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Enzo Pruneti

La Wehrmacht

Il premilitare

Gosto

La Sapplex

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

La Wehrmacht

 

 

Era il primo pomeriggio del 12 settembre del '43.

Lo scrivente con un gruppo di amici dai 12 al 15 anni stava discutendo della guerra: eravamo già al quarto anno.

I ragazzi dell'epoca, cresciuti con i racconti dei reduci della Grande Guerra, seguivano molto questo argomento.

Lo squagliamento del Regio Esercito era di appena 3 giorni prima. I soldati, privi di ordini in quanto il Re e lo Stato Maggiore erano fuggiti al Sud, si ritrovarono autocarri del R.E. che avendo finito il carburante erano sui bordi delle strade, muli che vagavano per i campi alla ricerca di un padrone, torme di soldati per metà vestiti in divisa e per metà in borghese che cercavano la via di casa.

L'altro argomento di noi ragazzi era il sesso, però si poteva dire che si stava a 5 a 1, in quanto le donne erano parificate a tante madonne, erano considerate entità eteree ed inarrivabili.

Dalla collina di faccia al nostro paese, ad una distanza di circa 5 km, si intravedeva una autocolonna tedesca, che avanzava nella nostra direzione con circospezione in quanto temevano forse un'imboscata.

Invece i 72 soldati locali il 9 settembre furono richiamati a Firenze, disarmati ed inviati in vagoni piombati in Germania.

Lanciai subito un'idea ai miei amici: "Andiamo tutti a casa a prendere la tessera della GIL, quella con il testone del Duce, e poi portiamoci alla piazza dove faranno senz'altro sosta".

Dopo una decina di minuti eravamo davanti al bar della piazza. Per primo arrivò un sidecar Zundapp con tanto di mitraglia in posizione, seguito da una Volkswagen, poi una decina di autocarri con un centinaio di soldati, chiudeva la colonna una WV anfiba.

Si fermarono di fronte al bar e qualcuno prese un caffè di surrogato (di solito imperava la Vecchina: melassa e ceci torrefatti). Tutte le materie prime erano in mano a gli Alleati, per 5-6 anni tanti prodotti oggi di uso normale sparirono.

Nella piazza stavano seduti sulle panchine un paio di vecchietti (i pensionati allora erano merce ultrarara).

Ii soldati, che erano in divisa estiva con pantaloncini corti, ci chiamarono e ci regalarono delle tavolette di surrogato di cioccolata... si vede che anche in Germania vi era già una specie di Ferrero.

Ammirammo le loro armi, specie le MP 4O. Enorme successo ebbe la WV Anfiba: sul bordo di essa un sottufficiale ci aveva messo la sua giacca in quanto faceva caldo. I deutsch non ci chiesero niente tipo se ci fossero soldati del R.E. in zona , né altro.

Dopo una trentina di minuti ripartirono in direzione di Empoli.

Il giorno dopo il mio amico Boba mi offrì una bella stilografica di gran pregio per una lira... l'aveva sgraffignata alla giacca del sottufficiale della WV anfiba.

Respinsi l'offerta sdegnato.

 

 

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Il premilitare

Chi avesse avuto l'occasione di passare il sabato pomeriggio negli anni Trenta dal mio piccolo paese in provincia di Firenze, avrebbe avuto la sensazione di trovarsi dentro una caserma o in una piazza d'armi.

Baldi giovanotti dai 18 ai 21 anni in divisa da giovani fascisti (pantaloni grigio verde e camicia nera) marciavano per le strade del paese, facevano ordine chiuso con una grinta da far impallidire i soldati della Wehrmacht e della Legione Straniera.

Infatti fatta la visita di leva, tutti gli abili dovevano partecipare ogni sabato pomeriggio al premilitare.

Il premilitare durava per ben 3 anni. Poi al 21° anno d'età, prestavano il servizio di leva.

Ci furono varie classi che oltre a questo "antipasto" si fecero un paio di anni di militare, poi vari anni di guerra ed infine di prigionia, ritornando a casa molto vicino alla trentina di anni.

Qualcuno penserà che ci siano stati dei "renitenti" a questa vessazione...

Mi ricordo di un solo caso. Due giovani contadini di una frazione vicina al mio paese lo evitarono perché avevano da fare dei lavori urgenti nei campi. Furono regolarmente manganellati e poi portati in caserma dei RR. CC.

Vediamo di descrivere come si svolgeva nei particolari il premilitare.

In un viale il farmacista locale (colonnello delle trasmissioni) faceva srotolare delle bobine del telefono e poi organizzava il collegamento. Altri, sempre sotto il suo comando, tentavano di collegarsi con un rudimentale apparecchio radio. Un altro gruppo era su di una collina a 1O km. Un agrario locale (capitano dei reparti motorizzati) spiegava il motore a scoppio ed il diesel, oltre a tentare di spiegare il funzionamento dei carri armati aiutandosi con un vecchio trattore a cingoli.

