DA“LA MOGLIE DELL’OSTE”
Introduzione
(Ovvero, notizie biobibliografiche su Masuccio
ed il Novellino)
NATO
A SALERNO (O FORSE A SORRENTO) INTORNO AL 1410
DA LOISE, SEGRETARIO DI RAIMONDELLO ORSINI
PRINCIPE DI SALERNO, E DA MARGARITELLA, FIGLIA
DI TOMMASO MARICONDA CAVALIERE DELLA
REGINA MARGHERITA DI DURAZZO, A TRENT'ANNI CIRCA
SPOSO'
LA GENTILDONNA CRISTINA DE
PANDIS,
DALLA QUALE EBBE BEN CINQUE FIGLI, DEI QUALI TRE
VESTIRONO L'ABITO RELIGIOSO.
NEL 1463, ALLA MORTE DEL PADRE,
DIVENNE EGLI STESSO SEGRETARIO DEL NUOVO
PRINCIPE DI SALERNO ROBERTO SANSEVERINO.
NEL 1974, ALLA MORTE DEL PRINCIPE, PERSE
L'INCARICO, PER
LA SUA FEDELTÀ' AGLI
ARAGONESI E PER QUESTO FU ALLONTANATO DAL NUOVO
PRINCIPE ANTONELLO, CHE PARTECIPERÀ' ALLA
CONGIURA DEI BARONI. COMUNQUE, L'ANNO
SUCCESSIVO, NEL 1475, TOMMASO GUARDATI
(IN ARTE MASUCCIO) RENDEVA A DIO
LA SUA BELLA ANIMA.
IL NOVELLINO NASCE IN CONTESTO
LINGUISTICO DELINEATOSI TRA UNA SORTA DI
RESISTENZA DIALETTALE E L'INFLUSSO UMANISTICO,
IN UNA TERRA CHE LINGUISTICAMNENTE PRECEDEVA E
PREPARAVA L'ARCADIA DEL SANNAZARO.
" ...LA
PROPENSIONE PER IL
RACCONTO DIMOSTRATIVO O MORALISTICO (
L'ANEDDOTO, L'ESEMPIO, L'APOLOGO, IL FLORILEGIO
DI MEMORABILIA ) E' UNA DELLE CONNOTAZIONI
DELLA LET-TERATURA ARAGONESE: NEI PIANI PIU'
ALTI DELL'UMANESIMO LATINO CON LE OPERE IN PROSA
DI DUE FUNZIONARI DELL'AMMINISTRAZIONE REGIA
COME BECCADELLI E PONTANO, O
DELL'UMANESIMO VOLGARE CON PRECETTISMO
ENCOMIASTICO E PROFESSORALE DEL DE MAIESTATE DI
IUNIANO MAIO..." (1)
ALCUNE NOVELLE VENNERO FUORI
DISORDINATAMENTE TRA IL 1450 ED IL 1457, SOTTO
ALFONSO D'ARAGONA, MA SOLO SUCCESSIVAMENTE, DOPO
LA MORTE DELL'AUTORE,
FURONO RAC-COLTE TUTTE E PUBBLICATE; PER QUESTO
MANCANO DI UNA REVISIONE FINALE, COME TRASPARE
DALLA XXXIII NOVELLA SULL'AMORE INFELICE DI
MARIOTTO E GANOZZA CHE, CON
LA STORIA DEGLI AMANTI
VERONESI DI LUIGI DA PORTO, COSTITUISCONO
L'ANTICO GERME DEL DRAMMA DI SHAKESPEARE "ROMEO
END JULIET". (2)
NELLE NOVELLE, ESSENDO LETTERE
INDIRIZZATE A PERSONALITÀ DELLA CORTE ARAGONESE,
