro non ebbero più effetto. Dovevano morire come comuni mortali, dopo breve (si fa per dire) vita. Dopo un po’ il popolo degli A.D.E cessò fatalmente d’esistere. Cazzo! Avrebbe detto Omero

 

                              “Stolti che osaro violare i sacri al Sole Iperion candidi buoi”

 

 

   E’ da precisare che non sollevarono l’ira di alcun Dio che li distrusse, almeno è questa l’ipotesi più accreditata. Gli A.D.E. morirono tutti chi prima chi dopo, anche quelli nati da poco, perché i loro cervelli smisero di produrre molecole salva vita dette anche S.A.D. ( Sostanze Arte Dipendenti). Essi avrebbero potuto riprendere a riprodursi e fare in modo che almeno la stirpe si perpetuasse, ma l’attaccamento spasmodico alla vita, agli agi ed ai viaggi li aveva resi indifferenti all’amore fisico, ad Eros ed al sesso. Consideravano queste cose una perdita di tempo dannosa e non sentivano alcun richiamo per la famiglia. Libertini nati. Coi loro macchinari si davano piaceri smisurati e l’accoppiamento tra i sessi considerato retaggio animalesco. Per non parlare dei figli la cui esistenza stava a indicare che un giorno sarebbero finiti ed i figli sopravvissuti. Inoltre come ho specificato, la loro esistenza pressoché illimitata imponeva un drastico controllo sulle nascite.”

“Cioè non potevano neanche fottere più.”

 “Molto tempo dopo scienziati di 2° generazione, discendenti da quegli Adamo ed Eva salvati dall’ecatombe umana, scoprirono il mondo degli A.D.E, la loro sconcertante storia e la loro fine si può dire improvvisa. Fiorirono diverse teorie sulla loro misteriosa e per noi provvidenziale fine. Come per il popolo degli etruschi che non si sa bene da dove venivano e come finirono, così si sono avute molte teorie sulla scomparsa improvvisa del popolo civile degli A.D.E. “

“Accade sempre se un popolo scompare per vie misteriose. ”

“La tesi più accreditata sulla loro scomparsa è questa.

L’Arte di per sé non è eterna. E’ eterna perché rinvia ad un mondo diverso dove Spazio e Tempo non hanno la stessa valenza che sulla Terra. L’Arte, come ogni cosa del resto, è la via che indica l’eternità, e nello stesso tempo è il tramite che ci apre la posta su qualcosa di totalmente diverso, conoscibile solo dopo la Morte. L’Arte rinvia ad un mondo etereo, eccelso, di per sé perfetto che vivibile solo se privi di corpo e di sensi. La Morte è così un momento non di angoscia, ma di calma e pace. Il mondo si attenua, si cancella, impressione che un altro sta nascendo. C’è infatti qualcosa di più alto che vivere: è il donarsi. La Morte è una nuova nascita che tutte le nostre capacità ed i desideri, lasciano intuire, solo se lo vogliamo. Gli A.D.E. non vollero mai questo. Non accettarono questa idea. Capito?”

“Quando avrai finito mi farò una pisciata fenomenale.”

 “Sì, ma l’imput alla loro distruzione – secondo la scuola di Francoforte - avvenne quando gli ADE cominciarono ad osservare a turno una particolare opera d’arte nei loro musei e a turno cominciarono a morire. Questa opera d’arte agli A.D.E fatale, conteneva una maggiore carica di contraddizione ed ambiguità e non ci è dato sapere a quale artista terrestre appartenesse, a che epoca risalisse e se fosse stata una statua, un dipinto od altro. Si sanno solo alcune cose vaghe sulle intenzioni dell’Autore, tanto per curiosità. L’artista avrebbe voluto affermare attraverso la sua opera, in primis l’incomprensibilità del mondo e poi l’inesistenza di un’Arte sovrana davanti alla quale inchinarsi; l’impossibilità di superare il mondo delle apparenze e rompere la catena del dolore nelle cui maglie la vita è comunque stretta dalla nascita alla morte. Tu potresti dire:

   Sì, ma coi cazzi che questo Artista non si sa chi è. Un Artista fatale ed incognito la cui opera accelerò la definitiva scomparsa degli A.D.E. Strano. A un certo punto per colpa di qualcuno un intero popolo si estingue e va a farsi friggere e questo artista non si sa chi è. Strano!”

