Era il primo
pomeriggio del 12 settembre del '43.
Lo scrivente
con un gruppo di amici dai 12 al 15 anni stava
discutendo della guerra: eravamo già al quarto anno.
I ragazzi
dell'epoca, cresciuti con i racconti dei reduci della
Grande Guerra, seguivano molto questo argomento.
Lo
squagliamento del Regio Esercito era di appena 3
giorni prima. I soldati, privi di ordini in quanto il
Re e lo Stato Maggiore erano fuggiti al Sud, si
ritrovarono autocarri del R.E. che avendo finito il
carburante erano sui bordi delle strade, muli che
vagavano per i campi alla ricerca di un padrone, torme
di soldati per metà vestiti in divisa e per metà in
borghese che cercavano la via di casa.
L'altro
argomento di noi ragazzi era il sesso, però si poteva
dire che si stava a 5 a 1, in quanto le donne erano
parificate a tante madonne, erano considerate entità
eteree ed inarrivabili.
Dalla collina
di faccia al nostro paese, ad una distanza di circa 5
km, si intravedeva una autocolonna tedesca, che
avanzava nella nostra direzione con circospezione in
quanto temevano forse un'imboscata.
Invece i 72
soldati locali il 9 settembre furono richiamati a
Firenze, disarmati ed inviati in vagoni piombati in
Germania.
Lanciai
subito un'idea ai miei amici: "Andiamo tutti a casa a
prendere la tessera della GIL, quella con il testone
del Duce, e poi portiamoci alla piazza dove faranno
senz'altro sosta".
Dopo una
decina di minuti eravamo davanti al bar della piazza.
Per primo arrivò un sidecar Zundapp con tanto di
mitraglia in posizione, seguito da una Volkswagen, poi
una decina di autocarri con un centinaio di soldati,
chiudeva la colonna una WV anfiba.
Si fermarono
di fronte al bar e qualcuno prese un caffè di
surrogato (di solito imperava la Vecchina: melassa e
ceci torrefatti). Tutte le materie prime erano in mano
a gli Alleati, per 5-6 anni tanti prodotti oggi di uso
normale sparirono.
Nella piazza
stavano seduti sulle panchine un paio di vecchietti (i
pensionati allora erano merce ultrarara).
Ii soldati,
che erano in divisa estiva con pantaloncini corti, ci
chiamarono e ci regalarono delle tavolette di
surrogato di cioccolata... si vede che anche in
Germania vi era già una specie di Ferrero.
Ammirammo le
loro armi, specie le MP 4O. Enorme successo ebbe la WV
Anfiba: sul bordo di essa un sottufficiale ci aveva
messo la sua giacca in quanto faceva caldo. I deutsch
non ci chiesero niente tipo se ci fossero soldati del
R.E. in zona , né altro.
Dopo una
trentina di minuti ripartirono in direzione di Empoli.
Il giorno
dopo il mio amico Boba mi offrì una bella stilografica
di gran pregio per una lira... l'aveva sgraffignata
alla giacca del sottufficiale della WV anfiba.
Respinsi
l'offerta sdegnato.
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Il premilitare
Chi avesse
avuto l'occasione di passare il sabato pomeriggio
negli anni Trenta dal mio piccolo paese in provincia
di Firenze, avrebbe avuto la sensazione di trovarsi
dentro una caserma o in una piazza d'armi.
Baldi
giovanotti dai 18 ai 21 anni in divisa da giovani
fascisti (pantaloni grigio verde e camicia nera)
marciavano per le strade del paese, facevano ordine
chiuso con una grinta da far impallidire i soldati
della Wehrmacht e della Legione Straniera.
Infatti fatta
la visita di leva, tutti gli abili dovevano
partecipare ogni sabato pomeriggio al premilitare.
Il
premilitare durava per ben 3 anni. Poi al 21° anno
d'età, prestavano il servizio di leva.
Ci furono
varie classi che oltre a questo "antipasto" si fecero
un paio di anni di militare, poi vari anni di guerra
ed infine di prigionia, ritornando a casa molto vicino
alla trentina di anni.
Qualcuno
penserà che ci siano stati dei "renitenti" a questa
vessazione...
Mi ricordo di
un solo caso. Due giovani contadini di una frazione
vicina al mio paese lo evitarono perché avevano da
fare dei lavori urgenti nei campi. Furono regolarmente
manganellati e poi portati in caserma dei RR. CC.
Vediamo di
descrivere come si svolgeva nei particolari il
premilitare.
In un viale
il farmacista locale (colonnello delle trasmissioni)
faceva srotolare delle bobine del telefono e poi
organizzava il collegamento. Altri, sempre sotto il
suo comando, tentavano di collegarsi con un
rudimentale apparecchio radio. Un altro gruppo era su
di una collina a 1O km. Un agrario locale (capitano
dei reparti motorizzati) spiegava il motore a scoppio
ed il diesel, oltre a tentare di spiegare il
funzionamento dei carri armati aiutandosi con un
vecchio trattore a cingoli.