SECONDO
LA TRADIZIONE RETORICA CON
L'EXORDIUM PRIMA DELLA NARRATIO,
ALL'INDIRIZZO SEGUIVA UNA PARTE INTRODUTTIVA DI
DEDICA E QUINDI IL RACCONTO. SUCCESSIVAMENTE, IN
UNA SECONDA RIORGANIZZAZIONE, MASUCCIO AGGIUNSE
UN SUO COMMENTO FINALE CON FIRMA, SECONDO,
FORSE, L'ESEMPIO FORNITO DAL SACCHETTI
CON LE SUE "TRECENTO NOVELLE". IL
GUARDATI PRESENTA LE SUE NARRAZIONI COME DELLE
VERE "ISTORIE", SECONDO
LA TRADIZIONE MEDIEVALE,
CHE, GRAZIE ALL'ARGOMENTAZIONE LOGICA FINALE,
OFFRONO L'OCCASIONE DI UN DIALOGO TRA L'AUTORE E
L'ASCOLTATORE. IL DIALOGO SI SVOLGE PER TEMI,
EVIDENZIATI IN CINQUE RIPARTIZIONI, CIASCUNA DI
DIECI NOVELLE, DELLE QUALI, L'ULTIMA TRATTA DI"
MATERIE NOTEVOLE E DE GRAN MAGNIFICENZIE DE
GRAN Prìncipi USATE", COSI' COME IL
DECAMERONE DEL BOCCACCIO, ANCHE SE, AD ONORE DEL
NOSTRO MASUCCIO, TRASPARE EVIDENTE UNA NUOVA
IMPOSTAZIONE IDEOLOGICA: IL TRIONFO DELLA VIRTÙ
E DEL VALORE ARAGONESE, SULLA NEGATIVITÀ
CLERICALE E FEMMINILE DEL CONTESTO MONDANO. TRA
L'ALTRO, IL RAFFRONTO CON
LA CORNICE DEL DECAMERONE
EVIDENZIA L’ORIGINALITÀ' DELLA SOLUZIONE DEL
MASUCCIO, IL QUALE, A DIFFERENZA DELLA
DIMENSIONE ECCEZIONALE IN CUI SI MUOVE IL
BOCCACCIO, SCEGLIE COME CORNICE "LA
BRIGATA DEI DESTINATARI
ARAGONESI" CON
I QUALI INSTAURA UN RAPPORTO DI OCCASIONE
CONCRETA, SICCHÉ
LA NARRAZIONE HA LA
FUNZIONE DI UN
DISCORSO INTELLETTUALE, CHE SI APRE CON
LA DEDICA INTRODUTTIVA ED
ATTENDE IL SUGGELLO INESORABILE DELL'EPILOGO.
PER QUANTO POI RIGUARDA IL SUO
ODIO ANTICLERICALE ED ANTIFEMMINILE, MASUCCIO,
CONTRO OGNI EVIDENZA, INVITA A NON CONSIDERARLO
UN ODIO PRIVATO O PARTICOLARE: EGLI, DICE,
AVVERSA SOLTANTO I FALSI UOMINI DI CHIESA, COSI'
COME AVVERSA "LA
FEMMINA,
ANIMALE IMPERFETTO, PASSIONATO DA MILLE
PASSIONI".
IN CONCLUSIONE, E AD ONOR DEL
VERO, MASUCCIO E' SFACCIATAMENTE FILOARAGONESE
E QUESTA MARCATA FAZIOSITA' LO PORTA AD
APPRODARE IN UN UNIVERSO ABNORME DOVE
L'INTRECCIO DELLE SITUAZIONI SONO PIU'
IMPORTANTI DEI PERSONAGGI E DOVE SI CONDANNA
TUTTO CIO' CHE APPARE AI SUOI OCCHI ANTI
ARAGONESE.