Infatti...”

   “Ti rispondo: neanche di Cristo che fece quel che fece nella storia, si sa con certezza molto. Così di questo Artista. Oppure per accennare ad un esempio più calzante: mica è certo che Omero sia esistito. Anzi è certo che l’Odissea fu scritta come minimo settanta anni dopo l’Iliade. Avrebbe detto Foscolo e tu mi dai ragione…e involve tutte cose l’oblio nella sua notte…Aggiungo adesso: oh stolti A.D.E. Stolti! che presi da egoismo, non capiste il senso dell’esistenza. Per farti contento ti riporto un’altra tesi sulla scomparsa di questi esseri, illusi di vincere la Morte. E’ però la tesi meno accreditata. Artisti delle varie parti dell’universo per motivi vari, smisero di produrre opere di alto valore. Alcuni creativi addirittura si misero a riprodurre in serie le loro opere. E come se tutti gli artisti delle varie parti dell’universo si fossero messi d’accordo. Secondo alcuni critici questo accordo era impossibile. La crisi dell’arte – a detta di questi acuti critici - fu solo conseguenza dell’evoluzione dei movimenti culturali convergenti verso una forma decadente universale o se vuoi, verso una forma inferiore di espressione artistica. Gli A.D.E che trasportavano nelle loro gallerie e musei questi pezzi d’arte, si accorsero che non inducevano più la produzione delle SAD in concentrazioni ottimali e cosa molto più tragica, capirono che cessavano di esistere. Lanciarono è vero l’allarme generale, ma non ci fu niente da fare: la loro estinzione fu inarrestabile. Secondo la scuola di Parigi invece le cose avvennero così. La rapida ed improvvisa e forse provvidenziale per noi, scomparsa degli A.D.E avvenne quando sulla Terra prese a dominare la Tecnica e la Scienza. L’Arte passò in secondo piano. Gli A.D.E allora si convinsero della necessità di distruggere gli umani, troppo intelligenti, perversi e potenti. Dopo la fine degli umani –si salvarono come ho detto solo Adamo ed Eva Secondi o A.E. Due – il decadimento degli A.D.E. fu inarrestabile. Non avrebbero trovato in tutto l’universo opere d’arte di valore come quelle prodotte una sulla Terra. C’erano su remoti pianeti esseri intelligenti, ma inadatti alla produzione di Arte eccelsa. Non restò alternativa agli ADE che di morire come altre specie estinte.”

“Amen.” 

 “C’è un’ultima teoria non ultima in assoluto, diciamo l’ultima tra le principali. Dice questo. L’Arte non può cogliere il nesso inscindibile dello Spazio-Tempo. O coglie l’uno o l’altro. Per esempio la statua del Mosé di Michelangelo che fece gridare: perché non parli? contiene la massa volumica modellata in modo insuperabile, ma resta fissata nel tempo, nel momento in cui l’Artista la concepì. L’occhio e la mente dell’osservatore coglie questa discrepanza insita nell’Arte. L’Arte è infatti allegoria, specchio ed artifizio. Attraverso l’Arte videmus nunc per speculum in aenigmate. Era questo artifizio che l’Arte universale contiene a generare negli A.D.E le loro molecole salva vita – le famose SAD - che li facevano vivere tanto a lungo. Ma poi avvenne il patatrac. Ci sarebbe stato un artista insuperabile e stranamente ignoto che avrebbe superato i limiti apparentemente invalicabili insiti nell’Arte. Questo sommo ed ignoto artista avrebbe colto il nesso inscindibile di spazio-tempo e trasferito in una sua opera che poteva essere o una statua, o un quadro, o altro. L’opera insuperabile doveva comunque essere molto vicina alla realtà, quasi una foto. Però è da dire che la fotografia coglie il Tempo fissato in un momento, non lo Spazio.”