Il padre di un mio amico, ex ardito della Prima Guerra Mondiale, utilizzava i sassi giusti (dal peso di circa 5OO g) per insegnare il lancio delle bombe a mano.

Il padre di un altro mio amico (ex sergente maggiore nella Prima Guerra Mondiale) spiegava le meraviglie del fucile 91, che già allora era di "mezza età".

Intanto su una collina vicina, decine di giovani del terzo anno sparavano un caricatore di detto fucile contro un promontorio calcareo. Subito dopo ferveva la raccolta dei bossoli che sarebbero stati ricaricati.

Una volta non se ne ritrovava uno e tutta la truppa lo stette a cercare per ore. Lo aveva preso il mio amico Boba, il quale poi lo voleva vendere il giorno dopo ad altri amici per 2O centesimi!

Furono approntate delle piazzole per le mitragliatrici Fiat, quelle della guerra di Libia del 1911, ma non si videro ma

Cominciò la Seconda Guerra Mondiale.

Si pensava che il Regio Esercito sgominasse tutti con alle spalle un super addestramento del genere...

invece passò da una sconfitta ad un'altra, fino a che l'8 settembre 1943 dovette chiedere la resa.

 

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Gosto

Il podere di Gosto rimaneva secondo il gen. Kirkman della VIII Army nella zona dei nomi in codice Atlanta e Brooklyn; secondo il generale Kesserling, comandante delle forze tedesche in Italia, nella Paula line, l'ultima sua linea difensiva per Firenze.

La Paula line iniziava alla Ginestra e terminava a Chiesanuova. Era una barriera naturale prima della citta del Fiore. Il leiter aveva avuto anche cinque carri armati per difendere la linea: erano 3 Tiger e 2 Panther.

Dalla parte della VIII Army i carri erano diverse centinaia di Sherman. La qualità era inferiore rispetto all'altro tipo. Infatti nello scontro fra un tiger e un panther, al Castellare, almeno una ventina di carri canades, furono distrutti dai due carri tedeschi, prima di essere colpiti sui lati. Un tiger fu catturato dagli scozzesi alla Romola ed uno fu distrutto alle Gore. Solo uno di questi carri potette rientrare a Firenze.

Nella zona i tedeschi prepararono anche un trincerone, poco profondo il quanto il suolo è di pietra serena (quella usata per tanti edifici fiorentini... infatti vi erano all'inizio del secolo molte cave).

Hans, un giovane diciannovenne della Wehrmacht uscì dal trincerone e si diresse ad un pesco, carico di frutti. Pochi istanti dopo un caccia-bombardiere annaffiava con le mitraglie la zona. Era il 2 agosto del I944. Il soldato fu ucciso. Ora riposa nel cimitero della Futa.

La Paula line, nelle intenzioni di Kesserling, doveva tenere almeno per un mese in quanto la Olga line in posizione svantaggiatissima tenne due settimane. Sennonché per ragioni inispiegabili il 27 luglio fu abbandonato S. Casciano. Da lì l'VIII Army poteva puntare su Chiesanuova, isolando il saliente difensivo.

I tedeschi abbandonarono la linea in fretta e furia ed il giorno 4 agosto i soldati dell'VIII Army erano oltrarno.

Il comandante di Hans pensò che questo giovane poteva ancora servire alla causa del Reich, quindi non lo seppellì (anche perché nella pietra era un lavoro lungo e difficile) e lo lasciò che sembrava dormisse, con il suo bell'orologio in mostra. Qualche soldato dell'VIII Army sarebbe andato a toglierlo e ci piazzò due mine antiuomo a strappo nei paraggi.

Gosto a quell'epoca era un giovanissimo contadino di quattordici anni. A causa della sua passione per i bovi il fattore gli diceva sempre che nel futuro sarebbe stato un bifolco eccezionale. Il giovane lavorava quanto un adulto. Il padre era disperso in guerra e dopo di lui c'erano vari fratellini e sorelline da campare.

Quando Gosto sentì che i tedeschi avevano tagliato la corda, uscì dal rifugio e volle andare a vedere quello che era successo. Trovò il cadavere di Hans e si avvicinò,forse per togliergli l'orologio o per rendersi meglio conto se il soldato era effettivamente morto, dato che sembrava dormire. Una mina esplose e gli spappolò le gambe.

I soldati neo-zelandesi che erano nei paraggi sentirono l'esplosione e accorsero. Il giovane fu portato all'ospedale da campo con una jeep e subito gli vennero amputate le gambe.

Passarono mesi ed anni, la guerra fu dimenticata. Gosto ora si spostava con un carrettino di legno con 4 cuscinetti a sfere alle ruote, aiutandosi con le braccia muscolose.

Gli amici si erano sposati, i genitori morti, viveva presso una sorella.