Il padre di
un mio amico, ex ardito della Prima Guerra Mondiale,
utilizzava i sassi giusti (dal peso di circa 5OO g)
per insegnare il lancio delle bombe a mano.
Il padre di
un altro mio amico (ex sergente maggiore nella Prima
Guerra Mondiale) spiegava le meraviglie del fucile 91,
che già allora era di "mezza età".
Intanto su
una collina vicina, decine di giovani del terzo anno
sparavano un caricatore di detto fucile contro un
promontorio calcareo. Subito dopo ferveva la raccolta
dei bossoli che sarebbero stati ricaricati.
Una volta non
se ne ritrovava uno e tutta la truppa lo stette a
cercare per ore. Lo aveva preso il mio amico Boba, il
quale poi lo voleva vendere il giorno dopo ad altri
amici per 2O centesimi!
Furono
approntate delle piazzole per le mitragliatrici Fiat,
quelle della guerra di Libia del 1911, ma non si
videro ma
Cominciò la
Seconda Guerra Mondiale.
Si pensava
che il Regio Esercito sgominasse tutti con alle spalle
un super addestramento del genere...
invece passò
da una sconfitta ad un'altra, fino a che l'8 settembre
1943 dovette chiedere la resa.
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Gosto
Il podere di
Gosto rimaneva secondo il gen. Kirkman della VIII Army
nella zona dei nomi in codice Atlanta e Brooklyn;
secondo il generale Kesserling, comandante delle forze
tedesche in Italia, nella Paula line, l'ultima sua
linea difensiva per Firenze.
La Paula line
iniziava alla Ginestra e terminava a Chiesanuova. Era
una barriera naturale prima della citta del Fiore. Il
leiter aveva avuto anche cinque carri armati per
difendere la linea: erano 3 Tiger e 2 Panther.
Dalla parte
della VIII Army i carri erano diverse centinaia di
Sherman. La qualità era inferiore rispetto all'altro
tipo. Infatti nello scontro fra un tiger e un panther,
al Castellare, almeno una ventina di carri canades,
furono distrutti dai due carri tedeschi, prima di
essere colpiti sui lati. Un tiger fu catturato dagli
scozzesi alla Romola ed uno fu distrutto alle Gore.
Solo uno di questi carri potette rientrare a Firenze.
Nella zona i
tedeschi prepararono anche un trincerone, poco
profondo il quanto il suolo è di pietra serena (quella
usata per tanti edifici fiorentini... infatti vi erano
all'inizio del secolo molte cave).
Hans, un
giovane diciannovenne della Wehrmacht uscì dal
trincerone e si diresse ad un pesco, carico di frutti.
Pochi istanti dopo un caccia-bombardiere annaffiava
con le mitraglie la zona. Era il 2 agosto del I944. Il
soldato fu ucciso. Ora riposa nel cimitero della Futa.
La Paula
line, nelle intenzioni di Kesserling, doveva tenere
almeno per un mese in quanto la Olga line in posizione
svantaggiatissima tenne due settimane. Sennonché per
ragioni inispiegabili il 27 luglio fu abbandonato S.
Casciano. Da lì l'VIII Army poteva puntare su
Chiesanuova, isolando il saliente difensivo.
I tedeschi
abbandonarono la linea in fretta e furia ed il giorno
4 agosto i soldati dell'VIII Army erano oltrarno.
Il comandante
di Hans pensò che questo giovane poteva ancora servire
alla causa del Reich, quindi non lo seppellì (anche
perché nella pietra era un lavoro lungo e difficile) e
lo lasciò che sembrava dormisse, con il suo
bell'orologio in mostra. Qualche soldato dell'VIII
Army sarebbe andato a toglierlo e ci piazzò due mine
antiuomo a strappo nei paraggi.
Gosto a
quell'epoca era un giovanissimo contadino di
quattordici anni. A causa della sua passione per i
bovi il fattore gli diceva sempre che nel futuro
sarebbe stato un bifolco eccezionale. Il giovane
lavorava quanto un adulto. Il padre era disperso in
guerra e dopo di lui c'erano vari fratellini e
sorelline da campare.
Quando Gosto
sentì che i tedeschi avevano tagliato la corda, uscì
dal rifugio e volle andare a vedere quello che era
successo. Trovò il cadavere di Hans e si
avvicinò,forse per togliergli l'orologio o per
rendersi meglio conto se il soldato era effettivamente
morto, dato che sembrava dormire. Una mina esplose e
gli spappolò le gambe.
I soldati
neo-zelandesi che erano nei paraggi sentirono
l'esplosione e accorsero. Il giovane fu portato
all'ospedale da campo con una jeep e subito gli
vennero amputate le gambe.
Passarono
mesi ed anni, la guerra fu dimenticata. Gosto ora si
spostava con un carrettino di legno con 4 cuscinetti a
sfere alle ruote, aiutandosi con le braccia muscolose.
Gli amici si
erano sposati, i genitori morti, viveva presso una
sorella.
Un giorno
volle andare a vedere dopo anni il luogo della sua
disgrazia. Vide la seconda mina, a quel punto ben
visibile perchè l'acqua aveva eroso il terreno intorno
e ci diresse il suo carrettino
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La Sapplex
Il treno
attraversava velocemente la galleria di Vernio.
