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Filéo
Una spaziosa stanza da letto in un palazzo della
vecchia Roma, antica
dimora di principi e consorti; la camera è in
penombra: è pomeriggio,
all'incirca le 15; mobili antichi, ricordo di fasti
gloriosi, ma passati,
coperti da un sottile ma cospicuo strato di polvere;
vecchi oggetti
appoggiati su di un tavolino: un calamaio, un libro
aperto dalle pagine
ingiallite, un paio di occhiali; una sedia di legno
intarsiato, accanto al
mobiletto; al centro troneggia un grande letto, di
legno anch'esso: fattura
fiorentina, con l'alta spalliera a motivi decorativi
floreali, intarsiati
nel legno: ma se ne vede solo una parte, un angolo, al
lato sinistro; il
pavimento è scuro e marmoreo.
Di fronte a tale lato del letto appare un'altissima
finestra rettangolare
lungo il senso della sua altezza: l'aria è primaverile
e c'è un leggero
venticello; fuori il panorama regalato da una Roma
delicatamente sfiorata
dalla luce del sole. La stanza è al 2° piano.
Olga procede a piccoli passi pesanti verso la
finestra: è una signora di
settantacinque anni, magra, vestita di scuro, toupé di
capelli bianchi,
preparato con poca maestria lasciando cadere sciolti
ai lati del viso alcuni
capelli, ricci; gli occhi sono lucidi e cerulei, la
carnagione chiara,
attraversata da rughe poco profonde; il suo aspetto
tradisce l'eco di una
giovinezza florida e avvenente.
Arrivata alla finestra, lentamente, ma con mano
sicura, procede per aprirla;
la spalanca: osserva il cielo; il venticello le scosta
i riccioli sciolti,
lei chiude gli occhi, respirando profondamente.
Immagini di una ragazza, intenta a finire il suo
lavoro di ricamo; due
bambini paffuti che si rincorrono davanti a lei; la
luce del sole; un uomo
che l'osserva silenzioso. Olga riapre gli occhi,
sorridente.
"Ricordi quella mattina. quando ci incontrammo." - la
sua voce era chiara,
calma, come un ruscelletto di montagna -
"Non pensavo a te"
"Ma tu arrivasti"
Olga inspirò profondamente, guardando lontano, oltre i
colli.
"Ma sì, sì" - espirò -
"Ti ho cercato, è vero"
"Ti ho cercato tanto"
"Non ti ho mai raggiunto, però"
"Eppure avevo bisogno di te"
"Disperata?"
"Non ricordo di esserlo stata mai"
"La vita procedeva. i bambini."
"Lo so"
"Mi hai sempre amata"
"Anch'io, forse"
"Tu lo sai?"
"L'hai sempre saputo?"
"L'abbiamo sempre saputo"
"Perché, allora."
"Perché, dunque"
"Perché lo diciamo ora?"
"Perché solo ora"
"E' tardi, ora"
"Lo so"
"Era difficile"
"Siamo stati soli"
"Insieme"
"Soli"
"Ti ho sempre amato" - disse la donna -
". sì.." - abbassò lo sguardo -
"...anch'io" - concluse -
Olga abbozzò un sorriso. La finestra doveva tornare
chiusa.
Fece rumore nel girare la maniglia.
Si girò. Il grande, maestoso letto davanti a lei non
era vuoto: suo marito
l'aveva lasciata mezz'ora prima. Era morto.
Olga si lasciò cadere sul letto, accanto a lui.
Chiuse gli occhi.
"Ti ho sempre amato, in silenzio" - disse -
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