Un giorno volle andare a vedere dopo anni il luogo della sua disgrazia. Vide la seconda mina, a quel punto ben visibile perchè l'acqua aveva eroso il terreno intorno e ci diresse il suo carrettino

 

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La Sapplex

 

Il treno attraversava velocemente la galleria di Vernio.
Si era nell'aprile del 1940.
Il nostro protagonista Carmelo, nella sua elegante divisa di sottotenente del Regio Esercito, era diretto a Torino presso il reggimento Savoia, Cavalleria... sì, proprio quello del Principe Umberto futuro re d'Italia.

Carmelo aveva passato da poco la ventina. Era nato a Crotone in Calabria, era alto poco meno di 180 cm, capelli lisci carichi di brillantina come si usava in quell'epoca, un paio di baffetti alla Clark Gable, colorito da nord-africano (si vede che i saraceni avevano battuto molto la zona).

Carmelo ripensava a quanto erano stati avventurosi per lui gli ultimi anni. Ripensava al seminario: qualche suo compagno era ormai vicino a cantare Messa.
Ripensava anche allincontro con Santina nelle vacanze estive di qualche anno fa e di quando gli aveva tolto la lunga tonaca da seminarista. Quando poi a settembre era ritornato in seminario non riusciva più a studiare ripensava sempre alla " farfallina" della ragazza fino a che nelle vacanze di Natale il padre venne a prenderlo per riportarlo a casa definitivamente. Sapeva esattamente cosa gli aveva detto il padre rettore:
"Caro Maresciallo, vostro figlio era uno dei nostri migliori allievi. Per sei anni sempre il primo della classe. Dopo le vacanze estive è rientrato svogliato. Un suo compagno ci ha riferito che si masturbava invocando una Santa... non ha capito quale. Si immagina quale sacrilegio! Per dirla in breve vostro figlio fotterebbe chiunque... è assatanato di sesso. La Chiesa ha bisogno di preti però solo di elementi eccezionali. Può darsi che nel futuro sia costretta ad abbassare la qualità, al momento per ognuno che mandiamo a casa ci sono tre rimpiazzi. Il ragazzo è in gamba: lo faccia studiare da maestro. Però il prete non lo può assolutamente fare, sarebbe un prete con harem ".
Il babbo sapeva bene di che Santa si trattava: era la Santina, la figlia di Adele, la quale aveva 16 anni ed era di una tal bellezza meridionale che non ve ne erano di così belle. Solo era nata da una puttana, idem sua nonna e bisnonna: andavano con tutti anche ultra sessantenni. Suo figlio era stato una facile preda.


Qui faccio un breve appunto.
Santina riuscì a farsi sposare da un bracciante del luogo. Dopo la guerra emigra, come tanti calabresi, a lavorare nelle serre Liguri della Riviera. Sua figlia Bocca di Rosa viene immortalata da De André nell'omonima canzone.

In treno il padre maresciallo gli fa una limitata ramanzina, poi gli dice:
"Noi del sud non abbiamo scelta, possiamo avere solo due padroni: o la Chiesa( e con Santina l'hai buttata alle ortiche) o lo Stato. Gli altri padroni sono scarsamente affidabili e poco duraturi. Farai il maestro perchè il padre rettore mi ha detto che se vuoi le cose le capisci molto bene."

E maestro fu con il miglior punteggio della classe e non rivide più Santina.

"Il militare incombe", disse il babbo ,"e tu farai l'ufficiale".

Carmelo rivangò i sei mesi di durissimo corso alla scuola ufficiali di Cesano: alla fine i gradi e la destinazione Torino. "La città", dicevano i compagni, "è una piccola Parigi, le femmine locali sono libere alla pari con le francesi fortunato te!".

A Milano Carmelo cambiò treno. Ammirò la bellissima stazione creata dal Fascismo nove anni prima, poi fece delle riflessioni sul regime che non lo convinceva tanto (dalle sue parti erano tiepidi verso questa dittatura, in seminario qualcuno dei professori era larvatamente contrario però alla maggior parte degli italiani e in particolare quelli del Centro Italia piaceva un sacco). Acquistò il Corriere della Sera: parlava della guerra in corso fra gli Alleati ed i tedeschi, gli uni al calduccio della Sigfrido, gli altri nella Maginot.

L'inverno era ormai passato e a movimentare le corrispondenze dei giornali vi era la guerra russo-finnica. Belle corrispondenze di un certo Montanelli che ne farà di strada ....

"Toh!", disse fra sé "C'è uno sbarco tedesco in Norvegia. Questa guerra si sta scaldando... però che freddo fa al Nord! Da noi sullo Jonio i miei vecchi compagni faranno già il bagno, beati loro. Eccoci a Porta Nuova... chiedo alla ronda dove si trova la caserma".

Il giorno dopo Carmelo era già ufficiale di picchetto: onore e gloria agli ultimi arrivati è sempre stato lo slogan dell'esercito e di tutte le organizzazioni statali.