Si era nell'aprile del 1940.
Il nostro protagonista Carmelo, nella sua elegante
divisa di sottotenente del Regio Esercito, era diretto
a Torino presso il reggimento Savoia, Cavalleria...
sì, proprio quello del Principe Umberto futuro re
d'Italia.
Carmelo aveva
passato da poco la ventina. Era nato a Crotone in
Calabria, era alto poco meno di 180 cm, capelli lisci
carichi di brillantina come si usava in quell'epoca,
un paio di baffetti alla Clark Gable, colorito da
nord-africano (si vede che i saraceni avevano battuto
molto la zona).
Carmelo
ripensava a quanto erano stati avventurosi per lui gli
ultimi anni. Ripensava al seminario: qualche suo
compagno era ormai vicino a cantare Messa.
Ripensava anche allincontro con Santina nelle vacanze
estive di qualche anno fa e di quando gli aveva tolto
la lunga tonaca da seminarista. Quando poi a settembre
era ritornato in seminario non riusciva più a studiare
ripensava sempre alla " farfallina" della ragazza fino
a che nelle vacanze di Natale il padre venne a
prenderlo per riportarlo a casa definitivamente.
Sapeva esattamente cosa gli aveva detto il padre
rettore:
"Caro Maresciallo, vostro figlio era uno dei nostri
migliori allievi. Per sei anni sempre il primo della
classe. Dopo le vacanze estive è rientrato svogliato.
Un suo compagno ci ha riferito che si masturbava
invocando una Santa... non ha capito quale. Si
immagina quale sacrilegio! Per dirla in breve vostro
figlio fotterebbe chiunque... è assatanato di sesso.
La Chiesa ha bisogno di preti però solo di elementi
eccezionali. Può darsi che nel futuro sia costretta ad
abbassare la qualità, al momento per ognuno che
mandiamo a casa ci sono tre rimpiazzi. Il ragazzo è in
gamba: lo faccia studiare da maestro. Però il prete
non lo può assolutamente fare, sarebbe un prete con
harem ".
Il babbo sapeva bene di che Santa si trattava: era la
Santina, la figlia di Adele, la quale aveva 16 anni ed
era di una tal bellezza meridionale che non ve ne
erano di così belle. Solo era nata da una puttana,
idem sua nonna e bisnonna: andavano con tutti anche
ultra sessantenni. Suo figlio era stato una facile
preda.
Qui faccio un breve appunto.
Santina riuscì a farsi sposare da un bracciante del
luogo. Dopo la guerra emigra, come tanti calabresi, a
lavorare nelle serre Liguri della Riviera. Sua figlia
Bocca di Rosa viene immortalata da De André
nell'omonima canzone.
In treno il
padre maresciallo gli fa una limitata ramanzina, poi
gli dice:
"Noi del sud non abbiamo scelta, possiamo avere solo
due padroni: o la Chiesa( e con Santina l'hai buttata
alle ortiche) o lo Stato. Gli altri padroni sono
scarsamente affidabili e poco duraturi. Farai il
maestro perchè il padre rettore mi ha detto che se
vuoi le cose le capisci molto bene."
E maestro fu
con il miglior punteggio della classe e non rivide più
Santina.
"Il militare
incombe", disse il babbo ,"e tu farai l'ufficiale".
Carmelo
rivangò i sei mesi di durissimo corso alla scuola
ufficiali di Cesano: alla fine i gradi e la
destinazione Torino. "La città", dicevano i compagni,
"è una piccola Parigi, le femmine locali sono libere
alla pari con le francesi fortunato te!".
A Milano
Carmelo cambiò treno. Ammirò la bellissima stazione
creata dal Fascismo nove anni prima, poi fece delle
riflessioni sul regime che non lo convinceva tanto
(dalle sue parti erano tiepidi verso questa dittatura,
in seminario qualcuno dei professori era larvatamente
contrario però alla maggior parte degli italiani e in
particolare quelli del Centro Italia piaceva un
sacco). Acquistò il Corriere della Sera:
parlava della guerra in corso fra gli Alleati ed i
tedeschi, gli uni al calduccio della Sigfrido, gli
altri nella Maginot.
L'inverno era
ormai passato e a movimentare le corrispondenze dei
giornali vi era la guerra russo-finnica. Belle
corrispondenze di un certo Montanelli che ne farà di
strada ....
"Toh!", disse
fra sé "C'è uno sbarco tedesco in Norvegia. Questa
guerra si sta scaldando... però che freddo fa al Nord!
Da noi sullo Jonio i miei vecchi compagni faranno già
il bagno, beati loro. Eccoci a Porta Nuova... chiedo
alla ronda dove si trova la caserma".
Il giorno
dopo Carmelo era già ufficiale di picchetto: onore e
gloria agli ultimi arrivati è sempre stato lo slogan
dell'esercito e di tutte le organizzazioni statali.
Primo fine
settimana a Torino.