TUTTAVIA, POCO INTERESSANO, AI
FINI DELLA PRESENTE TRATTAZIONE, I SEVERI
GIUDIZI SUL NOVELLINO E SU MASUCCIO, DATI DAI
VARI STUDIOSI NEL CORSO DEI SECOLI SUCCESSIVI (
VEDI IL RICCIO, IL CAMPANELLA, IL SORRENTINO,
L'ALTAMURA ED ALTRI), QUEL CHE CONTA E'
LA POSSIBILITÀ DI CONOSCERE
UNO SPACCATO,SIA PURE ARTEFATTO E PARTIGIANO,
DELLA VITA POLITICA E MONDANA DELLA SALERNO DEL
TEMPO DEL TRACOLLO ANGIOINO, CON UN
ATTEG-GIAMENTO, NON SEMANTICO O
SOCIO-ANTROPOLOGICO, QUANTO PIUTTOSTO DI
INDULGENTE COM-PARTECIPAZIONE AD UNA SEQUENZA DI
IMMAGINI E SITUAZIONI VISTE DALL'OCCHIO
AGGRESSIVO E FALLOCENTRICO DI UNO SCRITTORE
CHE CI RIPORTA AL TEMPO DELL'ATELLANA, CON
L'ESALTAZIONE DELLA MASCOLINITÀ,
LA VITUPERAZIO DELLE
PRATICHE ABORTIVE DELLE MONACHE, IL
GROTTESCO E QUELL'ATHEISMUS TRIUNPHATUS
CHE PROCURARONO AL NOSTRO
LA FAMA DI "MORALISTA
IMMORALE". (3)
FRANCO PASTORE
NARRAZIONE
"...NEGLI
ANNI CHE
LA NOSTRA SALERNITANA CITA'
SOTTO L'IMPERIO DEL GLORIOSO PONTEFICE MARTINO
QUINTO SI REGGEVA, IN ESSA DEI GRANDISSIMI
TRAFFICHI SE FACEANO, E MERCANZIE INFINITE DE
CONTINUO ED OGNI NAZIONE VI CONCORREANO: PER
LA CUI CAGIONE VENENDOCE
AD ABITARE CON TUTTE LORO BRIGATE DE MOLTI
ARTESANI FORESTIERI, TRA GLI ALTRI UN BON OMO D'AMALFI,
CHIAMATO TROFONE, PER FARE ALBERGO VI SI
CONDUSSE; E MENATA SECO
LA MOGLIE DI ASSAI
BELLEZZA FORNITA E PRESO ALBERGO A
LA STRADA DEL NOSTRO
SEGGIO DEL CAMPO, TOLSE ANCORA UN'ALTRA CASA AL
TENIMENTO DE PORTA NOVA IN UNA ONESTISSIMA E
CHIUSA CONTRADA, DA NON POSSERVI ALCUNO PASSARE
SENZA COLORATISSIMA CAGIONE...
UN GIOVINE SI INNAMORA DELLA
DONNA; TRAVESTESE IN DONNA VIDUA E CON SUE
BRIGATE DI NOTTE ARRIVA NE L'ALBERGO DELL'OSTE,
QUALE CON COLORATA CAGIONE PONE
LA TRAVESTITA VIDUA A
DORMIR CON
LA MOGLIE;
QUALE DOPO ALCUN CONTRASTO GODE CON LO AMANTE, E
L'OSTE SENZA ACCORGERSENE E' A DOPPIO
PAGATO...". (4)
NELLA COMPLICE INTIMITÀ' DELLA
CASA, I DUE AMANTI FURONO ACCOMUNATI "DA PARI
DISIO" E, GODENDO, CONSUMARONO TUTTA NOTTE.
"...COME L'ALBA FU', I COMPAGNI...CON
L'OSTE A CASA SE NE ANDARONO E PORTARONO VIA
LA DONNA GIÀ IN
ASSETTO, PAGANDO L'OSTE PIÙ CHE 'I DOVERE E...SINGULARE
E ASSAI NETTA FU
LA BEFFA PER LO
AMALFITANO OSTE...E FU UNA BURLA SI FACETA E
BELLA, CH'IO MEDESMO, SCRIVENDOLA, DE RIDERE NON
MI POSSO PER ALCUN MODO CONTENERE..."
(5)
___________________
1) DA "IL NOVELLINO" REPRINT A
CURA DI SALVATORE S.NIGRO, INTRODUZIONE,
LA TERZA EDITORE ROMA.
2) DA IL NOVELLINO A CURA DI
A.MAURO, EDIZIONI
LATERZA ROMA 1940.
3) IL NOVELLINO, EDIZIONI MAURO,
LATERZA, BARI
1940, "SCRITTORI D'ITALIA",
N.RO 173 OP.GIA' CITATA.
4) DA"ILNOVELLINO"-XII NOVELLA -
ARGOMENTO ET
INITIO NARRATIONIS.
5) DA "IL NOVELLINO"- XII
NOVELLA - OP.
CIT.
PERSONAGGI:
TOFONE
D'AMALFI
(l'oste)
ADRIANA
(la moglie)
CONCETTA
(venditrice d'almanacchi)
FREDUCCIO
(il garzone)
ANTONIO
AUTUORI (nobile
salernitano)
IL
MENESTRELLO
I musici
FILIPPO
MARCO
(amici di Antonio)
GIOVANNI
Musici
Tre
dame
Due
cameriere
Due
servitori
Il dignitario
DAL
SECONDO ATTO:
Menestrello :- (cantando) Canzone dell’ amore
appassionato,
l’oste Trofone è bello e gabbato:
L’ostessa con il baldo giovanotto
fa
un partita a carte quarant’otto.
