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Karina Olivera

Tita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tita

Il giorno volgeva al termine e una morbida brezza serale soffiava lieve, esaltata dagli aromi fruttati della terra brasiliana e dall’odore salino di quell’oceano impetuoso, travolgente che con il suo ininterrotto movimento ritmava le ore, i giorni e gli anni della sua infelice esistenza.

Non era alta più d’un metro e si spostava lesta tra la folla del centro e il traffico ostruente, dritta al suo destino, a testa china, quasi pregando. Il suo corpo era minuto, la figura ancora bambina, ogni parte di lei rispecchiava pienamente la sua giovanissima età.

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