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Diario di un genio *(nonostante i tempi)*
Quando Dylan Thomas poetava "Non c'è risposta al
pianto
dei bimbi (...) La palla che lanciai mentre giocavo
nel parco, non è ancora giunta al suolo" - descriveva
ancora una volta l'ineluttabilità del fato, anche nel
dare forse "tempo al tempo" sotto cieli più o meno
noncuranti ai nostri dolori, meglio detti pene,
bassi o alti che siano i nostri affanni, simili
a banchi o branchi di nuvolaglie, dentro cui si celano
nemici, astratti&concreti, "con la testa" - appunto -
"dentro a una nuvola astuta". Con il suo verseggiare
inimitabile, per altro internazionale, e già allora,
quindi, post-moderno, incredibilmente audace e dif=
ficilissimo da comprendere per l'uomo medio, di
questo poeta gallese nessuna creatura che abbia più
d'un
briciolo di sensibilità - e di cultura tipo "pietas"
latina - può più farne a meno. Però, quando penso al
"pianto
dei bimbi", non mi viene in mente quel mattacchione
clownesco di mio figlio, e neppure tanto il
gigioneggiante alcolista Thomas, bensì la fotografia
(poi saggiamente divenuta superpremiata e famosa)
di un artista che trovandosi in anni recenti in Sudan
(Darfur) -
ritrasse una bambina senza acqua e senza cibo, e
dunque senza più lacrime, che stava morendo ai
margini del deserto, mentre a un metro di distanza
si era posato un grosso avvoltoio in attesa...
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