Il tenente Bacchelli, un toscano arguto, gli dice:
"Caro il mio terroncello, stasera ti porto al
Paradisino. E' la migliore casa chiusa di Torino. Il
colonnello comandante ci ha preso moglie: la sua
ancora bella ma stagionata compagna era una ragazza di
questo casino. A detta di chi li conosce da anni è
successo dopo la Prima Guerra Mondiale. E' stata non
fedele ma fedelissima, tanto le sue battaglie le aveva
fatte prima".
Carmelo gli
spiegò che l'amore mercenario non gli andava bene: "La
femmina la voglio ma senza pagare una lira."
" Cazzi
tuoi", disse il toscano, "Oggi c'è il cambio della
quindicina... vedessi che roba!".
Il nostro gli
disse che voleva vedere la città che gli sembra tanto
bella e semmai sarebbe andato a vedere un film. Il
giovane girò la città in lungo e largo. Per prima cosa
andò a visitare lo stabilimento del Lingotto. La Fiat
aveva fatto le cose in grande: sul tetto vi era una
pista automobilistica... da Formula 1. Vide le
migliaia di operai che si alternavano al lavoro. La
città era veramente la piccola Parigi che gli avevano
detto; la gente era di una gentilezza unica. Molte
ragazze lo notavano: era avvolto nella sua bella
mantella dal fondo della quale spuntava la sciabola.
Alla fine entrò nel Supercinema dove davano un film
americano "Tre ragazze in gamba crescono" con Deanna
Durbin, la sua passione. Finì il primo tempo e si
accorse di essersi messo accanto ad una ragazza sulla
sua età di altezza normale ed un curioso nasino alla
francese. Essa era sola: al suo paese avrebbe avuto
almeno la mamma, la zia e forse altri. Carmelo
estrasse il suo portasigarette d'argento e offrì una
mentola. La ragazza accettò di buon grado, poi
parlarono di Deanna della quale erano entrambi fan
tutti e due: avevano visto tutti i suoi film. Poi ad
un certo punto la ragazza si alzò ed uscì dalla sala.
Il nostro ufficiale continuo a guardarla: aveva classe
ed era vestita con buon gusto, niente a che vedere con
le ragazze del suo paese.
Passarono due
mesi.
Arrivò la dichiarazione di guerra ed il primo
bombardamento francese su Torino. Il Savoia Cavalleria
prestò i primi soccorsi alle case dei bombardati.
"Signor
Tenente, è vero che i francesi usano bombe ad aria
liquida?", chiese il suo attendente Giuseppe.
"Non lo so
proprio... a Cesano non ce ne hanno parlato", rispose
Carmelo "Questa ragazza leggermente ferita la conosco!
Ovvero riconosco il suo bel nasino... portiamola
subito all'ospedale!" . Era una cosa da poco: la
ragazza si chiamava Clara, era la vicedirettrice del
laboratorio Martina dove si producevano busti e
reggiseni, una delle più importanti aziende italiane
del settore. L'azienda aveva già decine di anni di
anzianità. I maschi italiani non sapevano quanta cura
questa azienda mettesse per vestire il "sotto" delle
donne. Essa occupava un centinaio di ragazze e
produceva busti, reggiseni, reggicalze. Martina
vestiva le donne italiane affinché i loro maschi
spogliandole le trovassero al meglio.
La Francia
capitolò dopo pochi giorni. Nel frattempo il nostro
tenentino era andata a trovare all'ospedale Clara un
paio di volte . Ella era guarita dalle escoriazioni
del bombardamento.
"Giuseppe,
cosa dicono in compagnia su di me?", chiese Carmelo un
giorno al suo attendente.
"Che è un
gran fetente! Nessuno era mai arrivato a misurare il
cubo con il metro... uno che gli mancava un centimetro
ha avuto cinque giorni di consegna".
Carmelo
sorrise: "Io faccio solo rispettare la legge".
L'attendente
poi seguitò: "Gli autieri dicono che lei almeno una
volta a settimana vuole che spolverino i vecchi 18 BL
della Prima Guerra Mondiale anche sopra la scatola del
cambio... mai successa una cosa del genere".
"Io, caro
Giuseppe, non mi invento niente. Nel libretto 406 c'è
scritto di effettuare anche questa pulizia. Io faccio
solo rispettare gli ordini. Ricordati che l'obbedienza
deve essere pronta rispettosa ed assoluta. Se devono
spolverare questa scatole è giusto che lo facciano."
Il colonnello
aveva una figlia Maria la quale stravedeva per il bel
tenentino. Per la festa del reggimento e relativo
ballo Carmelo la fece ballare. Il colonnello e sua
moglie ci fecero un pensierino per averlo per genero.
Questo
calabrese bello e di classe, forse un po' pignolo,
rimase per i tre anni successivi in caserma mentre
altri finivano nei vari fronti.
Era diventato indispensabile per addestrare le
reclute.
Teneva Maria sulla corda ed in città si era costituito
un vero harem. Come aveva visto giusto il padre
rettore del seminario!
Il 25 luglio
del 1943 cadde il Fascismo. Al nostro non gliene
importava un granché. Due giorni dopo fa sparare su un
gruppo di manifestanti antifascisti: due morti e 5
feriti.