Primo fine settimana a Torino.
Il tenente Bacchelli, un toscano arguto, gli dice: "Caro il mio terroncello, stasera ti porto al Paradisino. E' la migliore casa chiusa di Torino. Il colonnello comandante ci ha preso moglie: la sua ancora bella ma stagionata compagna era una ragazza di questo casino. A detta di chi li conosce da anni è successo dopo la Prima Guerra Mondiale. E' stata non fedele ma fedelissima, tanto le sue battaglie le aveva fatte prima".

Carmelo gli spiegò che l'amore mercenario non gli andava bene: "La femmina la voglio ma senza pagare una lira."

" Cazzi tuoi", disse il toscano, "Oggi c'è il cambio della quindicina... vedessi che roba!".

Il nostro gli disse che voleva vedere la città che gli sembra tanto bella e semmai sarebbe andato a vedere un film. Il giovane girò la città in lungo e largo. Per prima cosa andò a visitare lo stabilimento del Lingotto. La Fiat aveva fatto le cose in grande: sul tetto vi era una pista automobilistica... da Formula 1. Vide le migliaia di operai che si alternavano al lavoro. La città era veramente la piccola Parigi che gli avevano detto; la gente era di una gentilezza unica. Molte ragazze lo notavano: era avvolto nella sua bella mantella dal fondo della quale spuntava la sciabola. Alla fine entrò nel Supercinema dove davano un film americano "Tre ragazze in gamba crescono" con Deanna Durbin, la sua passione. Finì il primo tempo e si accorse di essersi messo accanto ad una ragazza sulla sua età di altezza normale ed un curioso nasino alla francese. Essa era sola: al suo paese avrebbe avuto almeno la mamma, la zia e forse altri. Carmelo estrasse il suo portasigarette d'argento e offrì una mentola. La ragazza accettò di buon grado, poi parlarono di Deanna della quale erano entrambi fan tutti e due: avevano visto tutti i suoi film. Poi ad un certo punto la ragazza si alzò ed uscì dalla sala. Il nostro ufficiale continuo a guardarla: aveva classe ed era vestita con buon gusto, niente a che vedere con le ragazze del suo paese.

Passarono due mesi.
Arrivò la dichiarazione di guerra ed il primo bombardamento francese su Torino. Il Savoia Cavalleria prestò i primi soccorsi alle case dei bombardati.

"Signor Tenente, è vero che i francesi usano bombe ad aria liquida?", chiese il suo attendente Giuseppe.

"Non lo so proprio... a Cesano non ce ne hanno parlato", rispose Carmelo "Questa ragazza leggermente ferita la conosco! Ovvero riconosco il suo bel nasino... portiamola subito all'ospedale!" . Era una cosa da poco: la ragazza si chiamava Clara, era la vicedirettrice del laboratorio Martina dove si producevano busti e reggiseni, una delle più importanti aziende italiane del settore. L'azienda aveva già decine di anni di anzianità. I maschi italiani non sapevano quanta cura questa azienda mettesse per vestire il "sotto" delle donne. Essa occupava un centinaio di ragazze e produceva busti, reggiseni, reggicalze. Martina vestiva le donne italiane affinché i loro maschi spogliandole le trovassero al meglio.

La Francia capitolò dopo pochi giorni. Nel frattempo il nostro tenentino era andata a trovare all'ospedale Clara un paio di volte . Ella era guarita dalle escoriazioni del bombardamento.

"Giuseppe, cosa dicono in compagnia su di me?", chiese Carmelo un giorno al suo attendente.

"Che è un gran fetente! Nessuno era mai arrivato a misurare il cubo con il metro... uno che gli mancava un centimetro ha avuto cinque giorni di consegna".

Carmelo sorrise: "Io faccio solo rispettare la legge".

L'attendente poi seguitò: "Gli autieri dicono che lei almeno una volta a settimana vuole che spolverino i vecchi 18 BL della Prima Guerra Mondiale anche sopra la scatola del cambio... mai successa una cosa del genere".

"Io, caro Giuseppe, non mi invento niente. Nel libretto 406 c'è scritto di effettuare anche questa pulizia. Io faccio solo rispettare gli ordini. Ricordati che l'obbedienza deve essere pronta rispettosa ed assoluta. Se devono spolverare questa scatole è giusto che lo facciano."

Il colonnello aveva una figlia Maria la quale stravedeva per il bel tenentino. Per la festa del reggimento e relativo ballo Carmelo la fece ballare. Il colonnello e sua moglie ci fecero un pensierino per averlo per genero.

Questo calabrese bello e di classe, forse un po' pignolo, rimase per i tre anni successivi in caserma mentre altri finivano nei vari fronti.
Era diventato indispensabile per addestrare le reclute.
Teneva Maria sulla corda ed in città si era costituito un vero harem. Come aveva visto giusto il padre rettore del seminario!

Il 25 luglio del 1943 cadde il Fascismo. Al nostro non gliene importava un granché. Due giorni dopo fa sparare su un gruppo di manifestanti antifascisti: due morti e 5 feriti.