E
mentre la sposina si riposa,
sognando baci e languide carezze,
l’oste non pensa d’essere
cornuto.
Ma
voi che sapete tutta l’ istoria,
perdonate se potete la sua boria:
nei
libri, troviamo scritto spesso
che
la presunzione è sol dei fessi
[ Il
menestrella va via e la scena si oscura: sono le
tenebre della notte che precedono le prime luci
dell’alba. Si fa mattino e Freduccio che dorme
nell’osteria, apre le porte ed incomincia a
sistemare i tavoli e le panche, iniziando a
spazzare avanti l’entrata e ta i tavoli. Ha la
testa infasciata per le botte della sera
precedente]
Freduccio :- (toccandosi la testa) Ah! Come mi
fa male! ?E’ muorte é chil’ammuorte ‘e quanta
mazzate m’ha date! Chillu figlie ‘e ndròcchia
Ah! ( continua a scopare)-
Oste :- (giungendo di buon passo
dalla sua abitazione) Bravo Freduccio, sei un
bravo garzone!-
Freduccio : Ah! Mo’ so’ brave! Ch’è patrò
stammatìne stàie allègre?-
Oste :- Ora avremo la giusta
mercede ai nostri servigi! Non è giunto Ancora
nessuno?-
Freduccio :- No, n’è arrivate nisciùne!-
Oste :- (impaziente) Eppure
dovrebbero essere già qui a riprendere la nobile
dama! Ma, neppure la mia dolce signora da segni
di vita.-
Freduccio :- (allusivo) è si vede che si
stanno facendo un’ altra dormitina svelta
svelta!-
Oste :- Quanto sei spiritoso! (
intanto si apre la finestra ed appare Adriana
tutta trasognata e di buon umore, che saluta
il marito con un entusiasmo insolito)-
Adriana :- Marito mio buon giorno!
Freduccio Buon giorno! Osteria Buon giorno, sole
buon giorno! (si stira tutta e sbadiglia)-
Oste :- La nobile vidua è già
sveglia? Ha dormito bene? L’hai servita
a dovere?-
Adriana :- La nobildonna ha dormito...un
poco...ma l’ho servita a dovere tutta la notte,
tanto che ancora poco fa mi ringraziava
riconoscente. Sei contento marito mio? Il tuo
desiderio è stato il mio!-
Oste :- Son contento oltre ogni
misura, il nostro buon nome accrescerà e con
esso il guadagno, moglie mia adorata!-
Freduccio :- Patrò è o vère ca site cuntènte?-
Oste :- Non hai forse compreso quanto
ho detto a mia moglie? Perchè non anche tu
contento di questo affare?-
Freduccio :- Patrò,l’affare ‘aìte fatte vuie’e
po’, ‘o sapìte cumme dicene a Napele? Ca sùle
ddùìe so’ sempre cuntènte...-
Oste :- E’ chi?-
Freduccio :- ‘O piécoro e ‘o curnùte!-
Oste :- Ma va a quel paese tu e la
tua saggezza napoletana!-
[Arrivano intanto Giovanni, il dignitario ed i
due servitori al seguito della falsa vedova. Si
presentano all’ oste per pagarlo e rilevare
la nobildonna]
Giovanni :- (rivolto all’ oste)Il cugino
conte di Sinopoli,il gran dignitario
della corte del nostro Principe, che appena ieri
avete conosciuto, scorterà la nobildonna al
castello di suo padre.
Oste :- (inchinandosi) Servitore
vostro umilissimo, nonchè del principe e Del
conte! Spero che resterete soddisfatto, che ci
onorerete in altre circostanze, che...-
Dignitario :- Poche chiacchiere buon uomo!
Ecco, questa è la vostra mercede(porge una
borsa di monete d’oro), altro non vi compete,
grande è l’onore e la fama che ne avete
ricevuto-
Oste :- (facendo tintinnare il
sacchetto) Le monete sono...-
Dignitario :- Sono d’oro, com’era nei patti!