“Sono d’accordo.”

 “Secondo esperti questo sommo Artista che consciamente o inconsciamente decretò la fine degli A.D.E, aveva dipinto un quadro strano in cui l’invisibile era stato traslato nel visibile, contaminando il mondo superiore. L’ammirazione del quadro fatale avrebbe indotto nel corpo degli A.D.E. la sintesi di molecole aberranti, causa della loro morte. Il quadro fatale, avrebbe conferito profondità e duplicità alla comune esistenza. Il quadro verosimilmente conteneva ombre, immagini nere a rappresentare il mondo ombra del profondo, copia esatta di quello quotidiano, ma in senso inverso. Il sommo Artista avrebbe rappresentato il mondo infero dove solo l’ombra ha sostanza: solo ciò che è in ombra ha vera importanza ed esiste in eterno.  

 

   Gli A.D.E stupidamente duplicarono il quadro e trasferirono la fatale opera nel loro mondo dove l’ammirarono a lungo. Tutti fecero la fila per vederla, sicuri che avrebbe prolungato ancora per molti secoli la loro esistenza. Tutti rimasero impressionati, assetati di vita. I loro corpi attingevano all’Arte per avere nutrimento. La loro vita aveva spasmodico bisogno della sostanza artistica e delle immagini che produceva. Assetati di Arte, famelici di Arte.

   All’inizio furono contenti, così infatti si deduce dall’analisi dei referti cartacei. Si vede infatti che era un popolo felice, più o meno come i Pompeiani prima che il Vesuvio li seppellisse. Poi, improvvisamente gli A.D.E morirono tutti. E’ da presumere che accortisi del danno, un vero cavallo di Troia da essi introdotto, abbiano distrutto la fatale opera d’arte. Secondo altri, non era una vera opera d’arte, ma la Sacra Sindone scambiata dagli A.D.E per capolavoro eterno.”

   “Hai finito? Posso andare alla toilette?”

   “Adesso sì. E mentre vai, rifletti.”

 

   Fatti i bisogni corporali, tornai dalla statua perché non mi era piaciuto tanto il modo di fare. Era come se fosse stato lui il padrone dello stabile ed io un suo esecutore, un servo, un umile devoto.

   Davanti a lui diritto anche se mi sovrastava, dissi:

“O caro arringatore, non te la prendere, però ti voglio dire.”

“Dì, pure però non ti agitare.”

“Sono calmo. Però ti voglio dire. Ma ti sembra il caso che mentre in questa città di merda dove in cinque giorni ci sono stati sette omicidi ed uno ottavo è agonizzante al Cardarelli, dico: tu ti metti a raccontare storie strane? Chi se ne fotte degli ADE e compagnia bella.”

“Hai finito?”

“No, questa città piena di mennezza di ogni tipo...”

“Hai finito?”

“No. Ti dico. Sai cosa è accaduto qui a Napoli?”

“No.”

“Negli ultimi tempi c’è stato un assalto indiscriminato all’occupazione di posti statali meglio remunerativi e dei posti di dirigenza nel settore privato. Questo accaparramento è avvenuto ed avviene da parte dei politici di ogni ordine e grado. L’espansione della politica con l’istituzione dei consigli di circoscrizione, comunali, provinciali, regionali e l’elevato numero dei deputati, ha prodotto paradossalmente asfissia e sclerosi dello Stato democratico. Questa situazione abnorme ha spianato il campo alla corruzione e ad organizzazioni criminali come la camorra che rassomiglia ad un ente del parastato.  Va bene?”