Una ragazza con un certo nasino gli sputa in faccia: "Io rispetto gli ordini che mi sono stati dati", egli dice, "Ma tu sei Clara!".

La ragazza risponde "E tu sei quel figlio di cane di un terrone che fai sparare su gente disarmata! Ti odio!".

Arriva l'8 settembre del 1943. Come tutti i reparti anche questo si liquefece. Carmelo faceva il possibile per tenere unito il reparto ma appena girava l'occhio i soldati si squagliavano.
La sera dell'11 entrarono in caserma un gruppo di borghesi con una donna da un certo nasino. Proprio da essa egli fu abbordato: " Vogliamo le armi: ci serviranno contro i tedeschi".

Il tenente cercò inviano il colonnello: già squagliato. Si appellò al regolamento. Gli uomini gli puntarono una pistola alla tempia e poi svuotarono l'armeria portando via in centinaio di fucili 91, 2 vecchie mitraglie Breda, una paio di casse di bombe a mano SRCM e parecchie munizioni. Un'ora dopo un carro Tigre ed una decina di soldati della Wehrmacht entrarono in caserma. Per prima cosa tolsero a Carmelo la sua amata Beretta 765, poi disarmarono i residui soldati deportandoli in Germania. Un ufficiale delle S.S. chiese a Carmelo se fosse fascista... lui rispose di sì, che era un patito di Mussolini. L'ufficiale tedesco gli disse di rimanere agli arresti: poteva essere più utile qui che nella sua nazione.

Nei giorni successivi il duce fu liberato dalla prigione del gran Sasso ed i fascisti ricominciarono a circolare. Carmelo ricevette la visita del colonnello Dolfi dello Stato Maggiore del generale Graziani. Si complimentò con lui per aver fatto sparare sui manifestanti mesi prima e di essere rimasto al suo posto mentre tutti scappavano. "Noi", disse, "Stiamo ricostruendo le forze armate della RSI e tu sarai capitano. Rimarrai in questa caserma che si chiamerà Piemonte Cavalleggeri non più Savoia come i felloni scappati al Sud".

Carmelo aveva poco da scegliere... l'Italia era divisa in due, gli Alleati erano a Napoli: meglio con lo stato come diceva suo padre, in questo caso un nuovo stato, che fare la fame.

Carmelo rimase in caserma un anno e mezzo. Ogni scaglione chiamato alle armi arrivavano tre gatti che dopo poco si squagliavano. Non vi erano né armi né divise. I tedeschi avevano poco loro figuriamoci se le davano ai reparti della R.S.I.! Se qualcosa davano, lo davano alle Brigate nere ed alla X Mas che li aiutavano nella lotta antipartigiana. A proposito della quale si sapeva della Repubblica dell'Ossola e di diversa azioni di Gap e Sap anche in città però al nostro capitano nessuno ruppe le scatole.

Fine Aprile del 1945.
Gli Alleati entrano in città, già liberata dai partigiani. Carmelo è sulla porta della caserma.

Alla sera un gruppo di partigiani entra in caserma, lo arresta e lo porta al comando della V Army. Dice il loro capo: "Questo ufficiale della R.S.I. ha fatto sparare sul popolo nell'agosto del 1943, è un criminale di guerra". Carmelo ribatte: "Io ho fatto solo quello che mi è stato comandato niente altro". Il maggiore americano sbrigativo scrive sulla sua pratica "COLTANO" così il nostro si ritrova in un mega campo di concentramento della piana di Pisa con brigatisti, soldati della X Mas, ecc. Un ufficiale americano gli consiglia di imparare l'inglese. Lui pazientemente si dedica a questa lingua facendo presente che in mezza Italia a quei tempi c'era ancora da imparare l'italiano.

Nel 1946 viene processato dalla commissione per l'epurazione: in 10 minuti di dibattito viene degradato ed espulso dall'esercito.

Ritorna a Crotone. Il padre era morto d'infarto qualche mese prima. Santina era partita per le serre liguri. La mamma, che finalmente dopo circa 8 anni lo ha in casa, lo copre di massime attenzioni soffocandolo nel vero senso della parola. Carmelo si iscrive al partito monarchico nel quale farà poca strada come del resto quel partito. Inizia a fare concorsi su concorsi oltre a ricercare un posto per insegnante. Purtroppo il grosso dei reduci era arrivato con quasi un anno di anticipo e posti per il nostro Carmelo non ce ne erano più. La mamma incomincia a dire: "Figghio figghio mio sistemati! Io sono ormai vecchia e posso morire da un momento all'altro e tu rimani solo! C'è Adele la figghia del massaro Saro che tanto mercato nero fece che ti guarda con occhio interessato... anche suo padre sembra d'accordo... ti sistemi per la vita".