Ed ora che si faccia venire la mia protetta,
che è d’uopo mettersi in viaggio!-
Oste :- Ecco, madonna Francesca sta
arrivando, illustrissimo!-
Dignitario :- Eccellenza, prego! Solamente
eccellenza!-
Oste :- Scusate un povero ignorante...eccellenza!
(vorrebbe baciare la mano)
Dignitario :- Non sbavate, non sbiascicate,
non amo di queste leccature! -
Oste :- Ma, veramente...eccellenza...-
Dignitario :- State al vostro posto! I denari
li avete avuti, contentatevi e chetatevi!-
Oste :- (avvicinandosi a Francesca
per recarle omaggio) Madonna, io vi...-
Dignitario :- (per evitare che riconosca
Antonio e scopra l’ inganno) Cessa!... non
profferir parola e dai luogo! (l’oste si ritira
umiliato) Venite madonna, porgetemi il braccio,
ch’io vi conduca presso la vostra magione, tra
le braccia commosse del vostro genitore, mio
cugino! ( si avviano: avanti il dignitario e la
falsa vedova, dietro i due servitori con baule,
Giovanni ed Adriana fingono di inchinarsi e,
sotto sotto sorridono. L’oste, seduto ad uno
dei tavoli, conta le monete d’oro, mentre
Freduccio fa la parodia del dignitario).
Freduccio :- Cesso! Non dicere una parola!
Datemi il braccio maronna, ch’ io vi conduca
tra le brache mosse di mio cugino! -
Giovanni :- Ma che dici Freduccio? Sei
rimasto colpito da quel personaggio?-
Freduccio :- ‘Azzòoo ‘e cumme s’è piazzate!
(Ripete) Cesso! Non dicere una parola! Ma po’
cumm’ò sapéve ‘o nomme do’ patròne?-( Adriana e
Giovai ridono, mentre l’oste continua a contare.
Il garzone si fa avanti e si rivolge al
pubblico...)
Freduccio
:- Signore e signori, con vostro godimento e
nostra pace, la farsa è terminata: l’amore è
trionfato e l’oste(indicandolo) è gabbato. Son tanti
nella vita che pensano al danaro e perdono per
esso i tesori più belli, l’amore di una donna è
tra quelli. Ma voi Se le date affetto a
dismisura, delle corna vi passa la paura. E poi,
le corna sono un concetto astratto, l’invenzione
di una falsa morale, che vuole la donna infida e
perversa, ingannatrice e perfida compagna,
ma è l’uomo che cerca l’erba del suo vicino e
spesso ha poca cura del suo prato ed è lui che
vuol essere ingannato. Ora ai filosofi lascio
l’ingrato compito di dissertar a lungo sulle
“cose” (le corna) Io son Freduccio e non mi
sparo pose, ma umilmente mi rimetto a voi con i
quali siamo stati in allegria e vi saluto con
tutta la compagnia.-(fa un inchino ed incomincia
ad applaudire, mentre tutti i personaggi ad uno
ad uno, gli si affiancano e fanno al pubblico
un grosso inchino).
Cala
il sipario
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all'indice Autore
UNA
FAMIGLIA IN ANALISI
PERSONAGGI:
La signora
Il signore
Cinzino
La dottoressa
(SCENA UNICA)
[Uno studio angusto, disadorno e male
illuminato. Una scrivania tre sedie un diploma
di laurea appeso sulla parete. Una coppia entra
umile e disarmata, davanti ad un Pilato in
gonnella, sui quarant’anni e piuttosto piacente,
se non avesse avuto una voce chioccia e le
labbra marcatamente evidenziate, come usavano le
signorine d’avanspettacolo, degli anni trenta.
La donna sui quarantacinque anni, bruna minuta
vestita mediocremente, con una borsettina da
mercatino rionale e l’incedere di chi ha
problemi di disadattamento psichico. Lui, serio,
più avanti negli anni, un aspetto professorale
di circostanza, forzatamente gentile, come colui
che sta facendo qualcosa che non vorrebbe fare].
I due coniugi - Buonasera!-
Dottoressa - Prego accomodatevi!-
Signora - Com’è grande questo
studio, io soffro di claustia!-
Dottoressa - Volete dire
claustrofobia!_
Signora - Appunto, perché
come ho detto?-
Dottoressa - Non è importante, ma
come li sapete questi termini tecnici…-
Signora - Dovete sapere che
sono infermiera diplomata e prossima alla
laura-Dottoressa - Spiegatemi signora,
chi è Laura e che c’entra con il problema che
vi ha condotto
da me?-
Signora - Laura non c’entra
niente, perché io intendevo dire che sono lavo-
randa in
socìa-
Marito - La mia signora
vuole dire che è laureanda in sociologia.