“Ai miei tempi, nel I secolo avanti Cristo, andava meglio. In tutti i sensi. La natura era dominante e brevi e relativamente pochi i morti nelle guerre.”

“Aspetta.”

“E chi si muove.”

“Ti leggo un passo di un giornalista napoletano. La data dell’articolo sul giornale Il Globo è del 1836, prima dell’unità d’Italia. Il titolo fu: SULL’USO DELLA FORZA CONTRO I DEBOLI

     La terra appartiene al più forte. Ercole che strangola il leone nella Selva Nemea. Ercole che doma il furioso toro di Creta. Ercole che soffoca nelle sue braccia il gigante Anteo. Ercole che squarta le montagne di Abile e Calpe unendo così l’Oceano al Mediterraneo. Ercole è il mito della forza che supplice alla coscienza, al codice, al vangelo ed alla filosofia.

   Libertà, Eguaglianza e Fratellanza sono belle parole che illudono i popoli, che fanno la fortuna dei più scaltri e forti. Ercole ha sempre ragione. Gli apologhi del lupo e dello agnello, del leone che si appropria di tutto il bottino, contengono la quinta essenza della filosofia e del magistero del mondo. Il debole ha sempre la parte peggiore e la più scadente. Prendete tutti i libri stampati nei secoli del Guttemberg fino al presente e buttateli in fondo all’oceano. Il consiglio è valido anche per i libri futuri. Tutta l’umana sapienza non arriverà mai a sostituire al Diritto della Forza, la Forza del Diritto. 

   NAPOLI, 1836.

 

   Hai capito o caro arringatore, fermo lì sul podio?”

   “Ti sei sfogato? Io invece che pensare ai fatti di questa città degenerata che meritava molto di più a livello locale ed internazionale, penso all’avvenire di tutta l’umanità. Ti dico un’altra cosa.”

“Prego. Adesso non ho fretta. Anzi ho sempre fretta. Per esempio devo giocare i numeri che mi hai dato, più per curiosità.”

“Sono numeri vincenti.”

“Non ho mai vinto in vita mia niente di importante. Qualche ambo striminzito, qualche dodici al totocalcio. Tu dici che adesso farei una grossa vincita. Speriamo.”

“Adesso ascolta e poi vai. L’Occidente è il viandante che si sta sempre più allontanando dal divino. La potenza vincente della tecnica allontana dagli dei. Come allontanò i pagani dai loro dei. L’apparato scientifico tecnologico costituisce ormai l’essenza della vostra civiltà e vi dominerà allontanandovi dai veri valori. Amerete la guerra, la distruzione e l’Impero e sarete indifferenti al divino da cui vi allontanerete causando la vostra fine.”

“O caro arringatore, hai finito?”

  Preso dalla furia in parte oratoria ed in parte incazzatoria, presi uno sgabello a mi piazzai di fronte alla superba statua. Dissi strillando un po’:

“O caro arringatore, adesso te ne dico un’altra. Un’altra cosa che riflette la vita reale qui e adesso in questa città e società di merda. Giorni fa l’agenzia delle entrate mi intima entro sessanta giorni di ripresentare la documentazione risalente a quattro anni fa – anno 2002 – della denuncia dei redditi sul modello 730. capito? Io che sono dipendente pubblico e come tale ho tutto sotto controllo perché mi è impossibile evadere non avendo altre attività. Pago le tasse sulle trattenute a fonte dello stipendio. Ebbene c’è in questo Stato di merda chi ci guadagna a sbafo andando in giro per il mondo, alloggiando in alberghi di lusso e facendo sciopping gratis nelle migliori atelier di moda.”

“Puoi essere più concreto? La cosa mi incuriosisce un po’.”