Una ragazza
con un certo nasino gli sputa in faccia: "Io rispetto
gli ordini che mi sono stati dati", egli dice, "Ma tu
sei Clara!".
La ragazza
risponde "E tu sei quel figlio di cane di un terrone
che fai sparare su gente disarmata! Ti odio!".
Arriva l'8
settembre del 1943. Come tutti i reparti anche questo
si liquefece. Carmelo faceva il possibile per tenere
unito il reparto ma appena girava l'occhio i soldati
si squagliavano.
La sera dell'11 entrarono in caserma un gruppo di
borghesi con una donna da un certo nasino. Proprio da
essa egli fu abbordato: " Vogliamo le armi: ci
serviranno contro i tedeschi".
Il tenente
cercò inviano il colonnello: già squagliato. Si
appellò al regolamento. Gli uomini gli puntarono una
pistola alla tempia e poi svuotarono l'armeria
portando via in centinaio di fucili 91, 2 vecchie
mitraglie Breda, una paio di casse di bombe a mano
SRCM e parecchie munizioni. Un'ora dopo un carro Tigre
ed una decina di soldati della Wehrmacht entrarono in
caserma. Per prima cosa tolsero a Carmelo la sua amata
Beretta 765, poi disarmarono i residui soldati
deportandoli in Germania. Un ufficiale delle S.S.
chiese a Carmelo se fosse fascista... lui rispose di
sì, che era un patito di Mussolini. L'ufficiale
tedesco gli disse di rimanere agli arresti: poteva
essere più utile qui che nella sua nazione.
Nei giorni
successivi il duce fu liberato dalla prigione del gran
Sasso ed i fascisti ricominciarono a circolare.
Carmelo ricevette la visita del colonnello Dolfi dello
Stato Maggiore del generale Graziani. Si complimentò
con lui per aver fatto sparare sui manifestanti mesi
prima e di essere rimasto al suo posto mentre tutti
scappavano. "Noi", disse, "Stiamo ricostruendo le
forze armate della RSI e tu sarai capitano. Rimarrai
in questa caserma che si chiamerà Piemonte
Cavalleggeri non più Savoia come i felloni scappati al
Sud".
Carmelo aveva
poco da scegliere... l'Italia era divisa in due, gli
Alleati erano a Napoli: meglio con lo stato come
diceva suo padre, in questo caso un nuovo stato, che
fare la fame.
Carmelo
rimase in caserma un anno e mezzo. Ogni scaglione
chiamato alle armi arrivavano tre gatti che dopo poco
si squagliavano. Non vi erano né armi né divise. I
tedeschi avevano poco loro figuriamoci se le davano ai
reparti della R.S.I.! Se qualcosa davano, lo davano
alle Brigate nere ed alla X Mas che li aiutavano nella
lotta antipartigiana. A proposito della quale si
sapeva della Repubblica dell'Ossola e di diversa
azioni di Gap e Sap anche in città però al nostro
capitano nessuno ruppe le scatole.
Fine Aprile
del 1945.
Gli Alleati entrano in città, già liberata dai
partigiani. Carmelo è sulla porta della caserma.
Alla sera un
gruppo di partigiani entra in caserma, lo arresta e lo
porta al comando della V Army. Dice il loro capo:
"Questo ufficiale della R.S.I. ha fatto sparare sul
popolo nell'agosto del 1943, è un criminale di
guerra". Carmelo ribatte: "Io ho fatto solo quello che
mi è stato comandato niente altro". Il maggiore
americano sbrigativo scrive sulla sua pratica
"COLTANO" così il nostro si ritrova in un mega campo
di concentramento della piana di Pisa con brigatisti,
soldati della X Mas, ecc. Un ufficiale americano gli
consiglia di imparare l'inglese. Lui pazientemente si
dedica a questa lingua facendo presente che in mezza
Italia a quei tempi c'era ancora da imparare
l'italiano.
Nel 1946
viene processato dalla commissione per l'epurazione:
in 10 minuti di dibattito viene degradato ed espulso
dall'esercito.
Ritorna a
Crotone. Il padre era morto d'infarto qualche mese
prima. Santina era partita per le serre liguri. La
mamma, che finalmente dopo circa 8 anni lo ha in casa,
lo copre di massime attenzioni soffocandolo nel vero
senso della parola. Carmelo si iscrive al partito
monarchico nel quale farà poca strada come del resto
quel partito. Inizia a fare concorsi su concorsi oltre
a ricercare un posto per insegnante. Purtroppo il
grosso dei reduci era arrivato con quasi un anno di
anticipo e posti per il nostro Carmelo non ce ne erano
più. La mamma incomincia a dire: "Figghio figghio mio
sistemati! Io sono ormai vecchia e posso morire da un
momento all'altro e tu rimani solo! C'è Adele la
figghia del massaro Saro che tanto mercato nero fece
che ti guarda con occhio interessato... anche suo
padre sembra d'accordo... ti sistemi per la vita".
"Mamma",
rispose Carmelo, "Non mi piacciono le donne del Sud...
tutte basse a grasse puzzano e sono pelose inoltre
tutte di culo basso. A me piacciono le donne del
Nord".