Dottoressa - Ah, perdio! Ma come
vi siete conosciuti?-
Signora - Mi indirizzai a lui
per una riparazione nella lingua latrina e,
latri-
nando latrinando,
addivenni la sua mogliera. All’epoca era un
lione ed ia,
solo a sintiri la sua voce, mi sentivo tutta
rimescolata…
capisce buòne a
me!-
Dottoressa - Ma, scusate se vi
interrompo, siete di origini siciliane, per
caso?-
Signora - (facendo la
vergognosa) Oh Dio! Ve ne siete accurgiùta? In
effetti, il
fratello del mio bisnonno fece il militare a
Palermo ed ìe
ho ereditato
la parlatura sudista, è un rapto genetico e
propeta-
mente
spontaneo,una modicazione criativa e niente ci
posso fari !-
Dottoressa - Va bene, lasciamo il
vostro bisnonno e torniamo a bomba!-
Signora - Santa Rusalìa
benedetta, dinamitarda siete! Andiamocene
Cicciuz-
zo, mi fa
tanta paura con quegli occhi! Oh Dio!-
Dottoressa - Ma che avete capito?
Era un modo per dire: torniamo all’argomen-
to principale!-
Signora - E parlate taliano,
così vi capisce pure lui (indicando il marito)!
…
Allora
(continuando), sparando la bomba, io mi ngravài…-
Dottoressa - Scusate, non ho capito,
ma chi ha sparato ferendovi gravemente?-
Signora - (agitandosi,
indispettita) Sicché mi cuffiate? Voi avete
parlato di
Bombe e mo’ che
so’, botte a muro?-
Dottoressa - Ma io parlavo di
argomento iniziale…-
Signora - Ed io pure, perciò
dissi che m’ ingravài, mi incintai, come dite
voi?-
Dottoressa - Ora ho capito!
Cicciuzzo vi ingravidò! Si ma…come parlate!
Quasi vi ci
vorrebbe un interprete-
Signora - Lo so bene, ho la
parlatura distinta è un po’ difficile! Manco
Cinzi-
no mi capisce!-
Dottoressa - E chi è Cinzino, ora?-
Signora - Como? Chi è Cinzino?
Stiamo iastemmàndo?-
Signore - Scusi dottoressa
Cinzino è nostro figlio Vincenzo. È fuori che
aspetta, quando
lo riterrete opportuno lo faremo entrare-
Dottoressa - Ma è normale o è
come…(si accorge della gaffe e si ferma) no,
scusate, voglio
dire che e normale che dopo lo chiameremo… ora
è d’uopo
continuare lo scambio…-
Signora - Veramente non lo
sapevamo…-
Dottoressa - Cosa, scusi?-
Signora - che dovevamo portare
l’uovo per lo scambio…
Dottoressa - Ma santo Iddio! –
Signore - La dottoressa voleva
dire che per ora è opportuno continuare a lo
scambio di idee
per definire il problema…-
Signora - Ma avevo capito
perfettamente, è inutile che cerchi di fare il
profes-
sore… io solo
due parole ho detto…-
Dottoressa - Va bene, sorvoliamo,
andiamo oltre, altrimenti ci impantaniamo in
un oceano di
sciocchezze…-
Signora - ( Saltando in piedi
sulla sedia) Aiuto, non so nuotare!-
Dottoressa - Su, stia calma, era
solo una metafora!-
Signora - (scandalizzata) Che
schifo, ma dove siamo venuti! Chi ce l’ha metà
fuori?-
Signore - (guardandosi) Io no,
la cerniera è ben chiusa!-
Dottoressa - (mettendo le mani nei
capelli) Ma era solo un modo di dire! Non
mi riferivo a
nulla di fisico e nemmeno di sconcio!-
Signora - Ah, questa poi! I
tisici non mi sono mai piaciuti! ( rivolta poi
al ma-
rito) Vogliamo
fare una fesseria? Vogliamo andar via?-
Signore - Mi dispiace, sei
stata tu a volere questo incontro ed andiamo
fino
in fondo –
Dottoressa - (al massimo
dell’esaurimento) Fose è meglio che chiamiamo
Vin-
cenzo…-
Signora - (insospettita) Io non
voglio nessun Vincenzo, sono una donna one-
sta… non mi
interessa propeto…-
Dottoressa - Non volevo proporvi
alcunché di orgiastico…credetemi!-
Signore - La dottoressa vuole
dire il nostro Vincenzo, Cinzino come lo chia-
mi tu…-
Signora - Uh Cinzinooooooooo!