“Alessandra L., la Presidentessa della Regione ha stipendio d'oro, preben­de, portaborse e auto blu. Ci mancava la parade a Manhattan in occasione del Columbus day. Alessandri­na Lonardo in Mistella, la presidente del Consi­glio regionale della Campania, si è recata a Nuova York con una delegazione di 160 persone: presidenti provinciali e sindaci e assessori e addetti stampa più un certo numero di mo­gli, che sarebbero «a carico dei mariti». Alessandrina ha incontrato Hillary Clinton candidata alle prossime presidenziali USA. Forse l’unico fine di questa parade costata alle casse regionali circa 700 mila euro è stato questo incontro. Sembra che a Cristoforo Colombo avessero predetto l’evento e  per questo volle scoprire l’America.

 

Intanto il popolo langue tra montagne di rifiuti, una disoccupazione galoppante, un esodo biblico dei giovani campani e le guerre di camorra, la corruzione e una giustizia con oltre 500 mila processi arretrati. Il servizio sanitario campano è il più costoso così come la benzina. Il premio nobel PHELPS dice riferendosi all’Italia che la forza delle corporazioni frena lo sviluppo. Questa disgraziata regione ferma da secoli e millenni. Stasi completa.”

“Pazienza.”

“Di queste cose la Alessandrina finge di occuparsi, ma fa come l’alunno distratto che dice ai genitori di studiare, ma ha altro per la testa.

Pasolini pure aveva avanzato una previsione: vedo intorno a me un mondo doloroso sempre più squallido. La Alessandrina degna moglie di un uomo di potere fine a sé stesso, incarnerebbe bene questa tendenza.    

Aggiungo riflessioni di un anno fa, ma che si adattano all’immutabile presente.

   Il cambiamento sostanziale nella vita politica italiana degli ultimi anni è stato il raduno dell’IDEOR nel beneventano. Cosa sia questo partito di Centro a nessuno è dato sapere. Che programma abbia, idem. Solo vaghi accenni di riformismo alla buona che lasciano il tempo che vogliono. Altri Stati hanno fatto progressi da gigante uscendo dalle piaghe del terzo mondo e sorpassandoci. In Italia c’è stagnazione, stasi piatta come nel Seicento. L’emblema di tale stasi è l’IDEOR di Mistella e consorte. Una stasi che nel sud Italia dura da cinquant’anni. Una volta c’era la DC di Re Mita, del clan degli avellinesi con il lungo codazzo di enti inutili gestiti a livello clientelare. Adesso imperversano i Mistella con l’elettorato di Benevento similare a quello di Avellino in mentalità, corruzione ed inoperosità: l’evoluzione della specie. Altrove cambiamenti radicali ed epocali con nuove nazioni ai vertici dell’economia mondiale, qui solo gente falsamente blasonata. Il ciclone del potere si è spostato da Avellino a Benevento con identica forza distruttiva.

 

  Il popolo ben pensante rifletta: i Mistella coniugi benestanti, guadagnano al mese oltre cinquantamila euro trovandosi al centro di un complesso sistema di potere e inveterate collusioni. La moglie passa ore per trucco, tupè, depilazioni e iniezioni al silicone. Nelle pubbliche riunioni la donna – presidente della Regione Campania - si assenta avendo in dotazione appartamentino apposito per siesta, toilette , strucco e trucco. Per cinquantamila euro mensili i Mistella danno di sé pura immagine, non fatti, né contenuti incontestati. La parabola del cambiamento in Italia è avvenuta solo dal punto geografico: da Avellino a Benevento. Viva l’Italia. “

“Cazzo! Allora 29”

“Che significa mi prendi in giro?”

“No.”

“Sì invece. Qui a Napoli il cazzo fa 29.”

“Tu sei incazzato e allora ho pensato che un semplice terno ti allevierebbe la rabbia per poco tempo. Invece con una quaterna sulla ruota di Napoli saresti appagato. Giocati allora, ascolta bene, oltre che il 5, il 77 e l’88 anche il 29.”

“ Allora posso andare?”

“Vai pure, ma calmati.”

“I numeri sono: 5, 77, 88, più il 29, vero?”