"Mamma", rispose Carmelo, "Non mi piacciono le donne del Sud... tutte basse a grasse puzzano e sono pelose inoltre tutte di culo basso. A me piacciono le donne del Nord".

1948: il nostro partecipa alle elezioni del 18 aprile nelle file dell'Uomo Qualunque e viene regorlamente trombato. La sua regola era quella di scegliere sempre il cavallo sbagliato. Questo movimento era in fase ormai calante svuotato dal sorgente MSI. Però un giorno gli arriva questa lettera:

Caro il mio terroncello,
sai chi ti scrive? Clara.
Mi ci sono voluti anni per avere il tuo indirizzo. Da quando venimmo in caserma dopo l'8 settembre ci siamo persi di vista. Ho avuto il tuo indirizzo a Crotone da un tuo amico che ora comanda il IV Cavalleggeri, la tua vecchia caserma. Visto e considerato che tu avevi l'harem qui a Torino mi ero sposata con Luca uno dei comandanti delle brigate cattoliche DI DIO. E' morto che Dio l'abbia in pace nella difesa dell'Ossola dove finirono le tue armi.
Lavoro sempre alla Martina, sono rimasta l'unica stilista dell'azienda. C' è stato il cambio della proprietà e non è che mi ci trovi tanto bene. Ho saputo che tu sei stato epurato: è una vera ingiustizia.
Vieni subito a Torino che ho giusti appoggi per far riesaminare la tua posizione. Dopo il 18 Aprile noi D.C. contiamo molto per lo meno la paga da ufficiale dal 1945 ad oggi e la liquidazione te la devono dare. Più difficile farti riavere il posto.
Saluti e baci
dalla tua
Clara.

Carmelo saluta la mamma e parte per Torino: è l'autunno inoltrato del 1948. Due giorni dopo sbarca alla stazione di Porta Nuova. Non resiste e per prima cosa va a rivedere la sua vecchia caserma. La sentinella vestita con la divisa dei soldati inglesi squadra questo signore distinto sulla trentina che osserva tutto: non sarà forse una spia.... Poi va all'appartamento di Clara.
La città non era più quella degli anni tristi della guerra: bei negozi, già un po' di auto in giro... finalmente incominciava a riprendersi.

Con Clara notte folle: la donna gli confida che fino dalla prima sera era rimasta affascinata da quel terroncello bello e di classe poi tutto li aveva divisi.

1949. Molti processi di epurazione fatti nell'immediato dopoguerra vengono nuovamente rifatti ed allo Stato Italiano non resta che pagare 4 anni di arretrati e la liquidazione a Carmelo. La testimonianza di Clara, vedova di uno dei più importanti capi della resistenza, fu basilare: le armi furono date dal tenente e non prese come era per la verità. Mancò pochissimo che il nostro terroncello non riavesse posto e grado... questa fu la restaurazione D.C. del dopo guerra. Il Terroncello e nasino alla francese si sposarono ed ebbero ... una Fiat 500 B con un fortissimo sconto da un operaio del Lingotto.

Un giorno Clara rientrè dalla manifattura notevolmente arrabbiata: "Il proprietario oggi mi ha bocciato un tessuto di nylon con il quale si possono fare reggiseni e reggicalze molto resistenti e di rapida asciugatura, non necessitano neanche di stiratura. Pensa che balordo! Invece il tessuto di raso di rayon dopo 3 lavaggi è da buttare... io l'ho sempre detto che quello non capisce niente."
Carmelo si avvicina alla moglie e le dice che lui conosce bene questo tessuto: nasce dal carbone o dal petrolio. In caserma avevano vari paracadute americani: sembrava seta però era di una resistenza incredibile. Qualche ufficiale si fece fare delle camicie che vennero bellissime. Clara disse: "Partiamo noi a fare questa produzione in taffettà di nylon. Iniziamo con i due reggiseni 104 e 204 B che vanno benissimo in rayon, noi li faremo con la nuova fibra ribattezzandoli".

1950: nasce la Sapplex.
Mentre torme di pellegrini da tutta l'Europa stanno andando a Roma, nasce la nuova manifattura. Clara aveva le idee giuste. Si può pensare che per avere un giusto partner abbia fatto ritornare a Torino il terroncello per inserirlo nella nuova azienda, questo non è dato a sapersi. Carmelo ci mette il nome Sapplex, il suo insegnante di inglese a Coltano gli aveva spiegato il significato di questa parola: era una cosa morbida e carezzevole. Era il nome giusto per questa produzione e la moglie fu d'accordo. Clara acquistò il tessuto che era in fase sperimentale e chiese anche un'opzione su tutta la produzione della tessitura. Il fabbricante del tessuto era un po' scettico e gliela concesse. La donna in cucina montò un grosso tavolo e su questo tagliava i reggiseni che il marito poi portava ad alcune vecchie lavoranti della Martina che erano andate in pensione. Di lìi ad un mese migliaia di capi erano pronti. La Sapplex pagava tutto per contanti: fra le liquidazioni dei due avevano oltre 3 milioni (70 milioni di oggi).