1948: il
nostro partecipa alle elezioni del 18 aprile nelle
file dell'Uomo Qualunque e viene regorlamente
trombato. La sua regola era quella di scegliere sempre
il cavallo sbagliato. Questo movimento era in fase
ormai calante svuotato dal sorgente MSI. Però un
giorno gli arriva questa lettera:
Caro il mio
terroncello,
sai chi ti scrive? Clara.
Mi ci sono voluti anni per avere il tuo indirizzo. Da
quando venimmo in caserma dopo l'8 settembre ci siamo
persi di vista. Ho avuto il tuo indirizzo a Crotone da
un tuo amico che ora comanda il IV Cavalleggeri, la
tua vecchia caserma. Visto e considerato che tu avevi
l'harem qui a Torino mi ero sposata con Luca uno dei
comandanti delle brigate cattoliche DI DIO. E' morto
che Dio l'abbia in pace nella difesa dell'Ossola dove
finirono le tue armi.
Lavoro sempre alla Martina, sono rimasta l'unica
stilista dell'azienda. C' è stato il cambio della
proprietà e non è che mi ci trovi tanto bene. Ho
saputo che tu sei stato epurato: è una vera
ingiustizia.
Vieni subito a Torino che ho giusti appoggi per far
riesaminare la tua posizione. Dopo il 18 Aprile noi
D.C. contiamo molto per lo meno la paga da ufficiale
dal 1945 ad oggi e la liquidazione te la devono dare.
Più difficile farti riavere il posto.
Saluti e baci
dalla tua
Clara.
Carmelo
saluta la mamma e parte per Torino: è l'autunno
inoltrato del 1948. Due giorni dopo sbarca alla
stazione di Porta Nuova. Non resiste e per prima cosa
va a rivedere la sua vecchia caserma. La sentinella
vestita con la divisa dei soldati inglesi squadra
questo signore distinto sulla trentina che osserva
tutto: non sarà forse una spia.... Poi va
all'appartamento di Clara.
La città non era più quella degli anni tristi della
guerra: bei negozi, già un po' di auto in giro...
finalmente incominciava a riprendersi.
Con Clara
notte folle: la donna gli confida che fino dalla prima
sera era rimasta affascinata da quel terroncello bello
e di classe poi tutto li aveva divisi.
1949. Molti
processi di epurazione fatti nell'immediato dopoguerra
vengono nuovamente rifatti ed allo Stato Italiano non
resta che pagare 4 anni di arretrati e la liquidazione
a Carmelo. La testimonianza di Clara, vedova di uno
dei più importanti capi della resistenza, fu basilare:
le armi furono date dal tenente e non prese come era
per la verità. Mancò pochissimo che il nostro
terroncello non riavesse posto e grado... questa fu la
restaurazione D.C. del dopo guerra. Il Terroncello e
nasino alla francese si sposarono ed ebbero ... una
Fiat 500 B con un fortissimo sconto da un operaio del
Lingotto.
Un giorno
Clara rientrè dalla manifattura notevolmente
arrabbiata: "Il proprietario oggi mi ha bocciato un
tessuto di nylon con il quale si possono fare
reggiseni e reggicalze molto resistenti e di rapida
asciugatura, non necessitano neanche di stiratura.
Pensa che balordo! Invece il tessuto di raso di rayon
dopo 3 lavaggi è da buttare... io l'ho sempre detto
che quello non capisce niente."
Carmelo si avvicina alla moglie e le dice che lui
conosce bene questo tessuto: nasce dal carbone o dal
petrolio. In caserma avevano vari paracadute
americani: sembrava seta però era di una resistenza
incredibile. Qualche ufficiale si fece fare delle
camicie che vennero bellissime. Clara disse: "Partiamo
noi a fare questa produzione in taffettà di nylon.
Iniziamo con i due reggiseni 104 e 204 B che vanno
benissimo in rayon, noi li faremo con la nuova fibra
ribattezzandoli".
1950: nasce
la Sapplex.
Mentre torme di pellegrini da tutta l'Europa stanno
andando a Roma, nasce la nuova manifattura. Clara
aveva le idee giuste. Si può pensare che per avere un
giusto partner abbia fatto ritornare a Torino il
terroncello per inserirlo nella nuova azienda, questo
non è dato a sapersi. Carmelo ci mette il nome
Sapplex, il suo insegnante di inglese a Coltano gli
aveva spiegato il significato di questa parola: era
una cosa morbida e carezzevole. Era il nome giusto per
questa produzione e la moglie fu d'accordo. Clara
acquistò il tessuto che era in fase sperimentale e
chiese anche un'opzione su tutta la produzione della
tessitura. Il fabbricante del tessuto era un po'
scettico e gliela concesse. La donna in cucina montò
un grosso tavolo e su questo tagliava i reggiseni che
il marito poi portava ad alcune vecchie lavoranti
della Martina che erano andate in pensione. Di lìi ad
un mese migliaia di capi erano pronti. La Sapplex
pagava tutto per contanti: fra le liquidazioni dei due
avevano oltre 3 milioni (70 milioni di oggi).