“Esatto.”

“Caro arringatore, se non vinco ti prendo di sana pianta, ti metto sul furgone e ti porto diritto alla fonderia.  In vita mia fino ad adesso ho giocato le date della mia nascita – giorno, mese ed anno – il giorno e l’ora esatta del mio matrimonio andato in malora, la data (ora esatta, giorno, mese ed anno) della mia assunzione nello Stato e non ho mai vinto niente. Bada, la mia pazienza ha un limite. Sono io che comando qui. Capito?”

“Ciao e abbi fede.”

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ZONE FRANCHE

  

   Da cinquantacinquenne le frasi in lettere cubitali sul giornale lo avevano allarmato accendendo aree nervose dell’amigdala, dell’ippocampo e contattando le corticali pre frontali ed altre d’indeterminata funzionalità.

   Il quotidiano riportava in prima pagina la cronaca del giorno prima:

 

LA RIVOLTA DI MILANO E LE REAZIONI IN CINA. SERVE EQUILIBRIO.

SPERIAMO IN UNO SPIRITO DI EQUITA E GIUSTIZIA.

LA TREGUA DI CHINATOWN, MA LA PROTESTA CONTINUERA.

SESSO, CLANDESTINI E MERCI CONTRAFFATTE, COSI LA TRIADE GESTISCE TRAFFICI E DENARO ALL’INTERNO DI ZONE FRANCHE.    

 

   Ci sono zone franche ovunque. Zone dove la Legge non arriva perché ci sono i capizona - camorristi, mafiosi, ‘ndranghetisti e similari. Poi ci sono le zone franche cinesi, islamiche, dell’est europeo con regolamenti autoctoni.

   In pochi rispettano la legge dello Stato oppure ne sono costretti perché facilmente soggetti ai controlli dell’ufficio delle tasse, del datore di lavoro e in casa dalla moglie. A pensarci bene anche in casa ci sono aree franche con esclusivo accesso in pantofole e mai con scarpe. C’è poi il guardaroba e i comodini riservati all’oggettistica della coniuge oltre alla scarpiera tant’è che ne ha comprato una per le proprie scarpe. E poi col telefonino della coniuge come la mettiamo? Oppure con la borsetta, i conti della spesa e la cucina? Gli utensili in cucina chi li ordina e censisce? Campi riservati dove solo lei ci mette liberamente il naso. E i lunghi enigmatici mutismi che la prendono all’improvviso senza un reale perché? Non sono questi silenzi coniugali zone di pensiero franco?

 

   Estrapolando, ci sono le categorie iper protette con spiccata autonomia gestionale come quelle dei prof. universitari, dei notai e dei bancari.    

   Si sentiva libero solo in bicicletta. Con la bici faceva campagnole percorrenze assaporando l’aria primaverile ricca di umori, con la faccia ai venticelli e l’illusione che nessuno lo controllasse. Lasciava la bici in una forra e s’inoltrava per il bosco osservando ampi declivi erbosi, valloni pieni di siepi e tra i rami sconosciuti uccelli. Anche lì una volta come se una voce spuntata da chissà dove a dirgli:

   “Questo non è il posto cui appartieni.”

 

   Quelli delle zone franche fanno soldi a palate e vivono in un altro mondo con regole inusitate, interdette ai comuni mortali. Quelli delle zone franche fanno affari e contattano i politici. Egli invece è invisibile come una particella sub atomica il cui percorso si evidenzia tramite particolari esperimenti negli acceleratori del CERN. Se trasgredisce, la sua esistenza si rende visibile ai controllori che lo rilevano e lo colpiscono. Deve vivere correttamente. Non esistono alternative. Può illudersi di essere libero solo in bicicletta su una strada di campagna o nel bosco facendo però anche lì attenzione a rispettare i divieti anti inquinamento, le norme della stradale e forestale.