Siiiiiiiiiiii ! (si alza e si avvicina alla
porta)
Cinzino!
Cinzino! Vieni piccolo di mamma sua! -
Cinzino - (una specie di
animale, tra un orango ed un orso, entrando)
Finalmente m’ha
chiammàte, m’aggie fatte ddòie palle accussì…-
Signora - Vieni caro, la
dottoressa ti vuole conoscere…-
Cinzino - ‘Ie me mmòr’e fàmme!
Ma purtate ‘a pagnuttèlle!-
Signora - A casa ti cucinerò
una bella cenetta, ora vieni e fai il bravo!-
Cinzino - Vengo, si cucina
papà, tu prepàre ‘na mmerde!-
Signora - Su vieni, tutto
quello che vuoi, basta che parli con la
dottoressa..-
(toglie il
borsino dalla sedia, per fare posto al figlio)
Cinzino - E va buone!
Facìmmece chistatu scassamiénte! (si siede ed
indica
il borsino)
Guarda ccà, me pare ‘o borzèllo del signor
Liquorino,
ma fa pròpete
schifo!-
Dottoressa - Dunque, tu sei
Vincenzo, è verò?-
Cinzino - Ma pecché,… l’aggia
confermà?-
Dottoressa - Ma certo, Sono le
modalità di approccio!-
Cincino - (sbuffando) Si sono
Vincenzo, ma sta stunata (riferendosi alla
madre) mi
chiama Cinzino…uffàaaaa…cumme me scoccio…
(sempre alla
madre) famme magnà, me mmòre ‘e famme! -
Dottoressa - Perché ti rivolgi a
tua madre in questi termini!-
Cinzino - Pecché, so fatti
tuoi?-
Dottorezza - Cosa rimproveri a tua
madre ?-
Cinzino - Azzòooooo ma tazze
tòie nun ne tiène? ( rivolto alla madre) Ie
me mmòre e
famme! –
Dottoressa - Ma sei venuto tu, o
ti hanno costretto?-
Cinzino - ‘Ie me more e famme!-
Dottoressa - Ma se non volevi
venire, perché sei venuto?-
Cinzino - Si no mammà nu me
faceve mangià!-
Dottoressa - Se tu non ti apri, se
non mi fai entrare, io non posso fare niente per
Te…-
Cinzino - (diventando serio)
aspetta. Famme capì tu vuò c’aggia aprì…
Allora si tu
o regale po’ compleanne mio…( rivolto al padre)
Papà ‘o
saccio che si stato tu, quant’è belle papà mio…!
(bacia il
padre e si
lancia sulla dottoressa) a dottorèssa….(ride
divertito
pensando ad
uno scherzo) –
Dottoressa - (scappando e girando
intorno alla scrivania) Aiuto,aiuto, chiamate
gli addetti!
Fermate la scimmia, bloccate l’animale
l’animale! …-
Cinzino - Vieni ca’…nu’
scappa’…a vuòle a banane?-
Dottoressa - Aiuto…King
Kong…salvatemi dall’orango…-
Signore - Fermati! E’ la
dottoressa, non è un regalo! (riesce a bloccare
il
Figlio)-
Cinzino - (deluso) Papà, me
vuò bene a me?-
Signore - Si a papà, ma stai
buono, altrimenti la dottoressa chiama gli
Infermieri e
ti manda a Villa Carucci…-
Cinzino - No, no, a villa
Caricci no! Papà…me mòre ‘e famme! Iàmme a
Mangià,
purtamme pure a dottoressa!-
Signora - (alla dottoressa)
Che dite del mio Cinzino? È dolce, non è vero?-
Dottoressa - Da voi non poteva
nascere altro, vi assicuro…ora vi prego di
andare…portate via Kong, Io…(fuori di sé)
chiuderò lo studio,
i
consulti…tutto…ho bisogno di un lungo periodo di
riposo, di