Carmelo con
una bella borsa nera di plastica incominciò a girare i
grossisti torinesi. Un po' scettici cominciarono a
passare i primi ordini, poi Carmelo con la 500 B
incominciò a visitare tutti i grossisti della regione.
Era difficile scalzare la Martina in quanto erano
decenni che trattavano i loro articoli però il
terroncello era abile: se il grossista aveva una
figlia per prima cosa gliene regalava uno ad uso
personale.
Intanto era
scoppiata la guerra di Corea: accelerata
dell'inflazione e poi stagnazione dei consumi. La
gente aveva pochi soldini ed era incerta se consumare
o meno. Intanto il magazzino scoppiava. Carmelo ebbe
due nominativi importanti sulla piazza di Genova, ci
andò in treno e durante il viaggio ebbe una geniale
idea. Fece un ordine fasullo per un'importante azienda
piemontese che aveva 3 grossi magazzini. Gabbanella
chiese di vedere l'ordine e ritenendolo vero gli
piazzò 2000 dozzine del Belmoral da lire 200 e 2500
dell'Ascot da lire 420, il capo più bello. Carmelo
pensò che quello era il suo gran giorno ed affrontò
anche la ditta Marchisio. Entrò nel magazzino: alla
cassa vi era una splendida ragazza di 18 anni circa,
il nostro quando vendeva teneva la fede in tasca...
Offrì un capo alla ragazza la quale andò ad indossarlo
facendosi vedere dal padre il quale stravedeva per la
figlia e per le fibre sintetiche. Piazzò un ordine di
4000 dozzine nel tipo economico. Il nostro non stava
nella pelle. Ritorno a Torino con 8500 dozzine vendute
pari a 102000 pezzi.
La Sapplex era ormai decollata.
Presero un capannone in una fabbrica di cioccolata
fallita, alcune lavoranti interne per il taglio e le
spedizioni e Clara andò a ripescare vecchissime
lavoranti della Martina che erano andate in pensione
da tempo. Tutti di buona lena a confezionare reggiseni
in nylon.
Altri
fabbricanti ebbero richieste di reggiseni in nylon, si
rivolsero dal fabbricante il quale aveva con Clara
l'opzione per questo genere di tessuto. Da brava
pragmatista Clara ottenne 10 lire al metro per i
tessuti da vendere alla concorrenza che andarono a
defalco da quello che lei ritirava. Arrivarono cosi
altri soldini a parte quelli che venivano
dall'azienda.
Siamo già nel
1954.
La Sapplex sta lavorando ma sempre piena di debiti in
quanto la capitalizzazione dei due soci era esigua.
Molte volte Carmelo per avere un po' di liquidità
doveva farsi anticipare dai suoi migliori clienti i
soldi delle forniture che avrebbe fatto nei mesi
seguenti. Questi gli prendevano anche il 20% annuo su
queste forniture e l'azienda se non ci rimetteva
andava in pari. Era arrivato a Milano, Venezia, in
Toscana a Viareggio però come dice un proverbio di
questa regione mangiava l'uovo nel culo della gallina.
In estate erano andati con una fiammante Fiat 1400
Diesel a Crotone a trovare la mamma di Carmelo. Grandi
feste da parte dei suoi amici tutti pronti al grande
assalto al Nord come aveva fatto la Santina. La mamma
di Carmelo subito li abbordò convinta prima o dopo di
potersi "coltivare" un nipotino". "Figghi quando li
fate?". La nuora rispose a bomba: "Mai, rovinano la
linea". Essa si stava avvicinando alla quarantina ma
era sempre una bella donnina. In quel tempo Carmelo
iniziò a scoprire il gioco e ne fu affascinato: era
entrato nel giro di industriali capitanato dal
Maggiani, grande industriale di maglieria intima il
quale aveva uno stabilimento di 450 dipendenti vicino
alla Sapplex. Fu il contatto con questa famiglia che
cominciò a contagiare i nostri due verso un tenore di
vita più consono a dei piccoli industriali. Essi
furono invitati nella villa del Maggiani dove aveva
una dozzina di persone di servizio, loro avevano un
bilocale e Clara faceva tutto da sé. I Maggiani li
invitarono ad andare a sciare con loro nella villa di
Limone Piemonte. Carmelo da buon meridionale non volle
neppure calzare gli sci, Clara si provò e fece un
brutto ruzzolone rompendosi una gamba. Rimase
immobilizzata un paio di mes.i Intanto Carmelo si
chiudeva con la sua assistente nel proprio ufficio.
poi questa ragazza al diniego di lasciare Clara tentò
il suicidio: grande scandalo, la ragazza aveva appena
20 anni e per la legge del tempo era minorenne. Il
nostro terroncello mise mano a tasca e pagò...
rimanendo ancor più all'asciutto.
Carmelo,
conosciuto come il "Capitano" o anche il dottore,
aveva un amico ex capo bastone della mafia sicula il
quale gli consigliò di portare l'assicurazione
dell'azienda a 300 milioni, poi gli disse: "Penso io a
farti ritrovare la liquidità". Durante un viaggio in
Toscana Carmelo ha la brutta notizia che la Sapplex
era andata in fumo. Rientrò a Torino e trovò la moglie
piangente di fronte alle mura annerite dell'azienda.