Carmelo con una bella borsa nera di plastica incominciò a girare i grossisti torinesi. Un po' scettici cominciarono a passare i primi ordini, poi Carmelo con la 500 B incominciò a visitare tutti i grossisti della regione. Era difficile scalzare la Martina in quanto erano decenni che trattavano i loro articoli però il terroncello era abile: se il grossista aveva una figlia per prima cosa gliene regalava uno ad uso personale.

Intanto era scoppiata la guerra di Corea: accelerata dell'inflazione e poi stagnazione dei consumi. La gente aveva pochi soldini ed era incerta se consumare o meno. Intanto il magazzino scoppiava. Carmelo ebbe due nominativi importanti sulla piazza di Genova, ci andò in treno e durante il viaggio ebbe una geniale idea. Fece un ordine fasullo per un'importante azienda piemontese che aveva 3 grossi magazzini. Gabbanella chiese di vedere l'ordine e ritenendolo vero gli piazzò 2000 dozzine del Belmoral da lire 200 e 2500 dell'Ascot da lire 420, il capo più bello. Carmelo pensò che quello era il suo gran giorno ed affrontò anche la ditta Marchisio. Entrò nel magazzino: alla cassa vi era una splendida ragazza di 18 anni circa, il nostro quando vendeva teneva la fede in tasca... Offrì un capo alla ragazza la quale andò ad indossarlo facendosi vedere dal padre il quale stravedeva per la figlia e per le fibre sintetiche. Piazzò un ordine di 4000 dozzine nel tipo economico. Il nostro non stava nella pelle. Ritorno a Torino con 8500 dozzine vendute pari a 102000 pezzi.
La Sapplex era ormai decollata.
Presero un capannone in una fabbrica di cioccolata fallita, alcune lavoranti interne per il taglio e le spedizioni e Clara andò a ripescare vecchissime lavoranti della Martina che erano andate in pensione da tempo. Tutti di buona lena a confezionare reggiseni in nylon.

Altri fabbricanti ebbero richieste di reggiseni in nylon, si rivolsero dal fabbricante il quale aveva con Clara l'opzione per questo genere di tessuto. Da brava pragmatista Clara ottenne 10 lire al metro per i tessuti da vendere alla concorrenza che andarono a defalco da quello che lei ritirava. Arrivarono cosi altri soldini a parte quelli che venivano dall'azienda.

Siamo già nel 1954.
La Sapplex sta lavorando ma sempre piena di debiti in quanto la capitalizzazione dei due soci era esigua. Molte volte Carmelo per avere un po' di liquidità doveva farsi anticipare dai suoi migliori clienti i soldi delle forniture che avrebbe fatto nei mesi seguenti. Questi gli prendevano anche il 20% annuo su queste forniture e l'azienda se non ci rimetteva andava in pari. Era arrivato a Milano, Venezia, in Toscana a Viareggio però come dice un proverbio di questa regione mangiava l'uovo nel culo della gallina. In estate erano andati con una fiammante Fiat 1400 Diesel a Crotone a trovare la mamma di Carmelo. Grandi feste da parte dei suoi amici tutti pronti al grande assalto al Nord come aveva fatto la Santina. La mamma di Carmelo subito li abbordò convinta prima o dopo di potersi "coltivare" un nipotino". "Figghi quando li fate?". La nuora rispose a bomba: "Mai, rovinano la linea". Essa si stava avvicinando alla quarantina ma era sempre una bella donnina. In quel tempo Carmelo iniziò a scoprire il gioco e ne fu affascinato: era entrato nel giro di industriali capitanato dal Maggiani, grande industriale di maglieria intima il quale aveva uno stabilimento di 450 dipendenti vicino alla Sapplex. Fu il contatto con questa famiglia che cominciò a contagiare i nostri due verso un tenore di vita più consono a dei piccoli industriali. Essi furono invitati nella villa del Maggiani dove aveva una dozzina di persone di servizio, loro avevano un bilocale e Clara faceva tutto da sé. I Maggiani li invitarono ad andare a sciare con loro nella villa di Limone Piemonte. Carmelo da buon meridionale non volle neppure calzare gli sci, Clara si provò e fece un brutto ruzzolone rompendosi una gamba. Rimase immobilizzata un paio di mes.i Intanto Carmelo si chiudeva con la sua assistente nel proprio ufficio. poi questa ragazza al diniego di lasciare Clara tentò il suicidio: grande scandalo, la ragazza aveva appena 20 anni e per la legge del tempo era minorenne. Il nostro terroncello mise mano a tasca e pagò... rimanendo ancor più all'asciutto.