 

  Dove lo Stato è assente come nei Quartieri spagnoli tutto è consentito, anche il delitto vista l’alta incidenza di killer impuniti a Napoli. Nelle zone franche non si lotta per arrivare a fine mese senza debiti. Da comuni cittadini meglio è non ammalarsi: subentrerebbero spese suppletive come i ticket per le visite mediche, le medicine e la degenza ospedaliera. Non giocare al lotto grosse cifre, non fumare, sperare che la moglie non si ammali, non abbia problemi ginecologici o di climaterio visto che l’età avanza, non prendere contravvenzioni e accordarsi senza dover ricorre agli avvocati. L’esistenza in chi non è in zona franca deve passare inosservata come la sua che vive al di sotto della soglia della visibilità e al di sopra appena di quella di povertà. Non disturbare chi manovra grosse somme, ha imponenti rendite finanziarie e vive da nababbo. Quelli stanno in zone franche in tutti i sensi, le uniche con accesso ai mass media dove ci sono sempre le stesse facce, i medesimi soggetti come in una cricca. Le loro immagini diffuse in mille modi e pose: da vestiti, semi vestiti o nudi, con o senza accompagnatrice; con cravatte e scarpe firmate o spigliati in apparente rivolta all’imperante conformismo. Rotocalchi, riviste di gossip, quotidiani, o le tivvù private fanno a gara nel riportare le notizie dei VIP, i nuovi dei. Anche la tivvù statale non scherza nell’evidenziare le stesse facce ad ogni ora. Reality show, reality finction, gli E.R., gli show calcio, la soap opera: zone franche con inamovibili personaggi. Olimpi irraggiungibili dove l’aria è celestina e priva dello smog che alligna in suburra. Di là l’Olimpo, di qua l’Ade.

   Perché in politica non è lo stesso? Ricordò una frase letta chissà dove: la politica italiana così cupa ed ingarbugliata, così tragica ed indecifrabile…anche lì le zone franche.

   Gli ebbe detto un religioso in soccorso ai suoi angosciosi dilemmi:

“Perché il Padre eterno è forse libero? Deve fare solo il Bene. Uno che deve fare solo il Bene lo definisci libero? Uno che deve sempre aborrire il Male che comunque esiste, è libero? Poi è risaputo: nell’aldilà ci sono zone franche, vedi l’Inferno.”

“Allora è una necessità generale. Neanche dopo…dopo la morte se ne può fare a meno.”

   

   Così è. Da un po’ questa frase girovagò nelle sue circonvoluzioni cerebrali fuoriuscendogli spontanea nei pensieri: così è. Oppure la variante: così deve andare. Più osservava il mondo brulicante e più ripeteva tra sé e sé: così è.

   Anche nel cervello c’erano zone franche: pensieri bui, sogni strani, speranze che la logica cosciente a stento riesce a troncare, tensioni irrazionali, afflati, fantasie erotiche, frasi ermetiche. Oppure se toccava il corno che la moglie solerte gli aveva cucito sotto giacca. O l’amuleto dietro porta di casa. Erano tutte zone franche al di fuori della comune logica. Zone aliene.

 

Andare avanti schivando accidenti interni ed esterni. Evitare zone franche dentro e fuori. Così è.  

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SOGNI

   Ricevo due visioni diverse a seconda se guardo lo stesso quadro o un poster direttamente o riflesso in uno specchio. Ciò che cambia è la direzione dei raggi solari o la fonte luminosa che impressionano la mia retina. Se osservo un quadro davanti a me i raggi luminosi hanno un determinato percorso diverso che se vedo lo stesso quadro dallo stesso posto, ma girando un po’ la testa e guardandolo riflesso da uno specchio. La diversa percorrenza della luce che incide sulla mia retina mi procura una differente lettura dello stesso quadro, di una medesima immagine o altro.

   Idem nel sogno. Ciò che si sposta è la coscienza. Da sveglio occupa determinate aree corticali; se ricordo un fatto ad occhi chiusi,