L'assicurazione pagò: era la fine del 1955. Con la
nuova valuta e con i consigli del Maggiani la Sapplex
riparte in un nuovo stabilimento.
Nel frattempo
i concorrenti non erano stati a dormire. Molte
tessiture avevano fatto tessuti in nylon, in jacquard,
in raso, in helanca-nylon.
Da altre regioni nuovi fabbricanti erano arrivati sul
mercato con prezzi sempre più concorrenziali.
Nel frattempo
lo stato aveva deciso di regolare con un legge il
lavoro a domicilio. Un solerte ispettore calabrese gli
diede una forte mazzata per le irregolarità in questo
settore.
Clara si era
invaghita del giovane fattorino dell'azienda e molto
spesso si assentava dal lavoro. I nostri due ebbero un
lunga discussione nella quale convennero che si
sarebbero impegnati a corpo morto nell'azienda
diversamente la concorrenza li avrebbe sbranati.
1959.
Il campionario Sapplex arricchito con bei bustini
reggicalze e pancerine ha un enorme successo. Carmelo
era arrivato sulla piazza di Roma e Napoli e si
preparava non appena avesse aumentato la produzione ad
invadere tutto il sud d'Italia. Erano gli anni del
boom: la gente era alla ricerca spasmodica della merce
e non era la merce che cercava di farsi comprare con
tutti gli allettamenti possibili come oggi.
La Sapplex
fra lavoranti interni ed esterni arriva a 300
dipendenti con liquidità sempre scarsa in quanto i
margini erano ridotti, erano arrivati anche gli
emiliani in questa produzione.
1962.
Carmelo di tanto in tanto ha sempre qualche sbandata
per le femmine... come aveva visto giusto il padre
Rettore del seminario! Inoltre era stato ripreso dal
demone del gioco e nel lavoro aveva abbassato la
guardia. Si era inserito anche in Calabria e Sicilia
ed i suoi agenti inviavano fior di ordini.
Sinceramente pensava che il futuro gli riservasse solo
rose e fiori invece covava la "Congiuntura". Nei
termini economici è sempre congiuntura... in quel
tempo fu così chiamata la prima crisi del dopoguerra.
L'economia era talmente surriscaldata che aveva
bisogno di 2 o 3 anni per raffreddarsi, poi sarebbe
ripartita in tono minore. Non eravamo alla vera crisi
che arrivò poi veramente negli anni Novanta.
Gabbanini
fece un bel fallimento. Era il cliente numero uno
dell'azienda. Altri nel sud d'Italia lo seguirono.
Carmelo si trovò senza soldi e pieno di merce. Tentò
come anni prima di farsi anticipare i soldi dai
clienti... in questo caso non partiva solo il guadagno
ma una parte del suo capitale. Aumentò l'assicurazione
a 15 miliardi e affannosamente si mise alla ricerca
dell'amico mafioso. Questi era rientrato a Palermo e
grazie ad un onorevole compiacente la sua mafia era
ritornata vincente ed inserita in affari immobiliari
da migliaia di miliardi. Carmelo gli telefonò ma il
boss non si fece mai trovare. Si avvicinò a dei
balordi locali, tirò il prezzo per 10 milioni: "Ci
penso io", disse un torinese della mala certo Boby.
Carmelo parte per una gita di vendite nel Veneto, la
moglie non era mai stata messa al corrente: incendio
bis. Questa volta l'assicurazione prima di pagare
prende tempo. Offrono 50 milioni ad un elemento della
mala era un incendio provocato in quanto era stata
trovata una tanica di plastica semifusa e non un corto
circuito. Boby confessa e Carmelo viene condannato a
24 anni di prigione in quanto oltre allo stabilimento
erano andati arrosto due pensionati di una casetta
vicina. Clara si separa e si mette insieme all'ex
fattorino.
Carmelo
ritorna in libertà grazie alle tante amnistie nel
1978. E' ormai vicino alla sessantina. Torino non fa
più per lui e se ne ritorna in Calabria. A Crotone la
vita era rimasta eguale a quando lui era andato alla
scuola ufficiali. Al mattino si piazzava presso un bar
e raccontava le sue mirabolanti avventure con
"femmine" a Torino, a Portofino, a Montecarlo o
Parigi. Erano i più giovani incantati dai racconti del
"Colonnello" o del dottore, come si faceva chiamare.
Era sempre un bell'uomo: magro e dritto, con i
baffetti neri mentre i capelli sempre lisci e ben
pettinati erano diventati bianchi.
Nel periodo
Sapplex si era venduto anche la casa paterna. I suoi
parenti lo sistemarono in due stanze in una masserizia
sulla collina dove durante l'inverno del 1981 il
nostro terroncello tirò le cuoia.
Finisce male
la prima avventura de I Miracolati del boom.
Purtroppo non poteva finire che così in quanto la
coppia spendeva molto di più di quello che guadagnava.
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