Carmelo, conosciuto come il "Capitano" o anche il dottore, aveva un amico ex capo bastone della mafia sicula il quale gli consigliò di portare l'assicurazione dell'azienda a 300 milioni, poi gli disse: "Penso io a farti ritrovare la liquidità". Durante un viaggio in Toscana Carmelo ha la brutta notizia che la Sapplex era andata in fumo. Rientrò a Torino e trovò la moglie piangente di fronte alle mura annerite dell'azienda. L'assicurazione pagò: era la fine del 1955. Con la nuova valuta e con i consigli del Maggiani la Sapplex riparte in un nuovo stabilimento.

Nel frattempo i concorrenti non erano stati a dormire. Molte tessiture avevano fatto tessuti in nylon, in jacquard, in raso, in helanca-nylon.
Da altre regioni nuovi fabbricanti erano arrivati sul mercato con prezzi sempre più concorrenziali.

Nel frattempo lo stato aveva deciso di regolare con un legge il lavoro a domicilio. Un solerte ispettore calabrese gli diede una forte mazzata per le irregolarità in questo settore.

Clara si era invaghita del giovane fattorino dell'azienda e molto spesso si assentava dal lavoro. I nostri due ebbero un lunga discussione nella quale convennero che si sarebbero impegnati a corpo morto nell'azienda diversamente la concorrenza li avrebbe sbranati.

1959.
Il campionario Sapplex arricchito con bei bustini reggicalze e pancerine ha un enorme successo. Carmelo era arrivato sulla piazza di Roma e Napoli e si preparava non appena avesse aumentato la produzione ad invadere tutto il sud d'Italia. Erano gli anni del boom: la gente era alla ricerca spasmodica della merce e non era la merce che cercava di farsi comprare con tutti gli allettamenti possibili come oggi.

La Sapplex fra lavoranti interni ed esterni arriva a 300 dipendenti con liquidità sempre scarsa in quanto i margini erano ridotti, erano arrivati anche gli emiliani in questa produzione.

1962.
Carmelo di tanto in tanto ha sempre qualche sbandata per le femmine... come aveva visto giusto il padre Rettore del seminario! Inoltre era stato ripreso dal demone del gioco e nel lavoro aveva abbassato la guardia. Si era inserito anche in Calabria e Sicilia ed i suoi agenti inviavano fior di ordini. Sinceramente pensava che il futuro gli riservasse solo rose e fiori invece covava la "Congiuntura". Nei termini economici è sempre congiuntura... in quel tempo fu così chiamata la prima crisi del dopoguerra. L'economia era talmente surriscaldata che aveva bisogno di 2 o 3 anni per raffreddarsi, poi sarebbe ripartita in tono minore. Non eravamo alla vera crisi che arrivò poi veramente negli anni Novanta.

Gabbanini fece un bel fallimento. Era il cliente numero uno dell'azienda. Altri nel sud d'Italia lo seguirono. Carmelo si trovò senza soldi e pieno di merce. Tentò come anni prima di farsi anticipare i soldi dai clienti... in questo caso non partiva solo il guadagno ma una parte del suo capitale. Aumentò l'assicurazione a 15 miliardi e affannosamente si mise alla ricerca dell'amico mafioso. Questi era rientrato a Palermo e grazie ad un onorevole compiacente la sua mafia era ritornata vincente ed inserita in affari immobiliari da migliaia di miliardi. Carmelo gli telefonò ma il boss non si fece mai trovare. Si avvicinò a dei balordi locali, tirò il prezzo per 10 milioni: "Ci penso io", disse un torinese della mala certo Boby. Carmelo parte per una gita di vendite nel Veneto, la moglie non era mai stata messa al corrente: incendio bis. Questa volta l'assicurazione prima di pagare prende tempo. Offrono 50 milioni ad un elemento della mala era un incendio provocato in quanto era stata trovata una tanica di plastica semifusa e non un corto circuito. Boby confessa e Carmelo viene condannato a 24 anni di prigione in quanto oltre allo stabilimento erano andati arrosto due pensionati di una casetta vicina. Clara si separa e si mette insieme all'ex fattorino.

Carmelo ritorna in libertà grazie alle tante amnistie nel 1978. E' ormai vicino alla sessantina. Torino non fa più per lui e se ne ritorna in Calabria. A Crotone la vita era rimasta eguale a quando lui era andato alla scuola ufficiali. Al mattino si piazzava presso un bar e raccontava le sue mirabolanti avventure con "femmine" a Torino, a Portofino, a Montecarlo o Parigi. Erano i più giovani incantati dai racconti del "Colonnello" o del dottore, come si faceva chiamare.
Era sempre un bell'uomo: magro e dritto, con i baffetti neri mentre i capelli sempre lisci e ben pettinati erano diventati bianchi.

Nel periodo Sapplex si era venduto anche la casa paterna. I suoi parenti lo sistemarono in due stanze in una masserizia sulla collina dove durante l'inverno del 1981 il nostro terroncello tirò le cuoia.

Finisce male la prima avventura de I Miracolati del boom.
Purtroppo non poteva finire che così in quanto la coppia spendeva molto di più di quello che guadagnava.

 

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